martedì 25 novembre 2014

25 marzo 2013.

La sera prima.

Il giorno in cui è nata Rania mi svegliai presto, alle 5 del mattino.
Mi svegliai con dolori all'addome, crampi sopportabili ma insistenti, che non mi lasciarono quasi alcun dubbio circa la loro natura.
C'è da dire che quella mattina scoccava per me e per la mia non-nata il termine di 40 settimane nette, non un giorno di più, non uno di meno, e forse forse qualcosa mi diceva che la cosa poteva anche accadere, quel giorno.

mercoledì 19 novembre 2014

Nostalgia del presente.



Il vecchio blog però l'ho lasciato ancora on line, e accessibile.
Non so che ne farò.
Sono un'inguaribile sentimentale in fondo.
Quando riapro quella pagina per avere accesso rapido ai miei vecchi contatti, mi prende un vago senso di malinconia. Non credo sia dovuta al blog.
L'ultimo post che pubblicai lì era una sfilza di fotografie primaverili scattate alle bimbe, più piccole di 8 mesi, che soprattutto all'età di Rania è tanta roba.
E guardando quelle foto, leggendo quelle parole, mi arriva la percezione di giorni sereni, felici, allegri, di una persona consapevole e soddisfatta del proprio tesoro, e ben piazzata nel tempo, nel giro eterno delle stagioni e poi degli anni, del volgere delle età della vita, delle generazioni infine che si susseguono.

lunedì 17 novembre 2014

Il viaggio ti salverà da questa palude dell'anima.

Ci sono giorni, ci sono periodi, che l'umor nero prende il sopravvento, e tu rimani prigioniera dei tuoi pensieri ossessivi, claustrofobici. Ti svegli con loro, ti accompagnano per l'intera giornata.
Non è che tu non veda il bello e il buono nella tua vita, non è che tu non sia grata per ciò che hai e ciò che hai ricevuto, non è che non ti basti.
Non è che vuoi di più. Non è niente di tutto ciò, è l'assenza di prospettive, il sentirti in trappola, l'insoddisfazione di te, il chiederti continuamente: "Potevo fare di più? Ho usato al meglio la mia vita? Il mio tempo finora?" E rifiutare di risponderti, perché la risposta è avvilente.
E' il tarlo subdolo dei potrei, avrei potuto, avrei dovuto, dei rimpianti che riempiono le fosse.
In mezzo, mischiata, c'è la paura, tacita, nascosta, perché guardarla in faccia ti fa ancora più paura, e allora eviti di farlo, la allontani, scacci quel pensiero.
La paura del domani, la paura di non trovare più strade percorribili, di non corrispondere alle aspettative, tue o di chi ti ama, di dover un giorno giustificarti di fronte a tua figlia, o alle tue figlie per ciò che non sei stata in grado di garantire loro, per aver chiuso vie di fuga anche a loro, per non aver saputo offrire orizzonti più vasti, e limpidi.

giovedì 13 novembre 2014

Assetti familiari. Post a contenuto informativo e puramente cronachistico.

Alcune cose sono cambiate nella nostra quotidianità, o stanno cambiando.
Niente di sensazionale, ma son pur sempre cambiamenti che ridefiniscono tempi, ritmi, e abitudini.
E mi danno la misura del tempo che trascorre, e di loro che crescono, della vita che evolve.
La prima cosa è che, anche se qui l'ho scritto solo en passant, arrivò la tanto attesa telefonata dall'Ufficio Servizi Educativi, ad annunciarmi che si era liberato un posto per Rania in un nido.
Le parole esatte furono: "telefono per darle una bella notizia" e prima ancora che esordisse con questa frase l'impiegata, io sapevo già perché chiamasse, e quindi la sua frase a effetto avrebbe anche potuto risparmiarsela per altre occasioni, ché a dire il vero io un po' quella telefonata me l'aspettavo prima o poi, e nemmeno con troppa ansia o impazienza, perché non sentivo urgente l'esigenza di liberarmi di mia figlia quel tot di ore necessarie a sbrigare faccende ordinarie e straordinarie.

mercoledì 12 novembre 2014

L'ora in cui dormono le asce.


La sera deponiamo l'ascia di guerra.
Quasi sempre cioè.
Prima ci sono ancora un po' di urlacci, e un po' di NO!
Prima c'è ancora qualche obbiezione, Vostro Onore.
Prima c'è magari "Dovevo tirarla io la catena! Ti avevo detto che dovevo tirarla io! Bwaaaah!".
Prima ci sono catene di Sant'Antonio di libri da leggere sul tappeto psichedelico in camera delle bimbe, e fare a botte e a chi grida più forte perché devo leggere Peppa Pig Una gita in treno o La casa dei gatti piccini piccini picciò secondo una, no invece, secondo l'altra, che schifo Peppa, leggimi questo, mamma, e ti tira fuori volume di storie di Principesse da 150 pagine, un'ora e quaranta di lettura per finirlo.

Prima c'è tutto questo rituale, che io non ho certo contribuito a mettere a punto, ché non son mai stata brava coi rituali e con le routine, con gli orari e con le tabelle di marcia, ma si è stabilito così da sé, per tentativi e un po' assecondando loro, che finita la cena mantengono quel quarto d'ora di stato di grazia in cui riescono a essere sufficientemente autonome da permettermi di lavare grossomodo i piatti e pulire la tavola.
A meno che la piccola non cominci a urlare.

martedì 11 novembre 2014

Modì et moi.


Al riparo.
Sotto il rumore di torrenti di pioggia scrosciante.
E' sempre rassicurante e piacevole sentire fuori la furia degli elementi quando sai di avere un tetto sopra la testa. Un tetto che per ora non dà segni di cedimento.
In stato di grazia ancora per la mattinata trascorsa: sono stata da Modì, e sono ancora piuttosto scossa.

La mostra, per chi volesse, è al solito Palazzo Blu (il solito perché già ne ho parlato qui, qui e qui. Non sono una grande frequentatrice di eventi culturali, ma ecco, quando mi schiaffano in faccia certi autori a due passi da casa, cerco di alzare un po' il culo dalla mia quotidianità e di andarmeli a vedere) almeno fino al 15 febbraio. Affrettatevi gente, che non sembra ma poi arriva in un attimo.

venerdì 7 novembre 2014

Due libri da non perdere (secondo me).

Venerdì del libro. Ce la posso fare.
Ieri pomeriggio visto il maltempo imperante su gran parte della penisola, e nella fattispecie qui, ho approfittato dell'occasione di una lettura ad alta voce per bambini notificatami dalla mailing-list della biblioteca comunale e ho portato le bimbe a fare un po' di esercizio intellettuale.
La lettura in realtà è stata un po' una pena, causa drappello di madri cialtrone con figli scatenati al seguito che hanno improvvisato una piccola performance da orda barbarica all'interno dell'area di lettura, rendendo vano qualsiasi tentativo di seguire.
Ma siccome non sono qui per lamentarmi dell'altrui ignoranza, che poi se gli fai notare che magari quello non è proprio il luogo in cui lasciar scatenare lo spirito apocalittico dei propri figli, che se uno non è in grado di gestirli se li tenga a casa propria, ti rispondono pure merda, che sono bambini, cosa vuoi pretendere da loro, siccome questo, dicevo dunque, lo metto solo per inciso, tanto per, e vado avanti.

Dunque in questa amena circostanza ho preso atto che siamo in ritardo sulla riconsegna di alcuni libri presi in prestito tempo fa, che mi riproponevo di segnalare qui, solo che poi non ho mai tempo e il tempo passa.
E allora prima di riconsegnarli ecco, ci provo (preambolo più che superfluo).

Due libri che mi hanno colpito per la resa grafica e l'essenzialità schietta del racconto, senza secondi intenti, senza velleità pedagogiche o messaggi sottesi, ma per il puro gusto di inventare storie partendo da elementi curiosi, e lasciando un po' che la storia si racconti da sé.

Sono questi due:




TitoloUn leone a Parigi

Autore/illustratoreBeatrice Alemagna

EditoreDonzelli Editore

Età di lettura: dai 2 anni ai 99 (poco adatto ai centenari)




venerdì 31 ottobre 2014

Confessioni di una madre un po' esaurita.

La saggia madre e i suoi esercizi di self-control
Le mie figlie sono in fase "rimpiangerai di averci messe al mondo".
Io sono in fase "credo di avere un pessimo ascendete sul vostro umore, datosi che solo quando siete con me date il peggio di voi".
Dicono che sia giusto così, che solo con chi amiamo maggiormente, e con chi siamo sicuri che ci amerà sempre e comunque, nella buona e nella cattiva sorte nella salute e nella povertà finché morte non ci separi, solo con questi fortunati ci sentiamo liberi di dare davvero il peggio di noi, di mostrare senza remore il nostro lato oscuro, di attaccare pippe mostruose.
A una madre poi non è dato liquidare il tutto con un "che bambine insopportabili!" "Eh, ma è colpa dei genitori" "I bambini d'oggi hanno tutto" "Ah, i buoni metodi di una volta".
Anche perché una madre sarebbe anche autolesionista a dirselo da sola.
No, una madre si interroga e si duole nel profondo di non aver saputo interpretare bisogni non chiari alla propria coscienza, insicurezze non espresse, o espresse male, parzialmente e in maniera emotivamente amplificata dai mezzi espressivi dell'età.

martedì 21 ottobre 2014

Con la testa piena di fiumi.

Solo per scrivere.
Solo per dire che sono viva.
Scommetto che erano tutti preoccupatissimi, i miei venticinque lettori (citazione: chi la sa?).
C'è chi dice di avere il blocco dello scrittore.
Esiste pure la paura del foglio bianco, e io la capisco tantissimo, eccome se la capisco.
Il foglio bianco da riempire è stato lo spauracchio dei miei compiti in classe, non tanto per il fatto di doverlo riempire, quanto per le aspettative di tutto quel bianco, in attesa di ricevere e mettere in riga i tuoi pensieri in maniera poi difficilmente emendabile, se non con asterischi e richiami, o cancellature a penna orrende, che comunque possono far ben poco perché se parti male poi non c'è modo di rientrare nel binario giusto; il pensiero e lo scrivere prendono una strada loro che come il percorso di un fiume puoi al massimo deviare, un pochino, a fatica, innalzando argini perché non tracimi, o sbarramenti, dighe di punti e a capo che poi formeranno laghi di pensieri quieti, pronti a riprendere magari da un punto più agevole.

martedì 7 ottobre 2014

Killing Teddy bear.


La mia maestra delle elementari era una vecchio stampo.
Tutta d'un pezzo, la mia maestra; ho la sua immagine stampata davanti agli occhi (no, va be', dico metaforicamente)come l'avessi vista l'altro giorno, camminare dritta come un fuso, effetto della sua cervicale dolorante, che la costrinse per un pezzo a casa quando io ero in quarta elementare, sulla strada che portava alla nostra vecchia scuola, che poi è sempre lì, sempre uguale, solo gli alberi che piantarono allora ora sono cresciuti, e sono più alti e frondosi.
Il fatto che io sappia che trattavasi di ligustri lo devo a lei.

domenica 5 ottobre 2014

Tendenzialmente nuvoloso, con locali schiarite.

O alle offerte imperdibili da Mondo Convenienza.

E poi è arrivata la pioggia.

Pioggia a secchiate a lavar via l'ultimo ricordo di un'estate che non ha mai ingranato del tutto.
A lavar via strascichi di stagioni finite, indugi di infradito e zeppe, ti dà uno scroscione e ti rimette in riga.
Mette per te un punto.
Magari domani tornerà il sole e la strada sarà di nuovo tutta asciutta, si potrà andare ai giardini e sulle altalene, dovrò tornare a negoziare con mia figlia l'opportunità di andare a scuola col vestitino sbracciato, a bretelline, e la gestione dei pomeriggi tra passeggiate al parchetto e cartoni animati in casa.

venerdì 26 settembre 2014

Libri e identità.

Era un po' che volevo riprendere a parlar di libri.
Prima del "trasloco" lo facevo a cadenze più o meno regolari.
Ora mi piacerebbe riprendere, ma non è facile.
Ci sono tantissimi libri di Mimi di cui mi piacerebbe parlare, e mi perdo un poco nel ricondurli a una logica di fili di discorsi da tirare e temi da affrontare.
Così per cominciare voglio rompere il ghiaccio con un libro apparentemente poco impegnativo, preso in biblioteca qualche giorno fa.


Titolo: Che cos'è un bambino?

Autore: Beatrice Alemagna

Editore: Topipittori

Età: per tutte le età.

Dell'autrice mi ero innamorata dopo i libri delle pulcette, dei quali, ovviamente, dopo il primo, abbiamo avuto i due sequel.
Quindi: ero a caccia di suoi libri da un po' per la verità.
Quello l'ho notato per la copertina, che mi sembrava rappresentasse il tema della multiculturalità.

Invece no: qui si parla, come esplicitamente dichiara il titolo, di bambini, in maniera semplice e poetica.

giovedì 25 settembre 2014

Giardino d'estate.


Il bello di questa casa è la luce.
Questa è la casa in cui abitiamo in affitto, da quando ormai dieci anni fa la trovai per caso, dopo un mese di ricerche e altre 32 visionate, e ci venimmo a stare, io e il beduino.
Allora non feci caso a questa cosa della luminosità, eppure avrei dovuto.
Ho abitato per un anno in un piano terra, devastato dall'umidità, assalito dalla muffa; gli armadi ne erano pieni, i vestiti messi una volta andavano di corsa lavati, mai riappesi alla gruccia, o te li ritrovavi maculati di verde e nero indelebilmente; i panni stesi poi impiegavano giorni ad asciugare. Avevamo uno stretto cortiletto su cui non batteva mai il sole, chiuso tra le mura di casa e la recinzione che ci separava dall'appartamento vicino; lì l'umido ristagnava e il bucato rimaneva perennemente bagnaticcio. In quella casa arrivava un unico raggio di sole al giorno, in inverno; filtrava da un piccolo lucernario a mezzaluna sopra l'uscio di casa, poco dopo l'ora di pranzo, e batteva preciso sullo schermo del televisore, proprio quando mi sedevo in poltrona a guardare Dowson Creek. Poi era la penombra, sempre e comunque.

martedì 23 settembre 2014

Sera del dì di festa.

Immagine rappresentativa domenicale.
Un'altra domenica è passata, e a dire il vero anche un'altro lunedì, ma non posso far altro che aspettare le ore più tarde del giorno, quando la mente è lenta e le membra stanche, per riordinare un po' certi pensieri che mi vengono durante i miei giorni con le bimbe, e se non mi addormento con loro, raccogliere e sviluppare quei pensieri diventa sempre più faticoso e difficile, e rischio di scontarlo con una bel collier di occhiaie livide e  flaccide sotto ciascun occhio per giorni e giorni a venire.
Le domeniche continuano ad essere una dura prova, ma sto imparando a gestirle.
Prima o poi passano anche loro, ed è già lunedì: dopo il prima sveglia-lava-e-vesti-corri-a-scuola la sera siamo tutte e tre talmente lesse che già sono in attesa di un nuovo sabato per recuperare.

giovedì 18 settembre 2014

Di noi tre.


Mimi ha cominciato la scuola da tre giorni.
Il primo giorno abbiamo passato il pomeriggio a casa di un'amichetta, dosato pessimamente le energie, mie e loro, siamo tornate talmente lesse che alle 9 dormivano loro e io rimanevo inebetita davanti alla tv con il commissario Montalbano senza capire niente.
Il secondo giorno ci ha detto la maestra Loredana di non metter loro il grembiule, perché a scuola fa caldo e i bimbi giocano molto e sudano. Il secondo giorno le ho messo quella maglietta rossa a pois che faceva parte dello stock di vestitini di marca smessi, usati pochissimo, arrivateci di recente dalla mamma della mia amica. Mimi è sempre nella classe dei rossi; basta che li vestiate di rosso, come a giugno, perché se no hanno caldo, ha detto la maestra Loredana, che delle due è quella più accomodante, e ora che Agata non c'è, se la sciala.

lunedì 15 settembre 2014

Sul lago.

Settembre è al giro di boa e ci regala scampoli d'estate che un pochino, almeno credo, rinfrancano quanti hanno sofferto le bizze dei trascorsi mesi di una stagione che si è detto esser stata "atipica".
Poi ci sono quelli che come me non riescono ad essere polemici persino con il meteo, e che in fondo, senza darlo troppo a vedere onde evitar pubblici linciaggi, hanno apprezzato il fresco, accolto di buon grado le giornate incerte, fatto buon viso all'arrivo di trombe d'aria in spiaggia, allargato le braccia di fronte al prospettarsi di una nuova ripassata di pioggia.
Un'estate ombrosa, un po' capricciosa, che ci rallegriamo di aver messo a frutto per quanto ci è stato possibile

Sul Lago Trasimeno

sabato 13 settembre 2014

Il garbo della guerriera.


Mi piace Mimi con  indosso quei pantaloni mimetici, che la fanno molto bimba underground, invece che coi soliti vestitini a fiori e ballerine rosa.

mercoledì 10 settembre 2014

La città arrampicata.

Cortona.


Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d'una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole. 


domenica 7 settembre 2014

Rientrare è un po' crepare.

Riproduzione fedele della nostra maison (noi stiamo all'ultimo piano).
Siamo tornate alla nostra dimora, nella città palustre, dopo i nostri misteriosi girovagare che mi hanno tenuta occupata per ben tre post, e neppure è detto che io abbia finito.
Siamo rientrate, dicevo, da più di una settimana, e a parte l'attesa un po' impaziente per il rientro a scuola che chissà quante altre persone come me in questo momento, malgrado ciò dicevo, l'approccio graduale è doveroso, per salvaguardare il mio fragile equilibrio psicofisico.
Un momento prima te ne stai sereno, a bivaccarti le giornate tra gite in luoghi remoti, studiandoti gli spostamenti in auto perché coincidano con i collassi diurni della pupetta. Te ne vai in giro col naso per aria e la coscienza sopita, lasciandoti intrigare dalla storia dei luoghi e dal susseguirsi di orizzonti variegati di indaco e turchino, ocra e giallo limone, arancio e cremisi, e tutto il tuo esistere ordinario ti sembra da lì estremamente lontano, trascurabile, e in fin dei conti non così faticoso come ti era sembrato standoci dentro fino a poco prima.
Il trucco è vivere sempre come se tu fossi in vacanza, in fondo non è difficile, dato che tu non lavori, ti dici.
E' che poi rientri ed eccole lì, le beghe noiose da espletare, le bollette nella cassetta della posta, le ricevute delle raccomandate scadute che non hai ritirato, le notifiche di multe del Comune di Olbia che hai già pagato due mesi fa, le faccende pruriginose lasciate in sospeso che ti eri detta, va be, poi a settembre con calma ci penso, i vari appuntamenti da prendere che non hai voglia, e soprattutto, sì va bene in vacanza da una vita perché no, ma qui occorre iniziare a metter mano con cautela al portafogli, che è bello sì andarsene a zonzo per rive e per calli, ma Dio lo sa quanto ho speso di benzina in un mese e mezzo di gironzoli.
Ah, il triste asservimento al dio Denaro.

venerdì 5 settembre 2014

Quel che è tra l'arrivo e la partenza.


Mio fratello quest'anno è andato in vacanza in Croazia. Da solo.
Poi, va be', è andato anche in Normandia con amici, ma tutto ciò non riguarda questo blog, comunque.
E comunque, in Croazia, dicevo, ci è andato da solo, e si è fatto un bel giro.
Gli dico: mandami delle foto.
E lui mi manda delle foto.
Dico: Wow! Scrivendo, non parlando, sul cellulare. Lo scrivo tanto per scrivere qualcosa, la reazione doverosa che chiunque si aspetta in risposta ad una propria condivisione, ma intanto vorrei dirgli e scrivergli qualcosa di diverso, perché questo pensarlo in giro su suolo straniero, la testa leggera, il cuore a zonzo, gli occhi affamati di cose nuove, mi smuove qualcosa dentro e richiama sensazioni sopite, di vite trascorse e cose vissute tipo millenni fa.