giovedì 18 agosto 2011

Canzoni per bambini: La barca non va più.


Eccoci qui, con un nuovo contributo del giovedì: le canzoni di Suster e della pupa!
Ora voi mi prenderete per una fan sfegatata di Orietta Berti (vi ricordo il precedente appuntamento con "La balena"), e io inutilmente cercherò di convincervi che non è così.
Quando eravamo piccoli, io e i miei fratelli (vedi se proprio ti interessa storia familiare di Suster qui) avevamo un piccolo mangiadischi, mi pare, arancione... o forse era rosso? Boh. Comunque, assieme al piccolo mangiadischi avevamo anche una discreta collezione di 45 giri di greatests-hits quali questa chicca, che a ben vedere era una delle mie preferite, anche se ammetto che solo ora mi è un po' più chiaro il contenuto profondo e profondamente impegnato del brano.
Che fa così:

La barca non va più - Festival di Sanremo 1981
(di Bruno Lauzi - Pippo Caruso)
Orietta Berti

C'era una volta un enorme veliero
pieno di vele di tutti i colori,
anche se a bordo l'umore era nero
era allegrissimo visto da fuori.

Il capitano era un uomo panciuto
che non lasciava guidare nessuno
e se qualcuno gli offriva il suo aiuto
lui lo spediva a trovare Nettuno.

E i marinai
eran lì a protestare
tutti quanti un po' stufi di lui,
e cosa accadde
che venne un tifone
che il timone alla nave spezzo,
che dalla coffa qualcuno gridò,
e dalla coffa che cosa gridò.

rit. Porca miseria qui la barca non va più,
la cosa è seria, la tua barca non va più,
oh capitano, se non fai qualcosa tu
andiamo giù!
Porca miseria qui la barca non va più,
la cosa è seria, la tua barca non va più,
oh capitano, se non fai qualcosa tu
andiamo giù!
Ci vorrebbero i delfini per portarci un po' più su...

Ma il capitano era proprio sparito,
s'era nascosto in cambusa e in un mese
s'era mangiato dal forte appetito
quel che sarebbe bastato a un paese.
"Tutto un paese?!"
Ma cosa hai capito!
Questo è un modo di dire, lo sai.
"Non ci credo!"
Stai fermo col dito
e se zitto ascoltare saprai
com'è andata a finire vedrai.

A questo punto anche i suoi marinai
che già da molto non eran contenti
o incominciarono a fare dei guai
o a non far niente, aspettavano i venti.
Era un disastro
"Vuoi dire un casino!"
Non devi dire parole così!
"Ti chiedo scusa se sono un bambino,
ma siete voi che parlate così!"
Poi cosa accadde?
Che si naufragò
e dalla spiaggia qualcuno gridò:

"Porca miseria qui la barca non va più,
oh capitano, la tua barca non va più,
e questo mare dove ci hai portato tu
non è più blu.
Porca miseria qui la barca non va più,
oh capitano, la tua barca non va più,
e questo mare dove ci hai portato tu
non è più blu."

In mancanza dei delfini
fa' un bel tuffo, scendi giù,
vanno bene anche i bambini,
vieni a spingere anche tu.
Dai!

Porca miseria qui la barca non va più,
la cosa è seria, la tua barca non va più,
oh capitano, se non fai qualcosa tu
andiamo giù!
Porca miseria qui la barca non va più,
la cosa è seria, la tua barca non va più,
oh capitano, se non fai qualcosa tu
andiamo giù!

Insomma, chiaro no?
Beh, che la nave sia metafora dello Stato non è certo una novità, che è un'immagine universalmente riconosciuta sin dai tempi di Aristotele, e così pure la tempesta (tifone) che potrebbe essere una guerra...
E comunque questo veliero aveva vele di tutti i colori, come mille bandiere di mille fazioni diverse e avverse, che non si mettono mai d'accordo, ma a bordo l'umore poi era semplicemente nero...

Poi: Il capitano era un uomo panciuto. Chi potrebbe mai essere? Mah.
E i marinai? Eran lì a protestare, ma nessuno però fa realmente qualcosa di pratico per cambiare la situazione, che in fondo va bene così, finchè la barca va... (scusate: mi è scappata). Una cosa molto italiana questa: vero, centrosinistra?
Poi però si accorgono che la barca non va più, e allora tutti a gridare: "Oh tu che ci conduci, se non fai qualcosa tu, vedi che andiamo giù!" Insomma: che qualcuno faccia qualcosa! E di chi è la colpa? Chi è che ci conduce? Vedi che non ci vai più mica tanto bene: "E questo mare dove ci hai portato tu non è più blu". Non che prima non lo sapessimo, che era una chiavica, ma tu eri così convinto quando ci dicevi che ci avresti condotto verso un avvenire azzurro e luminoso, che noi ti abbiam creduto sulla parola, anche se poi i nostri occhi ci dicevano tutt'altro, ma perché fidarci dei nostri sensi fallaci, quando abbiamo una guida illuminata che vede più lungi di quanto al nostro sguardo corto non sia concesso? E invece ecco, che ora che le cose non buttano più bene, mi pare proprio di averci visto giusto... anzi, sapete cosa vi dico? Io in realtà l'ho sempre saputo che andava a finire così, e ve l'avevo pure detto. Poi non si dica mai che io ero d'accordo solo perché, per amor di pace non mi sono opposto mai, ed eravate tutti così entusiasti e convinti che non mi pareva il caso di fare il guastafeste, sì, l'uccello del malaugurio, innalzare gogne, sempre con questi disfattismi... uff!
Insomma, capito, no?
C'è persino chi si appella ancora ai delfini... mentre il capitano era proprio sparito, troppo intento a cautelarsi per la propria incolumità, si premurava di fare scorta per i giorni di magra che si prospettavano, tanto a questo punto si salvi chi può, che per tutti non ce n'è, anche se poi si dice: "Quel che sarebbe bastato a un Paese" lo sanno tutti che è un modo di dire, che ad accontentar tutti non rimane niente per nessuno.
Insomma qual'è la morale in tutto questo, se una morale c'è?

In mancanza dei delfini, che poi cosa caspita ci sia da aspettarsi da loro, suvvia, piuttosto fa' un bel tuffo, scendi giù, scendi giù, manifesta pure tu. Vanno bene anche i bambini, che se no cosa sto a cantare a fare della favoletta del capitano arrogante e dei marinai ignavi? Sono loro il futuro, come cantavano Michael Jackson e Lionel Richie, ed è bene che lo sappiano, che tocca fare da soli qui, talvolta, che imparino a partecipare, e non a lasciarsi condurre dove vogliono altri capitani panciuti o no, ma soprattutto: vieni a spingere anche tu!

Perdonate la parafrasi: mi sono lasciata prendere la mano. Ma chissà poi se il messaggio passa, quando uno canticchia e ascolta a oltranza sempre lo stesso piccolo LP in vinile, anche se si chiede per tutto il tempo: ma che cavolo c'entrano i delfini ora? E come fanno i bambini a spingere la nave che è pesante. Perché non riparano il timone invece? Poi a un certo punto sei grande e capisci, allora ti esalti e la canti a tua figlia, ché uno spera sempre nelle nuove generazioni. Sempre meglio che aspettare i delfini comunque...

Vi è piaciuta la canzone? La conoscevate?
(E poi, guarda un po': non sapevo che fosse una canzone portata a un Sanremo!)

lunedì 15 agosto 2011

Assenza.


Assenza,
Più acuta presenza.
Vago pensier di te
Vaghi ricordi
Turbano l'ora calma
E il dolce sole.
Dolente il petto
Ti porta,
Come una pietra
Leggera.

(Attilio Bertolucci )

Ergino.

Agosto 1985.
Che conclusioni trarre da questa foto:
  1. avrei dovuto coltivare di più la mia predisposizione ginnica;
  2. io non metterò mai a mia figlia i calzini ad agosto, almeno non finché rimaniamo su questo parallelo terrestre;
  3. a cosa serve giocare con le bambole a quattro anni se puoi disporre di un neonato vero?
  4. non saprei spiegare meglio di così il concetto di "orgoglio fraterno";
  5. che sono passati 26 anni.
Auguri Ergino mio!

mercoledì 10 agosto 2011

Luoghi della memoria: la casa-mulino.

Parlando sempre di estate, e di vacanze... che sembra di essere al TG1 con i suoi ciclici servizi stagionali su esodo e calura! Eh, ma dai, per una volta che cavalco l'onda!
Dunque dicevo: in questi giorni che ci prepariamo ad una nuova partenza per soggiorno bisettimanale con nonna, rimembro ancor i giorni allucinanti trascorsi un anno fa in altra bizzarra casa, tanto bizzarra che merita che io la ricordi qui, lei che ospitò la prima villeggiatura di una pupa neonata e della sua mamma esaurita.
Ecco qua.

Calci, la casa-mulino

La casa è questa, che da fuori non si presenta neanche tanto male. Saremmo quasi tentati anzi di dire che è proprio una delizia!
Scovata ravanando su Homelidays, sito di annunci immobiliari per villeggianti, in un pomeriggio di fine maggio, perché noi ci muoviamo sempre di anticipo, l'andiamo a vedere e ci piace.

Trattasi di originalissimo adattamento a scopi abitativi di antico mulino ad acqua: la struttura infatti sorge proprio a ridosso di un ombroso ruscello montano, sito sul versante nord della catena di monti che sovrastano la graziosa Calci, a metà strada tra la monumentale Certosa di Pisa, e l'arroccato Montemagno, un addossarsi di viuzze accidentate in pendenza in cui è altamente sconsigliato avventurarsi in auto, a meno che non si sia pratici del luogo e delle sue strette stradine scoscese.
Questa la location, ad un'altitudine sufficiente perché faccia fresco anche in pieno agosto, senza contare che la presenza del ruscello, che praticamente passava raso raso alla casa, contribuiva a "rinfrescare" ulteriormente la situazione, ruscello che il padrone di casa ci preannunciò con dispiacere in estate essere abitualmente secco.
Il caso volle che quello fosse un agosto particolarmente piovoso e "fresco", che il ruscello proprio quell'anno continuasse la sua allegra e mormorante scorribanda diurna e notturna per l'intera estate, e che la temperatura interna della casa-mulino sfiorasse perennemente i 10 gradi centigradi, forse, aiutata dal fatto che nella detta casa-mulino, contrariamente a ciò che accadeva sul regno del Re-Sole, il sole non batteva mai.
A questo curioso accidente credo contribuissero le concomitanti combinate circostanze che la casa-mulino disponesse di un'unica fila di finestre su un solo lato della casa (quello settentrionale per l'esattezza), e che inoltre verso meridione fosse addossata al versante montano, su cui si apriva solo al secondo piano, con mirabile terrazza, che schiudeva allo sguardo un lussureggiante habitat boscoso da foresta pluviale, popolato da enormi insetti dalle parvenze sub-equatoriali.

Quello laggiù è un meditabondo zio Ergino.

La casa mulino non era stata pensata originariamente come abitazione, ma come luogo di lavoro, e i suoi ambienti quindi non contemplavano la necessità né di climatizzazione, né di praticità.
Ma comunque, disagi termici a parte, anche al suo interno la casa mulino offriva all'occhio curioso una miriade di spunti caratteristici sui quali soffermarsi godurioso e divertito.
Dalla ridondanza delle suppellettili piuttosto superflue, se si confronta con la penuria di oggetti di prima necessità (un esempio elettrodomestico: niente lavatrice né stendini ma sì lavastoviglie), e dalla qualità discutibile degli oggetti decorativi che ricoprivano ogni centimetro quadro di superficie orizzontale o verticale, quando non si sapeva dove appoggiare il giornale o la borsa della spesa, si poteva arguire che anche l'arredamento non era stato proprio pensato in virtù di una sua vivibilità quanto per l'apprezzamento di eventuali villeggianti nordeuropei in visita, più avvezzi ai rigori del clima, e desiderosi di girare la campagna toscana più che di permanere lungamente in casa.

Casa-mulino. Interno al top della sua luminosità.
 

Oggettistica indispensabile della casa-mulino.
Scoprimmo troppo tardi l'esistenza dissimulata di un armadietto dei liquori (probabile ristoro serale dei villeggianti alemanni che ci eravamo convinti fossero abituali frequentatori della stessa casa-mulino), imboscato in un meccanismo occulto all'interno della pittoresca botte, da me opportunamente spostata nell'angolo del salone poiché al nostro arrivo troneggiava in maniera curiosamente scomoda e ingombrante nel bel mezzo dell'ingresso.


Ma comunque devo dire che, a parte la bislacca disposizione degli ambienti, l'interno casa-mulino sapeva offrire graditi scorci assolutamente particolari e suggestivi.

 Con frequenti interscambi di inquilini coabitanti in assortimenti inusuali e nelle più svariate faccende affaccendati.

E a dispetto della mia macchina fotografica che in quei giorni e in quella penuria di luce faticava a restituire immagini nitide.


Offriva anche alla sottoscritta, costretta suo malgrado al ruolo di puerpera allattante, un comodo loculo antro il quale espletare le sue mansioni di nutrice.


Ma di questo ebbi già modo di parlare altrove.

Per il resto il mio tempo nella casa-mulino era scandito da gradevoli passeggiate a scapicollo lungo l'unica strada (sdirupata), che conduceva verso valle, prima tappa la maestosa Certosa, un paio di chilometri e un centinaio di scossoni di passeggino più in basso, seconda tappa il paese, che raramente raggiungevamo, costretti alla resa quasi sempre prima di arrivarvi dalle violente crisi di pianto della piccola.
Ricordo tutto ciò con un misto di intontimento e malessere; in effetti, faticavo a mettere a fuoco l'intera situazione, e prima di tutto me stessa.
A quanto pare non ero l'unica (a non riuscire a mettermi a fuoco).


Il babbo-beduino, che non si accordò mai una pausa lavorativa estiva, usufruiva del suo tempo residuo da lavoro concedendosi sessioni di meritato riposo ristoratore sugli improbabili giacigli che la casa-mulino offriva alle sue stanche membra.


E anche Zorro quando capitava.


Il quale Zorro aveva intanto intavolato una guerriglia domestica con il cane della casa antistante la casa-mulino, un invadente e sovrappeso beagle da scorta (nel senso che ci scortava in tutti i nostri movimenti, compreso montare la guardia alla porta di casa), di nome Ettore, che non perdeva occasione per fulminee incursioni in casa-mulino con devastanti conseguenze, quali pisciatine a tutto spiano negli angoli di casa-mulino e razzia di generi alimentari gatteschi, inclusa ciotola che puntualmente spariva dalla circolazione e veniva con altrettanto doviziosa puntualità rinvenuta nei pressi del giaciglio dello stesso Ettore.


Ettore riceve le meritate gratifiche per i suoi indispensabili "servigi".

Panzumen per la maggior parte del tempo non si rendeva reperibile, salvo sul finire del nostro soggiorno inerpicarsi in cima ad un'acacia spinosa che sorgeva a strapiombo sul ciglio del nostro ruscello, e non riuscire a scendere nel corso di un'intera mattinata di miagolii accorati e tentativi, falliti, di salvataggio.

Ma tornando alla nostra casa-mulino...

La macina del mulino con ingranaggi.

No perché il mulino c'era ancora tutto, nei suoi ingranaggi originali e nelle sue vasche di raccolta e macina, ché era stato restaurato dai nonni degli attuali proprietari con grande cura e rispetto dei materiali e degli ambienti, che era una bellezza.


Ciò ci consentì anche di installare sulla struttura portante dei suoi meccanismi, una provvisoria e casereccia sedia a dondolo per neonati, che favorisse i sonni tormentati della neo-pupa.
Funzionò abbastanza...


In caso contrario la zio si ritrovò spesso e volentieri a voler strangolare la disturbante nipotina.

Un memoriale della casa-mulino, per quello che riesco a ricordare di quella confusa e stramba estate, tanto per non dimenticare proprio del tutto.



E chissà che una volta non mi venga la voglia di ritornarci... e magari anche a voi di visitarla!

Faccio ammenda: le foto sono di pessima qualità, ne sono consapevole eh, ma è quel che ho.
E confesso anche che del territorio non so dirvi molto di più dei pochi cenni qui inseriti, perché, malgrado le mie buonissime intenzioni di partenza, non siamo riusciti a incastrarci gite turistiche con pupa a seguito nemmeno volendo, tolto che la sottoscritta non ne aveva proprio la forza.
Quindi chissà, aggiornerò in futuro.
Vedremo se quest'anno riusciremo a concludere qualcosa di più, con una pupa un poco più partecipe e gestibile. Intanto parto avvantaggiata rispetto a un anno fa, perché ora so cosa devo e posso aspettarmi da lei e da me.

Vi è piaciuta la casa-mulino?

Con questo post volevo partecipare alla rubrica del mercoledì di Stima di danno: (Al) post(o), ma mi sa che il mio proverbiale tempismo ha colpito ancora, poiché credo che lei sia in vacanza, e non pubblicherà questa settimana.
Pazienza, vorrà dire che ho perso l'opportunità! Intanto ve la segnalo, così ci date un occhiata, ché è una rubrichetta proprio gustosa.
E rilancio: il tema è "case delle vacanze strambe". Chi ne ha da raccontare?

domenica 7 agosto 2011

Omaggio a Marina di Pisa

Perché in fondo questo mare, non sarà il top del top, d'accordo, ma io ci ritrovo dentro tanto di me, ricordi, tempo passato, bisogno di solitudine, dimensione interiore, parentesi di sospensione e distensione, decompressione, io me ne vado al mare, ciottoli sotto al culo e la schiena, letture vagheggiate facendo scorrere lo sguardo sulla sua superficie, fin dove arriva, mondi sommersi nell'immaginario, autobus persi e viaggi in bicicletta dalla città, che poi mi lasciavano con la gomma a terra ritornando e si metteva pure a piovere, un'ora a piedi sotto il diluvio trascinandomi dietro l'appendice di un inutile veicolo impantanandomi nel fango a bordo strada. E le macchine che mi sfrecciavano accanto dandoci dentro di abbaglianti, e sollevando pinne d'inguacchero con le ruote su di me. Che poi arrivavo a casa e spuntava il sole. Ovvio.
E quindi, dato che oggi io e Pupa si parte, ecco qua.
Non dimenticarmi finché son via.



O tu, dove la pupa ha mosso i primi passi da quadrupede.


 Dove rimanevamo a sedere quando faceva freddo e non c'era nessuno, sulla riva, perché era bello.

 E le carovane di famiglie e passeggini sul lungomare di domenica, la gente che si incontra e chiacchera ad alta voce, dicendo sempre del più e del meno, come se fosse una novità.



E a volte i colori si stagliano nitidi sotto un cielo cristallino, se arrivano quelle che la gente di qua chiama "le libecciate".


 E i ciottoli scricchiano rotolando sbatacchiati dalle onde grosse che si infrangono sulla riva, e rimarresti per sempre a sentire quel rumore gentile e rotondo.

 E al sole piace tramontarci dietro tutte le sere, che uno si commuove sempre un poco, di fronte a questo evento, pure se ne ha visti tanti in vita sua tramonti, perché non si sa mai che domani non si scordi di tornare.

 E rimaniamo sempre gli ultimi ad andare via.

 E ci veniamo pure quando lui è infuriato, e se la prende coi frangiflutti.

 Che la gente si ferma a fotografarlo quando è così, perché dalla costa si sente al sicuro dalla sua furia.


 E qualche volta sembra che ci arriva la Grazia dal cielo, a colorare tutto di luci elettriche.

 Quando i raggi del sole si aprono uno spiraglio nella corteccia di nubi grosse e cupe, che tutto sotto di loro pare immobilizzarsi.

 Il vento cade.
E poi a un tratto riprende.


E la mia bambina punta il dito entusiasta verso le bandiere che alte svettano sul mare sventolando allegre a ogni nuova libecciata.

Sembra tutto così armonioso e semplice, visto da qui...

venerdì 5 agosto 2011

Dove andranno? (Ma soprattutto: riusciranno?)

Suster e la pupa a giorni leveranno le tende e si autotrasporteranno nei pressi di questa ameno località:


Allora, avete capito? Ma come no? Possibile?
Ecco cosa trovo a riguardo, che può essere illuminante:
"Suggestivo borgo dall’atmosfera ferma nel tempo, rappresenta un raro gioiello di urbanistica medievale."
Ancora niente?
"Dal 7° al 3° secolo avanti Cristo fu un fiorente centro etrusco."
Un altro aiutino?
"Fu poi importante città in epoca romana, tanto è vero che nei primi secoli del Cristianesimo divenne sede vescovile. Fu conquistata dai Longobardi (594), e divenne dominio degli Aldobrandeschi il cui Ducato arrivò a comprendere l’intera provincia di Grosseto."
Ma siete delle pippe, scusate eh!
Sono sicura che quando vi dirò il nome vi darete delle gran manate sulla fronte e direte: "Miiii, è veeeero!"
Però vi lascio la rivelazione del nome all'ultimo. Come quel cruciverba della Settimana Enigmistica in cui devi capire che città è e le definizioni orizzontali corrispondono alle immagini delle foto, che ritraggono scorci di visuali decisamente illuminanti, quali "Palazzo del Comune" oppure "Panorama" o "Duomo", "Pieve", o "Chiesa di Santa Maria Vergine". Poi alla fine scopri che era Rocca alla Pieve di Bruscolino, frazione di Montepulcioso e ti chiedi come hai fatto a non capirlo subito.
Ma tornando a noi, delle dozzine e dozzine di cose che avevo intenzione di preparare prima della partenza non ne ho fatta mezza, ma poi in fondo non erano così fondamentali, e dato che pare che io e la pupa dovremo partire ancora una volta per mezzo treno, trascinandoci già dietro ingombranti appendici quali indispensabile seggiolino per auto e passeggino, direi che meno fregnacce mi porto apprsso meglio è.
Per dire: volevo realizzare una fantastica Com-pu-pilation con le canzoni preferite da lei, ma i miei tentativi di ricerca in rete delle suddette mi hanno condotto a risultati solo parzialmente soddisfacenti. Niente.
Mi sono procurata però un fantastico porta-cd per raccogliere la sua cospicua collezione di singoli, e ho fatto scorta di quaderni, e altro materiale di cancelleria, perché ultimamente ci stiamo dando alle belle arti. Chissà poi se ce la farò a caricarmi tutto, sigh.
Dovremo lasciar qui una buona parte dei suoi libretti, e portarci dietro gli altri giochi è sicuramente da escludere.
Per quanto riguarda me avevo pensato di procurarmi con largo anticipo una guida del territorio e stilare una lista di luoghi notevoli da visitare, liberi finalmente dalle pretese beduine di evitare qualsiasi meta anche timidamente urbanizzata perché lui preferisce viaggi into the wild.
Il largo anticipo di cui sopra credo ormai sia sfumato, ma forse ce la faccio tra oggi e domani a realizzare il mio acculturato proposito. Bisogna vedere poi se, pupa piacendo, l'itinerario verrà realmente osservato, ma non importa.
I bagagli sono ancora un vago abbozzo di idea che credo concretizzerò la notte tra sabato e domenica, dopo aver messo lei a nanna, che già lo so che proprio quel giorno non ne vorrà sapere e si risveglierà otto volte mentre io cerco ovunque il caricabatterie del cellulare e mi chiederò se sia il caso di infilare in valigia i soliti otto libri e poi di leggerne solo uno e mezzo.
Oh caro amato blog, che mi hai tenuto compagnia per i tediosi e solitari mesi invernali, per i faticosi e impegnativi mesi primaverili, per i sonnacchiosi e lenti mesi estivi... te non ti porto di sicuro.
Ti mollo qui, e non te ne avere a male, ma quando è troppo è troppo,  in vacanza non ti ci porto. Considerato soprattutto che sei praticamente l'unico impegno a tempo limitato e continuativo che io mi sia imposta da una anno a questa parte, sarebbe come portarsi in vacanza il proprio lavoro.
Ma poiché di lavoro non si tratta, e a dimostrazione che mi sto completamente rincoglionendo e che forse farei maglio a fare i bagagli piuttosto che impiegare il mio tempo così, ho programmato per voi gradito pubblico dei fantastici servizi estivi.
E siccome dei luoghi in cui sto per recarmi non so dirvi quasi nulla, vi parlerò dei luoghi noti, quelli che mio zio Silvano chiamerebbe "i luoghi della memoria".
Ok, ora potete anche insultarmi, ma non prima che io vi abbia svelato il nome della località segreta meta del nostro pellegrinare.
Ecco qui: andatevela a guardare (sempre se la cosa può interessarvi, eh!).
Così, ammesso che non partiate pure voi per le vostre mete, e allora immagino avrete di meglio da fare che stare su internet (e ve lo auguro di cuore), non sentirete troppo la mancanza di Suster. Della pupa un po' sì.
Buone vacanze allora!





(Le realizzazioni artistiche della pupa e della sua mamma)