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venerdì 6 aprile 2012

Come risalire dal fondo del barile. (Occorrente: 1 pupa; 100 gr. farina)

Prendere una pupa appena sveglia.

Assicurarsi che sia dell'umore adatto al corretto conseguimento del vostro obiettivo. Potete regolarvi sul campione di umore che qui vi presentiamo:


Predisporre il materiale necessario all'operazione:
  • una mamma con l'umore dentro un barile;
  • un tavolo della cucina ingombro di attività iniziate a metà (nel nostro caso, un pc acceso, alcuni video su Anna Maria Ortese su You-tube, il maldestro tentativo appena intrapreso di realizzare una pastiera napoletana. Ma comunque, fate voi: l'importante è che non sia proprio il momento in cui speravate che si svegliasse la pupa, interrompendo il vostro fancazz... ehm... i vostri sani intrattenimenti materni);
Es.

  • necessità di trovare qualcosa da fare a lei almeno finchè avete le mani piene di pasta frolla; 
  • un pavimento non necessariamente pulito, anzi, meglio se non avete ancora passato lo straccio;
  • una macchina fotografica che state imparando ad usare, ma che non si può dire che sappiate usare troppo, anche se continuate a dare la colpa all'obiettivo (sì, vabbè);
  • la volontà di perdere un casino di tempo a scrivere un post abbastanza minchione, e spazio sufficiente sul vostro blog per pubblicare una quantità ingiustificabile di foto di discutibile qualità;
  • un piccolo banco da lavoro (non necessariamente un tavolo a tutti gli effetti; altezza media da terra: 30cm., perché una lavoratrice di circa 80 cm di altezza possa arrivarci ginocchioni);
  • un recipiente per impastare farina;
  • farina e acqua tiepida;
  • strumenti di lavoro vari ed eventuali, che possono anche essere aggiunti nel corso della lavorazione, anzi, tanto meglio se vi arrivano fulminei lampi di genio a ravvivare la stasi di un'attività per cui l'interesse tende via via a scemare.
Noi vi proponiamo qui quelli di cui la nostra pupa ha disposto:

  •  Di un fantastico set di formine per biscotti precedentemente acquistate "all'uopo" (andatevelo a cercare sul dizionario: esiste, giuro!) ;
  • del suddetto piano di lavoro su cui è stato sistemato un canovaccio e un tagliere (il canovaccio per non far muovere il tagliere mentre lei "lavo'ava");
  • di un grande mattarello che quasi non ricordavo neppure di avere in casa (da dove verrà? Mah!);
  • Di un fantastico set di... pesciolini. No, non sono sassi: sono pesciolini, non vedete? E se guardate bene c'è anche un serpente (se lo dice lei...)




A questo punto siete pronti per cominciare:
lavo'ate la pasta con grande attenzione.




Perchè il lavo'o riesca "popio peffetto" occorre fermarsi di quando in quando a contemplare la pasta, e anche a parlarle, ché si sa che la pasta ogni tanto va incitata perché dia risultati ottimali, ma soprattutto cazziata: "no' ssi fa così, eh? Eh, patta? Cosa fai lì? Fai 'a tatta'uga?"



Stabilito che la pasta "fa la tartaruga" e da quel momento in poi, il piano di lavoro sarà pieno di tartarughe, intente nelle più svariate attività, dal fare la pipì al fare la nanna, a fare "Oh-itta!" (leggi "Oh-issa!"), quindi, fate attenzione a quello che toccate e a come intervenite, se mai vi venisse in mente, nel lavoro, perché rischiereste sicuramente di spappolare o reimpastare qualche povera incolpevole testuggine. Un consiglio: lasciate fare a chi se ne intende.

Ma se proprio volete rendervi utili, potreste a questo punto inserire una variazione sul tema:


Dopo aver girato ottocentoventitré supermarket, sarete infatti riuscite a procurarvi i famigerati "coloranti alimentari", e sarà finalmente giunto il momento di provarli: impastateli con piccoli quantitativi di pasta per ottenere risultati ottimali.

Potrete anche foggiare a vostra volta delle colorate tartarughe, per quanto le vostre conoscenze blogger estremamente più ferrate di voi in pedagogia vi informino che è meglio non influenzare la creatività del bambino con invasioni di campo adulte, soprattutto nel caso in cui, come in questo, le vostre creazioni siano abbastanza scarse... no, scherzi a parte: il bambino deve sempre essere libero di esprimersi come meglio crede, senza ingerenza esterne e senza la possibilità di instaurare confronti tra i propri manufatti e quelli della mamma trentenne.
Ma siccome a voi piace da matti giocare con le mani in pasta, non riuscirete a non intervenire; e comunque la pupa apprezzerà la vostra tartaruga verde, ma non la riterrà affatto più meritevole di attenzioni nè più conforme alla sue idea di tartaruga, delle  innumerevoli tartarughe da lei plasmate finora. Meglio così.





Ma andiamo avanti.
Compiacetevi ora per il fatto di aver avuto l'accortezza di non cambiare i vestiti alla pupa al ritorno dal nido, quando l'avete trovata impataccata di tempera gialla dalla testa ai piedi, e godete della possibilità di lasciare che si pulisca con gusto le manine impiastricciate sulla candida magliettina.




Avrete intanto aggiunto un nuovo fondamentale strumento, e il vostro banco da lavoro inizia a prendere forma, un po' come la vostra pastiera, a cui intanto state lavorando sul tavolo grande...

Frugate per casa in cerca di altre fortunate ispirazioni, come per esempio... un punteruolo con una mela in cima, anche se poi la lavoratrice vi dirà trattarsi di un gatto, per quanto ancora non abbiate capito da che parte guardarlo perchè possa essere considerato come tale...



Controllate speso, e a cadenza regolare, la punta del vostro punteruolo-gatto, perché la riuscita  ottimale del "lavo'o" dipende in gran parte dal buono stato dei vostri strumenti.


Guardate ora la pupa concentratissima, e fregatevi le mani soddisfatte per essere finalmente riuscite a trovare un'attività che riesce a farla stare concentrata e impegnata per un tempo incredibilmente lungo.
Fate anche, se vi pare, melensi pensieri da madre mentre guarda il suo pupo all'opera, commuovetevi a piacere, oppure semplicemente scattate valanghe di foto tutte uguali, che poi posterete in branco non sapendo quale scegliere e quale, ahimè, cestinare, pure se le avrete scapitozzato la calotta cranica.



Siate molto attente a bucherellare coscienziosamente la pasta-tartaruga, affinché risulti porosa e gradevole alla vista.

Rallegratevi del fatto che casa vostra continua a celare ai vostri sensi mille e uno tesori, cimeli di tempi in cui evidentemente non avevate altro da fare che trascorrere serate idiote con gli amici e spendere i vostri magri stipendi in minchiate che tuttora vi ingombrano gli anfratti della suddetta casa.

Tadààààn!




Quale bambino non impazzirebbe di fonte a cotanta potenzialità ludica?
Sappiate però che pochi ombrellini sopravviveranno a questa sessione di tartarughe.

E ora, lasciate che la vostra presuntuosa tartaruga verde venga giustiziata per prima:


Viva l'Islanda!

Se vi state chiedendo dove reperire questo prezioso strumento (che mia madre usa chiamare "sa rodanza", e che io conosco solo con questo nome) posso solo dirvi che proviene da un kit di provetto-pizzaiolo, regalato al Beduino da amici burloni quando lui era impiegato, appunto, in quel mestiere, anni e anni prima che la pupa nascesse. Quindi ricordate: non buttate via niente, ogni cosa prima o poi troverà la sua ragion d'esistere.

Siete pronti?
Ecco il risultato di tanto lavo'a'e:




(Una volta finito il gioco con le tartarughe potrete riporre la pasta colorata e no in un barattolo del quale non sapevate che farvi, ma che ritenevate troppo bello (???) per essere buttato nel multimateriale, dopo averla accuratamente avvolta in pellicola per alimenti.
Così magari domani ci fate altre tartarughe...)

Nel frattempo, visto che la pastiera è in forno già da un'ora, e l'avrete pure spenta (ma non la farete vedere perché pur essendo di origini campane osserva la tradizione toscana del "brutto ma buono"), avrete ingannato il tempo realizzando un ottimo pesto di zucchine:



La ricetta ve la sarete un po' inventata, perché quelle trovate on-line avevano sempre qualche ingrediente che a voi mancava, ma dovete dire che non è venuto male. Però vi risparmierete la fatica di pubblicarla perché dovete ancora lavorare un poco sulle dosi (decisamente troppo aglio!)

Ecco, dovreste essere riuscite, se non ad uscire dal barile in cui vi trovavate, almeno ad alzarvi in piedi ad un'altezza sufficiente da riuscire a sbirciare fuori, se non proprio dall'orlo, almeno dal buco che speriamo non sia chiuso da sughero.

Se poi vi arriva il fattorino con un pacco contenente una mucchina viola di legno su ruote, allora siete proprio fuori barile.

Nel caso non siate riuscite ad uscire dal barile, malgrado abbiate seguito passo passo questo utile tutorial, forse c'è qualcosa che non va nella vostra connessione.

Tornate al punto 1 (umore di pupa).

mercoledì 2 marzo 2011

Regali romantici per squattrinati e torte arrangiate per disorganizzati

Allora, dato che nel frattempo mi è sbollita la rabbia, recupero le fila del mio presente e mi ricolloco nella posizione che occupo in questo universo.
Che ho detto? Boh!
Insommma: dato il freddo porco e il vento che ci sparpaglia la raccolta differenziata per tutto il terrazzo, niente allegre uscite con la pupa. La mamma ieri è dovuta andare in missione pannolini al supermercato senza il dolce peso della sua figlioletta sulla panza a mo' di koala... anzi, no: i koala li tengono sulla schiena. A mo' di canguro, più o meno. I venti minuti che sono serviti per recarmi sul posto con la mia brava bici e acquistare il prodotto, dopo un'accurata scelta tra le varie offerte e un tentativo di rapido calcolo comparativo qualità-prezzo, mi hanno permesso di tornarmene con un mega pacco da 80 pezzi di Huggies superdry con i personaggi di Winnie the Pooh stampati sopra (perchè è anche importante dare una certa veste grafica alla cacca), più i biscottini per il thè, da prendere in compagnia della Master (che intanto mi teneva la pupa), di buon umore come se stessi tornando dalla prima della stagione di prosa a teatro o da un viaggio improvvisato alle Barbados.
Basta poco che ce vo'?

Ma torniamo a noi.
Oggi volevo presentarvi la responsabile della mia memoarbile sfuriata.
Ecco a voi:
La torta di compleanno di Hasuna!


Scherzo: questa è l'immagine della torta di carote presa dal m libro di ricette. Io nelle presentazioni sono un disastro, e così la mia torta è questa:


C'è una piccola differenza, eh? Notare che ho anche cercato di scriverci sopra "Auguri" tracciando le lettere col dito nello zucchero a velo. Ah Ah Ah!
Scommetto che morite dalla voglia di conoscere la ricetta... e va bene, ve la dico, non insistete.
Allora, ecco qua:

Torta di carote (anche detta torta di zucca)

INGREDIENTI
250 g. di carote (io ho usato la zucca. Non fate quella faccia: era buona! La prossima volta provo con le zucchine...)
250 g. di zucchero
100 g. di burro
150 g. di mandorle (io a volte utilizzo le nocciole)
1 bustina di lievito per torte
250 g. di farina
1 presa di sale
2 uova
pan grattato (qualche cucchiaio)
zucchero a velo

PREPARAZIONE
  • grattuggiare le carote (o la zucca) finemente e tritate le mandorle.
Finemente è un parolone, perchè io ho usato il mio megafotonico robot da cucina e sono venute fuori delle julienne di zucca che parevano pali. Però a quanto pare poi si sono sfatti nella cottura, non ci è accaduto di ritrovarcele tra i denti.
  • lavorate il burro con lo zucchero
 Consiglio vivamente di non tentare di farlo a mano, a meno che, a differenza della sottoscritta, non siate pasticceri provetti: ci rimediereste una bellissima vescica sul palmo, come successe a me la prima volta. Che il burro risulti infine come crema non è importantissimo: credete che la Suster si formalizzi su queste cose?
  • in un'altra terrina sbattete le uova con il sale, aggiungete poi le mandorle tritate, la zucca grattuggiata, la farina e il lievito passati al setaccio (va be' questa è roba per perfezionisti. Il setaccio non è poi così indispensabile).
Da qui già si inizia a capire che a fine torta vi ritroverete la cucina invasa da decine di cuccume e ciotoline di svariate dimensioni e fogge, da lavare. In questo senso questa torta non è il massimo della praticità, a meno che non abbiate un lavapiatti bengalese assunto in pianta stabile a casa vostra.
  • Unite i due preparati e amalgameteli bene fino a ottenere un composto morbido e omogeneo.
Cosa fate ancora con quel cucchiaio di legno in mano? Ho detto "morbido ed omogeneo": cos'è quel papocchio gruzzoloso? Via il cucchiaio: qui ci vuole il fantastico robot da cucina. Non l'avete? be' non importa: dicevo "morbido ed omogeneo" tanto per dire. Va bene anche quella specie di colla da parati che vi è venuta fuori, tanto non è importante ai fini del successo di questa torta.
  • Imburrate una tortiera e spolverizzatela (cioè cospargetela, ma "spolverizzatela" è molto più poetico) di pangrattato, versatevi il composto e mettete a cuocere in forno a 190°C per 45 minuti (il più e il meno sono sempre impliciti quando in cucina ci sono io, non c'è bisogno che ve lo puntualizzi sempre, no?).
Visto? Che vi dicevo? Quel papocchio informe si è trasformato in una magnifica torta.
  • Sfornare, impiattare e decorare la torta con zucchero a velo una volta raffreddata.
Un consiglio: tentare di scriverci sopra con il dito non dà ottimi risultati. Ma se non avessi provato ora non potrei dirvelo con assoluta certezza, quindi non biasimatemi.
Dato che trattavasi di torta di compleanno, io ho aggiunto la farcitura: una crema pasticcera all'arancia che ho realizzato così:
2 tuorli d'uovo
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di farina
2 bicchieri di latte
E' facile perchè se dovete farne di più o di meno, basta variare di pari passo la quantità di uova cucchiai e bicchieri.
  • Mettete il latte a scaldare sul fuoco in un pentolino.
  • A parte sbattete i tuorli con lo zucchero e aggiungete la farina (risulterà molto grumoso e per nulla fluido: è normale).
  • Prima che il latte faccia la panna (va be', a me l'ha fatta, non fa niente, basta levarla), toglietelo dal fuoco e aggiungetelo all'impasto, amalgamendo ben bene per evitare che si formino grumi (oh, e se si dovessero formare, amen!).
  • Rimettete il composto sul fuoco e lasciate che la crema si condensi.
  • All'ultimo, quando la crema è densa, aggiungete una noce di burro (o anche no).
Io poi l'ho lasciata un po' raffreddare e ci ho aggiunto anche il succo di un'arancia spremuta.
Temevo che risultasse una schifezza, invece era molto buona e nella torta ci stava da Dio.

Volete fare un regalo speciale al vostro Lui (o alla vostra Lei, ma tanto constato di avere un pubblico di sole donne) e non disponete di un capitale sconfinato, non essendo voi uno dei figli di Gheddafi? Oppure: siete uno dei figli di Gheddafi, ma vi hanno appena bloccato il conto nella vostra banca svizzera di fiducia?
Niente paura: guardate come fa Suster.
L'anno scorso (perchè quest'anno, causa piccolo impedimento che ancora non gattona, non ho neanche tentato di cimentarmi in qualcosa di altrettanto creativo) il beduino Hasuna compiva 30 anni, e la sottoscritta trovavasi disoccupata senza sussidio di disoccupazione nè di maternità e incinta di 4 mesi.
Allora si ingegna e pensa a un regalo molto romantico, di cui un poco a parlarvene qui si vergogna, ma tanto crede di essersi sufficientemente sputtanata in tanti e tanti altri modi e occasioni, che: tanto vale.

Come realizzare un regalo romanticissimo in poche mosse e pochissimi euro:
  • Selezionare una serie di foto di coppia che ritraggono momenti salienti della vostra vita insieme, o anche momenti assai poco salienti della vostra vita insieme, ed eventualmente, anche per variare un po' il soggetto, foto di voi due presi singolarmente, ma che raccontano qualcosa della vostra storia. Se siete fotomaniaci come me, in quest'era del digitale dove fare una foto non comporta costi esosi di pellicola, sviluppo e stampa, ne avrete pure qualcuna di troppo.
  • ordinare la stampa delle fotografie presso un negozio di stampa fotografica, o in alternativa on-line (se ve la giostrate bene, girovagando per i vari siti potreste persino riuscire a farvele stampare gratis, perché questi siti che stampano foto on-line si autopromuovono offrendo pacchetti di foto gratis ai nuovi iscritti). Potreste persino stamparvele da soli, se possedete una buona stampante. Peccato che le cartucce di inchiostro da sole costino 10 volte tanto il prezzo totale del regalo. Io le ho fatte stampare da un negozio, perché lo conoscevo ed ero sicura della resa, cosa che se le ordinate on-line non potrete verificare fino a che non vi arriveranno a casa. Spesa totale: 3 €, ovvero: 3 centesimi a foto, che se la matematica non è un'opinione fanno 100 foto. Tante pensavo che me ne necessitassero, ma come vedremo in seguito, mi sbagliavo.
  • Comprare un album-raccoglitore con fogli trasparenti, di quelli in cui inserire pagine sciolte di documenti. Io ne ho preso uno da 50 pagine, pensando di inserirvi 2 foto per pagina. Come ho potuto constatare poi, avendo ogni foglio due facciate, di foto ce ne entravano ben 4 in ogni pagina (avanti e dietro), quindi mi sarebbero servite almeno altre 100 foto! Costo dell'album: 2,50 €.
  • Comprare in cartoleria dei cartoncini formato A4 di vari colori. Costo dei cartoncini 5 centesimi l'uno, per un totale di (ve ne servono 50, ricordate?) 2,50 €.
  • Ora attaccate le fotografie ai cartoncini, seguendo l'ordine che preferite, aggiungete didascalie e cornici a vostro piacimento, e inserite i cartoncini all'interno dell'album raccoglitore.
Ecco qua il mio fantastico album:

 L'idea di appiccicare in copertina una mimosa secca non è stata felice: la mimosa si spappola disperdendo rametti e pallini urbis et orbis. Troppo romanticismo, Suster!

La prima pagina. Foto storiche. Il bianco e nero rende molto l'idea della lontananza nel tempo.
Marò, com'eravamo pischelli!


Momenti salienti...

 Momenti idioti...


E per finire... mi è rimasto mezzo album vuoto (calcoli errati). Gli ho detto che l'avremmo riempito con le foto della bimba che sarebbe nata. Uh, che momento di intensa scioglievolezza! ma non è stato così: l'album è tuttora mezzo vuoto. Ma prima o poi lo finirò. Giurin giurello l'amore è bello.


Scommetto che molte di voi sapranno fare delle corniciette molto più belle di queste mie, realizzate in fretta e furia in mezzo pomeriggio libero. Chi si intende un po' di scrapebooking saprà fare di sicuro di meglio. Io son sempre la solita arrangiona.
Carina però l'idea, no? Una bella love-foto-story da mostrare alla pupa quando sarà grande (snif snif).
E poi dicono che non sono romantica!
Auguri Hasuna!

lunedì 28 febbraio 2011

La Suster furiosa. (ovvero: Volevo solo fare una torta!)

Tutto è partito da un'idea.
In sè non era neppure un'idea malvagia... sono le circostanze che rendono pessime le idee.

L'idea era la seguente: visto che ieri era il compleanno di Hasuna, perchè non fare una torta?
In fondo non lo avevo nemmeno festeggiato degnamente.
I regali (e che ragali!) glie li avevo consegnati a mezzanotte mentre lui guardava alla tv notiziari dalla Libia, senza neanche uno straccio di incartamento decente.
La domenica era piovosa e fredda (solita ironia meteorologica, dopo una settimana di sole splendente), la pupa di malumore, la notte era passata insonne (almeno per me, ma un poco anche per lui). Andare da qualche parte non era proprio cosa: ci si prospettava un'uggiosa giornata casalinga a trastullare la bimba con, forse, qualche visita di amici in serata.
Almeno la torta ci vuole.
Fa sempre piacere che qualcuno ti faccia una torta per il tuo compleanno.
E a pensarci non faccio una torta da giugno, quando io e la mia panza di nove mesi ci facemmo una sauna colossale nella nostra cucina surriscaldata dal poderoso forno che la occupa per un buon decimo della sua superficie, e che però ci vuole mezz'ora per accenderlo, tenendo premuta la manopola del gas finchè non si scalda, perchè altrimenti si spegne.
Quella volta era il compleanno di Master. Mi ero fatta due docce per abbassare la mia temperatura corporea e mi ero dovuta cambiare abiti altrettante volte perchè ero in un bagno di sudore e temevo che sarei morta lì, sul pavimento della cucina, con il sangue che mi ribbolliva nelle vene.
Lo shock di quella volta fu tale che non mi ero più dilettata di pasticceria, fino ad ora.
E considerato come è andata a finire ieri, credo che non lo farò più per un tempo altrettanto lungo, almeno fino al prossimo compleanno di qualche abitante della casa, gatti esclusi.

Dunque la decisione era quella di fare una torta, fin qui ci siamo.
Ora l'attuazione.
La prescelta era una torta che lui stesso mi aveva chiesto un po' di tempo fa. Una specie di mia specialità, sottoposta nel tempo a tutta una serie di variazioni sul tema dalla sottoscritta, che di volta in volta si cimentava nell'impresa accorgendosi in ritardo che le mancava questo o quell'ingrediente, e rimediava effettuando sostituzioni in genere piuttosto soddisfacenti.
Anche stavolta ovviamente: così la torta di carote e mandorle si trasformava in una torta di zucca e mandorle, farcita con crema all'arancia (mio colpo di genio sul finale).

Ma mettere in atto il mio piano, come la solito, si rivelò più difficile del previsto.
Come si suol dire, avevo fatto i conti senza l'oste, che nel mio caso era la pupa.

La pupa non ci stava.
Non ci stava buona sul tappeto a rigirarsi i suoi giochini tra le mani mentre la mamma le gironzolava indaffarata intorno.
Non ci voleva rimanere seduta sul tavolo a svuotare il cesto dei limoni: preferiva catapultarsi di lato, battere la testa e piangere.
In braccio alla mamma non le bastava: lei voleva la sua piena incondizionata attenzione.
Il peggio sarebbe arrivato quando la mamma avrebbe azionato il terribile robot da cucina, anche detto IL TRITATUTTO!
La pupa ne è letteralmente terrorizzata, e di questo vi avevo già parlato.
Ma il famoso omogeneizzatore baby comprato on-line, un bel giorno si è fulminato, e domenica scorsa così per tritare le pappine della pupa ne abbiamo dovuto comprare uno nuovo, che non si chiamava omogeneizzatore baby, ma semplicemente tritatutto, ed è molto più capiente, assai più potente, con molti più accessori e funzioni, impiega la metà del tempo a compiere il lavoro preposto, e, soprattutto, è decisamente più silenzioso del suo predecessore dalla brevissima vita. Quindi magari stavolta riesco a convincere la pupa che non è poi così spaventoso. E invece no. Vederla deformare il viso in una smorfia di costernazione e poi di pianto disperato è uno strazio.

Basta: è mezzogiorno. Il padre ha dormito finora. Io mi sono alzata anche stamani alle 6. E' ora che mi liberi del dolce fardello della mia prole per occuparmi seriamente di questa torta.
Mollo la pupa sul letto con il padre e chiudo la porta.
Ora a noi due, torta: trito mandorle, monto uova, grattuggio zucca, sbatto il burro con lo zucchero e infine impasto il tutto, posso finalmente sbizzarrirmi con le mille funzione del fantastico robot-tritatutto. Sto dieci minuti con il dito pigiato sulla manopola del forno finchè non riesco ad accenderlo, a infornare e a raccogliere la miriade di ciotole e ciotoline sparse in giro per la cucina.
Dalla camera intanto provengono le urla di una pupa per niente rasserenata, e quelle di un padre che dopo 20 minuti di spupazzamento già reclama a gran voce l'intervento materno a sedare i pianti accorati.

Suster a sua discolpa potrebbe dire che da due notti dormiva picca e niente, che si sentiva stanca mentalmente, che le urla acute e reiterate della sua pargola le avevano fatto smorcare un fastidiosissimo malditesta, che ancora una volta si era illusa di poter passare una domenica, se non proprio riposante, almeno serena. Fatto sta che Suster non si riconosce scusanti per quello che è successo di lì a poco.
Il padre esce dalla camera e le molla la bimba, andandosi a rinchiudere in bagno. La bimba urla ormai in maniera inconsolabile ed esasperante.
Suster abbozza qualche timido e svogliato tentativo di distrarla e calmarla, ma riesce solo a ottenere brevi tregue presto interrotte da una furia ancor più devastante.

Alla fine Suster impazzisce.
- Vuoi star zitta cazzo! CAZZO CAZZO CAZZO CAZZO! Solo io in questa casa mi sforzo di non dire parolacce! Beh, ora lo dico: CAZZO CAZZO CAZZO CAZZO! Stai zitta porca puttana! Sembra che ti stanno scannando! Eh! Che c'hai? Nessuno ti sta prendendo a mazzate. Zitta o giuro che ti lancio!

E davvero Suster è presa da un istinto omicida e vorrebbe lanciare sua figlia. E' a tanto così dal trasformarsi in Anna Maria Franzone. Ha gli occhi fuori dalle orbite e si sente pulsare una tempia.
La bimba urla ora terrorizzata, e Suster perde del tutto la brocca.
Per evitare di lanciare davvero la pupa, come il demone che in quel momento la possiede la spingerebbe a fare, inizia a lanciare gli oggetti. Vi giuro: mai successo in vita sua, Suster se la prende con gli oggetti.
Via il tappeto di gioco e tutti i suoi allegri abitanti. Viene calciato a tre metri di distanza mentre una frenetica suoneria di "Oh when the saints go marching in" rotola lontano assieme alla palla di pezza che la produce.
Via la collezione di inutili teiere di cera fantasia, dono di una cara amica, che da anni non aveva avuto il coraggio di buttare, e che l'unica volta che ci aveva provato, erano state raccolte dalla spazzatura da Hasuna, che in quanto a conservare ciarpame è il principe. Ora le teierine assolvono l'ingrato compito di assorbire la furia della Suster scatenata, divenendo proiettili di cera che schizzano in ogni direzione, e riportando, come verrà constatato solo in seguito, danni permanenti, venendo private chi del beccuccio, chi del manico, chi del grazioso coperchio.
Scagliato con forza contro la parete  Memorie di Adriano, che si trovava malauguratamente per lui nei paraggi, colpevole solo di aver ricordato con la sua presenza alla Suster impazzita l'inadempimento di quella interminabile lettura, che si protrae ormai da mesi.
Ce n'è per tutti.
Anche per Hasuna, che esce dal bagno con l'espressione di chi non si spiega un fatto curioso, e senza dire una parola, si ripiglia la pupa ormai irremediabilmente disperata, che probabilmente trascinerà nell'inconscio il ricordo traumatico della furia materna.

La quale madre nel frattempo lava i piatti e piange, piange e lava i piatti, raccatta scodelle e tegami unti di burro e sporchi di impasto, sbatte sportelli e fa cadere in terra coperchi, finisce di preparare la pu-pappa e consegna il piatto al padre, perchè la dia alla bimba, con la quale non vuole avere più niente a che fare. E piange, affatto fiera di quanto ha appena compiuto. E sa che di lì a poco andrà a raccogliere i giochi della pupa sparsi per la casa, e farà una stima dei danni della sua furia, e probabilmente butterà infine le teierine mutilate. Prenderà la piccola urlante dalle braccia del padre che intanto tenta di somministrarle la pappa senza successo, e la calmerà piano piano, con carezzine sulla testa e bacini e si sentirà un vero mostro quando nel massaggiarle le gengive con un dito si accorgerà che le è spuntato un dentino: un incisivo inferiore, che certo deve averle fatto male, e che spiegherebbe il malumore della piccola tanto nelle notti precedenti quanto nella mattinata.
E lei, invece di starle vicina e coccolarla, e darle tutta la sua attenzione... si è messa a fare una torta, e si è messa a fare la pazza perchè non riusciva a fare la torta in pace.

Sì: Suster non è affatto fiera mentre mette a letto la pupa che ha appena preso qualche cucchiaiata di pappa prima di crollare addormentata. Ha dimostrato la sensibilità di Godzilla e il self-control dell'incredibile Hulk.

Vorrebbe dare di più, come un tempo cantavano Morandi e Umberto Tozzi, vorrebbe essere in grado di prendere le cose con filosofia, o come minimo non vorrebbe rischiare di uccidere sua figlia in un eccesso di rabbia.

Non si spiega come possa arrivare a perdere la brocca in questo modo eppure riesce forse ora a capire cosa scatta nella testa di quelle madri che finiscono col farlo davvero, e in fondo non può che compatirle, perchè solo ora capisce quanto debbano essersi sentite sole ed esasperate.
Forse parlare di sè in terza persona la aiuta ad analizzare con maggior distacco i propri atti, o forse solo a considerarli atti di una terza persona che non è lei.

La decisione di fare una torta è stata ardua, e forse era ancora troppo presto: non era ancora tempo di fare una torta!
Ma sì: la colpa è stata della torta, mettiamola così.
Niente più torte fino a nuovo ordine.

venerdì 3 dicembre 2010

Oggi cucino...

Stasera mi sono voluta cimentare in un piatto che non facevo da tanto (almeno 4 mesi se consideriamo che l'ultima volta che l'ho preparato ero incinta).
La ricetta l'ho presa da un sito di ricette che non ricordo più, ma l'ho modificata un po'.
Ora vi faccio vedere come le ho fatte:
step.1
step.2
step.3

step.4

step.5

step.6


step.7
  1. Prendete tre melanzane, tagliatele a cubetti e sbollentatele per 10 minuti (circa) in abbondante acqua salata (come quando si fa la pasta). Scolarle poi e lasciarle raffreddare nello scolapasta. Io in realtà le avevo taglliate e surgelate qualche giorno fa (come fanno quelli dei programmi di cucina in tv che ti spiegano come fare i piatti che richiedono giornate di lavoro, loro però ti tirano fuori dal forno i peperoni precedentemente arrostiti, dal frigo la panna precedentemente montata, da chissà dove la pasta precedentemente lievitata), semplicemente perchè non avevo avuto il tempo di farle e stavano per andare a male in frigo. Qui andrebbero salate e lasciate un bel po' a scolare, perchè se no rimangono un po' gommosette spugnosette, come è successo a me. Ma io non ho potuto aspettare tanto, che c'era la pupa che rompeva e dovevo addormentarla.
  2. Strizzarle bene e metterle in una ciotola dove aggiungerete: due uova, 2-3 cucchiai di parmigiano, 2-3 cucchiai di pan grattao, sale, pepe.
  3. Tagliate a cubetti 150 grammi di provolone dolce (ma penso che vada bene qualsiasi altro formaggio a pasta morbida tipo caciotta, scamorza, emmental, secondo i gusti) e aggiungeteli all'impasto.
  4. Mescolare tutto.
  5. Fate delle polpettine aiutandovi con un cucchiaio (comunque, se siete schiappe come me, non verranno tutte della stessa misura nemmeno col cucchiaio, quindi diciamo che usarlo è solo un vezzo), e poi rotolatele nel pan grattato.
  6. Friggete in abbondante olio di semi ben caldo. Magari usate una padella su cui esista ancora un po' di strato anti-aderente, non come la mia, dove è stato tutto grattato via dalla mano impioetosa del tempo e dell'usura... e non è neanche la padella peggiore che abbiamo! L'altra è senza manico (l'ideale per saltare la pasta!) e tutta abbozzata: da rotonda che era ha assunto la forma di un poligono molto irregolare.
  7. Quando sono dorate da un lato fatele rotolare e una volta che saranno dorate da tutti i lati, tiratele fuori servendovi di quell'arnese coi buchi (schiumarola?) e fatele asciugare su della carta assorbente da cucina (scottex). Salate in superficie e mangiatene qualcuna prima di portarle in tavola.
Et voilà! Le vostre polpette sono pronte!