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martedì 24 novembre 2015

Poesia del quotidiano


I disegni di Mimi sono fantasie caleidoscopiche: figure allungate e fluttuanti, con lunghe vesti ondulate a fasciare gambe infinite, abiti drappeggiati di ghirigori, arabescati e arricchiti di decorazioni mai troppo ridondanti: fiocchi e pizzi, cuori e farfalle; trecce  lunghissime o svolazzanti ciocche di capelli a riempire tutto lo spazio intorno come un'aureola dorata.
I disegni di Mimi sono una tavolozza di colori sapientemente scelti e accostati, una continua sperimentazione e contaminazione di tecniche, dal glitter allo scotch colorato, dal collage misto al frottage alla cera gocciolata.

I disegni di Rania per ora sono tentativi di tracciare volti umani, grandi cerchi irregolari all'interno dei quali prova a inserire con enorme difficoltà connotati incerti. Si demoralizza presto perché il risultato spesso non corrisponde alle intenzioni e mi chiede di farlo io.
Mimi ha una grande fiducia in sé e nelle sue capacità, e non emette quasi mai un giudizio negativo sulle sue creazioni, anche sulle più bislacche.

mercoledì 11 marzo 2015

Femminile plurale.

- Misericordia, Mimi! Scendi da quel povero Zorro!
Siamo tre donne, e su questo mi fermo spesso a riflettere.
Io che son cresciuta in mezzo a due maschi, con una sorella di molto più grande di me.
Io che indossavo pantaloni di tuta con le toppe sulle ginocchia.
Io ora mi trovo a dover crescere due donnine che non sono proiezioni di me, né tanto meno miniature a mia immagine e somiglianza.
Sono per ora due propaggini fisiche, ma libere di evolversi nello spazio ognuna secondo le proprie peculiarità e propensioni.

lunedì 23 febbraio 2015

Inverno e meditatio.

Inverno: è ora di piantare i bulbi, orsù!
Quale momento migliore di questo per riporre nel ventre della terra dormiente, la promessa di vita, il pretesto per l'attesa, la speranza di rinascita?
Ricordate solo, per l'occasione, di procurarvi un abbigliamento adeguato al lavoro pesante del floricoltore: ballerine di vernice rigorosamente bianche, calze di flanella rosse sotto una svolazzante gonna a balze a motivi da college britannico. Fatto? Ok: buon interramento!


giovedì 22 gennaio 2015

Il rumore dei desideri.


Mamma, vorrei tanto la carrozza delle Winx. Vorrei avere tutte le principesse, e vorrei restare per sempre di quattro anni. Vorrei avere tante sorelle e due gemelle. Vorrei che Buia restasse sempre con noi. Vorrei un piccolo gattino per prendermi cura di lui. Voglio fare un pigiama party con tutte le mie amiche e vorrei invitare una volta Matilde a casa mia e farle vedere tutti i miei giochi. Mamma, vorrei fare un disegno grandissimo con tutte le scritte. Mamma, io voglio stare sempre con te. Non voglio che tu muoia, mamma. Non voglio mai crescere e non voglio mai morire.

martedì 13 gennaio 2015

Calendar girls. Riepilogo rapido dell'anno appena trascorso.

E con uno scarto di appena 12 giorni, mi accingo a inaugurare il nuovo anno con il primo post del 2015 qui sul blog.
Oramai ci ho rinunciato alla puntualità sulle scadenze periodiche. E siccome nell'economia del mio tempo già a mala pena sto dietro ai miei propositi quotidiani, mi rassegno all'evidenza di essere una blogger appena sufficiente.
Visto però che negli ultimi due anni avevo preso l'abitudine di riassumere in immagini emblematiche i dodici mesi dell'anno appena concluso, ho voluto farlo anche stavolta.
In realtà per me è un modo facile meno complicato per rompere il ghiaccio dopo un lungo silenzio, soprattutto quando, come in questo caso, il mondo là fuori urla indignazione per le vicende storiche a cui assistiamo e pare che tutti debbano dire la loro, e che nessuno si astenga, e tu le tue cose da dire ce le avresti anche, ci hai tante di quelle cose che aspettano solo il momento per essere tirate fuori, che ti ruggiscono dentro, ma aspetti e aspetti, e c'è sempre qualcosa di più immediato e urgente, e concreto da fare, e allora il momento passa e poi non ti ricordi più nemmeno come avevi pensato di cominciare, quell'incipit che ti piaceva tanto, e col quale non avresti mancato di scrivere senza dubbio un brillante pezzo di esordio di nuovo anno. Ma...
Il mondo non si perde poi tanto, e c'è già chi parla e straparla, e chi è già riuscito ad esprimere egregiamente molti dei tuoi pensieri, e tu sei libera di postare tranquillamente le foto familiari dell'anno appena trascorso.

giovedì 16 gennaio 2014

Il nostro 2013 in pics&links. Ovvero: l'ottima occasione per recuperare quello che speravate di esservi persi.

L'anno appena trascorso è stato strano.
Leggero e impalpabile, è scivolato via senza che nessuno ci facesse caso, lasciandomi anche poco tempo per fermarlo scrivendo troppo, ma significativo, importante, puntellato di nuove acquisizioni, prese di coscienza, crescita, momenti significativi, consolidamento di noi come famiglia.
Ho scoperto in me una forza che non credevo di possedere: la forza di sdrammatizzare, di affrontare, di andare avanti anche se ci sono stati passaggi faticosi, quando i rapporti a volte si complicano, la comunicazione diventa difficile, la rete delle relazioni si trasforma in un groviglio intricato di spini e rovi i cui è facile pungersi, graffiarsi...


giovedì 18 ottobre 2012

Il bello di questo "periolo"

Però poi ci sono anche tante cose belle, tanti bei momenti, che mi si dischiudono davanti agli occhi come boccioli inattesi, tra tante insicurezze, e sono quelle sensazioni che da tempo non provavo, che forse pensavo di non provare più o che avevo dimenticato di aver mai provato, momenti che si creano così su due piedi, senza programmi e senza averli messi in conto.
Come quello di fare dei progetti in due, costruire un futuro insieme, fantasticare su un obiettivo comune.
Come i nostri viaggi su e giù per il contado circostante la città, gli appuntamenti per vedere, confrontare fotografie con impressioni di prima mano, confrontare impressioni reciproche, interrogarsi con gli occhi di fronte a estranei, risalire in macchina e iniziare a raccontarsi a vicenda gli appunti presi mentalmente.
"Hai visto la cucina? Se ce la lasciano è buona."
"Hanno ripitturato da poco ma l'intonaco sotto è tutto fracico."
"Il giardino è bello ma la casa è un po' una tristezza."
"Hai sentito come gli puzzava l'alito al proprietario?"
"Non mi fido di questa agenzia, mi sembrano un po' furbastri."
"Rispetto all'altra, questa è più bella, ma non ha spazio fuori."
"Dice che va rifinita, ma solo per il tetto ci vorranno almeno 5000 euro!"
"Va bene, prendiamo l'altra casa più il giardino di questa, si può?"
"Lì magari ci mettiamo un'altalena, e una poltrona a dondolo."
"Quella stanza sotto è utile quando viene a trovarci tua madre."
"La camera dei bambini è troppo piccola"

Come se tutto fosse fosse possibile, già tutto in mano nostra.

Come sentire la tensione dello star per compiere un passo importante, il silenzio carico di attese e pensieri, che entrambi avvertiamo e non abbiamo modo di interrompere, quando sai che l'altro sa cosa ti ronza per la testa e sono più o meno gli stessi pensieri che ronzano in testa a te, e ti stringe la mano forte, o una carezza indugia sul ginocchio, a dire ci sono, siamo in due, e tu capisci.
E ritrovare complicità, e tenerezza, e sentirsi compresi, cercare un punto d'incontro, saper rinunciare alle proprie priorità.

Come quando di notte non si dorme in due, e ci si rigira e ci si rigira, illudendosi che sia colpa della posizione scomoda, del caldo, delle zanzare, del cuscino, ma poi dici: "Non dormi neanche tu?"

E decidere all'improvviso di passare una domenica diversa, prendere e andare, per una volta senza pensare a quanto spenderemo.

E avere una conversazione al telefono con mia madre più lunga di cinque minuti, e riuscire a dirle tutto quello che provo, e sentirmi finalmente appoggiata, sostenuta, aiutata.

E ricevere tante visite di amici e passare insieme giorni piacevoli, tranquilli, senza bisogno per forza di fare chi sa che, recuperare consuetudini allentate, incontrarsi per caso al supermercato e cercare una data comune per organizzare una sera insieme, ridere constatando che il primo week end disponibile per tutti e quattro sarà tra più di un mese, e fissare il promemoria sul cellulare, ché se non si fa così ci si perde di vista di nuovo, e la pupa intanto nel carrello protesta che si sta annoiando, allora rimaniamo così, che si cena insieme tra un mese e mezzo.

E il sole che torna ad affacciarsi dalla cortina di nuvole dopo i primi giorni di grigio e i primi freddi e ti scalda la pelle e il cuore.

E sentire la necessità di tenere traccia di questi momenti, di fissarli nella parola scritta, di scattare foto a casaccio, sapendo che ripenserai ad essi come ai momenti forse più belli della tua vita, e ti viene in mente una canzone triste che dice: supponiamo dei giorni a creare ricordi...

E sapere che tra di noi c'è già un'altra persona, che non si vede e non si sente ancora, ma che già esiste, e per una volta evitare di pensare al dopo, al come sarà, al ce la farò? Ma provare a godermi l'ora, questi ultimi istanti di noi tre, sapendo che dopo, ancora una volta, tutto cambierà in maniera irreversibile, e non sarà necessariamente più bello o più brutto, ma sarà diverso, e allora provare a mantenere dentro queste sensazioni, dell'attimo che precede, di quel che siamo e che non saremo più, senza rimpianti.

E trovarti in fila alle poste con due studentesse alle prime armi, l'accento smaccatamente cagliaritano, la testa piena di progetti e di argomenti accademici, le parole dense di entusiasmo per un mondo a loro nuovo e adulto, e rivedermi in loro, ma accorgermi che in fondo quei dieci anni che ci separano, si sono scavati una trincea che somiglia più a un'abisso, e che ci sono, eccome se ci sono, e che non sono passati inutilmente, ché per fortuna non sono più quella persona, e non lo rimpiango.

E gli occhi nocciola della mia bambina che ride e cresce e scherza e le sue parole inventate, le sue canzoni improvvisate, il suo modo esilarante di raccontarmi il contenuto dei suoi sogni e cosa ha fatto a scuola, le canzoni nuove che impara al nido e che tenta di insegnarmi.

E gli abiti di qualche taglia fa riesumati dal mio armadio per adattarsi alla mia nuova conformazione fisica, chè dopo tutto meglio che li sfrutto ancora che se no non li avrei più messi, e per fortuna che non li avevo ancora buttati.

E la pupa che dice: "Mamma, guadda come sono grrrande in questo periolo". E ancora la pupa che canta Tanti auguri a mamma per due giorni di fila, e quando poi è arrivato il momento di cantare se ne esce con "Tanti auguri a Pinocchio".

E accorgerti di quanto sia fuorviante l'insana abitudine di stilare bilanci ad ogni nuovo avvicendarsi di quella data fatidica, che sempre porta con sé un po' di malinconia e sconforto, quando ti sembra che i tuoi obiettivi siano andati persi per strada, e invece poi a guardare le cose da un'altra prospettiva pensi che è proprio così che avresti voluto festeggiare i tuoi 31 anni, con una bambina in braccio e un'altro dentro, e il tuo uomo accanto.









venerdì 22 giugno 2012

Dettagli di una serata estiva qualsiasi.

Se non fosse stato il preludio di una nottata pessima, direi che è stata pure una serata piacevole.
ma lascerò parlare le immagini, chè le parole al momento mi impegnano troppo, e il mio cervello ha bisogno di riposo.


 















 








L'ho sempre detto che la nostra terrazza da sola vale tutta la casa, e anche due.
Solo in estate, però!

mercoledì 20 giugno 2012

Luci, caos e fantasmagorie.

(Continua da post precedente)

Quindi ci ritroviamo con il beduino, in mezzo alla calca crescente e al buio imminente, e si avverte il bisogno di mettere a tacere il richiamo dell stomaco. Io ho taciuto la cena veloce al parco e il gelato con pupa e ho acconsentito alla pizza pret-à-manger...


(Nel caso vi trovaste a passare per Pisa e desideraste fare altrettanto: questo è un consiglio disinteressato, e del tutto personale: la pizza qui è ottima!)




 

Lo scorcio della via ci offre un assaggio visivo di quello che ci aspetta laggiù, nel cuore della festa, subito dopo la pausa mangereccia: le tenebre incalzano, le fiammelle ci seducono...


Ma noi deviamo sulla destra: ci hanno detto che in piazza si bisboccia...
Seduti sui gradini dei palazzi e sulle aiuole, a gruppi si consumano pasti al volo, c'è musica: qualcuno improvvisa danze forsennate!


 


E c'era una bambina che ballava su ossessivi ritmi house: uno spasso! Ma voi la conoscete, per caso?

La notte è ormai calata, la tenebra ci assale, il caos ci inghiotte.

 

 La mia reflex si affanna invano: d'ora innanzi, solo impressioni, visioni...
(Avete per caso visto una bambina sulle spalle del suo babbo?)



... ombre e barlumi, chiarori e oscurità...




...e fiaccole danzanti, lamelle dondolanti...




...sul dorso della chiesa fiammeggiante.



 Un babbo esausto si tira dietro una coccinella smaniosa di attenzioni, contrariata dall'essere decisamente passata in secondo piano.
Una bambina felice ed eccitata continua a dire che bella patteggiata oggi! E dalle impalcature si siede a guardare il panorama della sua città, trasfigurato così per una notte sola all'anno.





 


Contornati da fiammelle, aspettiamo l'evento conclusivo della serata, che tarda ad arrivare, si fa attendere a lungo, e la bambina chiede, con occhio stanco: "Non ti fa la nanna oggi?"

Ma come in tutte le feste che si rispettino, il finale ad effetto non poteva mancare.



...
...
...

"Hasuna metti via quella macchina fotografica: che bellezza c'è a fotografare i fuochi d'artificio: goditi lo spettacolo piuttosto, che è molto meglio dal vivo!"

(Poveretto: per una volta che prendeva in mano la fotocamera!)

Forse avrei potuto raccontare questa serata con molte meno foto, ma come rendere il senso dell'eccesso, della ridondanza, dell'esagerazione, se non con l'eccesso, la ridondanza, l'esagerazione?