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giovedì 19 maggio 2016

Tempo sprecato


Io me ne starei qui, sulle piastrelle tiepide della terrazza, scaldate dal sole di maggio.
Me ne starei qui, tra un acquazzone e l'altro, ché di corsa tiro via le lenzuola dallo stendino, prima che diluvi.
Il vento burbero le ha asciugate in poche ore, io farò finta di metterle da parte per dar loro una stirata, poi finiranno nell'armadio così come sono, tanto stirarle che gran perdita di tempo.

Me ne starei qui a veder passare il tempo con le mie bambine che si rotolano sul pavimento, libere di impolverarsi quanto pare loro.
La primavera porta sempre un sacco di polvere e in fin dei conti chi se ne frega se in casa ce n'è a ditate. Credo sia un'accettabile scotto da pagare per la meravigliosa stagione che ogni nuovo anno ci è concessa.

lunedì 29 febbraio 2016

Amata solitudine


Avere un compagno che saltuariamente si assenta per periodi più o meno lunghi ha i suoi pro e i suoi contro.
In genere, quando è a casa, riesco a vedere più facilmente soprattutto i pro del non averlo tra i piedi.
Gli aspetti negativi emergono solo dalle assenze più prolungate, e riguardano soprattutto le bambine e la difficoltà di gestire le loro (legittime) reazioni emotive alla distanza paterna.
Sarà che quando è a casa è incredibilmente, straordinariamente inattivo, ingombrante, intralciante, invadente gli spazi e i tempi altrui.
Sarà che nell'ambito dell'organizzazione familiare il fatto che lui sia presente o meno è un particolare assolutamente poco rilevante, non fosse per il fatto che c'è più bucato da infilare in lavatrice e più pasti da preparare, più piatti da lavare e via dicendo con le lamentazioni della casalinga frustrata.


martedì 15 dicembre 2015

Ci scrivo un post

Immagine mentale di me in relax, presa in prestito da Yelena Bryksenkova
Allora, stavamo dicendo?
Dimenticavo di avere un blog.
No, non è vero, non lo dimentico manco per cazzo.
Mi correggo: non lo dimentico neanche per sogno (detesto la volgarità gratuita).
Infatti stavo pensando di scrivere altro pippone su famiglia, il Natale, il crescere...
No, meglio di no, sono nauseata di me stessa persino io.
E poi quel giorno dovevo sistemare la libreria Billy scomponibile di tre metri e mezzo che non ho idea di dove entrerà nei nostri 50 metri quadri di casa, ma, ehi! Era in regalo sul gruppo FB Te lo regalo se vieni a prenderlo, e io me la sono aggiudicata, poi ho mandato il beduino a prenderla, tanto meglio: eviterò di spendere quei circa 200 € da Ikea (che non ho) per sistemare l'ammasso di scatole impilate a fianco dell'armadio nella camera delle bimbe.

mercoledì 28 ottobre 2015

Autunno molesto.

Sì sì, capisco perfettamente perché i giorni a cavallo tra ottobre e novembre vengono deputati da svariate tradizioni culturali al culto dei morti.
Interiormente per me questo periodo è assimilabile a una lenta discesa agli inferi. Sarà che non riesco mai a scindere del tutto i miei stati d'animo interiori dagli stati d'animo meteorologici.
Oggi per esempio veniva giù acqua a secchiate da un cielo cupo e uniforme. Sono venute giù secchiate d'acqua tutta la notte, una notte fredda e scrosciante che tu vuoi solo farti piccola piccola sotto il piumone, nella tua bolla di tepore e sonno, mentre dall'altra stanza provengono i respiri regolari delle tue bambine, che ogni tanto senti mugolare, oppure parlare nel sonno, o lamentarsi, perché da quando sei madre hai sviluppato questa cosa incredibile della coscienza notturna, che sei continuamente consapevole di quel che accade nel mondo dei vigili anche mentre dormi, e come le senti chiamare il tuo nome, ovvero quello di mamma, corrispondente al tuo ruolo nei loro confronti, sei già in piedi, alla faccia del piumone e della tua bolla di tepore umano, del tuo sonno ovattato dallo scroscio continuo dell'acqua fuori, sopra il tetto, tra i rami degli alberi e sulla tettoia della terrazza.

giovedì 30 luglio 2015

Pensieri fastidiosi come zanzare.

Ci siete? Siete sopravvissuti(/e) al terribile caldo?
Ma soprattutto, c'è davvero qualcuno che legge questi miei sproloqui notturni?
Mi chiedo spesso perché continuare a scrivere. Non che la risposta mi importi davvero. Credo che se una cosa la fai, e continui a farla dopo tanti anni per il puro gusto nell'esercizio di farla, non devi stare tanto a cercare altre motivazioni.
Appurato che l'esercizio della scrittura è per me qualcosa di endemico, il continuare a farlo pubblicamente ha però dei riscontri differenti, che hanno a che fare non so più se con il desiderio di comunicazione o con l'esibizionismo, o con la ricerca di consensi o approvazione. Non saprei. Quando inizi a scrivere in maniera tanto personale perdi un po' di vista il potenziale pubblico.
Io comunque mi metto dall'altra parte e penso che a distanza di anni continuo a seguire con estremo piacere alcuni blog di cui ho seguito se non la genesi, almeno i primissimi passi, l'evoluzione personale dei loro autori (che poi sono direi in tutti questi casi autrici), le loro storie, dentro e fuori la rete.
Il più delle volte è una frequentazione muta, una partecipazione a vite in un altrove che non è il mio quotidiano, finestre lasciate socchiuse su realtà non mie, ma che col tempo lo sono un po' diventate, almeno nella finzione letteraria, ché qui nella scrittura siamo tutti un po' personaggi letterari più che persone vere.
Ed ho un po' bisogno di questa partecipazione, ho un po' bisogno di quello spiraglio sulle ansie e speranze, delusioni e paure, tristezze e solitudini altrui. Ho bisogno, credo, soprattutto delle altrui solitudini, ché quando si scrive si sta sempre da soli, e si scrive a volte perché si è soli, ma comunque si è soli nel momento in cui si scrive, si è soli perché si scrive.

giovedì 16 aprile 2015

C'è vita sulla terrazza.


Mi sveglio con la testa piena di sabbia.
Risultato di un pomeriggio con le bimbe in spiaggia.
Sabbia tra i capelli, sabbia sul cuscino, sabbia nei pensieri.
Testa pesante, occhi pesti, mattine luminose di primavera, pressione bassa, bambine lamentose, noiose, ostruzioniste.
Primavera si riaffaccia sempre faticosa, per quanto bella.
In primavera la mia casa si amplia, le pareti si fanno permeabili, il dentro lascia entrare un po' di fuori e il fuori ci accoglie tiepido e confortevole come un pezzo di dentro.
Tra qualche mese la mia terrazza sarà impraticabile per buona parte della giornata; le sue piastrelle esposte a meridione diventeranno incandescenti sotto gli implacabili dardi del sole estivo che la batteranno per svariate ore al giorno.
Ma ora è il momento più propizio che mai.

martedì 21 ottobre 2014

Con la testa piena di fiumi.

Solo per scrivere.
Solo per dire che sono viva.
Scommetto che erano tutti preoccupatissimi, i miei venticinque lettori (citazione: chi la sa?).
C'è chi dice di avere il blocco dello scrittore.
Esiste pure la paura del foglio bianco, e io la capisco tantissimo, eccome se la capisco.
Il foglio bianco da riempire è stato lo spauracchio dei miei compiti in classe, non tanto per il fatto di doverlo riempire, quanto per le aspettative di tutto quel bianco, in attesa di ricevere e mettere in riga i tuoi pensieri in maniera poi difficilmente emendabile, se non con asterischi e richiami, o cancellature a penna orrende, che comunque possono far ben poco perché se parti male poi non c'è modo di rientrare nel binario giusto; il pensiero e lo scrivere prendono una strada loro che come il percorso di un fiume puoi al massimo deviare, un pochino, a fatica, innalzando argini perché non tracimi, o sbarramenti, dighe di punti e a capo che poi formeranno laghi di pensieri quieti, pronti a riprendere magari da un punto più agevole.