venerdì 15 giugno 2012

Libri in soccorso al mestiere di mamma.

Abbiamo finalmente restituito tutti i libri presi in biblioteca, nell'attesa che riapra (si spera) in ottobre, come dicono, non ce ne facciamo un cruccio: la bella stagione ci vedrà impegnate in altro.
Un pro-memoria per me che sia anche uno spunto per altri sulle letture che qui da noi hanno riscosso maggior successo tra quelle bibliotecarie.

Titolo originale: What pet to get?

Titolo italiano: Un cucciolo tutto per me

Autore: Emma Dodd

Editore: Edizioni Lapis



Ecco un altro libro di grande formato, con illustrazioni grandi, grandissime, come piacciono tanto ai bambini più piccoli, essenziali, divertenti, al limite del paradosso.

Del resto, cosa vi volevate aspettare da una che si disegna così?


Beh, io mi aspetterei qualcosa di goticheggiante, uno humor un po' noir, un po' alla Tim Burton, modello famiglia Addams, ecco. E un pochino Tommy (versione italiana dell'originario Jack... mah! Chissà poi perchè), coi suoi occhi cerchiati, la sua propensione, anzi, predilezione per bestie più o meno feroci, ma comunque assai poco addomesticabili, se non altro per le loro enormi dimensioni, che li renderebbero difficilmente adattabili ad un contesto condominiale, ma anche per uno da villetta monofamiliare, Tommy, si diceva, ricorda un poco certi personaggi di impostazione burtoniana, ma queste sono sottigliezze che può cogliere giusto la mamma che legge.
La bambina non vede altro che un bambino come lei, che sogna sui suoi libri illustrati quanto sarebbe bello dividere la propria vita con uno di quei cuccioli finora visti solo in fotografia, o in tv: una tigre, un leone, o, perché no: un dinosauro?



E' così che un bel giorno decide di proporre alla mamma: prendiamo un cucciolo? (Notare: a conferma dell'ossessione del piccolo per animali da compagnia non proprio convenzionali sulla portiera del frigorifero ci sono due disegni di Tommy che rappresentano un elefante e uno squalo. Adoro questi dettagli!)

La mamma è scaltra, accidenti a lei, e ci vede subito il potenziale distruttivo e apocalittico del caso, in quell'innocente richiesta. Si vede che lo conosce un po', suo figlio. Però è anche aperta al dialogo e possibilitsa.
Insomma, la mamma non è che dice: ok, allora prendiamo un criceto, va bene?
No, lei chiede: e cosa ti piacerebbe?
Ovviamente Tommy parte sciorinando tutta una serie di articoli da zoo, alla cui adozione la poveretta non può certo accondiscendere.
Un elefante... Una giraffa... Un coccodrillo...
Ottima idea, risponde lei, puntualmente, senza scomporsi. Peccato che...

Come faremo a portare l'elefante in vacanza?
Il leone non spaventerà il postino?



A questi aspetti pratici della questione Tommy proprio non aveva pensato.
pazienza: vorrà dire che penserà a qualcos'altro...

A Tommy piacciono gli animali grandi.
Questi animali, del resto, sono così grandi, ma così grandi, che non entrano nemmeno nella pagina: la riempiono tutta quasi per intero, e a Tommy non rimane che fare capolino dall'ultimo angolino rimasto libero.

La mamma, poi, dov'è?
E' voce fuori campo, come nella migliore tradizione fumettistica per l'infanzia (vedi Peanuts): è presente, ma non viene inclusa se non per parziali scorci nel campo visivo infantile, ingombro per altro dalle inverosimili fantasticherie zoologiche che ne popolano l'immaginario.

Il lettore ne vede sempre solo parti isolate: le mani infilate nei guanti da cucina, la chioma arruffata che spunta da sotto le coperte al mattino, quando Tommy la sveglia trionfante: ha finalmente capito quale sia l'animale che fa per lui:



Ops! Mi sa che vi ho svelato il finale!

Credo che questo libro, oltre ad essere un piacevole e divertente gioco di indovinelli da farsi coi piccoli, rappresenti un utile manuale per le mamme meno esperte e più ingenue su come approcciarsi alle pretese impossibili dei propri figli, perché tanto lo so, che arriverà anche quel momento!
Non dire "NO" e basta, ma condurre alla non-fattibilità della cosa attraverso il ragionamento autonomo, guidato.
Magari non risolve del tutto la situazione, ma può aiutare ad "arginare" il problema!
Voto finale: 8,5

***

Seconda proposta:



La particolarità di questo libro, come avrete capito, è quella di poter essere letto al dritto o al rovescio: da un lato parliamo di dieci porcellini puliti, dall'altro di dieci porcellini sudici...
Ma non saranno forse gli stessi porcellini?




La pupa ci ha messo un po', per capire il meccanismo, ma devo dire che l'idea di poterlo leggere "all'infinito", poi, l'ha entusiasmata! (A me un po' meno...)
La fabula è molto elementare: i porcelli, sudici, si puliscono in una vasca da bagno. Alla fine, sono diventati puliti!

Dall'altro lato, i dieci porcelli puliti hanno appena finito di lavarsi e sono impegnatissimi ad asciugarsi, spazzolarsi, improfumarsi, vestirsi e truccarsi... Alla fine eccoli pronti per uscire di casa: dove credete che vadano a divertirsi? In una pozzanghera di fango, dite? ecco che non sono già più puliti.

Ora il libro chiudi e volta: vedrai la storia capovolta!


Niente effetti speciali, eh! ma l'idea è molto simpatica e forse sotto la storiella divertente dei porcelli e del loro insensato perdere più di metà del libro a tirarsi a lucido per poi spatasciarsi nel fango, si riesce anche a trovare un qualche significato educativo pedagogico circa la necessità di fare il bagno, da propinare a quei bimbi patologicamente recalcitranti all'acqua e al sapone...
I disegni sono molto ben fatti, simpatici i maiali, ben rappresentate le situazioni, un po' antiquata la veste grafica, ma nel complesso un librino piacevolmente ben riuscito.
Voto: 7,5

Questo post partecipa a  I venerdì del libro.
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mercoledì 13 giugno 2012

Consigli pratici per incrementare la vostra pubblica credibilità.


Situazioni da evitare per aspirare ad una discreta credibilità:
  • Se dovete mandare un curriculum, accertatevi che il file che allegherete alla lettera di presentazione-candidatura non sia nominato tipo "curriculì_curriculà" o "curricurriguagliò": errore fatale, dimenticarsi di rinominare i file! Sarà sufficiente un banalissimo "CV".
  • Mai uscire di casa in ciabatte.
  • Attenzione a non infilare la maglietta a rovescio, vale a dire con tutte le cuciture e l'etichetta rivolte verso l'esterno dell'indumento: non è detto che troviate un bagno all'interno del quale cambiarvi. Se avete una giacca con voi, sarete costretti a tenerla indosso mentre espletate ciò che avete da espletare anche quando siete in un ufficio in cui fanno 40°C e il sole mattutino di giugno picchia sulle vetrate, e voi sudate.
  • Controllare sempre di non avere fiori secchi o rametti tra i capelli, soprattutto se li avete molto ricci e per uscire di casa dovete passare sotto una specie di foresta vergine equatoriale di rampicanti.
  • Controllare di non avere gatti di peluche che vi spuntano dalla borsa: le vostre giustificazioni circa il fatto che avete  appena accompagnato vostra figlia al nido potrebbero non essere convincenti (e in ogni caso vi siete giocati la credibilità, a sta botta!).
  • Sempre a proposito di borse, quando ci frugate dentro in cerca di una penna o di altro, attenti a cosa potreste tirar fuori incautamente in presenza d'altri, soprattutto se siete soliti tenerci qualche pannolone di scorta, biscotti vari sfusi, o una banana dimenticata dall'ultima uscita ai giardini, ridotta in una poltiglia marrone che ora è ovunque.
  • Non vestitevi mai la mattina appena alzate con i vestiti del giorno prima, tanto vi sembrano puliti... pare che le macchie di yogurt al mirtillo, banana spiaccicata di cui sopra e tuccodimela funzionino a inchiostro simpatico fotosensibile.
  • Nel caso lo faceste, quella cosa di vestirvi la mattina appena sveglie al buio, raccogliendo i vestiti di ieri da terra a vostro rischio e pericolo, scuoteteli bene affinché esca fuori qualche eventuale oggetto in essi presente: potrebbe capitarvi di avvertire un corpo estraneo sulla schiena, tra la vostra pelle e la stoffa della maglietta, e, frugando, di tirare fuori proprio in mezzo alla strada, un paio di mutande appallottolate indossate il giorno prima... misteri!
N.B.
Come direbbe Carlo Conti, da qualche giorno, ahimè, soppiantato dagli Europei di calcio, sono tutte situazioni realmente occorse alla Suster: voi dovete indovinare quale di queste è occorsa nelle ultime 48 ore.

martedì 12 giugno 2012

Roba da gatti: nessun dorma! #2

Ok, si era detto "Nessun dorma", se non sbaglio...
Allora, Panzumen, come la mettiamo?





Niente. Qui urge passare alle maniere forti: a mali estremi...


- Pantumeneeee? Dove tei Pantumene?

(Ah, eccoti qui!)



Missione compiuta!
(Dura vita quella del gatto, signori. Ma io lo so che in fondo, le vogliono bene...)

Roba da gatti, la rubrica del martedì.

sabato 9 giugno 2012

Sabato sera io, te...

Stasera cena in piedi (sulle sedie), io e lei, grissini, bistecca ("di babbo") grigliata male (non sono brava con la carne), melone e cigliegie, tuccodimele of course, e Mimi la vuoi la banana, e no Mamma no, uppa Mamma.
La fame ci ha tolto il tempo di preparare più decentemente, il pranzo saltato da entrambe, per il gran caldo, la patteggiata affrettata sul finale perchè avevamo finito i Crehezz, Buia che prepara l'indispensabile attrezzatura per la pesca, che promette di portare i pesciolini.
Noi due, la terrazza, chè starci la sera ricomincia ad essere piacevole. La finisci quella carne? Posso mangiarla io? Lo finisci quel melone? No Ma-mma! E' di Mimi il melone! E' di Mimi il piatto! Ma dai, lo stiamo usando tutte e due questo piatto, non è il tuo, scusa eh! Cuda eh! (Mi fa pure il verso questa qui).
Io e lei.
Babbo? A pescare.
Master? A un compleanno (Ah, donna mondana!)
Zorro? Monta la guardia alla porta.
Panzumen? Amoreggia con Ambleto.
E le bambole Tittiottelle fanno le flessioni nel lettino.
L'adinello si affaccia da dietro la tenda.
Zio Tobia sempre sul suo trattore.
Io leggo in terrazza, mentre lei canta dentro e mi dice non cantare quando intervengo chè si dimentica le parole, e intanto la sento che demolisce cose. TRAC! Queste devono essere state le costruzioni. Plaf! Questi i libri. SBRAM! Oh, e ora che avrà rovesciato?
Un libro in terrazza, l'estate che si annuncia al fine. U libro anzi due... sbircio le mie città: qualcuno mi ha coinvolto in un suo progetto, e mi fa piacere farne parte, dovermi preparare, avere un ruolo.
I miei piedi (zozzi) così come sono.
Le sue scarpine taglia 21.
Leggere... leggere-zza?
Fare foto a casaccio, a raffica, ad minchiam, fino a esaurimento batteria.
Il crepuscolo. Le zanzare.
Abbiamo fatto un puzzle. Il suo primo puzzle (così c'è scritto sulla scatola: Il mio primo puzzle). Lei che ancora non ha capito bene il meccanismo, non le è proprio chiaro il senso del gioco, delle miniature degli animali piccoli da prendere a modello per gli incastri. Dice: "La mamma gatta! la mamma cana!"
-Ah, questa è la mamma cagna, Mimi?
-La mamma cagna... cagna! Cagna cagna cagna...
Ripete per memorizzare, e io come sempre rimango molto impressionata dell'urgenza linguistica di lei.
Oggi abbiamo dipinto, abbiamo fatto il bagno in piscina, abbiamo guardato Pippi.
Mimi è passata al periodo arancio.
Gli animali ancora sguazzano nella loro pozza d'acqua gonfiabile.
Io ho simulato molto nella pausa nanna pomeridiana e mi sento a posto con la mia coscienza di aspirante studente, anche se combatto con le percentuali. Non mi sono mai piaciute. Fanculo le percentuali.
Ho simulato e totalizzato 21 punti, il minimo sindacale. Perfetto.
Lei mi dice: il babbo di Pippi è un pirata.
Cavolo: io non ho mai saputo questi dettagli della vita privata di Pippi Calzelunghe, per la verità non credo di aver mai guardato Pippi Calzelunghe in vita mia prima di questo pomeriggio. Ma lei ha già capito che il babbo di Pippi è un pirata, dopo aver visto la prima puntata di Pippi Calzelunghe della sua vita.
La guardo e mi chiedo se è davvero lei quella gnappa di qualche mese fa, che rotolava dicendo "Oddio oddio, caduta!", e ora è così alta, e smilza, e ha le codine (come Pippi! Sì, Mimi, come Pippi), e i fuseaux, anzi, no, ora si dice leggins (le calze come Pippi! Sì, va be', Mimi, non è che sono proprio calze eh!) e fa stretching con i libri. Mi chiedo se ora Pippi soppianterà Pinocchio nel suo cuore... sarebbe ora!
Lei parla con nonna al telefono Fisherprice e le chiede se è a casa e quando viene.
Io sto lì a simulare e mi dico che se pure non dovesse andare, mi tengo comunque la mia vecchia vita di ora, che va pure bene.

Foto ad minchiam illustrative (così magari ci capite qualcosa pure voi):

 





 




Periodo arancione.







Mamma coniglia


(Suster simulatrice allucinata)


postilla:
Mi hanno detto che quando fotografo gli angoli della mia casa si sente che è una casa vissuta, e che sembra persino bella. Non me lo sono fatto dire due volte: io ci sguazzo nelle foto idiote. Grazie comunque a quella persona, se mi leggerà.

Mi hanno detto che (a volte) ragiono come una cinquantenne insoddisfatta. Ho incassato. Ho capito. Sto cercando di recuperare. Grazie anche a quell'altra persona, se mi leggerà.

venerdì 8 giugno 2012

Come iniziare?

kjdbckebd
Come qualcuno mi ha detto, sporco la pagina bianca, e inizio a scrivere.
Gli inizi sono sempre un problema, lo sono stati sempre per me, in particolare, che già dai temi in classe alle elementari passavo la prima ora a scegliere la traccia, la seconda a rigirarmi la penna tra le dita, e poi scrivevo di getto otto facciate senza copiare in bella, fino all'ultimo minuto, dopo il suono della campanella e oltre, e poi è sempre stato così, fino alla tesi di laura, circa un anno solo per trovare l'argomento, sei mesi di concepimento, nove di gestazione.
Va be', ma ora che c'entra.
Gli inizi sono sempre un problema, come diceva anche Calvino, ora non ricordo più dove, se in una delle sue Lezioni americane o in Se una notte d'inverno, o forse non lo diceva mai, e sono io che elaboro qualcosa che lui diceva in fieri, o che ho pensato questo leggendolo, o forse non l'ho mai pensato e lo penso ora, e sono convinta di averlo sempre pensato, o di averlo letto da qualche parte, e cito uno degli autori che amo di più per dare credibilità al mio pensiero.
Perché gli inizi sono pericolosi, e rischiano di viziare tutto ciò che verrà dopo nell'impostazione che dai loro, nel ritmo, nel tono, nella forma, di mandarti fuori strada, e a volte ti impediscono di arrivare dove avevi deciso di arrivare.
E quando vorresti dire tante cose, ma non sai a quale dare la priorità, un buon inizio dà un ordine ai tuoi pensieri.
Un cattivo inizio si mangia i pensieri buoni e li infiacchisce, ti fa perdere la voglia di andare avanti e accartocci il foglio, tradotto in lingua moderna, salvi in bozze e lasci perdere.
Ma poi soprattutto un inizio fatto in un certo modo ti preclude la possibilità di iniziare in un altro modo, ti preclude di fatto la possibilità di dare vita ad infiniti altri possibili discorsi, che partono da altri inizi.
E quindi uno a volte non inizia proprio, per paura che un qualsiasi inizio possa impedirgliene tanti altri, possa depauperarlo dell'estrema libertà creativa, delle illimitate possibilità di infiniti nuovi inizi.
Ecco la fregatura qual è.
E allora io scrivevo una frase qualsiasi e andavo avanti, e poi, magari, mi dicevo, la cambio dopo, invece la lasciavo sempre tale e quale, chè cambiarla alla fine non era poi tanto facile, visto che apriva un discorso lungo e continuo, senza cesure logiche,
Quindi non lo cambierò nemmeno questa volta, e che bdciuyw sia.
Ma spero che si sia capito il significato, direi, esistenziale della metafora scrittoria.
Mi trovo forse io ad un inizio di qualcosa?
No, magari. Quello che mi sento è di essere alla ricerca di Un inizio, e di non riuscire a trovarlo, di chiedermi quale storia narrare, cosa immaginare, quali parole. E' il bello è che sono già arrivata al punto di accontentarmi di un inizio qualsiasi, per la paura di non riuscire a sviluppare proprio un bel niente, del tanto materiale che avrei, e sarebbe uno spreco, cavolo, solo per colpa di un inizio!
Dannato inizio.

Ma si può iniziare da una cosa qualsiasi, così a volte basta una parola detta, o scritta, da qualcuno, ad infonderti coraggio, fiducia, determinazione.
Sentirti dire da altri cose che hai sempre cercato di dirti da sola, ma in fondo in fondo c'era sempre in agguato quell'altra voce interiore che ti diceva che no, che ti stavi raccontando storie, che non era vero che tutto sarebbe andato bene, che avresti potuto fare altre scelte e invece te le eri bruciate.
Ci sono momenti in cui cadi nella spirale a tradimento del "ma chi me l'ha fatto fare, tornassi indietro farei tutt'altro", ma so che è subdola, e che non serve a niente, e che non devo caderci, e che non è così, soprattutto.
Tornassi indietro le mie scelte sarebbero esattamente le stesse, perché in fondo ho passato degli anni a fare cose che amavo, a costruire una mia identità, e questa identità ora non sono altri che io, così come sono, con tutte le mie paturnie e le mie paure, le mie incertezze e contraddizioni.
Del resto, come diceva Gianni Togni: che male c'è? Fanno per me.
E quando pensavo che non ce l'avrei mai fatta, e guardavo altri fare ciò che a me costava fatica e immenso sforzo di concentrazione presenza mentale con la più spensierata nonchalance e i miei obiettivi mi sembrava non fossero alla mia portata, alla fine ce l'ho fatta, e riuscivo in maniera brillante laddove altri si accontentavano di riuscire.
Forse dovrei lavorare sul concetto di leggerezza, sì, riuscire ad alleggerire. Ci sto provando, a momenti mi riesce.
Poi arrivano momenti pesanti.
L'inattività prolungata è il tarlo dell'anima, e così anche le cose che magari in altri contesti riusciresti ad affrontare serenamente a padroneggiare, in quel contesto ti sfiancano, ti sfibrano, diventano ossessioni.

Buttarmi in quel mondo dei bambini che vive solo di presente, di lei che è felice se una sera ceniamo tutti e quattro insieme, che si entusiasma perché andiamo a fare la spesa insieme Mimi Mamma e Master, che non pensa a cosa farà domani e che non vuole tornare dal parco anche se le spiego che è tardi e bisogna preparare la cena, che vorrebbe che le passeggiate durassero in eterno, e piange sempre un po' quando torniamo a casa, che non desidera un presente diverso da quello che ha e che forse non immagina che possa essere migliore di così, che ha così poco passato dietro di sé e non si chiede ancora se avrebbe potuto viverlo in maniera diversa, nessuna scelta fatta di cui pentirsi, nessun tempo perso, ma ancora tutto messo a frutto al massimo, e tutte le possibilità ancora aperte davanti a sé.
E cerco di pensare che sia così anche per me.
A giorni fiducia e abbattimento, spensieratezza e preoccupazione, speranza e sconforto, attesa, chissà.

martedì 5 giugno 2012

Roba da gatti: nessun dorma!

La pupa sta perfezionando la pronuncia della sua "R". Prima era tipo un'ellissi: '. Ora è tipo una "W".
Prima era: "Do'o!", ora è tipo: "DoWo!".

Zorro non ha mai avuto bisogno di perfezionare la sua capacità innata di essere inopportuno.
Ha sempre avuto in una certa antipatia il sonno altrui, e per questo motivo si è sempre adoperato affinchè esso non si protraesse oltre una certa ora del mattino, infliggendo tassonomiche sveglie al grido di un MIAO-MIAOOO di cui solo chi l'ha sentito di persona può testimoniare l'efficacia. Del resto non è certo una sveglia finalizzata al riempimento delle sua ciotole, sempre ben rifornite di che vivere per almeno un altro giorno di autonomia. No: lui vuole proprio che tu ti alzi e gli fai compagnia mentre sgranocchia i suoi croccantini, vuole iniziare la sua giornata con te che intanto smanetti con la caffettiera e il microonde.
Peccato che lui dopo la colazione, per così dire, se ne torna nel talamo, per la prima pennica diurna della sua giornata.
In più ha sempre saputo per istinto naturale quale fossero il luogo e il momento meno adatti alla sua pennica.
Per esempio le lenzuola del letto mentre io sto rifacendo, guarda caso,  il letto.

Per fortuna che ogni tanto trova pane per i suoi denti da gatto...


"Coda pai qui Dowo? Dommi Dowo? Non ti può dommi'è Dowo! Guadda, Dowo 'tta dommendo!"


(O stava dormendo?)


"Dowo, vvegliati! Vvegliati, Dowo, non ti può! Ti piace Dowo? Eh, Dowo?"


"Cawo! Cawo, Dowo! Tei pelite, Dowo? Eh, Dowo? Che c'è Mimi?"
(Felicissimo, si vede dalla faccia).


"Dove vai, Dowo! Ti tei alzato? S'è alzato Dowo! Dowo do-ve va-i!"


Però diciamocelo, un pochino ti sta bene...

Roba da gatti, la rubrica del martedì.
Questa settimana partecipa anche: Eu.

PS.
Per chi si fosse preoccupato della salute di Zorro, ci tenevo ad informarvi che il gatto in questione si è completamente rimesso, e ha messo su anche un po' di ciccia che prima non aveva. Il cambio di alimentazione in questo caso è stato salvifico, anche se mi sono rifiutata di comprare il cibo da 25 euro che mi aveva consigliato la veterinaria, e ho optato per un mangime mediamente caro, del resto risparmierò sulle scatolette di umido, e mi tengo a posto la coscienza, perché spendere così tanto per dar da mangiare a un gatto mi sembra, a torto o a ragione, profondamente amorale...

venerdì 1 giugno 2012

Libri per bambini: il potere dell'emulazione.

All'uscita dal nido un giorno le maestre hanno distribuito a tutte le mamme dei bimbi "medi" questo librino:

Titolo: C'era una volta un vasino

Titolo originale: Once upon a potty.

Autore: Alona Frankel


Editore: CMM

Distribuito in Italia da: OKbaby


Età: 2-3 anni.

(Made in China)


Veramente non ho capito subito di che si trattava, ma giacchè la pupa era entusiasta di avere un nuovo libretto per le mani mentre io mi indaffaravo a toglierle le scarpine del nido e a infilarle quelle di tutti i giorni, ho accettato l'offerta di buon grado.

All'apparenza si presentava come una sorta di diario delle elementari, con la copertina rossa imbottita e l'immagine di un bambino seduto su un vasino, le pagine di cartone sottile e l'intestazione della prima pagina "Cari genitori", mi avevano fatto pensare ad un manuale informativo o ad un catalogo di qualche grande marchio di articoli per bebè.
In effetti la finalità dell'iniziativa era promozionale: insieme al librino veniva distribuito un kit valigetta con dentro vari opuscoli e, per l'appunto, un catalogo sull'argomento "vasino"... argomento scottante per i bimbi che si avvicinano alla soglia dei due anni!
Comunque poi mentre mia figlia sfogliava il libro con le avventure di... Tommy (?) e del suo vasino mi sono accorta che dovevano esistere due versioni dello stesso, e sono andata a cambiarlo con un altro con la scritta "bambina" e l'immagine di copertina che mostrava una ricciuta e ignuda pupa accomodata su un bellittimo vasino decisamente demodé, di quelli che si usava un tempo tenere sotto i letti per venire incontro alle esigenze notturne dei loro proprietari.
"Ecco, Mimi, questo è con la femminuccia", le ho detto. Ed è per questo che ancora adesso il libro in questione viene da lei indicato con il nome di "pemminutccia".

Quella bambina in copertina era Lia, e inspiegabilmente per me la sua chioma scarmigliata, la sua goffa nudità e il suo vasino demodè hanno istantaneamente conquistato mia figlia, che ha preteso subito subito una serie di letture reiterate in rapida successione, tanto per prendere dimestichezza con la storia e con i personaggi, che in definitiva si riducono a tre: Lia, la mamma di Lia, e il vasino.
Poi c'è la nonna di Lia, che però compare solo in quanto mittente del pacco nel quale Lia scoprirà il suo nuovo vasino.
Ma che cos'è questo strano oggetto?
Sarà un vaso per i fiori? La ciotola per il gatto? O... un cappello?
No, no e ancora no: è un vasino e serve per farci dentro tutta la pipì e la popò, CHE MERAVIGLIA!
E davvero mia figlia si entusiasma da matti di fronte alle gesta eroiche di Lia e del suo vasino, infrangendo senza condizioni il muro della mia perplessità e del mio scetticismo.

Diciamo che se l'avessi dovuto giudicare senza l'aiuto della pupa probabilmente mi sarei evitata una recensione, e l'avrei etichettato come un libro "datato" e piuttosto noioso.
Ecco infatti i primi commenti a riguardo:

- Guarda, al nido ci hanno regalato per la pupa un libro porno!
- Ma come un libro PORNO??
- Eh, guarda qui...
- Ah ah ah! ma cos'è, educazione sessuale per la prima infanzia?

Poi:
- Ma Mimi capirà il significato della parola "popò"?
- Va be', tu leggile "cacca", è uguale no? Ma allora esiste qualcun altro oltre a Nonna che dice ancora "popò"!

E ancora:
- Ahahahah! Hai letto la quarta di copertina?
- "Finalmente anche in italiano il best seller internazionale Once upon a Potty!" Ah ah! Dai, ma sono seri?
- Però dai, magari a furia di leggerlo a Mimi viene voglia di avere un vasino pure lei...

Insomma, il mio spirito minchione ogni tanto prende ancora il sopravvento sul mio spirito mammesco.
Ma ora mi riscatto.
Insomma, sì, va a finire che parlo di cacca, ma stavolta non è del tutto colpa mia, eh!

In realtà il libro sul vasino funziona davvero!
Me ne sono accorta quando la pupa un giorno si siede sul contenitore delle sue costruzioni e dice "Tono tul vadino! Come Lia! Che bello! Bellittimo il vadino!"
Sono rimasta basita...
Sfruttando l'onda di questo entusiasmo mi sono industriata a procurane uno a Mimi, ragion per cui ora siamo in attesa che arrivi anche a noi per posta un pacco "da parte della nonna"... chissà cosa ci sarà dentro? Un vaso per i fiori? Una ciotola per i gatti? Un cappello? Mah!

Quindi il primo pregio che devo riconoscere a questo libro è questo: la forza inopinata dell'emulazione libresca, per la quale la pupa ha grande sensibilità.
Il secondo è lo stile espositivo: un linguaggio conciso e spontaneo, senza inutili reticenze racconta ai bambini mostrando le cose dal loro punto di vista, affrontando aspetti della realtà che li riguardano da vicino, e coinvolgendoli attraverso efficaci espedienti narrativi:
  • si rivolge direttamente a loro: "Ciao, sono la mamma di Lia...";
  • invita al confronto:  "Proprio come te, Lia ha un corpo...";
  • e attraverso il confronto e il gioco dell'enumerazione insegna a prendere coscienza di sè: "Una testa per pensare... Occhi per vedere...Orecchie per sentire...";
  • li rende partecipi della storia della loro vita, attraverso le diverse tappe del crescere: "Lo faceva quando aveva due giorni. Lo faceva quando aveva due mesi...";
  • e il senso della reiterazione di alcuni gesti, di alcuni rituali quotidiani, come quello del cambio pannolino, che loro ben conoscono: " Un pannolino pulito, un pannolino sporco... Un pannolino sporco, un pannolino pulito...";
  • li invita a scoprire insieme la funzione e l'utilità del nuovo oggetto, che loro devono imparare ad utilizzare e a sentire come proprio: "E' un vaso per i fiori? No, non è un vaso per i fiori!";
  • li rassicura circa la necessità di compiere questo, per loro, importante passo, raccontando l'esperienza di "un loro simile" che, proprio come loro, arriverà a padroneggiare questo nuovo strumento passando per alcune tappe successive e non sempre con successo, perchè a volte bisognerà avere la pazienza di aspettare a lungo: "E aspetta,  e aspetta, e aspetta, e aspetta, e aspetta, e aspetta..."






E soprattutto posso dire che questo libro ha anche offerto a me, mamma, uno spunto di riflessione su un aspetto a cui non avevo mai dato tanta importanza: il passaggio dal pannolino al vasino non è in effetti una tappa banale nella crescita del bambino, ma rappresenta una presa di coscienza di sè e dei propri bisogni, della necessità di riuscire a controllarli e amministrarli non proprio scontata. Dopo tutto da quando sono venuti al mondo il pannolino è stata per loro una realtà mai messa in discussione, così come il non dover pensare a cacca e pipì prima di averle fatte.

Naturalmente poi c'è il lieto fine...


E fu amore per sempre...

Lo stile delle illustrazioni, volutamente retrò, i fondi monocromi, i motivi stampati, rievocano un certo tipo di immagini e di libri per l'infanzia di impostazione un po' didascalica che ricordo esser stati presenti nella mia, di infanzia, con figure molto stilizzate e testo ridotto all'osso, ma tradisce la sua reale modernità in una certa ironia di fondo sottesa alle illustrazioni, nella grande coesione e interazione immediata tra l'immagine e la parola scritta, che si integrano e si completano a vicenda diventando inscindibili l'uno dall'altro.

L'aspetto negativo? A quanto pare in Italia il libro non è acquistabile separatamente dal vasino distribuito finora da un'unica azienda di articoli per bambini anche piuttosto costosi... In alternativa potreste acquistarlo in lingua originale. Ho visto sui siti di e-commerce che è disponibile in tantissime varianti, compresa quella con DVD... va be', a me sembra esagerato, ma se uno ci si dovesse proprio appassionare...

Con questo post partecipo a  I venerdì del libro.


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