giovedì 29 settembre 2011

Suster ci prova.

Dice bene la mia Amichetta: io non possiedo proprio il dono della sinteticità.
E nemmeno quello della decisionalità, se è per questo.
Sono un'indecisa cronica, tentennante, titubante, e assolutamente incapace di selezionare, scremare, discernere, sfrondare.
Dopo il post di Dreamy Melrose, ha iniziato a rodermi il tarlo dell'agonistica. No, non ho detto "agonia": agonistica, nel senso di desiderio di partecipare, concorrere, mettermi in lizza. Ok, la smetto con i sinonimi, che pare che ho mangiato pane e Rusconi.
Dunque, siccome sono sempre informatissima su qualsiasi iniziativa e eventi, scopro poi che su Fb questo concorso della Leica è popolarissimo, linkatissimo, cliccatissimo.
Viste le mie scarse competenze in materia e i miei limitati mezzi, mi intimidisce un poco l'idea di partecipare a un concorso di fotografia e di proporre a una giuria di professionisti le mie cagat i miei dilettanteschi cimenti. Però poi dò una sbirciata alla galleria delle foto in gara e mi convinco che in queste cose ci vuole faccia da culo un tantino di presunzione e disponibilità a osare.
Quindi ieri sera inizio alle 10, dopo aver messo lei a letto, il semplice lavoro di passare in rassegna le foto da me scattate negli ultimi tre anni di mia vita. Scopro che la stragrande maggioranza dei miei scatti sono realmente munnezza, munnezza vera, e però non mi sento mai il cuore di cestinarli, perchè sono comunque testimoni di attimi andati. Il mio legame emotivo con la maggior parte di questi momenti, o con i soggetti ritratti mi impedisce di essere obiettiva sulla reale qualità delle foto.
Dopo circa du tr quattro ore sono riuscita a selezionare in un'unica cartella un numero ragionevole di fotografie (cinquanta!) e col cervello ormai in pappa decido di andare a dormire.
Oggi ho ricominciato il faticoso lavoro di scrematura del mio passato fotografico e sono giunta al ragionevolissimo numero di trentasei foto.
Uff! Che fatica amici miei!
Allora, considerando il fatto che avrei intenzione di presentare un ventaglio un po' vario di soggetti (diciamo un ritratto, un panorama, e un paesaggio con figura o altro), che ne dite di esprimermi qui il vostro disinteressato e imparziale parere in proposito?
Premetto che alcune di queste sono state già da me pubblicate su queste pagine: si vede che mi ci sono proprio fissata, nel caso non fatevi problemi a smontarmele (soggetto idiota? Poco significativo? Fuori fuoco? Brutta foto? Sbiadita? Sgranata? Banale?).
Sarete la mia prima giuria (mi sputtano prima su scala ridotta).
Ecco qua:

1- La luce in cime alle scale (interno Sacra di S. Michele).


2- Strapiombo.

3- Arco con torre (Susa).

4- Scorcio di strada (Susa).

5- Duomo di Massa Marittima.

6- Chiesa tra il fogliame (Massa Marittima).

7- Retone.

8- Duomo con luna.

9- Ragazza sugli scogli.

10- Ritratto pupa uno.

11- Ritratto pupa due.

12- Canoa.

13- Tetti a Pitigliano.

14- Notturna (Pitigliano).

15- Valle con ponte sul fiume.

16- Veduta aerea di Sorano.
17- Torre diroccata (Sacra di S. Michele).
18- Bancarelle.

19- Colline in Maremma.

20- Pupa seduta.
21- Pupa al mare.


22- Pupa cucù uno.
23- Pupa cucù due.

24- Gatto bohémien.

25- La famiglia sul ponte.

26- Biciclette.

27- Borgo in Garfagnana con lago.

28- Hasuna sul ponte.

29- Lungarno marrone.

30- Altalene.

31. Lungarno azzurro.

32- Bimbi al mare.

33- Marina con neve.

Così ora che le ho messe qui mi chiarisco un po' le idee anch'io...

martedì 27 settembre 2011

Gatti in autunno (ovvero: quando hai una rubrica arriva il giorno in cui non sai più cosa scriverci)

Gentile pubblico, veramente, non mi sono mai trovata finora nell'imbarazzante situazione di non sapere proprio dove andare a parare con le robe da gatti.
Concedetemi una pausa, un post un po' così, raffazzonato, di cambio stagione, in cui vi illustrerò un campionario di felini domestici per tutti i gusti. Naturalmente in linea con il periodo dell'anno in cui ci troviamo.
Come vivete il vostro autunno?
Qual'è il vostro gatto?

Ecco a voi:
I gatti autunnali

Modello 1: romanticherie.
L'autunno variopinto, coi suoi colori caldi, tendenti al giallo e al marrone, la sua luce radente, vi rende melanconici e inclini al sentimentalismo?
Per voi il gatto giusto è questo:

 Contemplativo...
 ... appassionato...
 ...meditabondo. Romantico Zorro!

Modello 2: bohémien.
Se vi sentite un po' artisti dentro, l'autunno è la stagione delle contraddizioni. Si torna alle occupazioni di tutti i giorni, la città ci accoglie coi suoi ritmi incalzanti e le sue strade lastricate di foglie ingiallite. Eppure un angolo di marciapiede può strapparvi di sfuggita attimi di evasione, regalarvi istanti di poesia, suggerirvi ritmi nuovi, raccontarvi modi alternativi di vivere la realtà, svelarvi armonie segrete tra gli oggetti, le forme, i colori...
Il gatto giusto per voi è questo:


 Julien, gatto bohémien.

Modello 3: bon viveur.
In fondo in fondo, a voi che ve ne frega dell'autunno? Ogni stagione è buona per viversela come vié vié. Amate il relax, il buon vivere, riempirvi la panza e godervela di santa ragione.
Il gatto giusto per voi è questo:
 

 Colui che non aspetta l'estate per stravaccarsi al sole, e la cui attività più intensa è lisciarsi il muso. Colui che ha a buon diritto meritato il nome di Panzumen...


D'Artagnan, le bon vivant!

Rubrica del martedì: Roba da gatti.
Rubrica gemellata con: Cats on tuesday, roba da gatti around the world.

Per partecipare inserisci il tuo link entro la mezzanotte del prossimo martedì.






lunedì 26 settembre 2011

Preparativi...

E' tutto pronto. Domani è il giorno X.

Lista degli oggetti da portare al nido:
  • ciuccio (solo se il bambino ne fa uso)
  • un cambio completo
  • zainetto per il cambio con il nome del bambino
  • pantofole per il nido
  • un pacco di salviette umidificate.
Sono stata più che diligente: ho tutto, e sono riuscita a stiparlo con perfetto incastro nello spazio esiguo dello zainetto pupesco.
Che poi in fondo sono stata, per una volta previdente: anzicché uno solo, di zainetti ne ho comprati ben due! (E non sapevo nemmeno che avremmo iniziato quest'anno).
Diciamo pure che sono una di quelle persone che quando vanno al supermercato per comprare solo tre pere e un pacco di pannolini si ritrovano alla cassa a dover usare il bancomat perché hanno dietro solo 40 € in contanti e non le bastano! Al Carrefour a luglio ho visto uno stupendo zaientto a forma di elefante, e l'ho preso.
Poi la scorsa settimana alla COOP ne ho visto un altro. Porca pupazza, però, se non avessi già comprato l'elefante... E va be', tanto costa solo 4 euro... e così ora ci abbiamo il doppione, e a lei l'imbarazzo della scelta. A voi quale piace?


E poi Suster ha avuto un'alzata di ingegno, e ha voluto "osare".
Un bel giorno ha tirato fuori ago e filo, e la stoffa avanzata da quel famoso Natale in cui s'era messa in testa di realizzare a mano i regali per tutti i suoi conoscenti (deliri di onnipotenza) ed ecco cosa ha partorito:


Una fantastica sacca per la biancheria di ricambio per il nido.
Che poi non si dica che non sono una mamma-mani-di-fata! Ci manca poco che mi metto a fare i tortellini con la pasta fatta in casa e a confezionare centrini e merletti all'uncinetto!
In realtà fa molto meno schifo di quanto in foto non sembri. E sono molto soddisfatta della regolarità dei miei punti:

Da impazzirci a capire come cacchio si congiungevano borsa e fodera interna! Senza parlare di "dove caspita lo infilo il laccetto?".
E' che ho fatto gli studi umanistici, e invece per poter avere buone competenze di tagliocucito bisogna essere come minimo geometri!
La foto è menzognera, racconta solo mezze verità.
Ecco la magagna:

Va be', però così era come era oggi pomeriggio. Stasera ho finito il lavoro proprio "ammodino".
Ecco il risultato nell'insieme:

La balena è il nostro animale guida! (almeno per ora, poi crescendo sceglierà quello che più le aggrada). Non fate caso alla scelta del colore: era l'unica stoffa che si prestava alle esigenze del modello (sigh!). E il fantastico ricamo l'ho fatto sfilacciando un tessuto sintetico multicolor che mi è avanzato in grande quantità. Quando sono andata in merceria (oh, la più cara della città, lì devi stare attento a quello che metti sul bancone perché se non chiedi il prezzo prima, rischi di non arrivare a fine mese!) la commessa voleva a tutti i costi convincermi a prendere una stoffa con gli orsetti.
- Ma come? Per la fodera? Ma è dentro: non si vede (un po' come il culo della moffetta).
- Ah, è per dentro?
- Sì, è per dentro, fuori ho già fatto il ricamo io!
Meglio non scendere nei particolari: detta così sembra che chissà che genio dell'ago e filo io sia!
Come vedete ho preso la cosa molto seriamente.
E questa è la pazza che domani dovrebbe fare il suo debutto in società:


Dopo averla rincorsa per mezz'ora in giro per casa (abbiamo fatto il giro del perimetro per tre volte, come Ettore e Achille), sono riuscita a vestirla da giovin signora in autunno.


 Ci teneva però ancora a farmi vedere una cosa molto importante. L'ha cercata a lungo, e alla fine...

 L'ha trovata!

Lei lo chiama "Be", ma pretende che io lo chiami "l'ombelico del mondo"!
Credo che potrebbe diventare la scoperta del secolo!

sabato 24 settembre 2011

Nido sì, nido no.


Che dire: mi sento un po' frastornata. Sentimenti contrastanti si agitano nella mia fragile testolina di madre appena calata nel ruolo (mi riferisco al nido).
Vuoi tu, Suster avere questa pupa per tua legittima figlia, per vivere per sempre insieme, sfamarla, ninnarla, sopportarne e contenerne le esplosioni isteriche ed averne cura tanto in cattiva che in buona salute nel santo indissolubile vincolo della maternità per il resto dei tuoi giorni?
Vuoi tu mollarla, sbolognarla, scaricarla e riconquistare una parziale libertà e, lasciando ogni altro scrupolo, attenerti a lei sola (alla libertà), affinché ambedue viviate serene e indipendenti per quel che è consentito ai suoi un anno e qualcosa?

Ho stilato un abbozzo di lista di pro e contro per chiarirmi le idee in merito.

Pro. Mattinata libera per me. Maggior libertà di espletamento delle funzioni materne e no.
Contro. La pupa finora la mattina è abbastanza gestibile, poiché continua a farsi una dormita di circa un'oretta e mezza a metà mattinata. Tutto sommato non credo di guadagnare molto in libertà.

Pro. Possibilità di applicarmi alla ricerca di un eventuale impiego part time e/o di un'eventuale futura abitazione di proprietà.
Contro. Ecco che viene meno la scusa principe per rispondere a chi mi chiede distratto "Allora, cos'è che ti sei messa a fare dopo la laurea?" perché finora ho sempre risposto: "Per adesso faccio la mamma. Poi vedrò" e mi levavo d'impaccio. E si sa che la gente è tignosa: insiste.


Pro. Contatto con altri bimbi esclusivo.
Contro. Rischio contagio malattie infettive stagionali centuplicato.

Pro. La pupa ha anticorpi da battaglia.
Contro. Le maestre me l'hanno fatta tenere a casa pure con un poco di tosse, vedrai che la scusa la trovano. E poi non parliamo dei pidocchi. 

Pro. Imparerà a relazionarsi con i suoi coetanei, così la prossima volta che vede la cuginetta non entrerà in crisi come l'ultima volta.
Contro. Sarà alla mercé dei bulli e prenderà un sacco di vizi che ora non ha, alzare le mani, dire le parolacce, frignare ogni volta che sbatte le ciglia...

Pro. Magari imparerà anche cose buone, tipo una maggior autonomia nei suoi giochi, e poi deve costruirsi da sola la sua socialità, senza ingerenze continue della mamma. Prima lo fa più facile sarà.
Contro. Si dice anche che fino al compimento del terzo anno di età non c'è reale esigenza di socialità, anche se non ci credo poi troppo...

Pro. Me la ripiglio verso mezzogiorno e mezza, già nutrita e intrattenuta per mezza giornata e probabilmente stanca morta e la indirizzo con accorta nonchalance verso il suo ormai solo e unico sonnellino pomeridiano.
Contro. La tattica di sfinirla fisicamente perché meglio dorma finora non ha mai funzionato, anzi, si è sempre dimostrata controproducente. E' risaputo che pupa stanca dormirà con fatica e male, svegliandosi di continuo. Sarà un delirio.

Pro. Non sei mica obbligata a mandarcela tutti i giorni: puoi sempre tenertela a casa  e farla stare con te se qualche volta la vedi stanca o particolarmente maldisposta. Almeno finché non lavori. 
Contro. Certo, posso pure tenerla a casa tutti giorni, ma tanto mi tocca comunque pagare!

Pro. La pupa può ricevere stimoli diversi da quelli che le ho sempre fornito io, farà attività fichissime e divertenti, e forse anche io.
Contro.  Spezzo una lancia in favore delle mie attività. Voglio dire: andare a fare la spesa è un'attività fichissima. E non vedo poi cosa ci sia di tanto fico nel giocare con cortecce d'alberi e foglie secche. Possiamo sempre andare a prenderne una vagonata al parchetto sotto casa: vorrei capire dopo cosa ci si fa.

Pro. Ma no, dai: l'ambiente è stimolante, le maestre sono personale preparato apposta per venire incontro ai bisogni e alle esigenze dei più piccoli, conosceranno attività che tu nemmeno ti immagini per aiutarla a sviluppare nella maniera più competa la sua "psicomotricità", e in ogni caso lo vedi anche tu che non ne può più di travasare animali e barattoli da un angolo all'altro della casa e ora è passata a tirare fuori i vestiti dai cassetti: se non le fai fare altro, capace che prima o poi inizierà a smontare le ante delle finestre.
Contro. Forse hai ragione, la sala della distruzione fisica vale da sola tutti i possibili giochi ai giardini. Ribadisco comunque l'alta funzione pedagogica attribuita dal metodo montessoriano all'attività del travaso, che si tratti di animali, di barattoli o di vestiti. E poi non immaginarti chissà che da questa parola "psicomotricità": cosa credi che facciano fare a dei bimbi di un anno, non certo scalare una parete di roccia. Si tratterà di attività estremamente elementari, come quelle che chiunque può secondo logica far fare a un bambino di quell'età.

Pro. Se non era per la nonna a quest'ora lei nemmeno camminava.
Contro. Se vabbè, se tu stai a sentire tutto quello che dice la nonna! Avrebbe cominciato a camminare anche da sola, magari ci metteva qualche giorno in più ma era pronta.

Pro. Va be', cambiamo argomento. Avrà a disposizione un sacco di giochi senza doverli rubare a nessun bambino piagnone al parco, come fa ora, e senza che tu debba aprirti un mutuo per riempirti casa di tricicli e monopattini che dopo una settimana di gloria passeranno di moda e rimarranno sempre in mezzo agli zebedei quando ti alzi di notte sbattendoci il mignolo del piede.
Contro. In effetti la loro scuderia di veicoli è allettante. Che pena però quel loro cortile senza nemmeno un poco di verde, con solo quell'albero rinsecchito nel mezzo e quegli orrendi murales di polli scrostati e sbiaditi di almeno 50 anni fa. Certo che potrebbero pure pensarci a farseli rifare da un bravo artista di strada. E quella la chiamano educazione all'immagine?

Pro.Tra poco farà freddo e magari passeranno giorni e giorni senza poter uscire di casa perchè pioverà. Almeno per mezza giornata le farai cambiare aria e ambiente, e non la terrai 24 ore su 24 entro 50 mq, che poi ti credo che diventate isteriche entrambe.
Contro. Ma quando invece non pioverà la posso sempre portare fuori, invece lì non c'è nemmeno il giardino. E ora che le giornate si accorciano i pomeriggi li potrò sfruttare molto meno, ché più tardi delle 4 non vale neanche più la pena di uscire.


Pro. Non dovrò cucinare tutte le mattine per lei e per me. Io potrei pure tranquillamente ricominciare a pranzare a pane e mortazza...
Contro. Va be', ma che se a mezzogiorno e mezzo la vado a ripigliare, tocca mangiare a me pure alle undici e mezza?

Pro. Non sei mai contenta: almeno fino a quell'ora lì sei libera di andare dove accidenti ti pare senza tener conto degli orari suoi.
Contro. Niente da obiettare in proposito.

Pro. Non dovrò sbizzarrirmi a capire cosa cucinarle per soddisfare al contempo esigenze di dieta sana e cibi appetibili al suo palato fine, perché mangerà al nido, tiè!
Contro. Una bella rogna in meno. Peccato che il padre è fissato con la carne islamica e quindi mi toccherà chiedere per lei il menù vegetariano. Oppure posso tacere col padre, che tanto non lo verrà mai a sapere... Uhm...

Pro. Potresti smetterla di considerare le maestre come un pericolo per la tua autostima di madre e considerarle invece come un ottimo punto di riferimento a cui chiedere consiglio e parere riguardo ai tuoi dubbi amletici (esempio: se proprio si vuole mangiare le piante, non vale la pena che la lasci mangiarsele?)
Contro. Altro che consiglio e parere: qui c'è il rischio che venga estratta a sorte per far parte della commissione genitori del nido. Se non si presenteranno 5 martiri volontari ci hanno già annunciato che i nomi verranno sorteggiati. Argh!

Pro. Va be', ma tanto alla fine lo sai che ce la mandi. A che pro continuare questa messa in scena?
Contro. Che vuoi, io son fatta così: ogni volta che faccio qualcosa ho bisogno di conferme esterne ai miei dubbi, anche solo per potermeli sentire smontare. E' esasperante per chi lo subisce, lo so.

Va be': era iniziata come una cosa seria, invece poi si è trasformata in una dissociazione psicopatologica dell'io narrante. Credo di esser stata contagiata da Montalbano. Lui ne fa di questi monologhi.
Il gran giorno si avvicina e noi siamo materialmente quasi pronte.
Psicologicamente pure.
Io comunque sono per il nodo sì, anche se non sembrerebbe, dopo tutto ciò che scrivo qui. Non prendete troppo sul serio tutti i miei vaneggiamenti.
Hasuna, il padre, è per il nido no, ma per tutto ciò che attiene la pupa e/o i dettagli pratici (e non ideologici) della sua crescita delega in toto i poteri esecutivi nelle mani della genitrice. Non che ciò sia educativamente parlando il massimo, ma personalmente parlando ha anche i suoi vantaggi. E' un nostro equilibrio-squilibrio a cui alla fine mi sono abituata.
Mia sorella, la mia consulente telefonica per l'infanzia, appartiene alla categoria delle temute maestre d'asilo, e si colloca nel partito "nido sì". Sostiene che i bambini che rimangono fino alla materna o anche oltre, in casa in compagnia solo della mamma, o peggio (sempre a suo parere, non aggreditemi), dei nonni, si rimbecilliscano. E' un'integralista del nido, che farci. Però, se possibile, un'integralista moderata: non approva l'abitudine di mollarvi i bimbi molto piccoli e parcheggiarveli tutto il giorno.

Finora quando una madre incontrata ai giardini mi domandava se mia figlia non andasse al nido, mi sentivo quasi in difetto a rispondere di no, e mi mettevo lì a spiegare il perchè e il percome.
Ora, quando una mia amica, con una bimba di alcuni mesi più piccola della mia, mi ha chiesto perché avevo intenzione di mandarvela, la domanda mi è suonata come una dichiarazione di dissenzo, e lì a spiegare quali fossero secondo me i vantaggi di un ambiente stimolante e diverso da quello di casa, della presenza di bimbi etc.

Al ritorno da una visita a una coppia di amici che hanno un bimbo di alcuni mesi più grande della pupa, sapevo che la discussione col padre (cioè con Hasuna) si sarebbe riaperta. Loro sono infatti integralisti nel "nido no", e la loro convinzione a non mandare il figlio fuori casa prima dei tre anni, cioè alla scuola materna, è stata accolta da lui trionfalmente.
- Va be', Hasuna, ma se proprio dobbiamo prendere loro a modello, però...
(e lui impallidisce)
- ...allora sarai d'accordo anche a trasferirti a dormire nello sgabuzzino, perché io dormirò nel lettone con la pupa d'ora in poi, lei si sveglierà dalle 5 alle 10 volte a notte reclamando la tetta, che io le darò perdendo sonno e salute mentale e fisica. La cosa andrà avanti fino al compimento del terzo anno di età, quando finalmente inizierò a svezzarla da me e allora sarà pronta per dormire da sola e per andare a scuola. Forse allora si potrà parlare di riprenderti a dormire nel letto grande.

Niente da obiettare a scelte diverse dalle mie, mi domando solo come si riesca ad accettare una simile trasformazione della propria vita in funzione del proprio figlio, e se davvero questi sacrifici della "normalità" degli spazi e del tempo, sono necessari a loro, e se ne sentano davvero la mancanza una volta privati.
Quando smisi di darle la tetta per esaurimento scorte, temevo un poco il trauma del distacco, eppure non mi sembrò affatto provata dal cambiamento; decise anzi che era giunta l'ora di cambiare la posizione in cui prendeva il latte: non più adagiata sulle mie ginocchia, ma seduta con lo sguardo verso il mondo e le spalle rivolte a me che la nutrivo.
Chissà che anche stavolta non mi volterà semplicemente le spalle e se ne andrà verso il mondo.

mercoledì 21 settembre 2011

Questa strana cosa chiamata "nido"


L'arrivo della nuova stagione meteorologica ha portato un po' di scombussolio nella mia routine quotidiana, o almeno promette di portarne presto.

Avevo intenzione di aggiornare la situazione a riguardo...
La verità è che non so nemmeno da che parte cominciare.
Ho perso il filo persino io.
Considerato poi che sono 18 volte che tento di iniziare a scrivere e ogni volta ce n'è una: una volta c'è Hasuna che guarda i documentari su Al Jazeera e mi interrompe di continuo e mi dice sarcasticamente che sono proprio di ottima compagnia; una volta c'è la pupa che ha la giornata storta e ci mette un'ora a dormire, e dopo mezz'ora è di nuovo vigile e insiste perché le faccia vedere i video di Rita Pavone su You tube...

Dunque andiamo per ordine.


Punto uno: non ci si dovrebbe mai lamentare di una situazione prima di essere sicuri che tale situazione sia permanente: nel caso la sorte dovesse decidere un brusco cambiamento di direzione al corso degli eventi, non solo non avreste più diritto di lamentela riguardo alla situazione passata, ma perdereste anche l'eventuale diritto di lamentarvi di quella presente!
Spiegazione: Suster iscrive la pupa al nido sin dal compimento del terzo mese di età. Non che abbia intenzione di mandarla così piccola (dopotutto lei nemmeno lavora) ma le hanno fatto una soffiata: se non iscriverà subito la figlia al nido, non riuscirà ad avere un buon piazzamento in graduatoria e di conseguenza non potrà mai usufruire di questo indispensabile servizio per il resto dei suoi giorni.
Così la prima volta non passiamo. La seconda rinnoviamo la domanda e ci classifichiamo 264esime.
Un buon piazzamento, considerato che i posti sono meno della metà.
Quindi, convinta che non saremmo rientrate nemmeno questa volta, inizia a inveire contro i mali di questa nostra società, per il fatto che, il nido, il lavoro, oddio come faccio, l'affitto, il mutuo, la casa, la banca... un delirio di autocompatimento davvero deplorevole e patetico.

Forse qualcuno ricorderà la nostra tragicomica prima esperienza di contatto con una di queste famigerate strutture chiamate "nidi" ove le mamme indaffarate parcheggiano per qualche tempo i loro figli piccoli. Ve ne parlavo qui.
Dopo questa visita mi ero detta: che bisogno c'è di spendere tanti soldi per una struttura che non mi convince? Aspetterò ancora che lei sia un po' più grande.
Quello che non ho raccontato è stato un secondo incontro con un'altra struttura, stavolta pubblica, e precedentemente osannata da amici che ci avevano mandato la loro figlia anni prima.
Ne sono uscita piuttosto depressa, perché stavolta il nido in questione mi era parso una figata pazzesca!

Intanto, rispetto al nido dell'orto (vedi sempre link precedente), le visite sono avvenute in orario non scolastico, che da una parte forse mi sarebbe piaciuto vedere per una volta le attività svolte dai bimbi in tempo reale, ma ho poi capito che l'ingresso degli adulti nello spazio dei piccoli era assolutamente off-limits in orario di attività, intanto per un problema di igiene (punti in più per il nido pubblico: la mancanza di igiene era una delle cose che mi aveva colpito nell'altro), e poi per una questione, così almeno credo di aver capito, anche un po' simbolica. Quello è il luogo dove i bimbi costruiscono per la prima volta le loro relazioni sociali senza l'ausilio dei genitori, il loro mondo privato.
E comunque, la visita guidata sembrava un giro turistico in un luogo di alto interesse culturale, a parte il fatto che al posto della macchina fotografica, appesa al collo avevo la pupa di circa nove mesi, che a quell'epoca iniziava a gattonare e si sarebbe volentieri butatta all'interno di ogni stanza traboccante e lussureggiante di fantastici coloratissimi giochi d'ogni foggia e misura, ma non si poteva, ed io rosicavo per lei (ma anche un po' per mio proprio conto, lo ammetto).
Allora: c'era la sala della sensorialità, con una grande vasca di sabbia che non aspettava altro che d'esser travasata di contenitore in contenitore da tante piccole mani grassocce e maldestre, sparpagliata, scavata, ammonticchiata, dragata... con tanti contenitori diversi pieni di foglie secche, sassi, conchiglie, rametti, cortecce, e poi alimenti di varie consistenze, dal più farinoso al più granuloso, da combinare, impastare, esaminare... C'era poi la sala della lettura collettiva e dell'ascolto musicale, e delle attività di gruppo, la sala ricreativa o del gioco individuale e non indirizzato, la sala della totale distruzione fisica... io la chiamo così perché qui i bimbi sono liberi di autodistruggersi, se vogliono, tanto le educatrici sono in grado comunque di restituire ai genitori un pupo integro e funzionante in tutte le sue parti, perché ogni angolo di questa sala è rigorosamente imbottito modello manicomio d'epoca, e i pupi possono quindi sbizzarrirsi nelle più fantasiose evoluzioni ginniche, finanche nella pratica del Wrestling.
E infine c'era lei, la sala dal magico nome: la Sala della psicomotricità, che già dal termine si capisce che è roba tosta. Voglio dire: a me madre, per quanto sbadata e anticonvenzionale possa o voglia apparire, fa piacere sapere che dietro alle attività pensate e offerte da una struttura ci sia un minimo di programmazione, di studio, ché dietro a un nome simile ci deve stare per forza una motivazione. O quanto meno fa figura. In ogni caso mi è piaciuto il fatto che le educatrici si siano prese la briga di illustrare ai genitori in visita quale fosse, sia pure per sommi capi, l'impronta metodologica del nido, laddove, nel primo nido visitato (quello privato) avevo avuto la netta impressione che tale impronta mancasse del tutto.
Psicomotricità, vale a dire: valorizzare le potenzialità cognitive e di apprendimento attraverso il corpo e l'acquisizione della consapevolezza delle sue potenzialità e dei suoi limiti; incoraggiare nel bambino la sperimentazione individuale e la libera espressione di queste potenzialità attraverso il movimento libero e distruttivo all'inizio, e poi sempre più guidato verso la costruzione e la condivisione.
In parole povere: i bambini all'inizio fanno un gran casino e si divertono da matti sfogando e riversando le loro incontenibili energie e le loro brame distruttrici su cataste di enormi cuscinoni impilati a torre al centro di questa grande sala ovale. Immagino che corrano urlando qua e là per un bel pezzo.
Poi, infine, spossati, sono invitati a spostarsi a gruppi alle estremità della sala, dove, con l'aiuto delle maestre verranno coinvolti in giochi più tranquilli e complessi, sempre motori, ma che richiedono loro una maggior concentrazione coordinazione e attenzione.
Infine tutti seduti in gruppo ci si confronta e si racconta l'esperienza di gioco appena fatta.
Insomma: mi sono sempre più convinta che quel nido era una figata pazzesca, che se ci mandavo mia figlia ne sarebbe uscita fuori un'Einstein che a cinque anni avrebbe composto musica come Mozart e ballato come Fred Astaire. Sì qualcosa del genere.

Punto due: le cose che ti sembra di non poter avere diventano sempre incredibilmente, eccezionalmente, straordinariamente belle e desiderabili ai tuoi occhi.

Per contro io ero praticamente sicura che non saremmo mai rientrate nel numero dei privilegiati che ne avrebbero usufruito, anzi, chiesto e ottenuto conferma dei miei dubbi ad una delle educatrici che ci illustravano il funzionamento della struttura, le sale e le attività correlate, che, no, se io non lavoravo, probabilmente avrebbero dato la precedenza a tanti altri bambini le cui mamme invece, lavoravano sì, e la cosa mi aveva un poco gettato nello sconforto. Mi sentivo in una situazione di stand-by senza via d'uscita.
Il nido poi, e i pensieri ad esso correlati, erano stati messi da parte per un po'.

Un pomeriggio di settembre però, mentre correvo letteralmente dietro a una pupa ipereccitata alla vista delle bancarelle di souvenirs in Piazza dei Miracoli, tentando con difficoltà di impedirle di tirare in terra una panchetta piena di torri pendenti in miniatura di ogni dimensione e materiale, mi squilla il telefono. Ha inizio una scena da comico slapstick con me che tento di mantenere al telefono una parvenza di serietà, mentre continuo la mia incessante corsa alla "fermate quella pupa scatenata", che intanto ha preso di mira il banco della pelletteria "made in Italy" (mmmmmmmmh...) e fa strage di borse da 200 euro in su.
"Domani? Mh, sì, certo... No, pupa! Ferma! Vieni...  Va benissimo! 'Azz... Porc... Te l'avevo detto che veniva tutto giù! D'accordo, perfetto, ci sarò... Ma dove vai! Molla quella borsa che sei ancora piccola per queste cose... non raccogliere schifezze da terra!"
Insomma, avete capito.

Era il tizio (funzionario?) dell'ufficio degli asili nido comunali che mi comunicava l'assegnazione del posto per rinuncia delle precedenti in graduatoria (duecentosessantatre?)e che mi invitava a confermare l'iscrizione entro il giorno dopo.
Andai: il nido che mi era stato assegnato era proprio quello stesso che avevo visitato mesi addietro.

Nel giro di pochi giorni sono stata catapultata in una realtà parallela.
Giovedì la telefonata, venerdì mattina mi reco all'ufficio dei nidi comunali per la conferma.
Venerdì pomeriggio mi devo presentare a una riunione con le maestre per introdurre la struttura alle mamme dei nuovi iscritti (un incubo).
Lunedì c'è una fantastica merenda mattutina con bimbi, mamme, fratelli dei bimbi, da cui esco frastornata.
Alla riunione delle mamma ci vengono fatti una serie di cazziatoni preventivi (non fare tardi, non portare a scuola i bimbi con la febbre e/o vomito e/o sintomi di natura oscura, non chiamare all'ultimo momento per dire che faremo tardi, e comunque NON fare tardi). La cosa mi sembra un po' ingiusta, ma sensata.
Ma quanto parlano 'ste maestre però? Oddio, io ho lasciato la pupa con Bri, speriamo che non la stia facendo impazzire. "Naturalmente fateci tutte le domande del caso..." Sì ma quando ci fate parlare? Ma lo prendono fiato ogni tanto, o è una strategia per evitare domande? Ho capito la loro tecnica: si danno il cambio sistematico; finisce una attacca l'altra. Partono due discorsi in contemporanea: oddio, quale seguire? Ci fanno domande individuali sui nostri figli; risponde sempre la stessa mamma, quella che si è portata dietro il marito recalcitrante, che continua a fare battute che non fanno ridere mentre la moglie parla. Alla fine sono abbastanza esausta.
Ci dicono che ognuna dovrà fissare un colloquio individuale con le maestre per parlare degli aspetti particolari di ciascun bambino (magari spiego loro il problema delle sigle... saranno disposte a cantare su richiesta ogni volta che la pupa indicherà un fiore, un albero, un cavallo di plastica, o un cane disegnato? Uhm...).
Mi vien detto che la pupa farà il suo "inserimento" (termine tecnico: attenzione!) il 29 corrente mese (ecco, mi sono già appropriata del gergo da circolare scolastica).

La merenda cumulativa del lunedì è un delirio. Ovviamente, trattandosi di una merenda cumulativa, stavolta mi porto dietro la pupa, un po' ansiosa e emozionata al pensiero di vedere che reazione avrà al suo primo approccio, se pure soft, con l'ambiente scolastico (va be', c'era già stata in visita, ma non contava).
Lei non batte ciglio: la metto giù e parte. All'inizio semina un po' di panico in cortile, lì dove siamo tutti radunati aspettando non si sa bene che cosa (forse, credo io, aspettando i ritardatari, per poi iniziare questo incontro dove sicuramente vorranno darci ulteriori delucidazioni. Si saprà solo in seguito che in realtà si aspettava l'arrivo del bouffet, che giungerà solo alle 11:30, quando noi due staremo ormai infilando, sfinite, la porta d'uscita). Lei si butta su un'intera scuderia di veicoli a tre e quattro ruote parcheggiati in un angolo, ma non sapendoli pilotare, continua inesorabilmente a speronare caviglie e calcagni di chi di passaggio, poi cambia veicolo.
Quando poi la moda dell'autovettura si diffonde a macchia d'olio tra i giovanissimi astanti, perde interesse alla cosa, e decide di partire a piedi. Dribbla con abilità marmocchi avvinghiati ai polpacci delle rispettive madri, o a quelli di madri altrui, ritenuti erroneamente quelli della propria, taglia la strada a ignare genitrici molto prese a discutere dei massimi sistemi educativi con maestre apparentemente enormemente interessata, a momenti ne azzoppa una e ne rovescia in terra una seconda. Lei va, sicura, a testa bassa, la strada la conosce (ma come? dove vuole andare?).
Si è incaponita che vuole entrare nella scuola, ed ha inizio allora un penoso tira e molla, tra lei e me, la madre, che, convinta che la merenda debba essere circoscritta allo spazio del cortile per non creare subbuglio nelle sale interne, tenterà con ogni sforzo di distrarla da quella sua ossessione di dare l'assalto a quell'incredibile arsenale di giochi che ha intravisto di sfuggita passando al nostro arrivo.
Io tentavo di attirare con tutte le forze l'attenzione di qualche maestra perché mi togliesse d'impaccio, ma quelle non mi si sono filate neanche di striscio. Certo, potevano anche dirmelo che i bambini potevano tranquillamente andare a giocare anche all'interno...
Quando alla fine mi sono lasciata guidare, sconfitta, dalla pupa, scopro che all'interno accadeva un vero marasma: bimbi e giochi tutti mischiati in un unico torpore da ubriacatura (cit. colta). Un casino che ne bastava un decimo. La pupa non si è fatta pregare: ci s'è gettata a pesce. La sala della distruzione fisica è stata la sua eletta. Ci si è distrutta letteralmente, riuscendo a cozzare la testa nell'unico decimetro quadrato privo di imbottitura anti-traumacranico. Ma non ha pianto tanto, anche se era stanca come un villeggiante dopo il controesodo vacanziero, si è rialzata e ha ricominciato. Finché colei che tra le maestre era stata individuata da me come la personalità organizzativa del gruppo, non ci invita blandamente a levarci dagli zebedei, ché si poteva andare via anche prima dell'orario di chiusura, anzi, forse era pure meglio per i bimbi che non si stancassero troppo il primo giorno, ma che gli restasse la curiosità di scoprire ancora le meraviglie del nido.
E così me ne vò, rintronata, dopo aver atteso invano le delucidazioni che credevo ci dovessero esser date, senza aver scambiato parola o confidenza con alcuna madre, senza essermi accattivata la simpatia o l'interesse di alcuna maestra, senza aver capito che d'ora in poi mi tocca calarmi un poco di più nel ruolo se voglio esser presa in considerazione.

In effetti dopo qualche giorno da questi fatti mi rendo conto che non ho fissato l'appuntamento per il colloquio individuale (lo sapevo che qualcosa me la scordavo. C'è da dire però che non mi hanno cagata molto per le tre ore totali che son stata lì), e quindi telefono al nido per non sembrare negligente e farmelo fissare.
"Salve sono la mamma di una bambina che deve fare l'inserimento (mi presento).
Chiamavo perché mi sono dimenticata di fissare il colloquio individuale con le maestre..."
Pausa di riflessione-disappunto.
"Mi scusi, ma lei con che maestra ha parlato?"
"Boh! Con nessuna ancora. Chiamavo apposta..."
"Ma alla merenda collettiva non ha parlato con nessuna?"
"Ehm, no. Dovevo? Nessuno mi ha detto niente. Io son stata lì un'ora e mezzo..."
Eccheppalle.
Cambio di interlocutore.
"Ah, ecco, volevamo chiamarvi infatti."
"Ah, sì?"
"Buone notizie: un bambino è slittato a ottobre e quindi voi possiamo farvi venire al suo posto questo giovedì. Giovedì 22."
"Per... l'inserimento? Subito?"
"Sì. Mi raccomando il certificato medico".
Ecco, non me l'aspettavo proprio.

C'è da dire che non me l'aspettavo proprio. Un anticipo. Io contavo di prepararmi psicologicamente con tutta la calma che due settimane di tempo mi avrebbero concesso.
Naturalmente abbiamo fissato il colloquio individuale.
Ci sono andata con la pupa, stanca che doveva fare il pisolino a quell'ora, ma così, tanto perché non si prolungasse troppo 'sto colloquio.
In effetti è durato meno di un quarto d'ora. Pareva che non mi aspettassero. O sono io che ho sempre l'impressione che gli altri non mi prendano affatto in considerazione; il dubbio nasce spontaneo.
Prima mi chiedono se sono la mamma di Rocco. Poi, a risposta negativa, rispondono: "Ah", e mi fanno aspettare una decina di minuti. Ma io avevo l'appuntamento... boh!
La maestra parla a raffica come l'ho vista fare già alla prima riunione, quella di sole mamme (che poi non era neppure vero, perché c'erano pure un sacco di pupi vocianti, ma va be'). Ripete un sacco di cose già dette in precedenza, ed io aspetto a lungo il momento in cui mi chiederà qualcosa sulla pupa ma quel momento non arriva.
La pupa è stanca, ha dei giochini che le sono stati dati perché si intrattenga mentre noi parliamo, ma lei me li porta e aspetta che io partecipi al suo gioco. Me lo chiede in maniera piuttosto sonora. Io sono distratta e imbarazzata sul da fare. La maestra mi chiede se per caso la bimba non è stanca. Dico sì. Dice si vede. E leggo disappunto, ma forse sbaglio. Dico che è abituata a giocare molto con me, che da sola non si intrattiene ancora molto. Dice: "Ah, ecco!" e prende appunto su un foglio che ha davanti, sillabando a fior di labbra" gio-ca con a-dul-ti".
Non mi piace la maestra e non mi piace il suo modo di fare. Mi aspettavo interesse, complicità, dialogo con la bambina, e invece mi sento trattata come una scema e mi incazzo.
Leggo in cima al foglio "Jasmine" e dico:
"No: il nome è Yasmin, con la ipsilon e senza "e" finale, glie l'ho già detto quando siamo venute qui, e lei lo ha scritto anche quella volta con la J."
"Ah, Yasmin? ma come si pronuncia?"
"Si pronuncia Iasmìn e si scrive Yasmin. Più semplice non si può."
"Cioè: voi la chiamate Yasmin?"
"Sì, noi la chiamiamo Yasmin e lei si chiama Yasmin".
"Ma tu guarda! E io che l'ho scritto sempre in quell'altro modo. Ma di dove siete, rumeni?"
Ah, ecco dov'era il problema.
"Io sono di Roma. E il padre è di Misurata." (Vattelo a cercare sull'Atlante).
Ecco: pronti per il nostro ingresso nel mondo vero, nella società fuori dalle mura di casa: niente più pupa, niente più Mimi, Mimosa, Pupirizzi, Pupazza, Pupazzola, Puzzola, Cipolla, Cicoria, Cipo-Cipolla s'alza-e-barcolla. Ora vai nel mondo col tuo nome d'anagrafe, e correggili tutti, non soprassedere mai sulla tua ortografia!

Mi è parso che dopo questa io abbia avuto diritto a un minimo di attenzione e rispetto in più e la cosa mi ha deluso e amareggiato. Se bisogna essere acide e scortesi...
Forse non sono pronta per il confronto su questo terreno. Forse dovrei imparare a non aspettarmi che gli altri mi prendano in considerazione se non sgomito e se non sbraito, e se non sono sempre la prima della fila a sbracciarmi come una dannata urlando "Mia figlia! Mia figlia!".
Ma spero che questo non penalizzi però lei nei rapporti che poi dovrà intavolare con queste persone che, ahimè, dovranno prendersi cura di lei in mia assenza.
Magari è tutta una paranoia mia, mi aspettavo di meglio da cotanta e cotale presentazione.
Un po' di attenzione per le persone, a prescindere dalla loro provenienza, o da quanto strillano per farsi guardare.

Ecco, tutto questo per raccontare come mi si è presentato il nido. E forse è solo che mi sento ancora un tantino vulnerabile sul terreno del confronto maternale, forse è che mi si ripresentano fantasmi di ambienti in cui sento di non trovare il mio posto. Forse è che le strutture in fondo, per quanto efficienti e funzionanti, metodologicamente all'avanguardia, sono pur sempre fatte di persone, e le persone magari non sempre, non in tutto danno proprio il loro meglio. Ma magari sono ottime, ottimissime educatrici.
Poi c'è chi dice che le madri, al momento di separarsi dai figli diventano possessive e regrediscono emotivamente a uno stadio di grande immaturità relazionale. Ci sta, eh.

Dopo il colloquio è arrivato l'autunno, con breve anticipo rispetto ai tempi astronomici. La pupa si è presa un po' di bronchite e di notte tossisce forte, non dorme bene. Chiamo il nostro dottor Z. per riferire il tutto, e chiedere il famoso certificato per l'ammissione al nido.
Mi dice: "Ma con la tosse? Non è meglio rimandare?"
E così rimando. Chiamo di nuovo l'asilo, chiedo subito della mia amica organizzativa organizzatrice con problemi di ortografia onomastica. Lei mi dice:
"Tosse? Oh, no, no. Allora facciamo così: si rimanda a lunedì o a giovedì prossimo. Lei mi chiami dopo che è stata dal dottore, e vediamo. Però la retta la dovete pagare da domani ormai."
Io rispondo che, se è per questo, nessun problema, pagherò da domani, non morirò certo per questo.

E così: che dire? Inizio confusionario e confuso, ma penso, e credo, che lei forse se la saprà cavare meglio di me lì fuori, nel mondo. Un poco mi fa strano vederla in mano ad altri, a sconosciuti per i quali è difficile e inspiegabile persino il nome che porta, fuori dal nostro mondo di canzoni a ripetizione, da mattina a sera, di codici, di messaggi criptati, di gesti che vogliono dire, di monosillabi che intendono cose che io so. Ma si costruiranno ancora altri rapporti, sui quali io non potrò avere ingerenza se non in maniera tangenziale ed esterna.
Questa è appena la punta di un iceberg.