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martedì 22 novembre 2011

Roba da gatti: dinastie.

Voi che cosa avreste capito se vi fosse arrivata questa foto per mail?
Io non ho capito niente, malgrado poi l'oggetto della mail fosse: "Annuncio funesto".
Abbastanza chiaro, dite?
Sarà. Magari era un rifiuto del mio io ad accettare il lutto, magari ero davvero troppo rincoglionita, iperstimolata dalla miriade di impulsi e multietniche realtà che la città di Madrid offriva ai miei recettori cerebrali di studente espatriata alle prima armi, io che non avevo mai varcato la soglia dei confini nazionali prima dei 18 anni, e che ora, a 23 li varcavo forse per la terza volta, e stavolta all'estero ci andavo per viverci, non per turismo.
Io molto piena di me e dei miei nuovi incontri, delle mie conquiste solitarie, del mio muso a muso con la lingua straniera che se non ci sbatti la testa non la impari mai, allocca come sei, chè ti vergogni a parlare, e ti si sguinzaglia la lingua solo sotto effetto di massicce dosi di superalcoolici, che nella capitale della movida non mancavano mai.
Io, insomma, ricacciavo al mittente qualsiasi eventualità di un annuncio funesto in mezzo a tutta quella vita che mi si spalancava nel profondo delle interminabili notti della ciudad.

Ma parliamo di lei: Cleopatra era il nome anagrafico, ma quando quella gattina giunse a casa nostra alla tenera età di quattro mesi, le fu repentinamente commutato in Cleo, che a sua volta, con gli anni lasciò il posto al più familiare Tesorona. Ed è Tesorona infatti il nome con cui mi viene più spontaneo ricordare questa grande gatta, senza ombra di dubbio la gatta che più connotò il lato felino della mia vita per tanti e tanti anni. Mi piace considerarla la mia "gatta storica", colei che avviò un'interminabile dinastia di gatti, a suon di tre e quattro per volta sfornandone, a cadenze regolari di due tranches l'anno.
Tesorona, dunque, arrivò a casa nostra a mezzo mio padre, che io ero ancora in lutto per la prematura scomparsa di un altro gatto tanto amato: si era infilata in macchina, ci disse lui, mentre era da un cliente, il quale aveva a lungo tentato di convincerlo ad adottare uno dei mici della cucciolata casalinga, rifiutando lui per rispetto al lutto recente, ma alla fine capitolato di fronte alla gattina acciambellata sul sedile passeggero, e va be', la prendo, e quella gatta era nata lo stesso giorno in cui lui, il 26 di ottobre, elemento, forse, che contribuì alla capitolazione del genitore.
E poi: rumore di chiavi alla porta di casa e noi che come ogni sera scendiamo di corsa dai cuscini del lungo divano arancione del salotto, ove ci macinavamo i pomeriggi a colpi di Doraemon e Carletto il principe dei mostri, e corri corri, scalpiccio di piedi scalzi sulle mattonelle a vedere cosa aveva portato il babbo tornando da lavoro. Che poi quasi sempre non aveva portato un bel niente, a parte l'emozione di quel tintinnio di chiavi alla porta e la sua paterna presenza, festosamente accolta. Quel giorno invece c'era lei, ed io dimessamente giogiosa, sempre per rispetto a quel recente lutto, a cui mi ripromettevo solennemente di restar fedele, concedendo alla nuova venuta solo il secondo posto del mio cuore.
Ma lei se lo prese tutto, e da quei miei otto anni fu inaugurata l'epoca Tesorona, destinata a durare fino ai miei ventidue.
E figli, nipoti, pronipoti, fino all'ottava generazione.
E Tesorona generò Folgore, Nebbia e Brina, Notte, Sera e Alba, Sabbia, Ghiaia e Ciottolo, Seta, Cotone e Lino, Senza Nome, Senza Nome, Senza Nome, Senza Nome, Ho perso il conto, Non ho più fantasia, Va be' dai mi ci metto d'impegno, Passiamo al latino, Quisquis, Furfuris, da qualche parte c'era anche una Lana? Boh! E Quisquis generò Bono, e Bono generò Cicerone e Catullo, era l'epoca della mia maturità, inteso come esame di scuola superiore, non certo di raggiungimento di uno stato adulto, io ancora adolescente mentre Tesorona entrava a buon diritto in una serena ed appagata terza età, tronfia di nipoti e nipotastri, figliastri adulterini, bastardi e trovatelli, incroci e scappatelle, adozioni e fratelli di latte.
E la gioventù è un'età ingrata: si guarda tanto avanti, poco indietro, e c'è l'impazienza per un futuro che finalmente ti sembra proprio dietro l'angolo, e tante cose da fare, e tante cose da diventare, e la zavorra degli anni passati da scaricare al più presto. Partire, cambiare aria, città, amici, ambiente, aprirsi al nuovo, lasciare i gatti, ormai sono grande.
Un mea culpa tardivo, o mia fidata compagna, Tesorona, che te ne sei andata e io non me ne sono nemmeno accorta, ed ero altrove, molto impegnata a vivere.
E te ne sei andata giusto nove mesi prima di lui, che quel giorno lontano ti aveva caricata in macchina e portata a casa, tra tintinnii di chiavi e bambini esultanti.
Anche quella notizia mi giunse inaspettata, mentre ero laggiù, in Spagna, sempre troppo occupata a "fare le mie esperienze sacrosante".
Sempre ingrata, ottusa, cieca.
"Corri a casa, tutto è cambiato: tuo padre sta male. Sta MOLTO male. Tuo padre ha bisogno di te."
E io che posso fare? Stanca e persa su una strada?
Ma non importa: prenderò il primo aereo e sarò lì.
Subito a casa.
Non era proprio così la canzone, ma le cose andarono così.
E a casa: "Tesorona dov'è?"
"Ma come? Non hai ricevuto la mia mail?"
"Mh... sì: la foto di Tesorona.Bellissima! Grazie!"
"...E cosa c'era scritto sotto?"
"Uhm..."
Ecco: è andata grossomodo così.
Mi spiace che stavolta Roba da gatti scivoli nella melanconia, forse complice il grigio di questa giornata, che mi fa grigi anche i pensieri, e mi fa pensare a gatti grigi, e grigi ricordi, sbiaditi, allontanati.
Oggi volevo omaggiare Tesorona, chè quasi ricorre la data della sua morte, lei che anagraficamente ricordava con la sua nascita, quella di lui, che poi se n'è andata poco prima di lui, e con lei s'è chiusa un'epoca: l'epoca Tesorona, ma anche quella della mia adolescenza incosciente.
Au revoir!

Roba da gatti, la rubrica del martedì.





martedì 18 ottobre 2011

Roba da gatti: come erano.

La scorsa settimana (ricordate? Vi parlai della Gattina), cercai invano nelle mie ordinatissime cartelle di foto, quella che ritraeva il Gattume appena venuto al mondo.
Così pubblico il post senza quella foto, e poi, la sera, con calma, ostinata e imperterrita spippolando, finalmente la trovo.
Ecco qui:

Lagattina incinta.

Lagattina fiera con Zorro e Panzumen (all'epoca D'Artagnan) appena nati.

Proporzioni dei gattini in relazione a una mano umana.
Uh, che tenera prole! Sembravan topi!

Com'è che ora sembrano mucche?


Roba da gatti, la rubrica del martedì.
Chi volesse partecipare inserisca pure il link.



martedì 11 ottobre 2011

Roba da gatti: vi svelo chi è.


Scommetto che ve lo state chiedendo da quando ho messo il banner in home page.
Ah, no? Ah: non vi eravate nemmeno accorti che c'era un banner?
Va be': sapevatelo! E d'ora in poi: accorgetevene!
Ecco.
E comunque lei è Lagattina. Non è un nick bloggistico: lei per noi era proprio Lagattina.
Genealogicamente collocasi come genitrice delle due bestie attualmente residenti presso la nostra abitazione. Affettivamente è stato il primo essere vivente che abbia avuto l'onore di essere designato dal beduino con l'appellativo di "la mia filiola". Sì, sono d'accordo: un po' patetico, ma molto tenero pensare che è una delle pochissime occasioni in cui il beduino si sia lasciato andare senza ritegno aa manifestazioni patetiche e sopra le righe di affettività.
Dunque Lagattina in origine aveva un altro nome, un altro referente umano, e un altro indirizzo domiciliare, per la precisione al primo piano dell'edificio al cui secondo e ultimo trovasi la fatiscente dimora dei nostri eroi.
Era piccola che stava in un palmo di mano e veniva nutrita ad avanzi di kebab dalla premurosa giovane donna che se ne prendeva cura, avendola ricevuta in dono per il compleanno dal fidanzato, assurdamente allergico al pelo di gatto, ragion per cui spesso e volentieri la gatta finiva a pernottare chiusa nel cesso, o cordialmente mollata agli inquilini del piano superiore, che all'epoca non si capiva bene quanti fossero (diciamo un numero variabile tra 7 e 18, a rotazione), e come facessero a non dormire mai.
Fu così che Lagattina ben presto imparò a salire da sola la breve rampa di scale che separava le nottate in solitaria a miagolare disperata nel cesso della casa al primo piano, dai bagordi chiassosi che svolgevasi nella terrazza della casa al secondo piano, divenendo la beniamina della variopinta comitiva di cazzoni e ricevendo questo originale appellativo di Lagattina.
Poi a furia di mangiar kebab piccante le venne una dissenteria (termine appropriato per cacarella a schizzo) che un altro po' ci rimetteva la pelle, e così la sottoscritta, nonchè titolare dell'abitazione sita al piano secondo di suddetto stabile, si prese la briga di portarla in bicicletta dal veterinario, infilandosela dentro una pochette a tracolla, sborsare una cospicua cifra per degli antiacidi e accollarsi la responsabilità della dieta della bestiola da quel momento in avanti.
Fu amore incondizionato, e con la massima naturalezza e senza discussioni, non so come avvenne che Lagattina, armi e bagagli, si trasferì definitivamente nella casa dei bagordi.
Divenne parte integrante della bizzarra famiglia allargata.

 Vezzeggiata...





Seviziata...








Non si sgomentava di fronte alla confusione più demoniaca e trovava sempre un posto comodo nella più critica e incasinata delle situazioni.




Naturalmente venuta su in un contesto tanto anormale, non poteva essere del tutto equilibrata, e sospetto che fosse poco consapevole di non appartenere realmente alla specie homo sapiens, e comunque aveva pulsioni estremamente umane:


Guardare la tv (chi indovina il titolo del film avrà diritto a uno Zorro gratis)...


...ascoltare musica...


... scegliere la play list della serata!

  Una vera e propria passione per gli strumenti musicali ( e per le loro custodie)



A suo agio nel bordello più assoluto, non disdegnava la compagnia nei momenti di relax.


Sfornò carrellate di gattini: bianchi, neri, bianchi e neri...

 L'imbarazzo della scelta!

Visse una storia di passione indomita col nostro gatto Cazzillo (a breve vi forniremo maggiori dettagli anche sul suo conto), ci regalò il Gattume (dicasi anche ZorroPanza), e poi se ne andò.

Non fraintendete: non è un modo delicato per dire che morì. No, no: se ne è proprio andata.
Sospetto non avesse digerito la novità di dover di punto in bianco spartire il proprio spazio vitale con i suoi due ingombranti figli, divenuti nel volger di un anno due enormi bestioni petulanti e giuggioloni, mai rassegnati all'idea che fosse ormai ora di lasciarsi alle spalle la tetta materna, al punto da tenderle veri e propri agguati a obiettivo capezzolo.
Però Lagattina, il suo peculiare naso pucciato nell'inchiostro nero, il suo inconfondibile profilo gobbo, che la veterinaria associava a quello aristocratico del re della foresta, ma che a me non poteva non ricordare quello di un koala, le sue zampette munite di calzettini bianchi, la sua figuretta snella e minuta, la sua maniera incurante di adattarsi a qualsiasi contesto sociale umano e la sua endemica riluttanza ad intessere rapporti di cortesia o tolleranza con la quasi totalità degli esponenti della propria specie, la sua capacità di mettere in fuga nel raggio di miglia cani e gatti di qualsiasi stazza e apparente prestanza fisica, non potranno che rimanere stampati a caratteri indelebili nel mio personale curriculum gatti, così come non posso fare a meno di inserirla in questa rubrica riservandole un posto d'onore nella mia privata galleria felina.


Roba da gatti, la rubrica del martedì.

PS.
Vi segnalo questo post di Cì che mi ha fatto l'onore di dedicarmi una bellissima zucca di Halloween: il gatto della strega!
Grazie!

Chi volesse partecipare inserisca pure il link:




martedì 28 giugno 2011

Roba da gatti. Se lo ami lascialo andare


Sono vergognosamente in ritardo anche questa settimana, tanto da rischiare di rendere poco credibile questa rispettabilissima rubrica.
Se sapeste che giornata del piffero ho avuto, sono sicura, mi perdonereste.
Indovinate: chi è quel ragazzino coi calzoncini rossi e i capelli a casco semi-integrale abbarbicato al gatto nero come a una boa galleggiante uno che non sa nuotare?
Esatto: sempre la nostra Suster, alla tenera età di (qui siamo già cresciutelle rispetto al gatto Biscotto) circa sette anni.
L'altro è mio fratello Ergino, ma qui non ci interessiamo di lui, almeno per ora.
Si tratta del mio secondo gatto. Il gatto che con la sua triste dipartita in giovane età mi spezzò il cuore e mi mise per la prima volta di fronte alla realtà dura e crudele che la vita, ahinoi, non è eterna.
Che ve dovevo dì? Ah, sì: la gatta Fufola, accidenti a lei, è tornata sana e salva, per chi ancora fosse in pena per lei. La bastardella si è presentata fresca come una rosa una bella mattina di qualche giorno successivo all'aggressione notturna consumata ai danni della qui scrivente.
L'inconsolabile Master nel frattempo aveva già pianto irrecuperabili lacrime amare sulla presunta sua scomparsa definitiva, lacrime accompagnate da diversi " Lo sapevo, è colpa mia, non dovevo portarla qui".
Alle quali affermazioni Suster, da esperta gattara quale si ritiene, rispondeva più o meno su questo tono: "Ma no, vedrai che torna. E se pure non dovesse tornare (ma vedrai che torna) tu hai fatto bene a darle l'opportunità di vivere la sua vita come voleva lei".
Ora lo so che questa verità non a tutti può suonare del tutto giusta, ma ecco: io l'ho talmente interiorizzata da esserne profondamente convinta.
Qui mi riallaccio al gattino nero della foto.
Si chiamava, povero lui, Zuppa. In casa nostra, chissà com'era nata quest'usanza di dare ai gatti nomi alimentari. Fatto sta che questo era il nome, malgrado poi lo si scoprì maschietto. Era stato salvato, se ben ricordo, dal motore di un'auto parcheggiata in strada, che aveva pochi mesi, il gatto non l'auto, ché l'auto lo ignoro quanto tempo avesse, e poi adottato da noi, dopo un'assenza di diversi anni di componenti di specie felina all'interno del nucleo familiare.
In quanto maschietto sentì ben presto il desiderio di evadere dall'amorevole prigione che gli era stata di ricovero durante i tempi infami dei vagabondaggi dell'infanzia, e spinto dai naturali richiami di tutto un altro genere di amore, anche lui prese ad assentarsi per lunghi, per me interminabili, periodi, periodi durante i quali la bambina amante dei gatti, soffriva incredibilmente per la sorte del suo amato compagno di vita.
E quindi un giorno, dopo che lui era tornato da una delle sue avventurose assenze con un buco pululento sul fianco destro, che impiegò circa un mesetto a guarire del tutto, pur lasciando ancora per diverso tempo una chiazza spelacchiata in corrispondenza del buco rimarginato, la nostra giovane prende una decisione: basta; tu di casa non esci più.
Ecco il sistema più efficace per garantire l'incolumità e avere la certezza del benessere e della protezione da pericoli di ogni sorta all'oggetto del proprio amore. Ecco come evitare patemi d'animo del tipo torna non torna, stavolta non torna me lo sento, chissà se gli è successo qualcosa di brutto, chissà in che mani è finito, e invece magari torna chissà, ma poi mangia, se la dorme un po' e già vuole di nuovo andare via.
Pensavo che fosse più facile così.
Invece no. Invece mi ritrovai a piangere accovacciata davanti l'uscio di casa a supplicare il mio gatto di smetterla di raschiare la porta e di lamentarsi in quel modo perché mi si strappava il cuore a vederlo così disperato, imprigionato, guardarmi implorante aspettando che gli donassi ancora una volta la tanto agognata libertà, che io, per troppo amore gli negavo.
Una scena patetica davvero, a ripensarci. Ma io ero così: che farci?
Eh eh: salvare capra e cavoli non si può mica. Nemmeno botte piena e moglie ubriaca, si dice, a meno che uno non abbia in casa due botti, o una moglie cui basta un sorso di vino per inciuccarsi. Ma insomma: avete capito, no?
E così ricordo l'intervento di mio padre che mi disse, press'a poco che, insomma: che volevo fare?
Volevo che stesse bene e che stesse con me? Allora dovevo tenerlo chiuso in casa e accettare che lui soffrisse la prigionia, almeno finchè non si fosse abituato.
Volevo lasciare che si godesse la libertà che tanto implorava e che apparteneva alla sua essenza felina?
Allora dovevo accettare la possibilità che forse un giorno potesse anche non tornare, o tornare zoppo, sciancato, malato, moribondo.
E difatti un brutto giorno tornò malato, o avvelenato non saprei dire. E pure se non avevamo in famiglia l'abitudine di spendere vagonate di soldi appresso ai veterinari, all'epoca, ce lo portammo, ma la cosa non fu di aiuto alcuno e il mio gatto ben presto se ne andò... cioè: crepò, e scusate la mancanza di delicatezza nella scelta del verbo, ma fu quello che fece, e io piansi ancora amarissime lacrime e a lungo non mi capacitai che quella creatura che avevo visto viva e capace di aspirazioni tanto simili alle mie, capace di ricambiare i miei sentimenti e di instaurare un rapporto specifico con altri esseri, ad un certo punto avesse cessato di esistere e di far parte della mia vita.
Ma io avevo scelto la seconda opzione: amare e lasciare libero.
E così continuo ancora oggi a credere in questo principio, che l'amore non vada d'accordo con il possesso, che la nostra felicità di avere vicino chi amiamo a volte può non coincidere con la sua felicità, che lasciare libero l'oggetto del nostro amore di realizzare le proprie volontà e aspirazioni a volte può causare dolore e portare conseguenze nefaste, ma anche che non sempre è giusto proteggere l'altro da ogni possibile male, che non sempre è possibile, che non sempre è amore, e che il massimo forse dell'espressione di amore è lasciare all'altro anche la possibilità di venirci sottratto.
Non so se ho sragionato, poichè qui stiamo parlando di un gatto.
Ma credetemi una volta di più se vi dico che osservando e osservando i miei gatti, e riflettendo, ho imparato anche alcune cose riguardo l'essere umano.

Questo post fa parte dell'arcinota rubrica web Roba da gatti, e lo dedico a Owl, che lo sa lei il perché.
E chi volesse partecipare può, come sempre, aggiungre il suo link qui sotto.
Facciamo che potete scrivere il vostro post nel corso di tutta la settimana, entro il prossimo martedì, che così è più facile e meno stressante partecipare alla rubrica.
Comunque se vi dovesse interessare proprio tanto l'argomento "piccoli felini domestici", potete sempre andare a dare una sbirciata nella roba da gatti internazionale: Cats on tuesday.


martedì 17 maggio 2011

Roba da gatti. Le origini.


Chi sarà mai questa bambina bionda in vestitino di merletto e calzamaglia di lana, che tiene in braccio un gatto quasi più grande di lei?
E chi sarà mai questo paziente esemplare fulvo tigrato della specie felis domesticus?
E' Biscotto, gatto a dir poco leggendario, sul quale circolano mille e una storia.
Si narra ad esempio che Biscotto salisse a casa sua, sita all'ottavo piano di un condominio, prendendo l'ascensore, come tutti gli altri condomini. Come facesse non chiedetelo a me. Fatto sta che Biscotto era un vero e proprio signore.
Si racconta ancora che una volta se ne tornò da una delle sue epiche avventure metropolitane, recando seco un'affascinante gatta nera e bianca, che prese il nome di Insalata. Aveva finalmente deciso che era giunto il momento di metter su famiglia e per questo motivo portava a far conoscere alla sua famiglia colei che sarebbe diventata la madre dei suoi figli. Gentiluomo e responsabile. Fossero tutti così i maschi.
Si tramanda infine che Biscotto decidesse un bel giorno, al termine di un'estate di villeggiatura nella casa di famiglia sulle sponde del lago di Vico, che la vita di città proprio non faceva per lui, e che lui se ne sarebbe rimasto volentieri lì, tra i pini e i canneti, a scorrazzare con gli altri gatti del posto, a litigarsi teste di pesci e ad amministrare il proprio territorio di caccia. Non volle tornare con noi, si dice: preferì rimanere lì.
Fu il mio primo amore, Biscotto. Il primo gatto di cui io serbi memoria, e mi piace dire che fu anche la mia attenta e premurosa balia.
E' giusto quindi che io ve ne parli ora, principiando con questa rubrica felina.
Se avete avuto anche voi un primo amore con unghie retrattili, pelo lucido, orecchie a punta e pupilla a fessura, prego: vi invito a parlarmene presto su queste pagine.
I primi amori non si scordano mai. Quando fanno le fusa poi...

Per partecipare alla rubrica con la vostra roba da gatti segnalatemi qui sotto il link al vostro post.

Questa settimana: