Visualizzazione post con etichetta storie di ordinario delirio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storie di ordinario delirio. Mostra tutti i post

venerdì 8 aprile 2016

Ottimista e fiduciosa (ma è fiducia malriposta)


E comunque di fondo, rimango un'inguaribile ottimista.
Dimostrazione ne è la fiducia incondizionata che continuo a nutrire verso il genere umano, quando dimentico le chiavi inserite nel quadro della macchina e i finestrini completamente abbassati nel parcheggio del supermercato (a parte il fatto che le portiere sono sempre aperte perché se chiudo a chiave poi mi tocca entrare dal bagagliaio come spiegai tempo fa).
E questo malgrado le mie recenti disavventure per cui ancora non ho rimpiazzato la vecchia reflex e ancora oggi, dopo mesi dal fattaccio, mi ritrovo a dover richiedere il duplicati della tessera di smaltimento dei rifiuti persa assieme al mio portafogli.

lunedì 28 settembre 2015

Osservazione delle bambine nello spazio. Annotazioni empiriche.


Fenomenologia del comportamento cinetico delle bambine:

1. Poste tre (o numero maggiore) bambine ai giardinetti, le bambine tendono a occupare tutto lo spazio disponibile, sparpagliandosi.
2. Se lasciate libere di espandersi nello spazio il raggio di dispersione dei loro corpi sarà esponenziale, e la loro velocità di allontanamento direttamente proporzionale alla vostra incapacità fisica di star loro dietro (perché magari siete uscite coi sandaletti con le cinghie in cuoio e la suola piatta che vi segano il collo del piede e vanificano ogni tentativo di spostamento che somigli a una corsa)
3. Le bambine libere nello spazio risultano inerti a qualsiasi stimolo di natura acustica: urla indecorose della genitrice/affidataria, intimazioni, minacce et sim.

giovedì 23 aprile 2015

Regole d'oro dei bambini per arrivare a scuola in orario (vademecum stilato dalle mie figlie)


Parte Prima: Il risveglio
  • Dal letto non ci si alza di propria spontanea volontà e non prima delle 8 a meno che non sia sabato o domenica.
  • Lunedì non vorrete andare a scuola perché siete stanche, martedì uguale, mercoledì pure, giovedì anche, venerdì idem.

lunedì 2 marzo 2015

Il lavoro che nobilita.


Però, questo lo devo confessare, in realtà non è stato tutto da buttare.
Sì, lo so, lo so, me ne esco come i proverbiali cavoli a merenda (ai miei tempi si diceva "Come le scorregge", ma scriverlo qui abbasserebbe il livello del mio eloquio): sto parlando del famoso lavoro in pettorina gialla, per voi che seguite le mie peripezie esistenziali e partecipate commossi.
Forse, è probabile, ma certo, è innegabile, la verità è che uno a un certo punto ha bisogno di partire da qualcosa, qualsiasi essa sia, e per farlo va bene anche un noiosissimo, per nulla gratificante, molesto lavoro in pettorina gialla, come il sandwich-man dei Simpson.

giovedì 5 febbraio 2015

Lettera ai passanti orfani di me.

Accordi neri. 
All'inizio, accordi tutti neri.
...
E poi delle piccole bolle di luce.
Ma con il contagocce, una bolla qui, una bolla là, una dopo l'altra...*
Queste righe mi sono balenate nella testa quando mi sono accorta che, nel buio più buio, qualcosa si muoveva.
Ché fa sempre bene, constatare che nella pressoché totale immobilità ancora è possibile spremere via qualcosa, e che se scavi e scavi e scavi, come diceva Mama Odie qualcosina verrà pur sempre fuori, fosse anche una goccia nel deserto.
Magari non ti disseterà, quella singola goccia, ma dà pur sempre speranza, dà pur sempre un senso al tuo continuare a scavare.

venerdì 31 ottobre 2014

Confessioni di una madre un po' esaurita.

La saggia madre e i suoi esercizi di self-control
Le mie figlie sono in fase "rimpiangerai di averci messe al mondo".
Io sono in fase "credo di avere un pessimo ascendete sul vostro umore, datosi che solo quando siete con me date il peggio di voi".
Dicono che sia giusto così, che solo con chi amiamo maggiormente, e con chi siamo sicuri che ci amerà sempre e comunque, nella buona e nella cattiva sorte nella salute e nella povertà finché morte non ci separi, solo con questi fortunati ci sentiamo liberi di dare davvero il peggio di noi, di mostrare senza remore il nostro lato oscuro, di attaccare pippe mostruose.
A una madre poi non è dato liquidare il tutto con un "che bambine insopportabili!" "Eh, ma è colpa dei genitori" "I bambini d'oggi hanno tutto" "Ah, i buoni metodi di una volta".
Anche perché una madre sarebbe anche autolesionista a dirselo da sola.
No, una madre si interroga e si duole nel profondo di non aver saputo interpretare bisogni non chiari alla propria coscienza, insicurezze non espresse, o espresse male, parzialmente e in maniera emotivamente amplificata dai mezzi espressivi dell'età.

domenica 7 settembre 2014

Rientrare è un po' crepare.

Riproduzione fedele della nostra maison (noi stiamo all'ultimo piano).
Siamo tornate alla nostra dimora, nella città palustre, dopo i nostri misteriosi girovagare che mi hanno tenuta occupata per ben tre post, e neppure è detto che io abbia finito.
Siamo rientrate, dicevo, da più di una settimana, e a parte l'attesa un po' impaziente per il rientro a scuola che chissà quante altre persone come me in questo momento, malgrado ciò dicevo, l'approccio graduale è doveroso, per salvaguardare il mio fragile equilibrio psicofisico.
Un momento prima te ne stai sereno, a bivaccarti le giornate tra gite in luoghi remoti, studiandoti gli spostamenti in auto perché coincidano con i collassi diurni della pupetta. Te ne vai in giro col naso per aria e la coscienza sopita, lasciandoti intrigare dalla storia dei luoghi e dal susseguirsi di orizzonti variegati di indaco e turchino, ocra e giallo limone, arancio e cremisi, e tutto il tuo esistere ordinario ti sembra da lì estremamente lontano, trascurabile, e in fin dei conti non così faticoso come ti era sembrato standoci dentro fino a poco prima.
Il trucco è vivere sempre come se tu fossi in vacanza, in fondo non è difficile, dato che tu non lavori, ti dici.
E' che poi rientri ed eccole lì, le beghe noiose da espletare, le bollette nella cassetta della posta, le ricevute delle raccomandate scadute che non hai ritirato, le notifiche di multe del Comune di Olbia che hai già pagato due mesi fa, le faccende pruriginose lasciate in sospeso che ti eri detta, va be, poi a settembre con calma ci penso, i vari appuntamenti da prendere che non hai voglia, e soprattutto, sì va bene in vacanza da una vita perché no, ma qui occorre iniziare a metter mano con cautela al portafogli, che è bello sì andarsene a zonzo per rive e per calli, ma Dio lo sa quanto ho speso di benzina in un mese e mezzo di gironzoli.
Ah, il triste asservimento al dio Denaro.

martedì 10 dicembre 2013

A casa di Emma.

In questi giorni abbiamo un tormentone: "Mamma, andiamo da Emma?"

Ogni mattina la mamma sveglia Mimi nel suo lettino: "Buon giorno vita mia, gioia mia, stellina di mamma!" "Mamma, andiamo da Emma?"

La mamma, non senza grande fatica e dispendio di energia, sfama, veste e incappotta una pupa e mezza, talvolta riesce pure e rinfilare a letto la piccola, addormentata a suon di tette, prima di uscire di casa, con 2 gradi e il ghiaccio sul sellino della bici e iniziare a pedalare verso la scuola con la grande seduta dietro, sul seggiolino. "Amore, hai freddo? Cuore di mamma, ce li hai i guantini? Arriva troppa aria?" (Domanda idiota, datosi che la bici non è provvista di finestrini da chiudere all'occorrenza). "Mamma, dove andiamo? Andiamo da Emma?"

giovedì 24 ottobre 2013

Generatore automatico di immagini mentali.

Allora, premetto che in questo momento dovrei forse finire di dare l'impregnante alla libreria di Mimi, e poi carteggiarla, invece di mettermi a scrivere un post, che poi arriva l'amica, mollo a lei la piccola che dorme invece di abbandonarla da sola in macchina e sentirmi una madre degenere una volta di più, e corro a prendere la "glande". Dopo di che avrò esaurito il tempo libero giornaliero a mia disposizione.
Per cui considerate, o voi che leggete, come un immenso privilegio questo mio estremo sacrificio (ma chi te l'ha chiesto?).
Tra le tante cose che avevo in programma di scrivere da tempo e mai riesco per carenza di tempo e concentrazione, non ne scriverò manco una, ma mi consolo constatando che la mia personale capacità di valutare il livello di interesse di ciò che scrivo non corrisponde a quella del pubblico.

venerdì 18 ottobre 2013

La verità, tutta la verità e nient'altro.

Sono io, sì, sono proprio io quella stronza che ogni giorno parcheggia sulle strisce pedonali.
Eddai, qualche volta metto pure le quattro frecce, se mi ricordo, fosse fosse che decida di passarci un amico della municipale.
Se solo capissi come si imbocca la strada della scuola, non sarei costretta a lasciarla lì, all'angolo, sulle strisce, ogni maledetta mattina di pioggia. Ché io se no ci vado pure in bici a portare mia figlia a scuola, ma che posso farci se piove? E che quello è l'unico posto che trovo nelle vicinanze al mattino.
La prima volta che andai in macchina ho fatto per tre volte il giro dell'isolato incastrata tra sensi unici e orario di ingresso, alla fine mi sono detta: oh, qui non c'è modo di arrivare davanti alla scuola, tanto vale.

martedì 8 ottobre 2013

Cronaca di un salvataggio.

Foto presa da qui

Ore 15:29. Usciamo di casa, io e la piccola fatina, per andare a prendere Mimi a scuola.
Il cielo è solcato da sporadiche nuvole a grappoli, ma sembra non minacciare pioggia; aleggia un'aria umida e pesante, stantia, palpabile che pare di essere ai tropici.
Ricevo messaggino di amica che recita: "Noi si pensava di andare al giardino verso le 4. Vi ci troviamo?"
Rispondo che sì. Approfittiamo finché possibile di queste belle giornate, ché abbiamo tutto l'inverno davanti per intristirci in casa!

lunedì 16 settembre 2013

Soggetto altamente infuenzabile.

Il poste shop è luogo periglioso per chi osi inoltrarsi tra i suoi scaffali nell'attesa del proprio numero d'ordine.
Non credete di essere in salvo solo perché avete solo intenzione di fare un giretto tanto per ammazzare i tempi di attesa.
Non crediate che, giacché ci siete, darete anche un'occhiata per vedere se tra i dvd esposti c'è qualcosa che può interessarvi. Nemmeno se avete ben chiaro in mente quello che cercate, e siete determinati a prendere nel caso quello e solo quello, e nient'altro.

- Posso aiutarla?
- Beh, giacchè c'è, lo chiedo a lei: avete mica Il libro della jungla?
- Uhm... Il libro della jungla... Aspetti che guardo... (Se è per questo potevo fare anche da sola, grazie). No, non mi pare, no.
- Ok, grazie.
- Ma abbiamo Robin Hood! (Sì, lo vedo anche da me, grazie).
- Grazie, ma Robin Hood ce l'abbiamo già; cercavo proprio Il libro della jungla.
- Peter Pan?
- Ce l'ho.
- La spada nella roccia?
- Ce l'ho.
(Mi guarda con sguardo di sfida. Forse non mi crede? Come si permette??)

domenica 21 luglio 2013

Compleanno a luglio. Atto terzo.

Sopravvissuta. Anche se per un pelo. E siamo appena ai tre anni.
La vedo dura.
Non so poi perché uno debba complicarsi tanto la vita quando basterebbe fare tutto più semplice e stressarsi meno.
Naturalmente ho voluto fare la festa a Mimi, come al solito oscillando tra volontà e indecisione, bloccata dall'idea del caldo, dell'assenza di invitati, del ramadan del beduino e del chimmeloffare, ma alla fine mi son detta: basta, questo compleanno si ha da fare.

Malgrado miei errori organizzativi madornali, tutto sommato non è andata poi malissimo, se si eccettua:
  1. inspiegabile quanto imperdonabile assenza del genitore maschio dalla festa fino alle dieci di sera circa perché trovavasi in giro per l'Italia a contrattare camion e lamentava imponderabili ritardi ferroviari che gli hanno impedito il subitaneo ritorno.
  2. conseguente spiegabilissima e perdonabilissima incazzatura di genitore femmina.
  3. pessima scelta dei tempi di azione che han reso la festa una lunga agonia di adulti e bambini.
  4. pessima scelta della location.
  5. tentata fuga della festeggiata in tenuta da principessa rosa con diadema e bacchetta magica.
  6. distruzione psicofisica della mamma organizzante, nonché delle due figlie, partecipi e loro malgrado spettatrici attive delle tragicomiche vicende organizzativo-festaiole.
  7. esubero di regali.
Eccovi dunque qualche saggio e utile consiglio che, con il senno di poi, mi sento di dare a chi volesse, casomai, impelagarsi nel compito di organizzare nel cuore di un torrido luglio, la festa di compleanno per sua figlia treenne pur non avendo soldi per affittare un "bagno privato" al mare (non si intende come toilette, ma come porzione di spiaggia attrezzata) e pur non potendo vantare una grande disposizione e propensione personale per le public relations (ovvero proprio zero), né del sostegno pratico ed emotivo di un partner-padre dotato al contrario di grande disposizione e propensione per le stesse, ma inspiegabilmente assente.


Cibo fai da te. Sì. Se avete esperienza nel campo. Malgrado l'imponente mole di responsabilità e conseguente ansia da prestazione che in voi potrebbe comportare l'idea che un certo numero di persone dovrà cibarsi di ciò che avete cucinato voi e pure trovarvi un cero diletto (sempre, ahimè, nel cuore di un torrido luglio), vedrete che ne sarà valsa la pena, anche se più della metà delle pietanze preparate vi rimarrà nel frigo, perché un rapido calcolo delle proporzioni tra numero di invitati presenti e quantità del cibo non poteva che comportare queste ovvie conseguenze.
Cucinare di notte. Magari no. Ma in assenza di alternative anche sì. Ciò comporterà un aggravio delle vostre precarie condizioni emotive e di generale confusione mentale, in misura direttamente proporzionale all'ora notturna in cui avrete terminato il gravoso compito. Se non avete una neonata che si sveglia ogni mezz'ora imponendo il vostro pronto intervento di tetta, e costringendovi a lasciare in sospeso le vostre faccende gastronomiche, magari riuscirete a cavarvela prima delle 4 del mattino.


Festa in casa. Sì, se reputate di avere lo spazio sufficiente. Se no potreste chiedere come favore all'amica che abita due piani sotto al vostro, di mettervi a disposizione all'uopo il pezzo di terra che pertiene il suo appartamento, normalmente deputato al pascolo brado dei cani (due, di grandi dimensioni). Questo comporterà che voi dobbiate comunque provvedere ad un'accurata pulizia preventiva del luogo onde epurarlo dalla presenza di escrementi canini tutt'altro che eventuali.
La cosa potrebbe risultare difficoltosa qualora abbiate anche in contemporanea due bambine insonni da gestire mentre rastrellate il terreno sollevando nuvole di polvere raccattando cacche a non finire, ma lo farete, pregustando con febbrile entusiasmo il successone della fantastica piscina gonfiabile che pensate costituirà il momento clou della festa.
Terreno adatto al giuoco. Quel che non avevate previsto è che il terreno poteva non risultare troppo idoneo alla presenza di bambini molto piccoli. Addossando parte della responsabilità alle defezioni e parte al fatto che non mi sentivo pronta per riempirmi casa di mocciosi urlanti e dei genitori del nido, diremo che alla nostra festa c'era una sola invitata dell'età di Mimi, con al seguito una sorellina di un anno che non ha perso tempo per infilare mani e faccia nel terreno non molto pulito lordo. Ok, avete sbagliato: questa non è più una delle feste del vostro passato di studenti universitari (era meglio la terrazza, io te l'avevo detto! Ma in terrazzasi schianta dal caldo! Oh, allora fai come ti pare). L'unica mamma invitata difatti era piuttosto scocciata per l'inconveniente. La festa si trasferirà al più presto al piano di sopra, attrezzando in fretta e furia la terrazza di casa.
Tovaglia di Hello Kitty. Anche no. Se sapevo che era di Hello Kitty non la prendevo di certo. Ecco perché costava così tanto!
Borsa frigo per tenere in fresco le bibite. Ma non facevate prima a farla direttamente sul terrazzo di casa vostra 'sta cavolo di festa? Così le bibite le levavate direttamente dal frigo al momento e rimanevano più fresche, e soprattutto più accessibili. Ma tanto nessuno dei vostri invitati adulti avrà voglia di succo di frutta Bravo o altre bevande rigorosamente analcoliche.
Piscina gonfiabile. Andava bene pure più piccola a pensarci bene. E magari era meglio se non la riempivate fino all'orlo, che poi non si riusciva più nemmeno a svuotare tanto era il peso della massa d'acqua che le impediva pure di defluire dall'apposito tappo di scarico posto sul fondo. Ma va be', ci avete provato, non è andata.
Amici di sempre. Sì sì e sì. Se non fosse stato per loro, io starei ancora lì a piangere. A parte che se non ci fossero stati loro, la festa non sarebbe proprio stata, ché hanno fatto insieme da aiuto-organizzatori, manovalanza e da ospiti, riempiendo Mimi di doni anche un poco al di sopra delle necessità, e ciascuno secondo le proprie naturali inclinazioni, dal cavalletto dell'artista, all'aquilone da manovratore aereo, dalla cucina in miniatura al vestito da principessa, ma va bene, l'importante, e credo che anche per Mimi sia così, è che ci siano stati, anche chi è passato giusto un'oretta per salutare e poi è dovuto scappare a lavoro. Ché Mimi qui ci ha un sacco di zii e amici grandi acquisiti in eredità spirituale, e se da un lato questo fa sì che diventi destinataria di una quantità eccessiva di attenzioni e premure, è pur vero che ha sempre tre anni, e non c'è niente di male, io penso, a farle fare la principessa per un giorno, e ci sarà tempo per fare la festicciola con i compagni di classe, se mai mi dovesse smorcare la fantasia di fargliela fare (un giorno color arancio, chissà...)



 Regali. Hai un bel dire a tutti che vuoi limitare la mole dei regali, educare all'essenziale, non abituare all'eccesso, insegnare il valore dei gesti e non degli oggetti, emancipare dal materiale... i regali arriveranno.
E va be'. Fa' almeno che siano (anche) di tuo gradimento (ovvìa, chiudiamo un occhio sul vestito da principessa, che le è garbato così tanto...).
Ovvero: poco ingombranti che non ti riempiano casa (ci siamo riusciti secondo voi? Mah!), ragionevolmente sporchevoli e moderatamente futili.
Dicevo: poco ingombrantiiii!


Uff! che fatica farsi ascoltare! E poi alla fine passi per la madre bacchettona rompiballe, proprio tu che hai ordinato la bicicletta su quel sito di giocattoli all'ingrosso, coinvolgendo anche l'amica tua nel folle ordine di un mega pacco cumulativo di baloccaglia varia, però poi, temendo che non arrivasse in tempo per la data X, ti sei premurata di procurarti anche un secondo regalo di riserva.
E pensare che Mimi aveva espressamente avanzato due sole richieste: "un librino da leggere" e "l'ombrello delle principesse" (daje co'ste principesse!). Fatto. Fatto. Ci ha pensato mamma, ovviamente. Anche se lei si è dichiarata ormai stanca di scartare regali e si è concessa quell'ultima proroga giusto perché erano da parte mia. E comunque...
Una sorpresa al risveglio. Non ha prezzo!


 


Per dire: a lei bastavano pure i soli personaggi di Cenerentola e Biancaneba, giunti balzellon balzelloni da Roma impacchettati in fila indiana come i nani di ritorno dalla miniera di diamanti, per potersi ritenere pienamente soddisfatta del giorno del suo compleanno. Non si può rendere una bambina felice ancora più felice. Si rischia solo di sovraccaricarla. Ecco perché per il prossimo anno ci siamo imposte di comune accordo io e lei il limite massimo di due regali. L'ha deciso lei. E ho un anno intero per sceglierli con cura, senza sgarrare (stai a vedé).
Soffiare le candeline con un'amica. E' fondamentale ad una buona riuscita di un compleanno per il resto piuttosto disastroso. Ma in fondo: un giorno forse tutto questo dolore mi sarà utile. Mah!


sabato 29 giugno 2013

Non ci facciamo mancare niente.

La soluzione per una giornata difficile, bimba grande ingestibile, bimba piccola insonne, sono, naturalmente, i giardini.
Con mio grandissimo sollievo e soddisfazione la piccola collassa nella sua capsula simil-space-shuttle quasi immediatamente, cullata dallo sciabordio delle ruote sul selciato sconnesso del marciapiedi, prima ancora di arrivare, e rimarrà in quello stato per tutta la durata di nostra sortita (dimentichiamocene pure, dunque).
La grande si fa circa un'ora di altalena, ché io conosco le mie pollastrelle: dormire non se ne parla più di pomeriggio, ma mica tante energie per scorrazzare qua e là.
Comunque dopo essermi fatta venire la lombalgia a furia di spingerla, azzardo la mossa strategica di panchinarmi.
Novità assoluta questa, per la quale giudico oramai i tempi siano maturi.
Lei un poco ci prova, a distrarmi dalle mie velleità di mamma da panchina, ma so aggirare l'ostacolo con elegante non-chalance.
- Mamma, mamma vieni commé a laccogliele i fioli?
- Sì sì, ora vengo, ora però vai tu, bella a mammà, ché io ti aspetto qui seduta, ok? E portami un bel mazzolino di fiori... mmmh... gialli!
- Babbene, mamma. Appettami qui, eh! Ola ti polto i fioli gialli.
(Sì, ecco, brava: vai. Madre degenere io).



Sbolognata la grande, azzardo ora la seconda mossa.
Estraggo lentamente dal borsone attaccato allo space-shuttle piccolo oggetto parallelopipede, all'apparenza compatto, ma composto di un discreto numero di sottili lamine di carta unite assieme da un lato, tutte minuziosamente vergate di caratteri stampati ad inchiostro.
Dicasi libro: è un oggetto che si usava prima dell'avvento di quegli affari chiamati tablet.
E ora a noi due, commissario Montalbano.

- Mamma! Mamma, guadda: guadda che melavigliosi fioli gialli ti ho pledo! Mamma, ola vieni a laccogliele i fioli commée?
- Oh! Che meravigliosi fiori gialli! Mimi me ne porti anche di bianchi per favore?
- Mamma, dai, vieni commé a laccogliele i fioli bianchi?
- Oh, Mimi, sono stanca: vai tu per favore. (Che merda).
- Ok, mamma. Tu appettami qui eh!
(Sì sì, e chi si muove).

Dunque si diceva. Miì, che scassamento questa Livia! Ma ancora non si è deciso a accannarla lui?
- Mamma mamma!
('Azz!)

Parecchi fioli dopo, e all'in circa una pagina e mezza dopo, vedo Mimi coinvolta nel gioco da un gruppetto di bimbi di molto più grandi. La cosa non può farmi che piacere, anche se ogni tanto la perdo di vista, ché scompare nel folto di un grande cespuglio di alloro che immagino sia la casetta.
Potrei anche avvicinarmi, ma... aspè: arrivo alla fine del capitolo e poi mi alzo, eh.

- Mamma, mamma. Io e i miei amici glandi siamo andati nella folesta dove c'elano le bestie feloci! E... e... allola io ho pledo un bastone e... PUM! Gli ho ppalato!
- Oh, povere bestie feroci.
- Mamma, vieni a giocale con i miei amici nella nottla cadetta?
- Mh, sì, ora vengo. Tu intanto vai eh! Ti raggiungo.
(Ti pare che non c'era pure a 'sta botta la solita bonazza di turno morta ammazzata in circostanze pruriginose?)
- Mamma mamma guaddami! Tono nella mia cadetta!
- Sì brava!
(Continuo a sentirmi un po' degenere, ma sono curiosa di sapere cosa ne dirà il PM Tommaseo...)

- Mamma, i miei amici tono andati via, vieni commé nel sentielo?
- Nel sentiero? No, Mimi, come faccio? Ho la carrozzina, non posso fare i gradoni con Rania che dorme. Aspetta un po' che finisco questa pagina poi andiamo a fare una passeggiata.
- Mamma, mamma: io vado sul sentielo, tu appettami qui eh!
- No, Mimi: aspè... 'ndò vai? Non andare lì da sola. Aspettami che ora andiamo insieme.
- Mamma mamma guadda: quanti fioli!
(Scompare alla vista).

Oh, beh, mo' torna, vedrai. Dove vuoi che vada. Finisco questo capoverso e la seguo. Mica posso lasciare la piccola qui da sola.
- Mimiiii! Torna qui! (E insomma, ma quanto magna 'sto Montalbano!)

Passa un tempo non ben precisato.
- Mimi? MIIIIIMIIIIII!

DLIN DLON
E' stata ritrovata una bambina... (No, ti pare? Non dirmi che... ma no! Figurati se...) ...di circa tre anni... (beh, suppongo... che potrebbe essere chiunque...) ... indossa un vestitino a fiori... (Ma porca miseria! Sì ok, ditemelo pure: madre degenere totale!) ...i genitori sono pregati di recarsi a...BUAAAAAAAH! (Cazzo di bambino! proprio ora doveva mettersi a urlare? Dov'è che devo recarmi?)

MISSING!
Sì va be': madre degenere. Sono d'accordo con voi. Certo che uno abbassa la guardia un attimo e... va bene va bene: non ho scusanti. E però riconoscere bisogna che ho avuto l'onestà di contarvela tutta, e non solo "la mezza missa" come direbbe... mah, non saprei proprio chi...
Comunque dopo essermi recata ovunque, visto che l'annuncio non si ripeté, la trovai che dissertava come (perdonate il paragone blasfemo) Gesù tra i dottori, al centro di un capannello di preoccupate e sollecite signore cotonate, a cui spiegava con dovizia di particolari quanto lei amasse i fiori e come appunto si stesse dedicando all'assidua ricerca degli stessi nel momento in cui era stata fermata.
- Ma come ti chiami bimba?
- Non me lo licoldo come mi chiamo signola.
(Arrivo io, trafelata).
- Eccomi! Grazie mille! Scusate... Stavo... allattando la piccola (immagino a 'sto punto di essere arrossita fino alle orecchie. Il commissario Montalbano mi avrebbe sgamata subito che era una farfanteria).
- Mamma, e ccuda: io stavo laccogliendo i fioli petté che eli malata!
- Amore, ma non devi andare in giro da sola!
- Bisogna fare attenzione, signora, di questi tempi.
- Sì ha ragione.
- Ah, eccola! Stavo chiamando i carabinieri!
- Sì, mi scusi, non avevo capito dove...

Va be'. E' andata.
Non è mica (solo) colpa mia, però (anzi: è tutta colpa tua, Montalbà!).
E ora scusatemi: ne approfitto (ché loro ancora dormono) per finire il libro.

Autoritratto con libro e fioli.

giovedì 31 gennaio 2013

Aspetta che ora rispondo.


- Ma la tua adesso con che cos'è che gioca di più?
- Mh... non saprei, le piacciono diverse cose, ma forse...
- No perché il mio ora è in una fase che i giochi che faceva qualche tempo fa lo annoiano. E' vero che è un maschietto, e hanno diversi modi di giocare, ma vorrei capire: come posso stimolarlo un po' di più. Per esempio: gli ho comprato il Play-mais no?
- Ah... No: cosa sarebbe?
- Il mais colorato per fare le costruzioni, non so se hai presente.
- Ah! Sì, una mia amica...
- Però poi ho passato un pomeriggio a fare composizioni che lui distruggeva. Non riesco a farlo concentrare. Non so, la tua per esempio a casa come la intrattieni?
- Beh, noi abbiamo fatto il didò e...
- Ah, il didò. Vero! Ho visto quelle valigette al supermercato, solo che mi sembrava che fossero per bambini troppo piccoli.  C'era lo zoo con tutte le formine. Ma è sicuro se lo mettono in bocca? Guarda il mio mi fa disperare. Lo fa apposta: mette tutto in bocca.
- No, ma ti dicevo: se tu guardi su internet...
- Ah, ecco: il mio adora i video su u-tube. Abbiamo preso anche un lettore DVD di quelli portatili, sai, per vedere per esempio i film della Disney. Ma lui si stanca subito. L'unica cosa che guarda tanto è RAI Yo-yo. La tua la guarda la televisione?
- (Rassegnata) Sì, qualcosa.
- Guarda, lui è l'unico modo per farlo stare un pochino fermo. E' che si stanca troppo al nido, mi sa. Tutte queste attività che fanno... ma non sarà troppo per dei bambini così piccoli? Poi quando viene a casa è nervoso, ipereccitato. Mi sa che è iperattivo, anche. Tu non sai cosa mi combina. Ma la tua è calma, beata te, lo vedi come sono le femmine. Mi sembra molto calma lei, vero? Com'è in genere?
- No, vabbé, è abbastanza tranquilla, poi dipende dai giorni. Anche lei quando è molto stanca...
- Magari qualche volta ci possiamo vedere per farli giocare insieme, eh, che dici? Mio marito me lo dice sempre: Pietro è innamoratissimo di Yasmin, parla sempre di lei, guarda. Quando gli raccontiamo una storia bisogna sempre mettere in mezzo la principessa Yasmin. Magari ti lascio il mio numero, eh. Così ci sentiamo. Guarda, io non ho tanto spazio a casa, poi ora mio marito ha soppalcato tutto, per mettere i giochi di lui, che in pratica non sappiamo più dove metterli. Io non lo so come fanno ad aumentare sempre. Un altro po' usciamo noi.
- Eh, se uno li compra del resto...
- No, ma poi a ben guardare, lui non è che ci gioca, eh. Li tira tutti fuori e poi si stanca subito. Per questo ti chiedevo se la tua in questo momento ha qualche gioco preferito. A parte che lui forse è un poco più grande mi sa. Lui è di maggio, la tua quando è nata?
- A luglio. Ma forse dovresti cercare di farlo concentrare su una cosa per volta. Per esempio io...
- Ah, a luglio. Allora nemmeno tanto. Sembrava più piccola. Ma guarda, è proprio bellina tua figlia. Eh, anche io volevo una femmina. Però per adesso mi fermo eh. Io non ce la faccio a fare il secondo subito. Certo però, che coraggio hai avuto! Considerando che non avete neanche casa. Ma tanto oggigiorno, che vuoi farci, eh, i tempi son cambiati! Un sacco di gente sceglie di stare in affitto, io rispetto le scelte degli altri, eh. Noi per esempio ora abbiamo il mutuo da pagare, ma abbiamo due stipendi. Però io appresso a un altro figlio lavorando non ci posso stare, e poi la nostra casa è troppo piccola per quattro. Ora dobbiamo fare la cameretta per Pietro, perché lui dorme ancora in camera con noi. La tua dorme con voi? Sempre nel lettino?
- (respiro) Sì.
- Ah, ecco, vedi. Non siamo i soli allora. Ma ora però che arriva l'altra dovrete pensare a come fare. Noi volevamo prendere quei letti che si tirano giù la sera, e poi sù, non so se hai presente. Io devo andare di qua, vado a trovare un'amica, se no mi faceva piacere fare la strada insieme, ma tanto ci si vede tutti i giorni io e te, siamo sempre le ultime ad arrivare. Ancora non mi hai detto con cosa la fai giocare lei. Hai visto il dépliant del corso di musica? dev'essere una cosa carina da fare con i bimbi. Magari ce li portiamo insieme, tu ti sei informata?
- No, guarda, a me non interessa. Sono piccoli ancora, preferisco...
- Eh, hai ragione anche tu: tutto questo tempo al nido. Però è bello che facciano tutte queste attività, vero? Oggi la maestra Lucia mi diceva del lavoro che stanno facendo con... però è giusto anche lasciar loro un po' di tempo libero, Poveretti. In fondo sono piccoli ancora, eh? Hai ragione anche tu. Poi ci sarà tempo, quando andranno a scuola... che poi crescono rapidamente che uno manco se ne accorge. Comunque poi mi dici, eh, perché mi interessa sapere come fanno le altre mamme. Io per esempio mentre preparo la cena ho lui che mi inizia a tirare fuori di tutto. Pentole, strofinacci. Sto sempre a urlare guarda.
- Anche lei fa uguale: tira fuori tutte le tovaglie, si fa i vestiti da principessa. Io la lascio fare.
- Ah, no: io questo no. Le regole sono regole. Le tovaglie servono per mangiare, per giocare ha i suoi giochi. Deve imparare che ogni cosa ha la sua funzione e il suo momento.
- Va be', ma che male c'è?
- No no, è una questione di metodo. Altrimenti va a finire che tutta la casa finisce in balia loro. No, io su questo non transigo. Io devo scappare, purtroppo, tanto poi ci vediamo eh, stammi bene.

- ...

Lei è giusto un po' logorroica. Non è antipatica, in fondo, nel suo genere. E sorprendentemente capace di autoironia, si arroga da sola il ruolo e l'etichetta di "madre ansiosa". No, ma lo è giusto un filino, eh.
Però mi dispiace non riuscire a spiegarle.

Che Mimi ha diversi giochi "comprati", è vero, ma con quelli gioca solo insieme a me.
Che quando gioca da sola non ha bisogno di strutture prefabbricate, di meccanismi ludici pensati da altri.
Che i suoi giochi preferiti al momento sono: aprire lo sportello delle tovaglie e tirarle fuori una ad una, drappeggiarsele addosso e fingersi lady Marian o Cappuccetto Rosso, la Principessa Yasmin o Raperonzolo, o un fantasmino, ballare tenendosi la gonna con una mano, come ha visto fare in un video a Biancaneve, pavoneggiarsi nelle sue vesti splendide e saltellare per casa ripetendosi da sola quanto è bella, oppure torturare uno dei gatti a turno addobbandoli di sciarpe e presine.

Che noi il nostro didò l'abbiamo fatto in casa oramai sarà un tre mesi fa, e ancora non è passato di moda, perché quello si presta a mille e un utilizzo: ci si può cucinare, si può tagliuzzare con la rotella taglia-pizza, oppure farci tante polpettine per gli scoiattoli, o per i topini, si può stendere e farci la pizza, oppure ci si può fare il gelato per mamma, o rotolare e farci intere famiglie di bruchetti: il piccolo, la mamma, il babbo, la nonna, la zia Gunchina... qualche volta anche la sorellina.

Che si può giocare anche aiutando mamma a preparare la cena, tagliando i funghi a fettine per esempio, o le zucchine, o tuffando le farfalle di pasta una a una nell'acqua bollente, e poi tenere d'occhio il pentolino e rimestare con un cucchiaio di legno, tanto per non farle sentire abbandonate al loro destino finché non saranno pronte da scolare.

Che un altro gioco bellissimo e di grande interesse è quello di far nascere i peluches.
Prima stanno nella pancia di Mimi, e lei si aggira per casa lamentando un grandissimo pancione (ohi come peda come peda), e ci possono stare anche un sacco di tempo, dentro al pancione, perché Mimi sa che ci vuole pazienza, e che bisogna aspettare tanto, perché un bambino sia pronto per uscire. A volte bisogna aspettare anche fino a primavera.
Poi alla fine nascono ed è una grande gioia: "Guadda mamma, tono nati i miei piccolini! O'a vi dò la puppa."

Che non succede niente se devo raccogliere da terra le tovaglie anche dieci volte a sera, e ripiegarle, e rimetterle via, e ricominciare da capo.
Che se a lei basta avvolgersi una tovaglia intorno al corpo per sentirsi Biancaneve o Raperonzolo, tanto di guadagnato, che non vale certo la pena andare a spendere 40 euro per un costume di Carnevale sintetico made in China.
E chi se ne frega pure, delle tovaglie (almeno qualcuno in questa casa le usa).

Allora me lo scrivo qua: come pro-memoria mio.
La prossima volta glie lo spiego.




mercoledì 19 dicembre 2012

Ehi, tu, lassù: e allora dillo che ce l'hai con noi!


Disse la Suster agitando il pugno chiuso verso un cielo lattiginoso e pulviscolare, dietro il quale faticava invero a intuire una qualsiasi forma di essenza divina.
Perché non mi spieghi chiaramente cos'è che vuoi da me per emendare il mio peccato originale?
E' forse per quella vecchia storia che non ho fatto battezzare Mimi? Ma non me l'ha già abbastanza fatta pagare mio zio col suo stalking telefonico? O sarà a causa della promiscuità di credo che vige nella nostra peccaminosa famiglia? No, dimmelo, accidenti: illuminami sulla strada della redenzione, e se proprio non vuoi tirarmi fuori da questa valle di lacrime, per lo meno evita di farmi piovere ancora addosso merd locuste, ché tanto sono buona a tirarmici fuori anche da sola, ma sai, qui miracoli non ne posso fare mica.
Del resto non ho mai offeso il presunto Figlio tuo e nemmeno il tuo Profeta dell'altra sponda, ma a pensarci bene forse mi conviene evitare di inimicarmi quello, infilarmi il chador e iniziare a praticare le cinque abluzioni rituali giornaliere, perché a livello di castighi e indulgenze è sempre meglio tenere il piede in due staffe...

Non so quanto mi convenga essere pure blasfema, oltretutto, come se io non ne avessi avute abbastanza, di sfighe su vari fronti negli ultimi tot mesi.
Lo dicevo giusto ad un'amica poco fa, messaggiandola via FB, che ormai non riuscirei a elencarle nemmeno a volerle raccogliere in una trilogia da Best Seller pseudo-storico alla Dan Brown.
E poi concludevo il messaggio così:
Scusa ma ora ho da autoredigermi la denuncia per truffa al mio assicuratore di fiducia avendo cura di falsificare le date in modo da non lasciar trascorrere i tre mesi oltre i quali decorre il limite massimo per sporgerla.
Sì perché la tipa  in divisa che stamani, dopo appena tre ore di attesa nella sala omonima (d'attesa), e pur essendo io in evidente stato d'attesa (ah ah!), e dopo avermi fatto passare avanti due tizie che avevano l'aria losca di essere sue conoscenti, col pretesto che il loro caso fosse più urgente del mio, e avermi ricevuta scocciata manco fossi una querelante alla porta del monastero dicendo che lei non poteva perdere la mattinata appresso a denunce per truffa, quando doveva occuparsi di cose ben più serie (mah! Tipo la rapina a mano armata avvenuta ieri presso il chiosco del kebab in Borgo, immagino), mi ha infine consegnato un fac-simile di denuncia da autocompilare e consegnare in triplice copia al suo collega del pomeriggio, perché tanto si suppone che io non solo non abbia altro da fare, ma persino muoia dalla voglia di trascorrere altre tre ore nella sala d'attesa di cui sopra nell'attesa, appunto, speranzosa di essere ricevuta prima che scocchi l'ora in cui dovrò recarmi a recuperare la pupa al nido.
E la suddetta donna in divisa, che non si capisce bene perché mai le donne in divisa ci tengano tanto a dimostrare di saper essere peggiori (più maleducate, scortesi e inadempienti) dei loro colleghi di sesso maschile, manco fosse un elemento a favore della parità di genere, ci teneva anche a sottolineare che avevamo aspettato troppo tempo prima di deciderci a sporgere denuncia. Chissà poi perché la gente tergiversi tanto quanto si tratta di avere a che fare con i tutori dell'ordine pubblico, che però a fine mese c'hanno lo stipendio assicurato e fanno passare avanti gli amici, e poi ti chiedi perché mai, se son questi i tutori della legge e dell'ordine pubblico, perché mai dicevo questo Paese vada come va.

Ma comunque ora devo andare: mi attende la sala di attesa.
Col mio bravo verbale redatto in perfetto stile sbirrico-verbalizzante, con tanti "di cui sopra" e tanti "come detto" e anche "il detto signor", che ogni tanto ci avrei anche infilato in mezzo un bel "quel testa di cazzo dell'agente assicurativo", ma mi sono trattenuta. Non sarebbe stato professionale.
Che Dio o Allah, o il Signore e Guistori me la mandino buona.
Senza denuncia non assicuro l'auto, senza assicurazione non si parte, senza auto prenderò il treno, se non trovo i biglietti imprecherò in tutte le lingue che conosco (una).
Amen.

martedì 11 dicembre 2012

Una settimana piena.

Evviva evviva! E udite udite.
Lo so che al mondo può anche non interessare gran che, ma oggi si celebra la riconquistata libertà di gestione dei tempi e degli spazi.
E fatemela godere finché ce n'è, che tra qualche mese piangerò di nostalgia ripensando a quando potevo permettermi tanto.
La porta di camera chiusa e io a scrivere cose futili sul mio blog. Nessuno che mi interrompe con frasi tipo: "Mamma, ma 'ccuda, io voglio vede'e Pimpaelasuapaperina!" (tono da povera bimba incompresa e frustrata nei desideri, come se non l'avesse mai visto, quel dannato video. Al punto che io stessa ho imparato a memoria le battute e gli spezzoni musicali. Grave.)
Insomma, questa cosa del posto letto al nido è fantastica perché mi permette di godere gli spazi di casa.
In genere quando metto a letto lei finisco confinata nello spazio angusto della nostra cucina sbilenca, appollaiata su una sedia, che non è comodo, a fare cose che farei volentieri sbracata su un letto, o magari su un ipotetico divano, in un ipotetico salotto. Lusso per pochi, finora soltanto il vago miraggio di una terra promessa che per qualche tempo si è lasciata intravedere, per poi allontanarsi...
Sì, sto parlando di nuovo di una casa. Della casa, di cui forse un giorno parlerò per benino a mo' di autoterapia, quando sentirò di aver del tutto metabolizzato il lutto della perdita. Sto pensando (ancora) a "quella" casa, a cui abbiamo rinunciato.
Ma insomma, l'importante è avere un tetto sopra la testa no? No?
E quello ancora non c'è crollato addosso, no.
Per ora.
Ma mi dimentico fin troppo facilmente come è duro calle lo scendere e salir per queste scale (che Mimi ha battezzato "Panzulle", non chiedetemi perché) quando è inverno e sai che in casa troverai solo il momentaneo sollievo di chi viene da fuori, prima che il freddo ti penetri nuovamente nelle ossa e tu sarai costretta ad accendere il forno per salvarti dall'ibernazione casalinga.
Un altro inverno qui non lo faccio, ripeto sempre ad ogni nuovo inverno. Ma guarda: siamo già a otto inverni, e salvo qualche bronchite saltuaria, siamo ancora vivi.
Sopravvissuti anche a questa lunga malattia di Mimi, che oggi, dicevo, certificato medico di ammissione alla mano, è rientrata, con mio grande sollievo e sua insperata impazienza, al nido "dagli amici", e per l'occasione si è voluta mettere un vestitino rosa con fiori e merletti che non sapevo nemmeno di avere (parte degli stock rimediati da mia madre ai vari mercatini dell'usato che metto da parte perchè sempre immancabilmente fuori taglia, e poi dimentico) e andava rimirandosi felice come solo una bambina di due anni sa essere e ripetendo convinta: "Mamma, guadda: sono popio una pincipetta! Sono popio la Pincipetta 'Ccopa!" Sì perchè ora il suo alter-ego principesco ha un nome: e il suo nome è Principessa Scopa... Mah! I doppi sensi non sono ammessi, prego.

E comunque era ora. Abbiamo esaurito fantasia, energia, e buona volontà.
Abbiamo giocato col didò, dipinto un quadro, fatto le collane, preparato la cena (lei ha tagliuzzato un fungo nel tempo in cui io ne ho affettata una confezione), fatto la pizza, fatto l'albero di Natale, indossato le collane di mamma, letto più volte l'intera nostra biblioteca casalinga, fatto una torta, dipinto le farfalline di pasta, fatto il pane, colorato ancora, travasato secchiate di nocciole, fatto il bagno agli animali e guardato Olivia Paperina allo sfinimento.
Nel frattempo è passata una settimana più o meno infruttuosa, tra febbri, antibiotico, conseguenti diarree, fiumi di cacca, ritorno al pannolino, piumoni da lavare, pioggia torrentizia che mi ha impedito fulminei blitz alla lavanderia, crisi di nervi legate all'assenza di lavatrice in casa, notti praticamente all'addiaccio, ricerche spasmodiche di coperte volatilizzatesi nel nulla, telefonate ad amiche ex-coinquiline per chiedere se, fosse mai, per caso non avesse preso con sé sbadatamente una nostra coperta di lana pesante non più pervenuta, risposte che, no no, io non ce l'ho, avete guardato bene nello sgabuzzino?, gite al mercato ad accattare di corsa un piumone, notti ancora tutti e tre nel lettone per evitare di disperdere il nostro prezioso calore corporeo più due felini scalda-piedi, telefonate continue ad agenzie e visite pomeridiane sotto la stessa pioggia torrentizia che "mi tieni la pupa per favore una mezz'ora c'ho da andare a vedere una casa", altre corse in farmacia a (ri)comprare l'Enterogermina. Cose così.

E' che dicembre finisce sempre troppo in fretta, e uno si fa troppe illusioni di poteri riuscire a fare troppe cose.
Ti frega, sì, anche perché ci sta sempre di mezzo almeno una settimana di malanni, guarda un po', tutti gli anni è lo stesso.
Per esempio mi sarebbe piaciuto portare Mimi alla biblioteca dei piccoli di Lucca, e per l'occasione fare un giro per la città.
Poi vorrei trovare casa, magari, che io non demordo.
Poi avrei tante cose da scrivere sul blog, che mi vengono in mente sempre mentre sono in bicicletta e le trovo cose molto degne di nota e attenzione, se non è una ripetizione usare entrambi i termini, peccato che poi mi manca il tempo e la presenza mentale per dar loro una forma compiuta e scritta e lineare, e così prendo nota e loro si accumulano.
Poi vorrei portare a stampare le foto del 2011, che ho messo sulla pennina da circa un anno, aspettando di avere i soldi (ah ah!) per portarle dal fotografo.
Poi vorrei finire l'album dei primi due anni di vita di Mimi (e guardate, questa settimana ho finalmente finito di riempire quello della nostra vacanza estiva dell'anno scorso! Wow!)
Poi volevo realizzare un (tardivissimo) calendario dell'avvento (tanto lei non è che si formalizza se lo faccio iniziare a scoppio ritardato), perché lei continua a dirmi: "Che bello il nostro albero mamma! Natale sarà felice quando viene!" intendendo, credo, Babbo Natale, e mi piacerebbe dare un'idea del tempo che occorrerà aspettare prima che "Natale" venga a farci visita. Non l'ho fatto prima perché... stupidamente pensavo non fosse in grado di apprezzare al pieno il senso dell'attesa, ma mi sbagliavo, e ora rimedierò. Lo faccio eh, promesso (ormai domani).
E a proposito di calendari, avrei un conto in sospeso con un'amica blogger che aspetta da circa un annetto... lo faccio, giuro! (sob!)
Poi programmavamo di andare una domenica all'acquario di Livorno, visto l'entusiasmo da lei dimostrato per gli acquari. Rimandato, per ora, che ci abbiamo un po' di spese in sospeso, e non è ora per i surplus.

Per esempio ci avrei ancora da pagare la retta del nido di ottobre e l'affitto di casa di dicembre, la bolletta del gas che scadeva oggi, la multa di 700 e passa euro per lo scontrino fiscale smarrito (perchè lui sostiene di averlo fatto, così ci tocca pagare pure le spese per la contestazione rigettata), la seconda rata della spazzatura che scadeva a ottobre, l'assicurazione della macchina che... va be', non è mica colpa nostra.
Sentite questa: l'amico fidato di amici che "guarda è proprio un bravo ragazzo, e poi ha bisogno di ingranare, gli va data fiducia, vi fa un prezzo buono etc etc" è andata a finire che ci ha solato 700 e passa euro (sì, ancora: sarebbe da giocarsela al lotto 'sta cifra) e mai ricevuto il tagliando dell'assicurazione. Dopo svariati mesi ci viene in mente di indagare, ma lui è ormai irreperibile. Vien fuori che ha diverse denunce per truffa, e non ultima quella da parte della compagnia assicurativa per cui lavora... va be', ma allora ditelo, cazzarola! Se non è sfiga questa... come? Dite che è anche idiozia? Magari un po'. Vatti a fidare più degli amici di amici.
E' che il beduino si rifiuta di pagare l'assicurazione più di quanto non abbia pagato l'auto... difficile obiettivo, se si considera che il catorcio ce l'han tirato dietro e a momenti ci pagavano per portarcelo via.
Ma comunque il catorcio richiede una ripassatina dal meccanico, perché al mattino con il freddo si rifiuta di partire.
Non che io prenda la macchina senza assicurazione eh! Mmmmh...
Va be', come non detto.
E poi dovremmo pure andare a Roma per le feste... Pro memoria per me: sistemare la questione "auto" prima della partenza (no! Il treno nooooooo! Vi prego!)
...
Il regalo alle maestre! Oh, cazzo! Quasi dimenticavo!
Dite che va bene anche un "pagherò"?

Femminile singolare

Lei e il boa
albero sbilenco

Mimi concentrata a metter palle
I grappoli di palle assemblati da Mimi



Mamma a me piacciono tolo i chicchi.

Si fa quel che si può...

mercoledì 5 dicembre 2012

Avventure di un medico di guardia.


Tuoni, fulmini e saette.
Tempo perfetto per l'ambientazione di un film gotico horror di inizio '900.
Il dottore saliva le scale sbrecciate e scivolose sotto una pioggia torrentizia, in cuor suo smadonnando per quella fastidiosa chiamata domenicale, e maledicendo le ansie eccessive di queste madri moderne, che pare aspettino le condizioni meteorologiche più inadatte e impraticabili per manifestarsi, reclamando urgenti il suo intervento.
D'altra parte non era mica colpa mia se quella domenica gli era toccato di fare il turno di guardia, aggiunge il narratore.
Comunque il nostro dottore di guardia medica arrivò incolume anche se un poco grondante acqua in cima alle scale, e fu introdotto attraverso l'acquoso terrazzo, fino alla portafinestra a vetri che dava su una sbilenca cucina-soggiorno-non-si-capisce-bene-cosa dove un arsenale di pentole e tegami gravava minacciosamente impilato nel bel mezzo del tavolo, ingombro peraltro di una varietà strabiliante di altri oggetti inutili, almeno quanto il piano cottura ingombro di teglie di pizza mezze iniziate.
Altro che sinistro maniero abbandonato, questa era una sinistra catapecchia fin troppo abitata.
Due enormi felini domestici gli guizzarono tra le gambe facendolo incespicare sull'uscio, allontanandosi poi ballonzolando le grasse pance e lasciando sul pavimento di casa scie di impronte bagnate.
La padrona di casa lo accolse da dietro le lenti appannate dei suoi occhiali che lasciavano intravedere comunque due occhiaie non indifferenti, un sorriso imbarazzato, e una massa di capelli lanosi arrotolati in una specie di nodo infeltrito sulla nuca, che avevano tutta l'aria di non essere lavati da almeno una settimana (caro dottore, dì pure dieci giorni, non mi aspettavo mica di dover ricevere visite, quel giorno).
Evidentemente seccato per una serie di circostanze seccanti, rispose appena ai saluti di accoglienza e alle scuse di dovere per l'eventuale disordine della casa, disordine che in questo caso era tutt'altro che eventuale.
Una grossa sagoma umana emerse dall'oscurità del corridoio che dava sulla cucina e il dottore si trovò vis-à-vis con una donnona africana avvolta in un accappatoio abbastanza capiente dal contenerla, la testa pure avvolta in un asciugamano, era evidentemente appena uscita dal bagno e non si aspettava di trovar gente in casa; salutò imbarazzata e si infilò in un camera. Imbarazzato anche lui, e piuttosto confuso a quanto pare, tagliò corto con i convenevoli e si diresse deciso, anche lui, verso l'ingresso di quella camera da letto.
- Di qua di qua, dottore!
Fu bloccato appena in tempo dalla tizia con i capelli da matta e le occhiaie che lo condusse nella camera accanto.
C'era penombra e un letto sfatto, con un lettino da bimbo in fondo alla stanza.
Lui posò la borsa sul lettone, si avvicinò al lettino, ormai sicuro di trovare finalmente il suo paziente, ma... nel lettino stavano acciambellati tra bambole di pezza e orsetti di peluche , i due grossi gatti di prima, intenti a lisciarsi con cura il mantello bagnato dalla pioggia.
La bimba era nel lettone, il visetto pallido e sbattuto, e le labbra rosse dalla febbre, arse e screpolate, da cui usciva un respiro accompagnato da un flebile lamento.
la visita fu breve: un minuto e mezzo a dire tanto, e la diagnosi: tonsillite.
Antibiotico e cortisone. Arrivederci.
Girò i tacchi e se ne andò, senza aspettare di essere riaccompagnato all'ingresso, senza badare alle smancerie del tizio con la parlata da cammelliere beduino in una réclame televisiva degli anni '40, che continuava a chiedergli se magari non volesse un thé o un caffé, ma facendo cadere rovinosamente la busta dei rifiuti umidi attaccata per un manico ad uno de cardini della porta-finestra.

Ecco perchè mi vergogno di far arrivare a casa gente "normale" (e un dottore nella fattispecie).

La pupa malata comunque ha continuato ad avere la febbre per un altro giorno e mezzo, tra patemi d'animo e lagne, tossi e vomitini; fino a ieri, esausta e lamentosa ha continuato a sudare il sudabile, e languire a letto, resuscitando solo quando si trattava di opporsi con furore guerrigliero a qualsiasi misura curativa: termometro, sciroppi, pastiglie effervescenti o supposte che fossero.
Oggi va meglio, ma inizia a scalpitare per la reclusione obbligatoria prolungata.
Uff, che fatica starle dietro.
Ogni altra presa d'iniziativa è rimandata dunque a convalescenza conclusa.
Mi concederò solo oggi pomeriggio il lusso di recarmi all'attesa riunione con  le maestre del nido.
Woew!
In attesa di amica baby-sitter dunque, per ora passo e chiudo.

domenica 2 dicembre 2012

Delirium di dicembre (io odio dicembre!)


Acqua. Secchiate d'acqua. Buio diurno. Cortina di grigio.
L'ideale per lasciarsi a crogiolare nella propria depressiva autocommiserazione, che è una goduria quando ti trovi in perfetta sintonia psicologia con la situazione meteorologica, così non ti senti l'unica nota stonata del contesto. A me almeno girano abbastanza quando le giornate risplendono di luce e cielo limpido, ed io sono convinta di avere delle ottime ragioni esistenziali per deprimermi, mi sento quasi depauperata di un mio sacrosanto diritto.
Infine una domenica stranamente tersa e luminosa, dopo n domeniche di clausura domestica.
Lei ha la febbre. Lei chela febbre da quando è nata l'ha avuta sì e no altre due volte (una per il vaccino, una per i canini che le spuntavano), oggi, così, di punto in bianco, febbre.
E altra notte horribilis, addormentata a fatica una pupa euforica  e inesauribile, mi sveglio con lei nel letto che era diventata improvvisamente un Dolce Forno Harbert, e mi conficcava due piedini incandescenti tra le costole.
E siccome che ultimamente sono parecchio incline alle paranoie notturne, ché mi assalgono sempre i pensieri più gai puntualmente dopo le due di notte, sono rimasta vigile e ansiosa, occhi sgranati nel buio a pensare e ripensare a quali sintomi di incipiente malattia avrei potuto individuare nel corso della giornata precedente, una lunghissima e tediosa giornata casalinga di pioggia, trascorsa tra camera e cucina (perché essenzialmente di due locali si compone la parte di nostra dimora destinata a nostro uso e godimento), a legger libri, travasare nocciole, cucinare pappe a Pinocchio, saltare su materassi, seviziare gatti innocenti (o quasi), parlare col Signor Forchetta.
E sveglio Hasuna ogni tre per due chiedendo se secondo lui non sarà il caso di andare alla guardia medica (e se fosse meningite? Che senso ha la febbre senza altri sintomi? Niente mal di gola, niente raffreddore, niente diarrea, niente di niente), e mamma voglio l'acqua, e mamma mi fa male la pancia, mamma voglio la ttega... cos'è che vuoi? La strega? E piglia la Tachipirina. E dov'è il termometro. E che cazzo 'sti termometri a batteria che non funzionano mai. Domani vai a comprarne uno normale a mercurio. Ma che non li fanno più, il mercurio è tossico, lo sai. Inquina. E invece le batterie no? Ma a che serve un termometro che misura tre volte di fila tre temperature diverse? Zorro levati dalla mia pancia che mi schiacci l'altra creatura. E MIAO MIAO MIAO. Guarda che se ti faccio uscire poi rimani fuori fino a domattina, guai a te se rompi.
Insomma così.

Se fossi superstiziosa, e forse inizio quasi a esserlo, direi che mi sta bene, per essermi gloriata a sproposito della salute coriacea di Mimi, come del resto della mia (e mo' voglio proprio vedere). Ma ora imparo a tacere. Tacere sempre, quando le cose vanno bene, e anche quando vanno non troppo male, ché si fa sempre in tempo a peggiorare.
Come quando mi son messa a dire in giro che forse compravamo casa... (cojona!)
O dicevo quanto fossi felice della mia vita (patetica cojona).
E la gente affermava di invidiarmi... (mah!) Sana invidia, la chiamavano. Le persone non stanno bene, no. Me la sono cercata, sì.

Lei ora dorme. E Hasuna... aveva detto che andava a comprare gli ingredienti per fare la pizza, e non è più pervenuto.
Ed eccomi ancora alle prese con siti di annunci immobiliari di appartamenti in affitto, e telefonate ad agenzie, e visite demoralizzanti, e topaie muffose e umide, con cucinotti infilati nei corridoi, e richieste assurde di anticipi stellari, e preventivi di spese condominiali assolutamente ingiustificabili con il pretesto del riscaldamento incluso (suvvia, e da aprile a novembre come la mettiamo?), e pensare ancora una volta all'eventualità di una resa.

- In fondo questa casa non è poi così male...
- E paghiamo poco...
- Va be', non pochissimo, se consideri che fa schifo.
- Non così schifo, dai.
- Sì, in fondo è una bella casa.
- E ha le terrazze.
- Ormai non te la danno più la casa senza fideiussione bancaria...
- E poi perché regalare i soldi alle agenzie?
- E qui non paghiamo il condominio.
- Ma spendiamo un sacco di gas, e moriamo di freddo, e la pupa si ammala. E poi non c'entriamo più.
- Mandiamo via Lia.
- Dove? In mezzo alla strada?
- Ci facciamo sistemare il riscaldamento.
- E l'autoclave.
- E cambiare il frigorifero, che fa acqua e rovina tutto il cibo.
- E comprare la lavatrice. Ci serve una lavatrice ora che nasce quest'altra...
- E sistemare le finestre.
- Non ce la posso fare senza lavatrice, a lavare montagne di tutine smerdate...
- E chiudere la terrazza.
- Non lo farà mai, Lo sai.
- Ci proviamo.
- Non lo farà mai.
- Smettiamo di pagarlo.
- Ci butta fuori. Abbiamo già mandato la raccomandata per la disdetta. Ci butta fuori.
- Che coglioni che siamo!
- Già...
- ...
- ...
- Se no ti ricordi la prima casa che abbiamo visto, quella al quarto piano senza ascensore? Non era male.
- Ma non c'erano balconi. Come facciamo coi gatti?
- E quella qui vicino 750 euro più condominio? Non era carissima...
- Ma non era arredata.
- E va be', qualcosa ce l'abbiamo. Andiamo al negozio dell'usato.
- Era piccola.
- Non tanto... 65 metri quadri mi pare...
- A questo punto restiamo qui.

Ci incartiamo.
Sempre.
Impantanati.
Drammaticamente fermi.
Mi drogo di Extreme Makeover e sbavo non tanto sulle case strafighe che gli costruiscono, ma pure su quelle che buttano giù perché secondo loro invivibili.
Ma mi stanno sulle palle le scenate isteriche che fanno quando vedono le case nuove. Questi Americani: sempre esagerati. Va be', è show.

E ora chiudo questo post sconclusionato. Insopportabilmente autocommiserativo.
E mi rimetto a leggere, che magari finisco il libro prima che Mimi si svegli, e in quei momenti lì sto bene, quando leggo, sì.

Scusate lo sfogo.

domenica 11 novembre 2012

La mia vita è un film. Tragicomico.


Il direttore della banca somigliava in maniera inequivocabile a Jim Carrey, e la cosa non poteva che suscitare in me un'irrefrenabile ilarità. Non fosse stato che la situazione era abbastanza tragica e in quel momento avrei piuttosto voluto piangere.
Ma lo stesso mi è capitato un paio di volte di dover soffocare una risata nelle mani. "Mi scusi,eh! E' che la situazione è così assurda che... insomma, rido per non piangere!"
E lui giù rassicurarmi allora, "Ma no, non si preoccupi signora, vedrà, si sistema tutto, sono formalità, però è meglio essere precisi".
(La precisione è una dote innata del Beduino).
 "Vedete, noi siamo tenuti a giustificare questi movimenti: si tratta di norme antiterrorismo e antirecilaggio. Non le abbiamo decise noi".
(Antiterrorismo? Antireciclaggio?)
"Sono leggi, sa. Da certi Paesi non si può far circolare denaro liberamente. Comunque basta essere chiari e giustificare tutto con la documentazione adeguata e non ci sono problemi".
Fa così tanti casini anche nella vita di tutti i giorni che non riesco a immaginarmi una versione del beduino invischiato in associazioni terroristiche o di riciclaggio di denaro sporco.
"Ma insomma, perché queste fatture non corrispondono all'importo?"
E poi, mi dicevo, sicuri sicuri che non mi sto ricreando nel sonno la trama di qualche assurdo poliziesco hollywoodiano visto in tv ieri sera?
"E perchè gli assegni non sono intestati alla ditta che gli ha venduto la merce ma ai singoli?"
Ma più scorrevo indietro nella memoria, meno riuscivo a rintracciare quando fosse stata l'ultima volta che ero riuscita a seguire per intero un film in prima serata in tv senza collassare alle 9 e mezzo con un filo di bava dalla bocca.
"Il tizio che vi ha mandato il bonifico dalla Libia è lo stesso a cui sono intestate le fatture vero?"
"Sì sì!" "No, no!" "Hasuna, come no?" "No, berchè dalla Libia non si buò inviare denaro in Italia, lui li ha mandati via Dubai".
"..."
(Questo era Jim Carrey, con una faccia da "Ma proprio a me doveva capitare questo beduino casinista?")
Ora è quasi l'una, appena esco vado a prendere Mimi e la porto a casa, poi devo chiamare quello dell'agenzia per la casa. I soldi per la caparra almeno ce li abbiamo, però poi restiamo praticamente col culo per terra. Oh, cazzo! Che si fa?
"Ma tu poi perché non figuri da nessuna parte? Che ruolo hai nella transizione?"
"Io ho fatto un favore a questo qua che mi ha chiesto di mandargli questa merce"
(Adesso vado a casa e mi metto a dormire, e non mi voglio più svegliare).
"Nella causale avreste dovuto indicare l'oggetto della merce, perché, capisci, potrebbero essere armi, non si sa mai. Io vi credo, ma non è che posso prendermi queste responsabilità."
(Oh, dai Jim Carrey, ma lo hai visto in faccia il Beduino?)
"E per questo che lo Stato di prassi confisca le somme superiori ai tot euro e non giustificate"
(Ma propri a noi ci devono confiscare i soldi? Ora mi metto a piangere. No, dai, aspetta a uscire di qua, e poi piangi pure.)

A volte penso che siamo proprio sfigati, che una ne pensiamo e trecento ce ne vanno storte.
A volte penso che i guai ti arrivano più facilmente se te li vai a cercare, e che alcune persone sono più predisposte a questa ricerca sconsiderata.
A volte penso che poter piangere liberamente sia fantastico, che però non è giusto dover sempre essere tu quella che se ne arroga il diritto.
Ché quando vedi lui ridotto a uno straccio dopo due notti insonni passate tra treni e porti ficcato in faccende assurde solo per il disperato tentativo di guadagnare qualcosa e di trovare strade alternative (ma legali!) alla sopravvivenza economica in un Paese che offre ai piccoli imprenditori un terreno minato da tasse spaziali e burocrazia impossibile, e te lo vedi lì disperato, lui che in 10 anni avrò visto piangere forse due volte, e sempre in circostanze ben più tragiche di questa, non certo per umiliazione, e sconfitta, allora non te lo puoi proprio permettere, di piangere anche tu, il tuo compito è di fargli coraggio, ed essere la parte lucida e pratica, e propositiva e risolutiva. Allora ti accorgi di non essere all'altezza, perché non ci dormi tutta la notte, tremi, ti assopisci e ti risvegli ogni 5 minuti, fai incubi, ti alzi 18 volte, stai male, stringi i denti, ti alzi alla fine alle 6, smaniosa di fare qualcosa e impaziente che l'orologio vada avanti per poter cercare di mettere toppe laddove occorre.
A volte penso che sarebbe bellissimo avere tipo una sfera di cristallo in cui vedere come andrà ala tua vita se fai questa o quella scelta. Come in certe commedie di Hollywood tipo i tre fantasmi del Natale presente passato e futuro, dove alla fine torna tutto a posto e il protagonista capisce che la sua vita è splendida e perfetta così com'è e fa ammenda di tutti i suoi errori precedenti.

Due strade trovai nel bosco... una mi spaventava perché era un salto nel vuoto, l'altra mi spaventava anche di più e rischiava di finire in un baratro. Allora mi chiedevo se non valesse la pena restare ferma. Ma anche quella soluzione mi spaventava. Allora, che fare?

A volte penso che questo bambino con tutti i pianti che mi sono fatta nascerà con un'inclinazione alla malinconia.

Però pensavo anche quando aspettavo Mimi che lei sarebbe nata schizzata e nevrastenica per tutta l'ansia che mi aveva divorato durante la gravidanza.
Pensavo, e invece... Uhmmmmm...