giovedì 17 marzo 2011

Stress da ritorno

Sicuramente vi starete chiedendo dove sono finita, data la mia lunga e ingiustificata assenza. O più probabilmente non ve n'eravate nemmeno accorti.
Accadde che io e la pupa ci siamo momentaneamente concesse una puntata in territorio romano, che ricordo essere il suolo natale della Suster, per presenziare ad importante celebrazione familiare occorsa nel pomeriggio di oggi.
Suster nella casa materna diventa immancabilmente indolente e improduttiva, troppo presa com'è a impersonare la parte del puffo brontolone, o in alternativa quella del nano Brontolo, ruolo che oramai prende il sopravvento sulla sua indole altrimenti affabilissima e accomodante, non appena varcata la soglia di suddetta casa, alloggio di sua infanzaia e adolescenza.
- Chi ha spostato tutti i miei pupazzi?
- Dove sono finiti gli animali di gomma? Proprio adesso che c'era chi ne avrebbe potuto usufruire avete pensato bene di buttarli, dopo decenni che erano lì a prendere polvere.
- Possibile che in questa casa non avete un asciugacapelli decente? Che fine ha fatto quello che vi avevo regalato lo scorso Natale? Ma come fate ad asciugarvi i capelli con un fon che getta aria fredda? Mi si è congelata la pupa, ci ho messo mezz'ora ad asciugarla!
- Che fine hanno fatto i miei pantaloni di lana che avevo lasciato qui a Natale? A saperlo me ne portavo un altro paio di ricambio. Li avevo lasciati qui apposta per non dover tutte le volte partire stracarica di vestiti!
- Ma che ci fanno tutti questi asciugamani in camera mia?
- Possibile che ogni volta che faccio la doccia mi si allaghi il bagno?

Suster ha torto marcio su tutto. Suster ormai è una mamma con una famiglia propria e una casa che, sebbene lei non riesca a considerare sua, adempie suo malgrado a questo compito. Suster non può più che considerare se stessa come un'ospite di passaggio, per quanto la cosa non le vada giù.
Suster ha fatto l'imperdonabile errore di tenere il piede in due staffe, o forse di mettere contemporaneamente i due piedi nelle due staffe di due cavalli differenti, che forse è anche peggio, come direbbe in questo caso il puffo Quattrocchi. E per quanto si sforzi di attribuire un peso relativo al proprio senso di appartenenza ad un determinato luogo, un pochino le rode di non riuscire più a sentirsi a casa sua in nessun luogo.
Però almeno lo riconosce.

Poi Suster si scoccia di dover utilizzare questo computer che non è il suo, dove non ci sono i suoi segnalibri e ogni volta che l'accende deve effettuare l'accesso su tutti i suoi account di nuovo e si scorda sempre le password e il nome utente, e deve farseli inviare sulla posta elettronica, che però non le si apre per lo stesso problema, e la tastiera ci ha i tasti che non battono e i simboli spostati, e lo schermo è quadrato e i caratteri giganti e lei si esaspera a dover sempre scrollare in continuazione. E fatica quindi a riprendere in mano le fila del discorso.
Ho lasciato il mio portatile a casa mia, dove lo avrebbe potuto usare Hasuna, e poi perchè mi sono imposta di partire leggera, perchè andavo alla stazione a piedi spingendo la pupa nel passeggino che così ha potuto farsi una pennica nel frattempo, che se no mi arrivava isterica e schizzata, e io intanto mi son fatta una passeggiata se pure a passo più che spedito che se no avevo paura di perdere il treno come mio solito, che io perdevo i treni pure quando abitavo sopra alla stazione, che da casa mia al sesto piano sentivo i fischi e l'altoparlante che annunciava i treni in partenza, e il bigliettaio stavolta mi aveva detto che non lo avrei potuto cambiare il biglietto, se perdevo questo treno, perchè mi faceva lo sconto (Boh!), e poi il cielo minacciava pure pioggia e io ho pensato che ci manca pure la pioggia come se non bastasse la corsa affannosa  in passeggino, che se avessi partecipato avrei vinto anche la medaglia d'oro di marcia con passeggino, però alle olimpiadi per disabili al 10%, perchè ci ho l'anca sbilenca, per quanto nessun dottore me l'abbia mai diagnosticata, ma quando cammino a passo molto svelto e serrato mi scatta la giuntura e fa TLAC TLAC, un fastidio che non immaginate neanche, e io giù a correre con l'anca e il mio leggero bagaglio.

Che poi anche così leggera tanto non sono, perchè ho lo zaino e la borsa della pupa (quella allegata al passeggino per intenderci), e il passeggino stesso e la pupa, che è essa stessa un bagaglio, e c'è sempre il problema che il passeggino in quei maledetti corridoi dei treni non ci passa, e anche se sono andata a prenotare il biglietto in stazione nella speranza vana di riuscire a patteggiare col bigliettaio un posto vicino alle porte, all'inizio o alla fine del vagone, per non dover trascinare il mio ingombrante carico per metri e metri di gambe e gomiti sporgenti di passeggeri stravaccati sui loro sedili, in mezzo alla calca di quelli che issano le valigie in alto sui portapacchi, non c'è stato niente da fare, e ho dovuto prenotare un posto a collocazione incognita, perchè il tizio dello sportello mi riferisce che sull'Intercity non è possibile scegliere il posto come nell'Eurostar (ecco perchè si paga di più!). Niente da fare: io e i treni sempre nemici restiamo.

E invece il viaggio stavolta è andato tranquillo, la pupa è cresciuta e guardava dal finestrino e rideva quando vedeva il mare, rideva quando entravamo nelle gallerie, e quando abbiamo visto un gregge di pecore rideva pure, e rideva guardando una ragazza che era seduta tre scomparti più avanti, che le faceva le facce buffe, rideva e sputacchiava la pappa che mi è toccato darle pure in treno, davanti a un enorme impassibile sacerdote congolese forse, e a un dormiente ragazzo inglese che ci ha gentilmente ceduto la sua busta di carta con i resti del suo fast-food per infilarci la quintalata dei fazzolettini intrisi di pappa che non sapevo più dove mettere. La pupa era tipo euforica e si è addormentata giusto venti minuti prima che arrivassimo a Roma Termini, ma un pochino aveva dormito già prima quindi va be'.

Poi corsa appresso a mia madre che appena scesa mi sequestra la figlia e si pone alla guida del mezzo pupesco destreggiandosi tra auto in code chilometriche e autobus snodabili con giunture a soffietto, che in curva ci manca poco che gli arriva un colpo di coda di uno di questi colossi snodabili, metre lei si addentra nell'attraversamento pedonale ignorando semafori e precedenze perchè troppo presa a fare vocine e smorfie alla nipotina che non vede da tanto e la figlia che sarei io della generazione di mezzo scompare intanto a metri di distanza avendo perso l'attraversamento sempre con la sua anca sbilenca e il fiato sospeso per le prodezze materne, ma poi, dopo appena un'ora e mezzo di traffico siamo a casa, e non c'è niente da fare, la capitale riesce sempre a stupirmi per la praticità e la rapidità dei suoi collegamenti.

Come oggi che tornando da laurea di fratello-zio Ergino con lode, c'è da puntualizzarlo, che quello è mio fratello e un po' ne vado fiera, di ore ce ne abbiam messe 2 e mezza, e il nostro rinfresco casalingo si è trasformato in sorta di aperi-cena, con noi stremati a morte da ore e ore fermi in coda su tangenziali e strade consolari sotto pioggia scrosciante, muovendoci di un metro ogni dieci minuti, e pupa che ha fatto in tempo a consumare suo pisolino pomeridiano serale e a risvegliarsi 40 minuti dopo, più incacchiata che mai di trovarsi ancora lì. Poi all'andata il duo comico madre-figlia inteso come Suster e la di lei madre inscenano esilarante gag al momento di montare in macchina, e piove, aspetta che accosto l'auto al box così non vi bagnate, tu e la pupa, aspè ma', ti sei accostata troppo, bisogna caricare il passeggino nel portabagagli e così non ci passa, vai un poco avanti con la macchina, sì però tu tieni la pupa sul sedile che ho paura che si rovescia, va bè, dai ci sono, la tengo, vai avanti, no no, vai indietro, c'è il mio piede sotto la ruota, MAMMAAA VAI INDIETROO C'E' IL MIO PIEDE C'E' IL MIO PIEDE C'E' IL MIO PIEDE!!!! Ringrazio ancora lo scarponcino che mi ha salvato da sorte ben più trista, e la mia indolenza di questi giorni che mi ha impedito di andarmi ad accattare, malsana idea, graziose scarpe da cerimonia con le quali il mio piede sarebbe stato suppongo fottuto dal leggiadro peso della Panda.
Mi è ritornato però in mente un episodio narrato in Memoriale del Convento, libro da me letto alcuni mesi or sono, ove si racconta di grande fabbrica di colossale convento di Mafra in Portogallo, per costruire il quale una volta un operaio ci rimette una gamba nel modo all'in circa descritto poc'anzi da me a proposito di esilarante sketch madre-figlia. Il dolore fisico di quell'esperienza mi riporta a quelle pagine, e un poco mi lascio trascinare così dallo stile torrentizio del suo autore. Chiedo perdono per la maldestra perfomance.

Non sono al top. Un poco preoccupata per Hasuna, un poco ansiosa per quello che continua ad accadere al di là del Mediterraneo, un poco in colpa per non essere con lui, un poco incazzata con questo mondo che non funziona come dovrebbe, un poco delusa per averci creduto, che le cose possono cambiare in meglio, un poco indignata di come eventi di portata storica passino oggi nell'indifferenza generale e nel pressocchè silenzio dell'informazione ufficiale. Ma a che serve. Lasciamo perdere.

Domani io e la pupa si riparte verso nuove avventure: si torna a Pisa.
Che Dio o chi per Lui ce la mandi buona.

sabato 12 marzo 2011

WWW.telefonoamico.suster.it


Il momento della giornata che preferisco è la sera, quando addormento la pupa, stravaccata sul divano in camera, io, nella semioscurità, stravaccata sulla mia pancia lei, a massaggiarmi le mani, ah, che goduria. E intanto il dondolio delle mie gambe ha il potere di esercitare anche su me stessa il suo ipnotico effetto. Riesco a scuotermi a fatica dal torpore per alzarmi di lì e infilare lei nella carrozzina, ma nel frattempo la mia mente ha finalmente modo di spaziare libera e leggera sui pensieri accumulati e messi da parte nel corso della giornata, per mancanza di tempo e concentrazione.
E così iersera vagavo ancora per i recessi dei miei pensieri interrotti ed era un poco come sognare, ma più razionale e rivedevo alcuni episodi e traevo conclusioni e facevo progetti e programmi e immaginavo realtà differenti. Mi appunto frasi e pensieri da utilizzare a momento debito, che mi scorderò tra poco, con l'ondata di cecagna che avanza. E dice il tg che in Giappone hanno le case antisismiche, ma che non servono a niente se arriva lo tsunami. Bella fregatura. Mi sovviene a tratti la telefonata da poco conclusa, che richiama alla mia memoria altre telefonate più o meno simili avvenute nel recente o meno recente passato.
Dovrei aprire una linea amica: raccontate i vostri problemi a Suster. Venghino venghino signore e signori! Non vi accalcate che qui ce n'è per tutti, rimanete in linea dopo il segnale acustico, non riattaccate per non perdere la priorità acquisita, verrete messi in contatto al più presto con la vostra analista di fiducia.
Risolvo problemi, infatti in un'altra vita mi chiamavano Wolf, accomodati amico, collega, parente o conoscente che tu sia, sono qui per ascoltarti, per aiutarti, ti solleverò dalle paure e dalle ipocondrie, dalle ossessioni e dalle tue manie, il numero lo conosci, chiama e ti sarà risposto.
Amico, sei in piena crisi ormonale? Nevrosi epocale? Malanno stagionale? Stasi esistenziale? Paranoia generazionale? La tua Lei ti ha lasciato? Il tuo Lui ti ha tradito? Non sai più se la ami? Non sai più chi sei? Non sai quel che vuoi? Non vuoi quel che sai? Non hai ciò che cerchi? Sei stanco di cercare? Sei stanco di aspettare? Sei confuso e infelice? Lei non ti ama? Lui non ti merita? Lei vuole te e tu vuoi un'altra, l'altra ti vuole ma non puoi lasciare lei? Ragazzi, c'è Suster!
Suster, pronto? E bla bla bla. Pronto Suster? E bla bla bla.
Suster ascolta, pondera, riflette, risponde, medita e si fa alla grande gli stracazzi altrui.
E intanto sballottola sua figlia nel marsupio con l'orecchio incollato al cellulare che nel mentre le frigge 10.000 neuroni al secondo. Che la linea fissa non ce l'abbiamo, no, non l'abbiamo installata, non è che non ci abbiamo pensato, è venuto pure l'omino di Infostrada, ma poi ha visto e se n'è andato senza neanche avvisare. Dopo un mese senza notizie chiamiamo il centro assistenza clienti per avere aggiornamenti sulla cosa e ci dicono che il tecnico è passato, sì, ma non ci ha trovato in casa, e così ha pensato bene di non tornare mai più. Va be', ma può venire un altro giorno a installare la linea? No, perchè casa vostra non è allacciata. Ma è proprio per fare l'allaccio che vi ho chiamati. Si ma non si può perchè manca proprio il cavo. Ah, ok, allora niente, come si fa per internet? Con le chiavette. Va be' pazienza.
Allora linea amica via satellite, viva il ventunesimo secolo, che ci ha donato il cellulare, sia lodato il navigatore satellitare, rendiamo grazie a Facebook, la domenica si va pure a Messanger, Oh my Google, che sei in the Skype! Suster non scappi. Suster dove credi di andare. Guarda che non puoi fare come ai bei tempi andati, che ti bastava staccare il telefono: ora ti arrivano i messaggini " ti ho cercato alle ore". E se non mi rispondi ti mando pure un SMS "Ti devo parlare è urgente".
Allora vagonate di confidenze, mentre io rimesto la zuppa con la  destra a casaccio che mi si attacca tutta al fondo della pentola, perchè sono al telefono da 2 ore e mezza, e la pupa strilla. Senti va bene se ti richiamo dopo ok? Anzi no, richiamami te che non ho credito, no aspetta che hai, Wind? Ah vabbè tanto ci ho i minuti gratis (gratis un par di palle li pago 6 euro al mese, che almeno io li sfrutti tutti e 200!).
Ieri la pupa mi ha sbavato un poco nel cellulare ed è deceduto il microfono, non si sente più la voce di Suster, ma Suster sente la voce dell'interlocutore: pronto pronto? Suster non ti sento. Pronto pronto? Evvabbè dai, tanto siete voi che dovete parlare. L'analista ascolta e al massimo piglia appunti sul suo tacquino. Magari ne approfitta anche per farsi una pennica sul suo lettino, che la linea amica non ha bisogno del paziente in loco. Ma no, ti messaggio: chiamami stasera sul telefono di Hasuna, tanto lui guarda Aljazeera e la pupa dorme. Va bene a stasera.
Ma dai, Suster, vedi che ti chiamano perchè sanno che con te si possono confidare, perchè sai ascoltare, perchè hanno stima della tua saggezza e si aspettano preziosi consigli.
Mmmm... -fa l'altra parte di me- Ne sei proprio sicura? O non sarà piuttosto perchè sei lontana? Tu sei estranea al loro mondo, qualcuno che guarda le cose da fuori e con distacco. Raccontarti i loro problemi è come andare dallo psicologo: un estraneo con cui l'assenza di legami affettivi ti permette di abbandonare inibizioni e pudori. Ma no, che c'è il legame affettivo nel mio caso. Eh, però il giorno dopo, passato il momento nero, come sempre accade dopo che dai sfogo al peggio di te, non hanno da guardarti in faccia, sentendosi un poco idioti, vergognandosi per la debolezza dimostrata. Ma no, che assurdità. Siamo esseri umani, capita a tutti un momento buio. Allora dimmi perchè poi, quando dopo settimane ti fai viva timidamente per sapere se stanno bene, com'è andata a finire la cosa, cascano dalle nuvole. Quale? Cosa? Ah, ti riferisci a quello! Ma, no, era un momento così. E tu, scema, che stavi lì a preoccuparti.

- Hasuna, ma secondo te perchè chiamano tutti me quando sono in crisi?
Emerge per un attimo dallo sprofondo delle bombe sulla sua città, dei morti e dei feriti, dei comunicati stampa che promettono nuovi bagni di sangue, città rase al suolo, rappresaglie spietate.
- Perchè ti vedono come una che nella sua vita è riuscita a fare tutto bene.
Saggio Hasuna, solletica la mia vanità.
Certo: SuperSuster con una vita completamente realizzata.
A parte che professionalmente è un disastro, a parte che ci ha messo nove anni a pigliarsi una laurea in qualcosa che non le servirà a niente, a parte che non  riesce a  vedersi collocata in alcun modo come membro attivo e produttivo della società, a parte che non le hanno preso neanche la bimba al nido perchè non lavora (Suster, non la bimba). Magari, signora, la prossima volta che inoltra la domanda, per avere più possibilità di rientrare in graduatoria può riprendere a lavorare. Sì, ma io non ce l'ho un lavoro. Certo certo: potendo ci tronerei, peccato che... come spiegarlo? Non ce l'ho, sono disoccupata, in cerca di occupazione. Sì ce l'avevo, ma poi l'ho perso, ed ero incinta di quattro mesi e... ma perchè sento la necessità di giustificarmi con questo impiegato che lo stipendio ce l'ha assicurato a fine mese? Ma soprattutto: se non so dove lasciare mia figlia almeno una mezza giornata, come faccio a cercarmene uno, anche sfigatissimo, di lavoro?

Insomma, Suster potrebbe considerarsi completamente realizzata e appagata. Almeno ha un tetto sopra la testa... Dai non fatemi commentare! Restarono senza parole anche i due montatori dell'armadio, che arrivarono a casa il maggio scrso, con me incinta di 8 mesi. Io sempre un po' vergognosa di portare gente in casa.
- Scusate, questa casa è un disastro!
- Eh, vabbè, al giorno d'oggi già è tanto averla, una casa!
- Ma questa mica è casa nostra! Siamo in affitto!
Il pover'uomo mi fece uno sconto sul trasporto e il montaggio del mobile. Chissà cosa deve aver pensato di quella derelitta col pancione, che metteva al mondo una creatura in quelle precarie condizioni.
Dai, Suster, queste sono quisquilie. Lo sai bene che non sono i beni materiali a far sì che una persona si senta realizzata o meno.
C'è la famiglia!
Eh già, come quando Hasuna torna a casa la sera, e io non vedo l'ora di mollargli per un po' il tenero fagotto frutto del nostro amor. E lui accende la tv e si siede.
- Allora, Hasuna com'è andata oggi?
- Cazzo, questa barabola non funziona!
- Hai mangiato?
- Gheddafi, quel bezzo di merda, ha bombardato ancora la mia città.
- Mmm. Vieni pupa andiamo di là. Hasuna metto a letto la pupa e poi preparo la cena.

Dai Suster: si vede che da fuori la gente ti vede serena e soddisfatta. Sei un bunto di riferimento... ehm: un punto di riferimento!
Sì, certo, a parte quando sclero e rischio di uccidere mia figlia.

Ma cosa vuoi di più dalla vita: hai due gatti!
E poi c'è lei: la pupa.

Così ragiono e sragiono la sera, mentre addormento lei.
Mi alzo dal divano e la infilo nella carrozzina.
E' vero. Sono davvero una donna fortunata!

venerdì 11 marzo 2011

PIP (Pupa in Progress)

Sulla sedia di Zorro
Mi rendo conto che tra una scemenza e l'altra scritte qui, ho tralasciato a lungo di aggiornare la situazione sui progressi della pupa, la quale ora si va avvicinando pericolosamente alla soglia degli 8 mesi, quindi al prossimo Pupa day. Certo, a questo punto, potrei aspettare direttamente il dì fatidico per fare il punto della situazione, ma le cose stanno cambiando a un ritmo tanto veloce, che qua urge un refresh.
Dunque iniziamo:
  • Postura.
Intanto come avrete potuto constatare dalla foto, la pupa ha decisamente raggiunto la piena padronanza della posizione seduta, ma questo ve l'avevo già detto. La novità vera e propria è che ora riesce a recuperare l'equilibrio da sola quando lo perde, ed è uno spettacolo a guardarla! Certo, non siamo ancora del tutto immuni da incidenti di percorso che non vi starò ad elencare. Fino a poco tempo fa però non potevo nemmeno sognarmi di permettermi una foto a lei seduta sulla sedia: il tempo di inquadrare e mettere a fuoco (perché, accidenti, mi si sono di nuovo sballate le impostazioni della macchina e non riesco più a ripristinare la modalità autofocus), che la sedia già sarebbe stata vuota, e lei per terra in preda a una crisi di pianto (giustamente). Quindi ne ho approfittato per sfoggiare un altro dei fantastici vestitini della nostra collezione autunno-inverno. Mai piaciuto lo stile british school alla sottoscritta, amante semmai più di deliziosi completini etnici da bimbi alternativi... Ma i regali son regali, e noi l'abbiamo indossato per scampagnata domenicale a casa di amici (ma in realtà faceva piuttosto freddo e l'abitino copre poco, ahimè).
Comunque, la postura seduta si è dimostrata utilissima anche in altra situazione ben più urgente: il supermercato. Pupa nel sedile del carrello ci stava un po' larga, è vero, e di quando in quando si buttava di lato, impedendomi di allontanarmi anche solo di due passi, a rischio di vedermela rovesciata a testa in giù tra le patate e la carta igienica, ma rispetto alle mie precedenti spese con lei nel marsupio, o, peggio, a dribblare cestini e carrelli col passeggino, la spesa infilata in due bustoni attaccati ai manubri che a ogni mia distrazione rischiavano di ribaltare col loro peso pupa e veicolo, è stato un gran progresso. La cosa più importante è che lei si è divertita tantissimo e ha socializzato con la metà della gente presente quella mattina alla COOP.
"Uh, che bella bambolina!" Dice anziana signora munita di cestello a traino mentre la pupa divora coscenziosamente il pizzino su cui mi sono appuntata la lista della spesa. "No, bella: la carta non si mangia!" E io capisco che si tratta di un velato rimprovero alla distratta madre, la quale, fingendosi assai turbata, leva subito di mano il foglietto alla bimba: "Tieni, prendi questo piuttosto", le dice porgendole la busta del parmigiano. E tira dritto, noncurante dello sguardo di disapprovazione dell'anziana signora.
  • Autonomia.
L'altro pomeriggio, mentre la sottoscritta Suster si faceva allegramente i cavoli suoi vagando a casaccio in internet e rispondeva a ogni singolo commento a proposito dei suoi ultimi esilaranti e impegnatissimi post, incredibilmente la pupa se ne stava in terra seduta sulla trapunta rossa ed esaminava con attenzione i suoi giochi uno per uno, palla per palla, sonaglio per sonaglio, rigirandoseli con cura tra le mani, agitandoli in aria ballonzolando sul sedere e lanciando di quando in quando deliziosi gridolini di eccitazione. Non ci credevo tanto, che sarebbe durata, e infatti il giorno seguente è stato tutto un frenetico pupa-vieni-qui, pupa-che-fai, pupa-non-ti-buttare-di-sotto, pupa-cosa-diamine-hai-da-urlare-così-forte, pupa-ora-mamma-arriva. Insomma, mica si può pretendere un cambiamento radicale da un giorno all'altro, soprattutto considerato l'umore altalenante della pupa in questione, ma se mi viene concessa la grazia anche solo una volta a settimana, mi considererò una donna felice e appagata.
  • Senso della musica (questo non c'è nel manuale della mamma impedita, ma a me sembra un argomento di grande rilevanza e interesse. Ergo lo aggiungo)
Ecco che comincio già con le aspettative da madre ossessiva, ma davvero, vedo nella pupa delle spiccate doti musicali. Dopotutto il padre è un discreto percussionista e la mamma... una discreta cantante (Ahahahahahaha!), una chitarrista che ci ha provato (ma ha fallito miseramente), una violinista principiante (ma ha smesso dopo due mesi di noiosissime e costosissime lezioni), una pianista che ci strimpellava sopra con l'indice destro fin dalla tenera età di sei anni (e se mai ne avesse l'occasione continuerebbe a strimpellarci sopra solo con l'indice, e tutt'al più ti tirerebbe fuori una versione rockettara di Per Elisa, ma sempre senza mano sinistra). Insomma, le mie frustrazioni in campo musicale e le mie ripetute inconcludenze fanno sì che io riversi su mia figlia tutte le mie disattese speranze. Comunque: la pupa ha imparato che da qualsiasi oggetto può tirare fuori dei suoni e la cosa la fa andare in brodo di giuggiole, come si suol dire (o almeno si diceva circa un secolo fa). L'ultima emozionante scoperta è stato il termosifone, del quale ha vagliato tutte le molteplici possibilità sonore, sbattendoci contro o passando vari oggetti sulla sua superficie, sfruttando le giunture delle sue bande verticali (chiamansi in gergo tecnico elementi del radiatore). L'ho incoraggiata, tentando di fare mio in parte il metodo montessoriano, del quale però (mi scuso con le reali frequentatrici del metodo: scusa Giuppy) sono assai ignorante, e costruendole una rudimentale maraca con un biberon e dei piselli secchi. Lei ballonzola sul sedere a ritmo e accompagna la performance con vocalizzi modulati: sarebbe da farci un video!
Alla pupa piace altresì che la mamma si cimenti nell'esecuzione del suo vasto repertorio canoro.

E qui pratico un bel taglio chirurgico perché questo post, steso a più riprese stava diventando davvero un volume enciclopedico (Ah! Sapessi essere concisa e andare al suicco delle cose come coloro che scrivono sui bigliettini dei baci Perugina!). Mi riservo di riportare le informazioni (importantissime) asportate qui su altro prossimo post dedicato completamente all'argomento. Non siete felici?
  • L'ululato dell'indiano.
A proposito di vocalizzi: dopo il ruggito della tigre e lo spernacchio selvaggio, la pupa ha scoperto un nuovo strumento di espressione sonora. Consiste nell'emettere una vocale continua (in genere la A) a bocca spalancata, mentre con la mano si ostruisce a intermittenza la cavità orale, producendo un verso simile a quello che si attribuisce generalmente agli Indiani pellerossa (dai, non ditemi che da bambini non lo facevate), solo che lei anzicchè utilizzare il palmo, utilizza il dorso, forse perché ancora non le riesce bene distendere la mano in posizione "schiaffo". La cosa la diverte molto, e ne va così fiera che durante la nostra visita all'asilo nido in qualità di guardone (chiamasi in gergo open day) ha tentato di impressionare gli astanti sfoggiando un mirabile WaWaWa, che però non ha sortito alcuna reazione di pubblico apprezzabile, dato che trattavasi di platea composta prevalentemente da attempati over-1, avvezzi già a ben altre bravure.E' rimasta un po' male, ma non se n'è fatta un cruccio.

  • Manipolazione.
Mettere questi pallettoni è una grande cosa per me, che rischio se no di perdermi per i sentieri tortuosi dei miei vaneggiamenti. Propongo il Nobel per l'inventore dell'elenco puntato.
Dunque la pupa è diventata un'abile manipolatrice, non solo della volontà materna, ma in maniera più tangibile di tutto ciò che si viene a trovare sotto le sue grinfie. La pupa manipola in una maniera che fino ad appena un mese fa mai avrei potuto immaginare. L'altro giorno ha svitato il tubetto della crema (e se l'è messo in bocca), ha sfatto parzialmente l'orlo di un tappetino di lana maghrebino che abbiamo in casa, ha svitato l'asticella dei miei occhiali (non so come ci sia riuuscita, ma l'ha fatto), riesce ad afferrare e a squotere la sottile cordicella che pende dal nostro scacciaspiriti in noce di cocco (oggetto altamente fricchettone e anche altamente inutile, cimelio di tempi più frivoli) per ottenerne suono (sempre a proposito della passione per la musica), ma soprattutto, la pupa fa dei massaggi che molti pagherebbero per riceverli. In realtà si concentra molto sulla zona mani, nel senso che ama smaneggiare le mani della mamma, soprattutto quand'è il momento di fare la nanna: in altre parole usa le mie mani come degli antistress gommosi, da manipolare e strizzare, ma l'effetto terapeutico che questa smanipolazione sortisce sui miei tendini e nervi affaticati è un toccasana. E' anche affascinata molto dalle zampe dei gatti, passione che non posso che condividere: le zampe dei gatti sono di quei prodigi della natura che difficilmente ti spieghi senza ammettere l'esistenza di una volontà ideatrice superiore. Peccato che finora nè Zorro, nè tantomeno il permaloso Panzumen, si siano prestati a un suo massaggio: ne avrebbero tratto grande benessere, a mio personale e modesto parere. Tornando alle aspettative materne disattese: possibile futura carriera da fisioterapista per uomini o bestie o, in alternativa, santona guaritrice con virtù taumaturgiche.
  • Bagnetto.
Abbiamo abolito, data anche la ormai acquisita postura seduta di cui sopra,  la sdraietta-orsetto che ci ha facilitato non poco l'approccio a quello che i primi mesi è stato il terrificante momento del bagnetto, terrificante per me almeno quanto lo era per la pupa. Alla faccia del "bagnetto caldo rilassante" consigliato dal manuale per mamme impedite quale ideale preambolo a sonni tranquilli. Il passaggio al bagno senza sdraietta non è stato male: dopo i primi due bagni, in cui la pupa si è dimostrata un po' timorosa anticipando a forza di pianti il momento di uscire dall'acqua, la terza è andata benone, a parte un tuffo di lei di faccia che mi ha fatto prendere tre o quattro infarti sovrapposti, ma che si è rivelato, non appena risollevata lei dalla sua immersione involontaria, senza conseguenze: lei, anzi pareva essersi molto divertita, perché se la ridacchiava tutta contenta e non l'ho più mollata per mezzo secondo per paura che ci avesse preso gusto.
  • Mangiare con le mani.
Devo riconoscerlo (onore al merito): l'idea di proporre alla pupa di mangiare con le mani mi viene (provate un po' a immaginare) dal manuale per mamme impedite, che consiglia, all'inizio del capitolo sull'ottavo mese, di offrire ai bimbi alcuni alimenti da mangiare da soli, con le mani, quali crekers integrali, gallette di riso, pezzi di frutta morbidi tipo banana o pera. La galletta di riso è una gran cosa, perchè per quanto la pupa possa ridurle in piccoli grani di riso soffiato appiccicaticci  e spargerli per mari e per monti, l'impatto della galletta sul livello entropico della casa è pur sempre trascurabile rispetto a  quello generato, per esempio, da un quarto di pera che finisce spiaccicata ovunque, e che ho scoperto lasciare tracce marrone scuro praticamente indelebili su colletti e bavaglini. La virtù principale della galletta è che tampona miracolosamente i buchi temporali in cui la mamma si rende conto troppo tardi che deve ancora preparare la pu-pappa e la bimba in questione si è svegliata dal suo sonnellino con mezz'ora di anticipo, reclamandola a gran voce. In questi casi riuscire a intrattenere lei per un tempo sufficiente ad espletare il dovere di preparatrice di pappe è un esercizio di funambolismo per professionisti, non certo alla portata di Suster. Interviene la galletta: la pupa se la sorbisce con calma, proprio come si farebbe per un cono gelato (o un sorbetto per l'appunto, da cui il verbo "sorbire") comodamente seduta sul tavolo, o in alternativa sulla trapunta rossa, mentre la mamma ha tutto il tempo di terminare i preparativi del pasto vero e proprio e di aspettare che la minestrina raggiunga una temperatura inferiore a quella di fusione del piatto in plastica termica Chicco. Difetti della galletta: la pupa non ha un'attività intestinale troppo frenetica, diciamo solo che il suo intestino più che pigro potrebbe definirsi catalettico. Ora non voglio fare come quelle mamme che postano con cura consistenza  e frequenza delle adorabili pupù dei loro pupi, ma capirete che il riso non aiuta certo l'incresciosa situazione per cui la Suster ha già dovuto telefonare due volte al Dottor Z., acquistare una scorta di omogeneizzatoi alla prugna, eliminare patate mele e banane dalla dieta della figlia e spendere 20 € in farmacia per delle sferette omeopatiche da sciogliere in acqua che non riesco mai a farle bere, e sulla cui efficacia comunque non metterei mai la mia gelida manona sul fuoco.
  • Comunicazione.
A volte credo che anzicchè progredire lei, sia io che stia invece regredendo ad una fase pre-verbale, dal momento che talvolta sono talmente relegata nel mio favoloso mondo pupesco, che sono in grado di passare un'intera giornata senza intavolare altre conversazioni con esseri umani che non consistano in monologhi miei e risposte a monosillabi dell'interlocutore modulate su varie frequenze e intensità. Insomma, a volte mi stupisco persino che lei non parli ancora: proietto talmente su di lei le mie interpretazioni dei suoi balbettii, che mi autoconvinco che lei si esprima in maniera assolutamente comprensibile. In realtà altre volte sono talmente esasperata dalla mia incapacità di capire cosa ne turbi la tranquillità e la quiete da trovarmi sul punto di impugnare il cucchiaio di gomma della Chicco, come Michelangelo il suo scalpello e di gridare: "Perchè non parli!".
C'è da dire però che la pupa inizia a saper comunicare l'essenziale. Per dire: lei seduta sul tavolo della cucina (dai, non fatemi la ramanzina) a un certo punto inizia a lanciare urla entusiaste e ad agitarsi tutta in preda a convulsioni di gioia. E' segno che c'è Panzumen seduto al di là della porta finestra della cucina, in paziente attesa che gli venga aperta. Con Zorro non capita poichè lui preferisce fare il giro della casa e chiamarmi a gran voce dalla finestra del bagno, non chiedetemi perché ami passare per di là, sono i misteri della psiche felina.
  • Gattonare.
Non ho fatto in tempo a dirlo: "la pupa ancora non gattona e non sembra intenzionata a farlo mai", che ecco: lei già si buttava faccia in avanti puntando le mani e sollevandosi come una foca monaca. Peccato che proprio come una foca monaca (la piccola bianca Sibert della mia infanzia) trascina dietro di sè le sue appendici inferiori (piedi, in gergo anatomico) e ancora non glie la fa tanto a sollevarsi sulle ginocchia, come da classica posizione gattoni. Temo che un'assidua e continuativa frequentazione (FAC) di Panzumen non l'aiuti a capire quale sia la dinamica della cosa e quali i vantaggi derivati dalla pratica dell'antica arte del gattonare. Ma aspetterò. La vedo lanciata, e lanciarsi pericolosamente in tutte le direzioni, motivo anche per cui cerco di evitare di metterla troppo spesso sul tavolo, soprattutto se ho da fare.
  • Denti.
Uno. E che dente!  Trattasi di primo incisivo dell'arcata dentale inferiore destra. L'unico per ora, ma ragazzi, se la cosa deve essere così traumatica per tutti e 23 i denti restanti (se non erro sono 24 i denti da latte? Correggetemi se sbaglio) io mi dimetto. Non ci penso due volte: rinuncio a ricoprire la mia carica, dando una bella lezione di stile tanto a Silvio quanto al suo amico d'oltremare (il Colonnello, tanto per intenderci), i cui deretani sono diventati ormai un tutt'uno con le poltrone su cui sono adagiati.
  • Socialità.
Non mi dilungherò ancora su questo argomento: l'avrete capito che la pupa ha un'innata propensione per le public relations. Solo mi veniva in mente che ieri, che proprio lei in casa non ci voleva stare e il tempo sembrava propizio, abbiamo avuto una bellissima esperienza di vita al parco, finalmente ripopolato di tutta una genìa di bimbi under-3 dopo un inverno di magra, durante la quale esperienza la pupa ha:
1- sperimentato per la prima volta in vita sua l'altalena del parco divertendosi come una matta, malgrado la velocità degna di un momento di suspence nei cartoni animati giapponesi (mi è dispiaciuto non aver avuto appresso la macchina fotografica per poter immortalare quel momento. La prima altalena ragazzi è la prima altalena!);
2- conosciuto un bambino diafano e poco espansivo a cui ha afferrato un piede con foga e, in preda ad un eccesso di euforia, lanciato un urletto per cui quello ha iniziato a piangere sconsolato;
3- conosciuto un bambino dalle vichinghe sembianze, simpatico e condivisivo, che ha piazzato la sua faccia a due centimetri da quella di lei per poi spararle un urlaccio che sta ad uno dei suoi come quello dell'aquila al pigolio di un pulcino, per cui lei ha fatto un salto di dieci centimetri sul sedere ed ha poi cominciato a piangere sconsolata (la pupa ha fatto conoscenza con la legge del contrappasso).
Per conto suo la mamma ha:
1- appreso che la maggior parte dei bambini di questa età si chiamano Leonardo o Lorenzo, e che la maggior parte delle bambine invece si chiamano Giulia o Sofia;
2- dimostrato una volta di più di non capire niente di bambini, facendo una madornale figura di m. com la mamma del bimbo diafano (Leonardo), grande come la pupa, infante come la pupa, non-deambulante proprio come lei e assai meno socievolmente disinvolto, alla quale madre Suster ha detto di supporre che avessero più o meno la stessa età, sentendosi rispondersi che, no, suo figlio di mesi ne aveva 16, che tradotto in linguaggio da gente normale (NdR: senza figli piccoli) significa 1 anno e 4 mesi, e a me tocca sempre di risolvermi espressioni algebriche in testa prima di venirne a capo. Giuro che quando la pupa avrà passato l'anno, approssimerò sui mesi procedendo di 6 in 6.
3- sfacchinato a rincorrere i piccioni con la pupa in collo, alla quale piaceva tanto vederli spiccare il volo, non fosse che quelli sono talmente abituati alla presenza umana che per farli volare mi toccava rincorrerli per chilometri prima che si decidessero ad abbandonare il terreno. Ne sono uscita piuttosto provata.
Nel complesso molto soddisfatte e in attesa della bella stagione per ampliare di molto le nostre conoscenze.

Ragazzi, mi fermo qui, riservandomi per la prossima volta, di aggiornare man mano, per non dovermi più ridurre in queste condizioni, ma già lo so che non lo farò.

P.S.
La pupa oggi ha 7 mesi e 3 settimane!

mercoledì 9 marzo 2011

Salutami Zorro, digli che gli ho voluto più bene che a... UGUALE!

Immagine dal film Non ci resta che piangere
Non so se conoscete il film Non ci resta che piangere.
Io l'avrò visto almeno 10 volte, senza esagerare, compresa la versione integrale con 40 minuti buoni di scene giustamente tagliate poi in fase di montaggio, che mi sarei volentieri risparmiata perchè noiosissime.
Comunque: in casa mia questo film è un cult, tanto che Suster l'ha addirittura inserito nella sua top-list, per quanto sconclusionato e demenziale, ma, che volete farci, quei due insieme mi fanno morire!

Ora, c'è stato un periodo in cui questa frase, citazione riadattata di una celebre batutta del film, era diventata un mio tormentone. Sto parlando del titolo del post.

Per chi non conoscesse il film (non sapete cosa vi siete persi: correte a vederlo!) faccio un breve riepilogo della trama:
Mario e Saverio, due amici in viaggio per non so dove, si perdono nottetempo nella campagna toscana, sono sorpresi da un temporale, e abbandonano l'auto per cercare rifugio in un vicino casale.
Qui passano la notte, ma al mattino si accorgono di esser stati catapultati, chissà come chissà perchè, nell'anno di Grazia 1492, quasi 1500, in quel di Frittole ("Scusi dove siamo qui?" "A Frittole" ah ah ah!).
 Non sapendo dove andare, vengono ospitati in casa di tal Vitellozzo, e della madre di lui Parisina, che dimostra un'evidente e malcelata predilizione per Mario (Massimo Troisi).
Dialogo (Vitellozzo è stato fatto prigioniero per ordine di Savonarola):
Saverio: Parisina, mi è venuta un'idea, forse, per far uscire di galera Vitellozzo.
Parisina: Grazie Mario!
Saverio: No! Che grazie Mario! Dicevo, stanotte, a ME è venuta un'idea, forse, per far uscire di galera Vitellozzo!
Parisina: Grazie Mario!
Quando i  due decidono di partire e lasciano la casa di Parisina, la donna si congeda da Saverio con questa frase:
Parisina: Salutami Tanto Mario, e diglio che io... Io gli ho voluto più bene che a... Uguale!
Ecco, tutto questo prembolo perchè? Mi chiederete.
Faccio ammenda, e sono pronta a confessare qui i miei peccati.

Situazione 1:
- Guarda Pupetta, è arrivato Zorro, il nostro gatto preferito! Vieni Zorro, vieni! Qui Zorro! hai visto quant'è bello Zorro, Pupa? E' proprio bellissimo! Fagli "caro". Caro Zorro, caro!

- Guarda Pupetta, è arrivato quello scemo del Panzumen. Stupido gatto, ti levi da qui. Via, non mettere il culo in faccia alla bimba! Fagli "caro Panzumen"... no, non sulla pancia che poi si eccita e ti graffia... ecco lo sapevo! Vai in culo gatto di merda!

Situazione 2:
- MIAO-MIAAOOOO
- Zorro, che c'è! Sccccccc, che la pupa dorme! Cosa vuoi, vuoi uscire? Dai, vieni che ti apro: guarda che fa freddo... vuoi uscire o no? Vuoi mangiare? Vieni che ti metto la pappa. Ah, no , vuoi le coccole! Piccolo! Hai carenze di affetto, povero! Vieni qua, bello mio!

- Mià!
- Panzumen, che vuoi! Levati di lì che tanto non ti apro: vuoi andare in camera a svegliare la pupa, eh? Vai in camera di Master piuttosto. Ahia! Bastardo, mi hai conficcato gli artigli nella gamba! Si può sapere che minchia vuoi? Ah, hai la ciotola vuota. Madonna, ma quanto magni? Ecco perchè sei obeso! Sei peggio del tuo padrone. Tò, mangia. Ah, non vuoi mangiare adesso? Allora levati, su che pesi un quintale, Panzumen, e mi hai riempito il maglione di peli!

Situazione 3:
- Guarda pupa, guarda Zorro com'è agile che salta sugli scaffali. Hai visto dov'è andato Zorro?E' lì in cima! Ciao Zorro!

-Panzumen dove cavolo sali! Lo vedi che non glie la fai, sei una vacca! Fai cadere tutto, scemo di un gatto! Scendi, su! Guarda che casino hai fatto! Ma che gatto sei che non sei capace a scendere da solo? Vieni qua che ti prendo io!

Situazione 4:
- Pupa, mi raccomando, se vuoi imparare a gattonare guarda come cammina Zorro, che diventi bravissima. Non guardare Panzumen che non sa nemmeno arrivare alla scrivania con un salto: che pippa, per passare dalla sedia al tavolo allunga un piede alla volta, ma che razza di gatto imbranato!

Situazione 5:
- Panzumen è salito sulla bilancia per neonati! Vediamo quanto pesa. 5 Kg? Pensavo peggio. Beh, ma è tutta massa grassa. Proviamo con Zorro: 5 Kg e 200? Va be', ma è perchè lui è più muscoloso!

Ma soprattutto, situazione 6:
- Panzumen! Scendi dal tavolo! Vedi di levarti dalle palle in meno di tre secondi e mezzo, che sto scrivendo e mi fai casino... oh, ma tu sei Zorro! Scusa Zorro, pensavo che fossi quell'idiota di tuo fratello! Vieni Zorricchio bello... no, non salire sul computer, aspè... non camminare sulla tastiera, Zorr... dcbyeivgcksdbcusblas jkkkkkkkkkkkkkkkk

Ecco, non è che io non voglia bene a Panzumen, anzi! Io voglio bene a entrambi i gatti allo stesso modo (anche se, a qualcuno più che a qualcun altro, siamo pur sempre esseri umani)!
Certo, ogni tanto sono davvero un po' molesti (soprattutto Panzumen!), ma sono anche bestie intelligentissime e sensibili (soprattutto Zorro), un poco paraculi magari (soprattutto Panzumen), ma così affettuosi (soprattutto Zorro)!
A volte mi verrebbe da scaraventarli giù per le scale perchè sono tutti e due dei gran rompiscatole (tranne Zorro), ma insomma, i gatti so' piezz'e core (per quanto Panzumen sia anche un poco piezz'e merd')!
Ogni scarrafò è bello a mamma soia (ad eccezione di Panzumen).
Che non si dica che ho preferenze, solo perchè ho detto che Zorro è meglio di... UGUALE!

Giù dal tavolo, Panzumen! Oh, guarda che carino Zorro: è salito sul tavolo!

martedì 8 marzo 2011

Ho vinto!

Accidenti! Che confusione (mentale)!
Pensate che Suster ha ben 5 bozze di post ancora da finire, che probabilmente non vedranno mai la luce del lap-top, e due mezze idee in testa con le quali stamani si è svegliata, felice di aver trascorso una notte relativamente tranquilla, in cui il suo sonno è stato interrotto solo un paio di volte dal pianto della pupa e una da quello di Zorro, nell'intento di celebrare a suo modo, qui su queste pagine virtuali due ricorrenze collettive che guarda caso si accavallano nella giornata di oggi: la festa della donna e il martedi grasso. Tipo di inaugurare una festa della donna grassa, che sarebbe una manna dal cielo per le case produttrici di cioccolatini e affini. Come la vedete?
Insomma, allettata la pupa per il suo primo sonnellino diurno della giornata della donna grassa, subito si collega sul blog, che da un po' di tempo a questa parte è diventata un'idea fissa e ossessiva, dal momento che si tratta anche dell'unica distrazione che Suster si concede dal suo essere mamma full time, e che ti trova?
TADAAAAAAA'!

Suster ha vinto! Yes, we can! Allora è vero! Si può! Almeno una volta nella vita si può!
Qua il post ci vuole tutto.
Ora, per farvi capire qualcosa di più, vi dico cosa ho vinto. Ecco qua:


Un fantastico Give away (il primo a cui partecipo) da aggiungere alla mia collezione di letture da mamma. Tremate, che prima o poi lo recensisco! Eh eh!
E se non ci credete guardate pure qua.
Grazie a La Staccata che ha un blog bellissimo, uno spirito pungente, e la capacità di far sorridere.
Purtroppo la mia incapacità cronica di comprendere alcuni meccanismi della scienza internautica mi impedisce di capire come fare a diventare follower di questo blog, che alberga su Splinder (suggerimenti?).

La pupa mi si sveglia a tratti uggiolando e mi si riaddormenta di botto se le concedo la mia gelida manona (che diventa gelida sistematicamente quando batto le dita sulla tastiera, mi ci vorrebbero dei guanti senza dita) da manipolare tra le sue calde manine.

Il premio è vieppiù gradito dalla sottoscritta perchè davvero davvero in sua vita (ho vinto qualche cosa? Niente!) si contano sulle dita di una mano (la mia gelida manona) le volte in cui le accaduto di sentirsi baciare da quella santissima donna della dea bendata.
  1. Quella famosa dello scoiattolo (ricordate?).
  2. Un concorso letterario in terza media promosso dall'Arma dei carabinieri: bisognava partecipare con un tema sui Carabinieri, per l'appunto, che la sottoscritta, che il giorno innanzi si era guardata bene dall'andarsi a documentare sull'argomento, che poco glie ne caleva, scopiazzò qua e là in classe. Purtuttavia vinse (e questo la dice lunga: ma chi sarà stato a giudicare gli scritti? Avranno fatto anche lì l'estrazione con sistema random? Mah!). Cosa vinse? Anche stavolta il premio in palio (a parte l'onore), era di natura bibliografica: un fantastico dizionario grammaticale dell'Arma "Così si dice (e si scrive)", con tanto di fiamma tricolore in copertina.
  3. Una mano di Settemmezzo  (o un gioco affine) una sera di Santo Stefano nel lontano 2001 (forse), con gli amici di Amichetta (mia amica storica). Mi ero recata lì con pochi spiccioli, intenzionata a NON giocare: primo, perchè tanto non vincevo mai in queste occasioni; secondo, perchè non potevo permettermi di perdere quei pochi spiccioli di cui, che mi servivano per mettere benzina al motorino e all'epoca non è che disponessi di troppi capitali (i miei mi hanno sempre finanziato col contagocce). Invece giocai, e me ne tornai tronfia con una trentina di euro in saccoccia, che però mi pare che quell'anno si passava dalla lira all'euro e di lì a poco la vincita avrebbe quindi subito una clamorosa inflazione (infatti erano 30.000 lire, non 30 euro). E ci voleva l'attenuante: se proprio devi vincere, che almeno sia con clausola restrittiva!
  4. Una medaglia di cartoncino per il primo posto di Salto in lungo femminile all'età di 10 anni durante un campo scout.
E basta: credo di aver messo tutto. Quindi, cari i miei invidiosi: me la merito tutta questa vittoria! Wahahahahahahahahahahaha!
Scherzo, su: non fate quelle facce. Oggi a me domani a te. L'importante è partecipare. Le vittorie morali sono le più importanti... eccetera.
Oggi lasciatemi gongolare.

Ah! E giacchè ci sono: a proposito di premi, vorrei ringraziare Ester per avermi assegnato questo fantastico premio:

che scopro ora significare in tedesco "Carissima".

Lusingata di tanto affetto, ricambio l'appellativo, e non giro il premio solo perchè arrivo come sempre in ritardo, quando ormai vedo che tutti coloro che bazzico, ne hanno ricevuto almeno uno, e lo sfoggiano orgogliosi nella loro bacheca virtuale.

Detto ciò posso considerarmi oggi una persona assai realizzata, e mi accingo a salutarvi, solo dopo aver puntualizzato che mai premio fu più calzante di questo (mi riferisco al give away, sì, scusate, è sempre la confusione mentale di cui vi parlavo) poichè Suster e i tacchi non sono mai andati troppo d'amore e d'accordo. Suster ha due piedi da lottatrice di sumo, conformi alle sue gelide manone, e ama tenerli ben piantati in terra. Perciò ne lascio l'appannaggio a Silvio, e a quanti amano guardare il mondo da 12 centimetri più in alto di quanto madre natura abbia concesso loro. Io m'accontento.
Buona festa della donna grassa a tutte le strafighe sopra i 70 Kg di peso! (No, perchè tra i 60 e i 70 oscilla Suster!)

lunedì 7 marzo 2011

Le avventure di Suster e pupa all'Open day

Cos'è un Open day? Nessuno lo sa?
Non lo sapevo nemmeno io, prima di trovare nella cassetta delle lettere questa busta.

L'invito.
Carissimi genitori,
   in previsione delle iscrizioni per l'anno scolastico 2011/2012, vogliamo presentarVi l'attività dell'asilo nido dell'Istituto San Francesco.
La realtà educativa bla bla bla...
    ... abbiamo organizzato due mattine durante le quali i genitori potranno visitare l'asilo con i propri figli, che saranno invitati a svolgere alcune attività insieme ai bambini attualmente frequentanti. Per questo siamo lieti di invitarVi (e ridaje!) allo
Open day (scuola aperta)
NB. la traduzione tra parentesi non è mia: cito testualmente. C'era bisogno di tradurre in caso sorgesssero dubbi in proposito!

Poi allegato un depliant, che scorro:

Proponiamo un luogo capace di accogliere il bambino nella sua unicità (bello: e cioè...?)
Il nido si propone come luogo dove il naturale sguardo del bambino...
Le attività sono proposte in forma di gioco...
...il bambino attraverso il gioco e le attività proposte...
Il nido si propone come ausilio sistematico... (aspè, questo l'ho già letto. Ah, no, mi sono sbagliata. Ma questi non conoscono altri verbi oltre a "proporre"?) ...soggetto attivo di ogni proposta... (eh no! così è davvero troppo: due volte in una sola frase!)
Ma ancora:
...capace di cogliere i segnali del bambino  e di costruire proposte adeguate.
...una rete di scuole a servizio dell'educazione, nelle quali si propone (!!!) un progetto educativo unitario.

OK: da quanto letto arguisco che si tratta di un ambiente assai propositivo, ma ancora non sono riuscita a capire in cosa concretamente consistano tutte queste proposte, perchè non mi pare che venga spiegato da alcuna parte, per quanto si faccia continuamente riferimento ad un incessante proporre.
La Suster confessa di essersi lasciata un poco incuriosire: ora come minimo vuole conoscere almeno una di queste numerosissime e misteriosissime proposte. Comunque, non credo che la varietà lessicale rientri tra gli argomenti passibili di proposta.
Tuttavia non è che si dimostra subito entusiasta dell'iniziativa. Anzi, all'inizio un po' tituba. Quindi chissà quanto mi chiederebbero questi di retta, dopo tutta questa pubblicità: la cosa mi appare subito al di sopra delle mie possibilità economiche. Ma poi si dice: tanto non è mica che firmo un impegno col sangue se ce la porto, la pupa, a vedere un po' di bimbi e a fare qualcosa di diverso, dato che sono tre giorni che siamo chiuse in casa per il maltempo. Ma sì, proviamo.

L'ansia da prestazione.
Ed eccola lì, la Suster, il venerdi mattina, a preparare pupa e se stessa di buon ora (si fa per dire) per andare all'open day. Si sente nervosa come se si stesse per recare a un provino o a un colloquio di lavoro, fate voi. La pupa quel giorno si è svegliata all 7, ha rotto un pochino le scatole, quindi ha ricevuto la sua dose di latte in polvere ricostituito con acqua, ed è stata rimessa a letto alle 9.
Suster si ingegna a scegliere gli abiti pupeschi più idonei all'occasione. E' alquanto tentata di sfoggiare uno dei numerosi vestitini mai messi, ma non vorrebbe sembrare una di quelle madri che trattano i figli alla stregua di bambole da mettere in vetrina. E, cosa ancor più importante, non vorrebbe impedire alla pupa di muoversi libreamente e comodamente durante i giochi che immagina farà con gli altri bambini. Però non vuole nemmeno sfigurare e apparire come una di quelle madri che riciclano abiti di terza o quarta generazione, più o meno impataccati e lisi, con abbinamenti improponibili, taglie sempre sfasate, e modelli ormai sformati per il troppo utilizzo e i ripetuti lavaggi. Opterà per una via di mezzo, scegliendo un bellissimo, coloratissimo, completino di maglia, dono di Natale.
Vestire se stessa è un po' più complicato.
- Che dici Hasuna se mi metto questo sembro un po' troppo fricchettona?
Via il maglione viola a fiori.
- Con questi pantaloni sembro troppo trasandata, ma con questi pare che sto andando a un matrimonio (ma possibile che tra i due estremi io non abbia niente?). Che dici, se mi metto questa maglia qui mi posso confondere con tutte le altre mamme?
- Tu non sei come le altre mamme.
- Ah, e come sarei? Alternativa? Sfigata? Hippy?
- Molto più cicciona!
- Ah! Be', questa è da vedere.
Alla fine ci riesco, ed esco, con la pupa già insaccata nel marsupio, inforco la mia nuova bici e parto alla ricerca dell'indirizzo indicato, sperando  di non perdermi, e con un filino d'ansia per il fatto di essere già in ritardo di un quarto d'ora.
L'appuntamento
Dopo aver imboccato la via nella direzione sbagliata, torno indietro per un centinaio di numeri civici, e alla fine ci arrivo.
Porca zozza! Ma questo è un convento di s-u-o-r-e! (Avrei dovuto immaginarlo, dato il nome dell'istituto: com'è che non ci hai pensato? Accidenti a te, cioè: a me!). Sono lì lì per tornare sui miei passi, ma infondo, giacchè ci siamo...
Entro nel cortile deserto. A destra c'è una porta che dà su una cucina, che non sembra quella di una mensa d'asilo. Poi una suorina di, forse, 2000 anni e probabilmente muta, mi fa segno col dito indice verso una grande cancellata. Faccio per aprire il cancello, che risulta bloccato. Dopo svariati scroloni mi giro verso la suorina che è scomparsa nel nulla. Oh, be': io ci ho provato, ma le circostanze sono contro di me. Me ne sto andando, quando un uomo comparso dal nulla come la suorina era scomparsa mi grida da lontano che devo sollevare la leva in alto. Quale leva? Ah, quella?
Ok, ora sono fuori dalla porta dell'asilo. Suono una prima volta. Nessuna risposta. Oh, accidenti: sono le 10 e mezza! Sono in ritardo di mezz'ora dall'inizio dell'open day, magari le attività sono già iniziate e io farò la solita figura di... cacchina. Suono una seconda volta, poi una terza. Sono là fuori da una buona decina di minuti (perchè distanzio molto i vari squilli, non mi va mai di essere troppo insistente) e la pupa inizia ad essere impaziente, sempre nel suo marsupio.
Alla fine, quando per l'ennesima volta stavo per voltare le spalle alla situazione per me molto penosa, dall'altro lato della porta a vetri compare una persona di, forse, 4 anni, con la faccia piena di caccole, che rimane lì a guardarmi per qualche interminabile minuto. Ma dove sono finite le maestre?
Alla fine il caccoloso corre via, e ritorna di lì a poco trascinando per la manica una persona di, forse, una quarantina d'anni, femmina, vestita in modo discutibile per essere una maestra d'asilo, con due tacchi che non finiscono più e la gonna che finisce molto prima, ma mi accontento: non è il momento di mettersi a fare la moralista! (Però, accidenti: se non era per il caccoloso, queste mi lasciavano qui a fare la muffa!)
L'open day (giorno aperto)
E da qui comincia l'open day vero e proprio. Tutto quello prima era solo il preambolo.
Porca miseria, Suster, potevi dircelo molte righe fa! Dai, su, non fate i  perfidi.
L'open day consisteva in questo: io e la pupa ce ne stavamo accovacciate sul pavimento di linoleum ruvido (io) e aggrappate alla mamma (lei)  a guardarci intorno mentre un certo numero di persone piccole, diciamo una decina, ci scorrazzavano intorno saltellando, tirando in aria costruzioni, e gettandosi nella vasca delle palline (che figata! Mi son trattenuta a stento da non farci un tuffo pure io), mentre un certo numero di persone grandi (diciamo tre) presenziavano alla cosa senza esagerare.
Non ho sentito fare molte proposte come mi aspettavo da depliant, ma è pure vero che la Suster non ha poi fatto troppe domande. Era troppo occupata a stare attenta a non sembrare una di quelle madri iperprotettive, ma neppure una di quelle madri menefreghiste e distratte. Dal canto loro le maestre non sembravano tanto interessate a dare un giudizio sulla Suster, dato che parevano abbastanza indaffarate a sentirsi a loro volta sotto giudizio della Suster stessa, che, a proposito, era l'unica mamma presentatasi all'open day. Che disastro questo open day, direte voi. E invece io lì per lì sono stata abbastanza soddisfatta, perchè in fondo il mio reale scopo era solo quello di far incontrare un po' di bambini alla pupa, che sverna da mesi in casa con pochissime opportunità di scambio culturale con coetanei. E lei è una bimba molto socievole.
Dopo un primo momento di spaesamento si è gasata tantissimo, per quanto gli altri bimbi, tutti molto più grandi, la guardavano come si guarda un animale strano, senza avvicinarsi troppo, e scappando via quando lei si lanciava in approcci un pochino troppo azzardati.
Ho detto che ero l'unica madre presente, ma in realtà c'era un altro bambino in visita, tal Leonardo di 11 mesi e, forse, 25 Kg all'attivo, in pratica  quattro pupe messe insieme, accompagnato da ingombrante nonna  e minuta bisnonna. Non che stessi lì ad analizzare le stazze di tutti i presenti, ma questo trio saltava proprio agli occhi per la varietà di assortimento.
Comunque eravamo lì e nessuna delle educatrici ha fatto o detto niente per introdurre un poco la pupa e l'altro bimbo ciccione nell'ambiente nuovo, e questo non è che mi ha molto convinto. Alla fine sono stata io ad avvicinare i bambini e a chiedere loro: come ti chiami? Vuoi giocare con lei? Sai, è piccolina, devi insegnarle come si fa. non è che ci voglia una laurea in pedagogia, no? (Ma sulle reali qualifiche del personale avrei i miei dubbi).
Altra cosa: nessuno mi aveva chiesto di togliermi le scarpe per entrare nel recinto dei bimbi. Non che la Suster sia una maniaca dell'igiene, ma magari in un posto simile uno se l'aspetta, soprattutto perchè i bimbi sono continuamente per terra, raccolgono i giochi e se li mettono in bocca, e non saprei dire se e quanto spesso questi vengano lavati.
Sull'opuscolo, è vero, c'era scritto: liberi di educare. Ma qui mi pareva che ci fosse fin troppa libertà.
Poi a un certo punto è arrivata una succinta e prosperosa signora con troppo rossetto e le calze a rete che le disegnavano rombi di ciccia sulle cosce (credo fosse la direttrice), che mi ha illustrato brevemente le attività, mi ha mostrato la stanza coi lettini e i bagni. A quanto pare era molto orgogliosa soprattutto di due attività in particolare: l'orto e i disegni con il cacao e la farina.
Io facevo la faccia a tratti stupita e ammirata, a tratti consenziente e  ammiccante, e dicevo cose tipo "certo", "chiaro", "uhm", "davvero?", "bello!" e volevo scappare prima che mi convincesse a firmare con il sangue un impegno a iscrivere mia figlia nella sua struttura, dove avrebbe fatto un sacco di disegni col cacao e coltivato pomodori e carote a centinaia.
La quale pupa nel frattempo era stata messa dentro una specie di ciambella gonfiabile ed era circondata da un paio di maestre che la sommergevano di giocattoli, mentre lei si guardava intorno costernata. Era chiaramente bombardata di stimoli e non aveva il tempo di concentrarsi su un oggetto, che già la tipa trucida con i tacchi a trampolo le sventolava davanti al naso un elefante multiattivo e faceva tintinnare sulla sua testa un mazzo di coloratissime chiavi gommose.
In generale sono rimasta un po' stupita dell'approccio delle maestre tanto con me che (soprattutto) con la pupa. Sembrava che non avessero la minima idea di come funzionasse una bambina di 7 mesi. Mi son detta che forse era normale che fosse così, essendo loro tarate su un'età compresa tra gli 1 e i 3 anni. Però non ero mica tanto convinta uguale.
Le conclusioni di Suster.
Ora Suster non crede di essere una di quelle madri che fanno sempre parte di comitati di qualcosa e hanno sempre qualcosa da ridire su questo o su quello e vogliono il massimo per i propri figli e bla bla bla. Però pensa che se mai avesse avuto il pensiero di mandare sua figlia in una struttura del genere, il motivo che avrebbe potuto spingerla a ciò sarebbe stato, oltre all'opportunità di liberarsi della pupa per una mezza giornata, quella di permettere a lei di ricevere stimoli che con me a casa non riceverebbe.
In questa struttura questi stimoli non mi è parso di percepirli. Uno stimolo non è dato dalla quantità di giocattoli che un bambino ha a disposizione, ma magari dalla condivisione di esperienze con altri bambini suoi coetanei, o dalla creazione di un rapporto con una persona adulta diversa dalla madre. Che poi adesso sia ancora troppo presto per entrambe le cose è ovvio, ma insomma: almeno presentare alla classe la nuova venuta (neanche ne fossero arrivati 10 di bambini in visita) e fare un giro di nomi, al limite accompagnando questa attività con un giochino, mi sembra il minimo. O magari sbaglio io, chissà.
Secondo: allora, cara la mia direttrice, decidi di fare una giornata che chiami Open day, in cui i genitori sono invitati a partecipare alle attività dell'asilo. Ma vuoi, perdincibacco, organizzare un minimo di attività? O forse eri convinta che non si sarebbe presentato nessuno e non ti sei neanche data la pena di pensarci?
Terzo: non mi dilungherò a descrivervi la giornata di sabato (perchè dopo tutto questo mi sono presentata anche il giorno seguente, non paga!), ma vi dico solo che dei 10 bambini del giorno prima ne era rimasta solo una. E i bimbi? Chiede Suster esterrefatta (in fondo i bambini erano l'unico motivo che l'aveva spinta a ritentare l'esperimento). Eh, il sabato non viene quasi nessuno. Si sente rispondere.
Ma allora, porca di quella maiala, PERCHEMMAI avete deciso di farlo di sabato, questo benedetto open day (giorno aperto)? Proprio non me ne capacito.
La seconda visita è stata veramente penosa e Suster ha avuto anche la vaga impressione che le maestre non vedessero l'ora che lei e la graziosa frugoletta che era seco, si levassero dai piedi il prima possibile, cosa che Suster ha realizzato appena è riuscita a intavolare con nonchalances la scusa che quel giorno la pupa era particolarmente di cattivo umore e aveva biosogno di dormire (questo perchè Suster deve in ogni caso salvare le apparenza, anche in casi limite come questo. Maledette buone maniere!).
Le maestre.
Non è che le maestre fossero proprio pessime, ma, come ho già detto e ripeto, mi ha lasciato molto perplessa il loro approccio con mia figlia, che, in quanto nuova probabile leva, avrebbero avuto tutto l'interesse a circuire e colmare di attenzioni. Invece loro sono state tutto il tempo a decantare le doti dei bimbi dell'asilo (Guarda Giulia, com'è furba! Mattia è il nostro ometto saggio! Ale è il più piccolino: pensa che ha imparato a camminare qui da noi!), come se la cosa dovesse interessarmi, e non hanno degnato lei della minima considerazione, salvo apprezzamenti piuttosto superflui del genere: "Uh madonna, guarda che piccola!"; "Ma davvero ha 7 mesi? Ed è così grande?" (oh, be': mettetevi d'accordo almeno); "Guarda che scarpine piccole che ha!" (certo: perchè ha un piede piccolo, maestra); "Ma che pezzzettino sei?" (non si finisce mai di imparare: malgrado i 10 anni che vivo in questa città, scopro solo ora che trattasi di complimento. O almeno così mi è parso di capire).
Suster non è un asso nell'intavolare conversazioni di circostanza, soprattutto quando le situazioni non la mettono proprio a suo agio, però ammette di averci provato, e di non essersela cavata malaccio. A un certo punto devo aver detto qualcosa di sbagliato, o che non hanno capito, perchè mi guardavano tutte in modo strano, e sinceramente non mi capacito di cosa possa esser stato. Ma da allora ho taciuto.
La direttrice.
Poverina, non è mia intenzione infierire, dopo quanto detto finora. Ma consentitemi ancora di parlare di una rgomento che mi premeva assai: la retta.
Il fatto è che da quando lei aveva iniziato a parlare, Suster aveva iniziato a pensare a come affrontare l'argomento senza apparire: A-tirchia; B-morta di fame; C-gretta. Sì, lo so che a volte mi faccio troppe seghe mentali. Che ci volete fa'? Son fatta così.
Insomma, alla fine glie lo chiedo. Lei, per tutta risposta, prima cambia faccia, facendosi ad un tratto molto seria. Poi inizia a parlare delle molteplici qualità avanguardistiche della struttura e del loro metodo d'insegnamento, nel quale è f-o-n-d-a-m-e-n-t-a-l-e la partecipazione dei genitori. E me lo ripete talmente tante volte che alla fine le chiedo: "Scusi, in che senso?"
La povera si imparpaglia: non sa più che dire.
"Nel senso che è importante che ci sia una continuità tra i programmi di educazione e sviluppo dei bambini che si svolgono all'interno della struttura e le cose che imparano a casa attraverso il rapporto con i genitori... Bisogna che ci sia continuità, non so se mi spiego".
"Sì, sì!" mi affertto a dire annuendo. Ma insisto: "Per esempio?" (non mi scompiffera tanto l'idea di dover presenziare a tutte le fantastiche proposte dell'asilo per garantire una continuità col mio ambiente domestico, o di mettermi a fare a casa l'orto o i disegni col cacao).
"Per esempio, abbiamo un consiglio di classe dei genitori!" "AH!" Dico io, e non oso aggiungere altro.
Insomma, per farla breve, aspettavo che sparasse questa cifra come si aspetta il colpo di grazia del boia. Alla fine lei spara un tremilaeurolanno tutto d'un fiato, che però sono comodamente rateizzabili in 10 piccole rate (dieci? Piccole? Rate? Tremila euro? Per fare l'orto e i disegni col cacao?).

Se pure fosse stata la struttura più stimolante e organizzata che mai avessi potuto immaginare, sai direttrice, io quei soldi non ce li ho, dovrei lavorare 4 mesi per metterli da parte, e per i tuoi larghi occhi che mi guardano, per i tuoi larghi occhi chiari, sai dove te lo puoi mettere il tuo orto?

venerdì 4 marzo 2011

Regalo di compleanno a costo zero

E invece, eccola qua la primavera! E' arrivata inaspettatamente regalandoci un luminosissimo mattino di sole, frizzante di arietta fresca e un tantino ventoso, ma senza esagerare.
Ora, siccome mi rendo conto che iniziare sempre a scrivere prendendo come pretesto la situazione meteorologica in corso fa molto discorso di circostanza in ascensore, o, in assenza di esso, alla fermata dell'autobus, o, se come me preferite servirvi di locomozione propria, alla fila alla cassa del supermercato, tanto l'occasione per parlare del tempo che fa si trova sempre (non andate mai al supermercato perchè preferite rifornirvi su media-shoping o avete il vostro domestico nepalese che pensa alle vostre domestiche incombenze? C'è sempre Suster che vi aggiorna sull'andamento di temperatura e precipitazioni), dicevo, siccome questi discorsi di circostanza si fanno in genere per riempire attimi di imbarazzante silenzio, o tanto per dar fiato alla bocca, la finirò qui.
Oggi potrei parlarvi dell'emozionantissima esperienza vissuta da me e dalla pupa in questo splendido mattino bla bla bla, ma mi riservo di parlarvene con più calma domani, a cose fatte.
Oggi invece, vi scrivo mentre mastico il mio pranzo, consistente in un fantastico paninozzo, che di cucinare pure per me non ci avevo proprio voglia, dopo aver fatto attaccare per una buona metà la pastina della pupa al fondo della pentola dimenticata sul fuoco mentre raccoglievo i panni in terrazza finalmente asciutti, di grazia!
E quindi paninozzo così strutturato: pane 5 cereali (mìììì, che buono il pane di Ramona!), taleggio e insalata mashwia (trattasi di salsa tunisina a base di verdure, per lo più peperoni, dscisamente piccante). Brava Suster! Poi non lamentarti se: A- sei grassa; B- ti vengono i brufoli pure sulle sopracciglia; C- avverti un leggero bruciore di stomaco. Accidenti! Ma dovrò pur pranzare!
Dunque la pupa emerge dal suo sonnellino mattutino e sgranocchia, o meglio, succhia il suo creker seduta nel suo sproporzionato seggiolone e io scrivo.
Dopo avervi dato utilissimi suggerimenti per fare regali economici  al vostro amore, ho quest'alzata di ingegno e mi cimento in un regalo a costo 0 (non è una "o" maiuscola, è uno zero) per mia sorella Gunkina, che oggi compie ben 36 anni (che questo mi serva da promemoria per ricordarmi che quest'anno arrivo anche io ai fatidici 30. Oibò). Auguri Gunchina!
Beh, l'idea mi è venuta perchè tempo fa, dopo aver pubblicato la storia di come Master sia entrata nel favoloso mondo di Suster, la mia sorella di sangue mi ha scherzosamente rimproverato via e-mail di trascurare i legami genetici a favore di quelli spirituali, ed io le avevo risposto promettendole e ripromettendomi di rimediare presto all'ingiusta ingiuria e all'ingiuriosa ingiustizia, con una dedica sul mio blog alla mia sorella di carne (non ho detto "in carne", ora non essere permalosa, su!), ossia Gunchina.
E così, date le circostanze, e trovandosi lei a molti chilometri di distanza, nell'impossibilità di reperire in tempo e recapitare un regalo tradizionale, dato anche il tempo bastardo che mi ha impedito di uscire negli ultimi giorni, ho pensato bene di utilizzare questo spazio come omaggio a Gunchina.
Che culo, a volte, avere una sorella come me, che ti fa di quei regaloni, che altrimenti uno se li sogna! Scommetto che state tutti invidiando Gunchina.

Bando alle ciance, che il tempo è un tiranno che stringe, e si chiama Denaro, soprattutto quando hai rimesso a letto la pupa e lei potrebbe risvegliarsi da un momento all'altro...
Detto fatto: nel Favoloso mondo di Suster, ecco a voi...

Gunchina!!!
Premesso che Suster ha una tendenza patologica ad affibbiare nomi assurdi alla maggior parte delle persone che si trovano ad avere con lei una Frequentazione Assidua e Continuativa (FAC), o un Rapporto Affettivo Significativo (RAS), o infine una Confidenzialità Assodata e Certa (CAC... scusate, non l'ho fatto apposta), o due di queste cose insieme, o addirittura tre, volevo puntualizzare che il nome anagrafico, o di battesimo, della Gunchina in questione, non è effettivamente questo.
Bisogna però anche puntualizzare un'altra cosa: che Gunchina, prima di diventare tale, ossia di assumere il nome Gunchina, era nei riguardi di noi fratelli più piccoli piuttosto str... ehm, dato che dev'essere un regalo di compleanno... piuttosto manesca e sadica, e che solo dopo aver assunto tale più recente nomenclatura è avvenuta la trasformazione interiore di Gunchina che l'ha portata ad essere la sorella maggiore che tutti vorrebbero avere. Ma andiamo per ordine.
1. La fustigatrice. Dei primi tempi della mia infanzia non ricordo gran che. Fortunatamente al degrado e allo sfacelo del tempo è scappata un'importante testimonianza: un'audiocassetta che riporta le nostre performances canore quando Suster aveva la tenera età di 2 anni e mezzo (9 gunchina, NdR.).
Tale registrazione a risentirla ora è un vero spasso, non tanto per la qualità delle nostre esibizioni, in cui mia madre ci incoraggiava a cimentarci, fomentando il nostro egocentrismo, quanto per il contorno di urla, litigi e pianti che condivano il teatrino. I pretesti per scatenare innocenti zuffe erano i più svariati. La più celebre rimane quella che conclude l'interpretazione di Gunchina del brano C'era una casa tanto carina, senza soffitto, senza cucina. Totto in pratica le brucia l'ultima strofa, inserendosi di straforo nella sua esibizione di bravura canora. Seguono pianti di mezz'ora di entrambi (perchè ovviamente era partito qualche pizzico assassino vendicativo) sul sottofondo di una me di 2 anni e mezzo impallata sulla prima frase di Pinocchio, ma dove vai? E via così.
Non lasciatevi ingannare dalla foto, molto amorosa, di me col caschetto biondo in braccio alla mia grande protettiva sorella. La prima Gunchina era il nostro spauracchio dell'infanzia: arrivava lei e finivano i giochi forsennati sul lettone dei genitori. Ci zittiva tutti a colpi ben assestati.
C'è da dire che noi dovevamo essere veramente dei gran rompipalle... ma andiamo avanti.
2. La capo scout. Salto avanti nel tempo di una quindicina d'anni. Gunchina ha una grandiosa carriera da capo scout e io mi accodo nell'organizzazione dei campeggi dei bambini, che fare cartelloni e animare giochi notturni era una cosa in cui mi realizzavo moltissimo. Occuparmi delle incombenze pratiche in un casale dove convivono per una settimana una trentina di bambini sotto i 10 anni... un po' meno. Io e Gunchina a pulire i cessi intasati e i pavimenti dei bagni allagati con i piedi in 5 centimetri di liquame di colore indefinito tra il marroncino e il senape, e lasciamo stare gli odori, e lasciamo stare pure quello che ho visto venire fuori da quei cessi nel tentativo di rimuovere l'ingorgo. Compito ingrato che ci era toccato espletare mentre nel refettorio si svolgevano le premiazioni dei giochi di fine campo. La situazione più ripugnante della mia vita. Grandi momenti, però, quei campi, da cui tornavi sempre coi nervi a fior di pelle e l'eusarimento galoppante.
3. La madrina. Quando, da brava giovane di famiglia cattolica praticante, mi appropinquavo a ricevre il santo sacramento della cresima, la nostra riconciliazione e unione tra sorelle era ormai compiuta al punto che ovviamente scelsi Gunchina quale mia madrina spirituale. Quel giorno avevamo una tabella di marcia serratissima, e io, come sempre organizzata e previdente, ero in crisi perchè dovevo ancora comprarmi un paio di scarpe decenti con cui presentarmi alla cerimonia. Il piano era che lei sarebbe andata a comprarmele quella mattina, mentre io sarei andata a scuola, lei poi sarebbe dovuta passare a prendermi con la macchina al termine delle lezioni, in maniera che io avrei potuto provare le scarpe e andare con lei eventualmente a cambiarle qualora non fossero andate.
Aspettai l'arrivo di Gunchina fin quando non fu sparito dalla mia visuale anche l'ultimo liceale tra quelli che sciamavano attardandosi all'uscita della scuola in quel sabato prefestivo. Aspettai ancora, ma lei non venne. Tornai a casa molto incacchiata perchè ci avevo messo un'eternità, dovendo prendere l'autobus zeppo di ragazzini vocianti delle scuole medie, chiedendomi che fine avesse fatto la mia madrina, munita delle mie scarpe, come la fata Smemorina di Cenerentola. La quale madrina aveva pensato bene, in quell'affannosa mattina, di prendere una curva un po' troppo stretta con la sua sportivissima 500 e di ribaltarsi con macchina e scarpe e tutto, in prossimità del mercato, dove intanto mia madre comprava le verdure, e accorreva di corsa in loco in quanto medico e in quanto madre. E quella fu la fine della gloriosa 500.
Gunchina passò quel pomeriggio al pronto soccorso, mentre io, che sono sempre stata una giovine molto emotiva, lo passai a piangere per buona parte del tempo. Però ci è rimasta una bellissima foto di coppia scattata quella sera al rientro dalla pizzeria in cui lei ostentava un bellissimo enorme cerotto sul naso.
4. La bambinaia. Correva l'anno 2010: Calci, ridente comune a 15 Chilometri da pisa, dove noi trascorremmo il mese di agosto in accogliente e pittoresca casa-mulino presa in affitto per l'occasione da mia madre, per consentire una confortevole e fresca villeggiatura a me puerpera e alla minuscola neonata pupa. Quella casa sarà pure stata pittoresca e avrà pure avuto il merito di essere fresca, ma forse per essere ad agosto, anche un po' troppo. Faceva un freddo che manco a novembre, il sole non ci batteva quasi mai, perchè trovavasi a ridosso di un costone montuoso, esposta a nord, e per finire, trattandosi di un bellissimo ex-mulino, ci passava sotto pure un ruscelletto, davvero molto pittoresco assai, ma che contribuiva alla generale frescura del luogo, pure un po' esagerata. Tanto per rincarare la dose, fu un agosto particolarmente piovoso.
La Suster si ritrovava barricata in casa con una marmocchia di 0 (zero) mesi che a un certo punto della giornata attaccava a piangere a dirotto ed era impssibile farla smettere finchè non si addormentava a notte inoltrata per spossamento. Il sonno notturno era sempre un'incognita, l'allattamento mi risucchiava le forze residue, i miei coraggiosi tentativi di "passegiate con la bimba" si risolvevano in brevi scarpinate verso valle (ci volevano 20 minuti solo per arrivare giù in paese) che terminavano quasi inevitabilmente con la diperazione della pupa, e allora bisognava subitaneamente fare dietro front e risalire l'erta con pupa in collo, spingendo la carrozzina con una mano, arrancando in salita tra i sassi e le buche. Poichè i miei fratelli, che andavano e venivano in conformità ai propri impegni estivi, non erano molto più esperti di me nell'affrontare la furia di quella neonata indemoniata, e mia madre si fermò meno di una settimana, causa altri impegni impellenti nella capitale e altrove, Hasuna giornate in macelleria come sempre, l'arrivo di Gunchina e di Flavio fu per me una manna dal cielo.
Gunchina prese in mano la situazione guidando passo passo quella madre esaurita prima ancora di iniziare nelle complesse e lunghissime procedure di addormentamento che ogni sera bisognava mettere in atto (perchè con me non dorme e con te si? Appena la prendo in braccio io inizia a piangere! Oddio come farò quando voi andrete via?). E Flavio cucinava (in pratica io non facevo niente). Con Gunchina siamo persino riuscite ad andare al mare con la piccola un pomeriggio, niente di che, un'innoqua passeggiata sul lungomare, un'ora in tutto, ma a me sembrava di risorgere a nuova vita.
Senza di lei non so come avrei fatto, e forse sarei morta lì, in quella casa frigorifera di Calci, e mi avrebbero ritrovata mesi e mesi più tardi con la pupa sempre urlante indemoniata che non dormiva mai.
Ecco: ci vorrebbe sempre una Gunchina per ogni madre disperata, per ogni Suster spiazzata, per ogni pupa indemoniata.

Queste le tappe fondamentali della mia vita con Gunchina, mia sorella biologica.

Va bene come regalo di compleanno? (Guarda che ci ho messo tutta la giornata a scriverlo!)

giovedì 3 marzo 2011

Una stagione: l'inverno

Oggi Google mi informa che a Pisa la temperatura esterna è di 4°C, che insomma, da queste parti ai primi di marzo non è poca roba; mi informa poi che nella giornata di oggi si prevedono acquazzoni.
La primavera non mi è mai sembrata così lontana, ma le ore di luce, che oramai si stiracchiano fino a sera, concedendomi tramonti più lunghi e colorati di qualche mese fa, mi rassicurano del fatto che questa reclusione forzata, che sta mettendo a durissima prova i miei nervi già assai provati, forse non durerà ancora tanto.
Pisa sembrerebbe una città innoqua, protesa con le sue propaggini verso il mar Tirreno, protetta a tergo dai monti Pisani, sprofondata com'è nella pianura alluvionale del corso terminale dell'Arno, che l'attraversa placido e fangoso. Ogni tanto gonfia le sue acque con arroganza, si solleva fino a sfiorare il margine inferiore delle spallette, i muriccioli che corrono lungo i suoi argini, ma poi ritorna a d abbassarsi stanco, proseguendo il suo lento scorrere verso la foce. Pisa sembrerebbe innnoqua, dicevo, eppure quando soffia il vento qui (Maestrale? Tramontana? Scusate ma non me ne intendo), vi assicuro che soffia!
Io verifico i cambiamenti del clima e della stagione dall'alto modesto della mia terrazza.
Questo inverno è stato diverso per me dai precedenti: è stato il primo inverno che ho trascorso con la pupa. Molta casa, poche sporadiche passeggiate, niente malanni fortunatamente.
Il mio inverno l'ho osservato per lo più riflesso nella visuale che mi offre questo pezzetto di città: i tetti, le montagne sullo sfondo, che quando c'è foschia diventano invisibili, quando il gelo la spazza via tornano ad essere vicinissime e nitide, e a inviarci quella loro aria di neve che arriva con ogni folata di vento. E la neve si vede anche sui costoni e sulle cime dei monti, in lontananza.
Qui a valle una nevicata è un fatto quanto meno inusuale, e quando arriva entriamo tutti nel pallone. Fortuna che dura poco.
Il nostro inverno è per lo più umido, piovoso, variegato e capace di ragalarci mirabili performance di luminosità.
Come quando il temporale decide di prendersi una pausa caffè, e spossato allarga le sue nubi a qualche coloratissimo raggio di sole, che tinge tutto di una veste dorata.

Ecco il mio inverno, dalla terrazza di casa:






Questo post partecipa alla rubrica proposta da Kosenrufu mama "Una stagione: l'inverno".

mercoledì 2 marzo 2011

Regali romantici per squattrinati e torte arrangiate per disorganizzati

Allora, dato che nel frattempo mi è sbollita la rabbia, recupero le fila del mio presente e mi ricolloco nella posizione che occupo in questo universo.
Che ho detto? Boh!
Insommma: dato il freddo porco e il vento che ci sparpaglia la raccolta differenziata per tutto il terrazzo, niente allegre uscite con la pupa. La mamma ieri è dovuta andare in missione pannolini al supermercato senza il dolce peso della sua figlioletta sulla panza a mo' di koala... anzi, no: i koala li tengono sulla schiena. A mo' di canguro, più o meno. I venti minuti che sono serviti per recarmi sul posto con la mia brava bici e acquistare il prodotto, dopo un'accurata scelta tra le varie offerte e un tentativo di rapido calcolo comparativo qualità-prezzo, mi hanno permesso di tornarmene con un mega pacco da 80 pezzi di Huggies superdry con i personaggi di Winnie the Pooh stampati sopra (perchè è anche importante dare una certa veste grafica alla cacca), più i biscottini per il thè, da prendere in compagnia della Master (che intanto mi teneva la pupa), di buon umore come se stessi tornando dalla prima della stagione di prosa a teatro o da un viaggio improvvisato alle Barbados.
Basta poco che ce vo'?

Ma torniamo a noi.
Oggi volevo presentarvi la responsabile della mia memoarbile sfuriata.
Ecco a voi:
La torta di compleanno di Hasuna!


Scherzo: questa è l'immagine della torta di carote presa dal m libro di ricette. Io nelle presentazioni sono un disastro, e così la mia torta è questa:


C'è una piccola differenza, eh? Notare che ho anche cercato di scriverci sopra "Auguri" tracciando le lettere col dito nello zucchero a velo. Ah Ah Ah!
Scommetto che morite dalla voglia di conoscere la ricetta... e va bene, ve la dico, non insistete.
Allora, ecco qua:

Torta di carote (anche detta torta di zucca)

INGREDIENTI
250 g. di carote (io ho usato la zucca. Non fate quella faccia: era buona! La prossima volta provo con le zucchine...)
250 g. di zucchero
100 g. di burro
150 g. di mandorle (io a volte utilizzo le nocciole)
1 bustina di lievito per torte
250 g. di farina
1 presa di sale
2 uova
pan grattato (qualche cucchiaio)
zucchero a velo

PREPARAZIONE
  • grattuggiare le carote (o la zucca) finemente e tritate le mandorle.
Finemente è un parolone, perchè io ho usato il mio megafotonico robot da cucina e sono venute fuori delle julienne di zucca che parevano pali. Però a quanto pare poi si sono sfatti nella cottura, non ci è accaduto di ritrovarcele tra i denti.
  • lavorate il burro con lo zucchero
 Consiglio vivamente di non tentare di farlo a mano, a meno che, a differenza della sottoscritta, non siate pasticceri provetti: ci rimediereste una bellissima vescica sul palmo, come successe a me la prima volta. Che il burro risulti infine come crema non è importantissimo: credete che la Suster si formalizzi su queste cose?
  • in un'altra terrina sbattete le uova con il sale, aggiungete poi le mandorle tritate, la zucca grattuggiata, la farina e il lievito passati al setaccio (va be' questa è roba per perfezionisti. Il setaccio non è poi così indispensabile).
Da qui già si inizia a capire che a fine torta vi ritroverete la cucina invasa da decine di cuccume e ciotoline di svariate dimensioni e fogge, da lavare. In questo senso questa torta non è il massimo della praticità, a meno che non abbiate un lavapiatti bengalese assunto in pianta stabile a casa vostra.
  • Unite i due preparati e amalgameteli bene fino a ottenere un composto morbido e omogeneo.
Cosa fate ancora con quel cucchiaio di legno in mano? Ho detto "morbido ed omogeneo": cos'è quel papocchio gruzzoloso? Via il cucchiaio: qui ci vuole il fantastico robot da cucina. Non l'avete? be' non importa: dicevo "morbido ed omogeneo" tanto per dire. Va bene anche quella specie di colla da parati che vi è venuta fuori, tanto non è importante ai fini del successo di questa torta.
  • Imburrate una tortiera e spolverizzatela (cioè cospargetela, ma "spolverizzatela" è molto più poetico) di pangrattato, versatevi il composto e mettete a cuocere in forno a 190°C per 45 minuti (il più e il meno sono sempre impliciti quando in cucina ci sono io, non c'è bisogno che ve lo puntualizzi sempre, no?).
Visto? Che vi dicevo? Quel papocchio informe si è trasformato in una magnifica torta.
  • Sfornare, impiattare e decorare la torta con zucchero a velo una volta raffreddata.
Un consiglio: tentare di scriverci sopra con il dito non dà ottimi risultati. Ma se non avessi provato ora non potrei dirvelo con assoluta certezza, quindi non biasimatemi.
Dato che trattavasi di torta di compleanno, io ho aggiunto la farcitura: una crema pasticcera all'arancia che ho realizzato così:
2 tuorli d'uovo
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di farina
2 bicchieri di latte
E' facile perchè se dovete farne di più o di meno, basta variare di pari passo la quantità di uova cucchiai e bicchieri.
  • Mettete il latte a scaldare sul fuoco in un pentolino.
  • A parte sbattete i tuorli con lo zucchero e aggiungete la farina (risulterà molto grumoso e per nulla fluido: è normale).
  • Prima che il latte faccia la panna (va be', a me l'ha fatta, non fa niente, basta levarla), toglietelo dal fuoco e aggiungetelo all'impasto, amalgamendo ben bene per evitare che si formino grumi (oh, e se si dovessero formare, amen!).
  • Rimettete il composto sul fuoco e lasciate che la crema si condensi.
  • All'ultimo, quando la crema è densa, aggiungete una noce di burro (o anche no).
Io poi l'ho lasciata un po' raffreddare e ci ho aggiunto anche il succo di un'arancia spremuta.
Temevo che risultasse una schifezza, invece era molto buona e nella torta ci stava da Dio.

Volete fare un regalo speciale al vostro Lui (o alla vostra Lei, ma tanto constato di avere un pubblico di sole donne) e non disponete di un capitale sconfinato, non essendo voi uno dei figli di Gheddafi? Oppure: siete uno dei figli di Gheddafi, ma vi hanno appena bloccato il conto nella vostra banca svizzera di fiducia?
Niente paura: guardate come fa Suster.
L'anno scorso (perchè quest'anno, causa piccolo impedimento che ancora non gattona, non ho neanche tentato di cimentarmi in qualcosa di altrettanto creativo) il beduino Hasuna compiva 30 anni, e la sottoscritta trovavasi disoccupata senza sussidio di disoccupazione nè di maternità e incinta di 4 mesi.
Allora si ingegna e pensa a un regalo molto romantico, di cui un poco a parlarvene qui si vergogna, ma tanto crede di essersi sufficientemente sputtanata in tanti e tanti altri modi e occasioni, che: tanto vale.

Come realizzare un regalo romanticissimo in poche mosse e pochissimi euro:
  • Selezionare una serie di foto di coppia che ritraggono momenti salienti della vostra vita insieme, o anche momenti assai poco salienti della vostra vita insieme, ed eventualmente, anche per variare un po' il soggetto, foto di voi due presi singolarmente, ma che raccontano qualcosa della vostra storia. Se siete fotomaniaci come me, in quest'era del digitale dove fare una foto non comporta costi esosi di pellicola, sviluppo e stampa, ne avrete pure qualcuna di troppo.
  • ordinare la stampa delle fotografie presso un negozio di stampa fotografica, o in alternativa on-line (se ve la giostrate bene, girovagando per i vari siti potreste persino riuscire a farvele stampare gratis, perché questi siti che stampano foto on-line si autopromuovono offrendo pacchetti di foto gratis ai nuovi iscritti). Potreste persino stamparvele da soli, se possedete una buona stampante. Peccato che le cartucce di inchiostro da sole costino 10 volte tanto il prezzo totale del regalo. Io le ho fatte stampare da un negozio, perché lo conoscevo ed ero sicura della resa, cosa che se le ordinate on-line non potrete verificare fino a che non vi arriveranno a casa. Spesa totale: 3 €, ovvero: 3 centesimi a foto, che se la matematica non è un'opinione fanno 100 foto. Tante pensavo che me ne necessitassero, ma come vedremo in seguito, mi sbagliavo.
  • Comprare un album-raccoglitore con fogli trasparenti, di quelli in cui inserire pagine sciolte di documenti. Io ne ho preso uno da 50 pagine, pensando di inserirvi 2 foto per pagina. Come ho potuto constatare poi, avendo ogni foglio due facciate, di foto ce ne entravano ben 4 in ogni pagina (avanti e dietro), quindi mi sarebbero servite almeno altre 100 foto! Costo dell'album: 2,50 €.
  • Comprare in cartoleria dei cartoncini formato A4 di vari colori. Costo dei cartoncini 5 centesimi l'uno, per un totale di (ve ne servono 50, ricordate?) 2,50 €.
  • Ora attaccate le fotografie ai cartoncini, seguendo l'ordine che preferite, aggiungete didascalie e cornici a vostro piacimento, e inserite i cartoncini all'interno dell'album raccoglitore.
Ecco qua il mio fantastico album:

 L'idea di appiccicare in copertina una mimosa secca non è stata felice: la mimosa si spappola disperdendo rametti e pallini urbis et orbis. Troppo romanticismo, Suster!

La prima pagina. Foto storiche. Il bianco e nero rende molto l'idea della lontananza nel tempo.
Marò, com'eravamo pischelli!


Momenti salienti...

 Momenti idioti...


E per finire... mi è rimasto mezzo album vuoto (calcoli errati). Gli ho detto che l'avremmo riempito con le foto della bimba che sarebbe nata. Uh, che momento di intensa scioglievolezza! ma non è stato così: l'album è tuttora mezzo vuoto. Ma prima o poi lo finirò. Giurin giurello l'amore è bello.


Scommetto che molte di voi sapranno fare delle corniciette molto più belle di queste mie, realizzate in fretta e furia in mezzo pomeriggio libero. Chi si intende un po' di scrapebooking saprà fare di sicuro di meglio. Io son sempre la solita arrangiona.
Carina però l'idea, no? Una bella love-foto-story da mostrare alla pupa quando sarà grande (snif snif).
E poi dicono che non sono romantica!
Auguri Hasuna!