lunedì 2 marzo 2015
Il lavoro che nobilita.
Però, questo lo devo confessare, in realtà non è stato tutto da buttare.
Sì, lo so, lo so, me ne esco come i proverbiali cavoli a merenda (ai miei tempi si diceva "Come le scorregge", ma scriverlo qui abbasserebbe il livello del mio eloquio): sto parlando del famoso lavoro in pettorina gialla, per voi che seguite le mie peripezie esistenziali e partecipate commossi.
Forse, è probabile, ma certo, è innegabile, la verità è che uno a un certo punto ha bisogno di partire da qualcosa, qualsiasi essa sia, e per farlo va bene anche un noiosissimo, per nulla gratificante, molesto lavoro in pettorina gialla, come il sandwich-man dei Simpson.
venerdì 27 febbraio 2015
Raccontare Modì: un bambino di nome Dedo.
Al Palazzo Blu di Pisa si è conclusa da qualche settimana la mostra Amedeo Modigliani et ses amis, di cui vi ho parlato qui.
Ho rimuginato a lungo sull'opportunità o meno di tornare alla mostra in compagnia di Mimi, poi gli impegni familiari ed extrafamiliari, i malanni e le incompatibilità di orari, oltre alla concomitante presenza di Rania e la mia indomita irresolutezza hanno fatto il resto, e più niente ne è stato.
Ah, madre pigra e inconcludente! Se tua figlia languirà nelle lande dell'ignoranza artistica ne avrai la tua buona fetta di responsabilità.
Il fatto è che mi sono a lungo interrogata, come dicevo più su, sull'opportunità o meno di portare la mia figlia maggiore, di età 4 anni e mezzo, alla mostra di Modigliani a Palazzo blu perché a mio parere e a mio personale sentire quelle opere erano particolarmente forti e impegnative da un punto di vista emotivo e anche concettuale.
Io ne sono uscita piuttosto scossa, e immancabilmente, come spesso facciamo, trasferendo su Mimi le mie emozioni, mi sono chiesta se e quanto lei avrebbe colto di quel dramma, di quella tormentosa ricerca e di quella forza scardinante, deformante ed autodistruttiva che ho avuto come l'impressione emanasse dalle opere, una sorta di violenta affermazione estetica.
Sì però, però... Forse se avessi saputo presentarglielo in maniera comprensibile, in maniera commestibile e digeribile, eliminando il dramma e lasciando il bello.
Sarei stata capace di farlo?
Fu così che un bel giorno mi sono recata alla libreria Blubook, una splendida e fornitissima libreria indipendente nata come book shop del Palazzo Blu e poi evolutasi in qualcosa di autonomo e splendido, e ho preso questo:
Titolo: Amedeo Modigliani. C'era una volta Dedo... There once was a boy called Dedo...
Autore: Daniela Sbrana
Editore: LibriVolanti, edizioni ISTOS
Età: dai 4-5 anni
Voto: 9
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lunedì 23 febbraio 2015
Inverno e meditatio.
Inverno: è ora di piantare i bulbi, orsù!
Quale momento migliore di questo per riporre nel ventre della terra dormiente, la promessa di vita, il pretesto per l'attesa, la speranza di rinascita?
Ricordate solo, per l'occasione, di procurarvi un abbigliamento adeguato al lavoro pesante del floricoltore: ballerine di vernice rigorosamente bianche, calze di flanella rosse sotto una svolazzante gonna a balze a motivi da college britannico. Fatto? Ok: buon interramento!
giovedì 19 febbraio 2015
Questione di tempismo.
| Il tempismo del salmone (non quello dell'orso), per capirci. |
Il nostro tempismo si trasmette per effusione di aura anche agli oggetti del nostro quotidiano.
Per esempio il lavello della cucina dimostra un tempismo da metronomo: con infallibile solerzia si è tornato ad intasare giusto il giorno prima della partenza del Beduino.
Stavo iniziando a preoccuparmi, infatti, che sgorgasse così bene, e a sentir nostalgia della bacinella da vuotare periodicamente nel water a ogni nuova tornata di piatti da lavare.
venerdì 13 febbraio 2015
Beatrice Alemagna: ode all'imperfezione.
Posso ormai dirmi un'ammiratrice ufficiale di Beatrice Alemagna (qui, qui, qui, qui, gli altri libri da me postati).
Perciò non starò a dilungarmi sul perché oggi vorrei presentare questo libro:
Titolo: I cinque Malfatti
Autore-illustratore: Beatrice Alemagna
Editore: Topipittori
Età: dai 3-4 anni
Voto: 10
mercoledì 11 febbraio 2015
Quel che ho imparato dai Sioux.
| Ritratto di me in una vita precedente (quando nacqui guerriero Sioux) |
fra la "cultura dell'essere" che gli indiani incarnavano nella loro tranquilla contentezza per quello che essi erano, e la "cultura del divenire", incarnata dagli inquieti europei, perennemente alla ricerca del nuovo e del diversoscrive, a pagina 116 del libro che sto attualmente leggendo ormai da tempi immemori (questo).
E del "di più", aggiungevo io mentalmente soffermandomi un poco sulle righe appena lette, quella mattina, sul sedile del treno diretto a Empoli.
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giovedì 5 febbraio 2015
Lettera ai passanti orfani di me.
![]() |
| Accordi neri. |
All'inizio, accordi tutti neri.Queste righe mi sono balenate nella testa quando mi sono accorta che, nel buio più buio, qualcosa si muoveva.
...
E poi delle piccole bolle di luce.
Ma con il contagocce, una bolla qui, una bolla là, una dopo l'altra...*
Ché fa sempre bene, constatare che nella pressoché totale immobilità ancora è possibile spremere via qualcosa, e che se scavi e scavi e scavi, come diceva Mama Odie qualcosina verrà pur sempre fuori, fosse anche una goccia nel deserto.
Magari non ti disseterà, quella singola goccia, ma dà pur sempre speranza, dà pur sempre un senso al tuo continuare a scavare.
venerdì 23 gennaio 2015
Come nascondere un leone (non è un tutorial).
Immagino che molti di noi si siano trovati almeno una volta nella vita a dover fronteggiare un'emergenza simile.
E' per questa ragione che oggi vorrei presentarvi un librino molto carino preso in biblioteca oramai più di un mesetto fa (ma aspetto a restituirlo perché vorrei poterlo presentare ai bimbi del nido quando finalmente partiranno i laboratori di lettura) che, senza tante particolari pretese, ha conquistato entrambe le mie piccole lettrici, a dispetto del divario di età che le separa.
La prima a cedere al fascino dell'immagine di copertina è stata Rania:
Titolo: Come nascondere un leone
Autore: Helen Stephens
Editore: Nord-Sud Edizioni
Età di lettura: per tutti.
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giovedì 22 gennaio 2015
Il rumore dei desideri.
giovedì 15 gennaio 2015
Il sonno dei giusti.
| Fosse per me, non c'è pisello che tenga! (Immagine presa qui) |
Mentre esco cautamente da sotto le coperte per non svegliare quella piccola che mi sta addosso, finisco sopra al gatto che mi stava acciambellato sui piedi, quando arriva già il secondo.
Inutilmente cerco al buio le pantofole, ma trovo solo conigli e Biancaneve.
Mentre mi dirigo verso la porta cercando di non urtare la scaffale a vetri e procurarmi contusioni a membra e gran casino di oggetti precipitati... arriva il terzo, venato di angoscia.
Arrivo nella camera accanto incespicando in Else varie.
Urto qualcosa che crolla a terra con fracasso.
- No, mamma! Hai distrutto la mia costruzioneee!
Ottimo ingresso.
martedì 13 gennaio 2015
Calendar girls. Riepilogo rapido dell'anno appena trascorso.
E con uno scarto di appena 12 giorni, mi accingo a inaugurare il nuovo anno con il primo post del 2015 qui sul blog.
Oramai ci ho rinunciato alla puntualità sulle scadenze periodiche. E siccome nell'economia del mio tempo già a mala pena sto dietro ai miei propositi quotidiani, mi rassegno all'evidenza di essere una blogger appena sufficiente.
Visto però che negli ultimi due anni avevo preso l'abitudine di riassumere in immagini emblematiche i dodici mesi dell'anno appena concluso, ho voluto farlo anche stavolta.
In realtà per me è un modo facile meno complicato per rompere il ghiaccio dopo un lungo silenzio, soprattutto quando, come in questo caso, il mondo là fuori urla indignazione per le vicende storiche a cui assistiamo e pare che tutti debbano dire la loro, e che nessuno si astenga, e tu le tue cose da dire ce le avresti anche, ci hai tante di quelle cose che aspettano solo il momento per essere tirate fuori, che ti ruggiscono dentro, ma aspetti e aspetti, e c'è sempre qualcosa di più immediato e urgente, e concreto da fare, e allora il momento passa e poi non ti ricordi più nemmeno come avevi pensato di cominciare, quell'incipit che ti piaceva tanto, e col quale non avresti mancato di scrivere senza dubbio un brillante pezzo di esordio di nuovo anno. Ma...
Il mondo non si perde poi tanto, e c'è già chi parla e straparla, e chi è già riuscito ad esprimere egregiamente molti dei tuoi pensieri, e tu sei libera di postare tranquillamente le foto familiari dell'anno appena trascorso.
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venerdì 19 dicembre 2014
Libri: due proposte per i più piccoli.
E' successo che al nido di Rania le maestre mi hanno coinvolto in un laboratorio di lettura con i bimbi, ed è successo che io mi sia talmente calata nel ruolo da essermi buttata a capofitto nella ricerca di libri adatti alla situazione.
In una mattina di pessimo umore e tristezze varie, dopo aver accompagnato a scuola le bimbe, mi sono diretta verso la biblioteca e mi sono infilata nell'area dei libri per l'infanzia.
Con mia grande soddisfazione ho scoperto una discreta quantità di nuovi titoli, recentemente acquistati dalla biblioteca e spulciando spulciando ho trovato alcuni che mi sono sembrati davvero perfetti per mio scopo.
Oggi vi presento questi due libri, a mio parere estremamente fruibili per bambini anche piccolissimi.
Io ho fatto per ora il test con la mia, che si avvicina ai ventun mesi, e il risultato è stato positivo, per quanto questi due libri siano un pochino più impegnativi rispetto a quelli finora prediletti da lei.
Sono davvero graziosi e piacevoli da leggere e da sfogliare, entrambi dotati di splendide e coloratissime immagini a pagina intera, un grande formato con copertina rigida e spesse pagine di carta ruvida, che la senti proprio sotto i polpastrelli.
Del resto trattasi di due case editrici sulle quali ho imparato a puntare, di quelle che stanno dando un contributo enorme al rinnovarsi della contemporanea letteratura per l'infanzia, senza dimenticare, anzi valorizzando le importanti lezioni del passato.
Temi semplici e quotidiani, alla portata dei bimbi che iniziano a scoprire il mondo intorno a loro, legati alla natura, quali sono l'alternarsi delle stagioni e del tempo meteorologico, del giorno e della notte, trattati in maniera chiara e comprensibile, ma anche originale, poetica e simpatica, un mondo animato da una natura personificata e partecipe, che introduce in una dimensione giocosa, da favola naive.
Ma veniamo al sodo:
Titolo: Che tempo fa?
Autore: Elve Fortis De HieronYmis
Editore: interlinea junior
lunedì 15 dicembre 2014
Un Dio pittore che narra storie (dialoghi illuminati con mia figlia)
Mimi tra le mie figlie è quella che rappresenta ai miei occhi l'incarnazione del pensiero speculativo.
Rania è quella istrionica, espansiva, che punta all'obiettivo immediato, quella che si riesce a esprimere attraverso la modulazione dei toni della voce più che dall'articolazione dei suoni.
Mimi ha un'emotività implosiva, a volte ne è succube, a volte le emozioni la devastano, altre volte la vedi che vorrebbe avvicinarsi e non sa come, che vorrebbe cedere e non riesce, che si sforza di mollare il passo, e non glie la fa.
Rania al contrario fornisce sempre la giusta risposta emotiva, quella che ti fa sbollire in quattro secondi la rabbia per un pasticcio combinato, perché quando la sgridi abbassa gli occhi e fa la contrita in un angolo, poi ti si avvicina remissiva e ti chiede di abbracciarla.
Mimi invece controbatte sempre, per la qualsiasi, e qualsiasi contrappunto si trasforma in guerra di logoramento di nervi; quando vorrebbe essere consolata si arrabbia e strepita, fa la voce grossa e tira botte; quando viene contraddetta pesta i piedi e fa l'isterica; quando non si sente considerata diventa molesta e ottiene il risultato opposto, che uno tende ad allontanarla ulteriormente.
Questo ormai l'ho capito, ma ciò non vuol dire che lo sappia gestire meglio. Anche se ci stiamo lavorando, entrambe.
venerdì 12 dicembre 2014
Anche le pulci lo sanno: il mondo delle pulcette.
Dato che ci troviamo in periodo natalizio, mi voglio impegnare a suggerire qualche buona idea regalo per i più piccoli, e siccome credo che il miglior regalo che si possa fare a un bambino sia un libro (poi una volta se ce la faccio vi esporrò anche le mie ragioni) colgo l'occasione di un altro venerdì per mettere mano al mio ottimo proposito.
Forse qualcuno di voi (per dirla alla Troy McClure) avrà casualmente letto la mia precedente presentazione del libro Nel Paese delle pulcette, dove tra l'altro, a proposito, rimandavo alle 20 buone ragioni per regalare un libro a un bambino (troppo sfiziose, ve le linko anche qui, va!).
Ad ogni modo, dopo quel primo incontro con Beatrice Alemagna, io lei non l'ho più mollata, anzi: mi sono messa alla ricerca disperata e disparata dei suoi meravigliosi libri, e certo non ho tralasciato le nostre amate pulcette.
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domenica 7 dicembre 2014
Il ritorno del beduino.
Novembre ci ha riportato anche il Beduino a casa.
Anche nel vivere insieme o lontani si stabiliscono equilibri esistenziali che poi, ad ogni nuovo cambiamento vanno ritarati, e non è affatto semplice.
Ci si guarda e si sa che quello sguardo dietro la gioia e il sollievo di rivedersi dopo tanti mesi, si trascina dietro tutto un groppo di nodi mai venuti al pettine, che prima o poi toccherà sbrogliare.
Si sa che il rivedersi e lo stare insieme sarà ancora una volta un assetto temporaneo, cui seguiranno nuove separazioni e nuovi riassetti, nuove assenze da sforzarsi di colmare, quando sarai ancora una volta a tu per tu con le tue figlie, a dover gestire un'attesa cui non sai dare un termine preciso.
Sappiamo entrambi che non è una soluzione definitiva e sappiamo entrambi che al momento non abbiamo piani B, anzi, che non abbiamo affatto piani.
giovedì 4 dicembre 2014
Io le mie figlie e le emozioni in libertà.
Novembre è già finito da un po', subdolamente, senza farsi accorgere, trascinandosi dietro i codazzi di riflessioni sulla stagione che cambia, aprendosi con il culto dei morti e chiudendosi alle porte del Natale, e già nei supermercati rosseggiano insegne di Babbi rubicondi e scintillii che a me come ogni anno danno il prurito agli occhi.
Ma non è di questo che voglio parlare.
La mattina accompagno le bimbe a scuola, ciascuna al suo luogo di lavoro e ritorno pedalando nell'aria fredda ma non ghiacciata, che profuma vagamente di focolare e di paese, all'orizzonte tra pennacchi di nubi azzurrine ecco vicine, quasi a portata di mano, stagliarsi le montagne dietro i tetti delle case gialle.
Tutto ciò è quel che amo di questa stagione.
Mi dà un senso di calma e di sicurezza, come se mi dicesse: vai tranquilla che per quanto ti affanni a trovare soluzioni, la vita basterà sempre a se stessa. Come quando si era più poveri ma più felici, dicono, per quanto io non ci abbia mai creduto troppo. Attribuiamo un'idea di felicità a tempi andati in cui non abbiamo vissuto, che non baratteremmo volentieri per la nostra infelice superfluità, che pure riconosciamo come inadeguata, scomoda e insalubre.
Ma non è di questo che voglio parlare.
La mattina accompagno le bimbe a scuola, ciascuna al suo luogo di lavoro e ritorno pedalando nell'aria fredda ma non ghiacciata, che profuma vagamente di focolare e di paese, all'orizzonte tra pennacchi di nubi azzurrine ecco vicine, quasi a portata di mano, stagliarsi le montagne dietro i tetti delle case gialle.
Tutto ciò è quel che amo di questa stagione.
Mi dà un senso di calma e di sicurezza, come se mi dicesse: vai tranquilla che per quanto ti affanni a trovare soluzioni, la vita basterà sempre a se stessa. Come quando si era più poveri ma più felici, dicono, per quanto io non ci abbia mai creduto troppo. Attribuiamo un'idea di felicità a tempi andati in cui non abbiamo vissuto, che non baratteremmo volentieri per la nostra infelice superfluità, che pure riconosciamo come inadeguata, scomoda e insalubre.
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venerdì 28 novembre 2014
Libri: il peso delle parole.
Titolo: La grande fabbrica delle parole
Autore: Agnés de Lastrade
Illustratore: Valeria Docampo
Editore: Terre di Mezzo
Voto: 10
Eccolo finalmente: l'ho inseguito tanto, come non mi capita spesso di fare coi libri.
L'ho cercato e corteggiato, l'ho atteso e fantasticato.
Infine è arrivato.
Ne avevo letto in rete, qualche tempo fa, e per prima cosa mi sono innamorata delle illustrazioni; incuriosita dal tema poi e dall'originalità dell'ambientazione, un Paese fantastico, ai limiti del metafisico, in cui le parole non si pronunciano mai a cuor leggero, dal momento che ognuna di esse per essere pronunciata deve prima essere acquistata, pagata in base al valore di mercato, poi ingoiata.
Immaginate dunque quale debba essere la cura e l'attenzione nella scelta del proprio eloquio da parte degli abitanti del Paese in cui sorge la Grande Fabbrica delle Parole.
Ovviamente, come in ogni Paese che si rispetti, tanto in quelli reali, quanto in quelli immaginari, vi sono disparità di condizioni sociali ed economiche, e anche qui c'è chi può permettersi di scialacquare in chiacchiere e luoghi comuni, chi invece è costretto a fare i conti con le sole parole che può permettersi, e puntare all'essenziale.
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martedì 25 novembre 2014
25 marzo 2013.
| La sera prima. |
Il giorno in cui è nata Rania mi svegliai presto, alle 5 del mattino.
Mi svegliai con dolori all'addome, crampi sopportabili ma insistenti, che non mi lasciarono quasi alcun dubbio circa la loro natura.
C'è da dire che quella mattina scoccava per me e per la mia non-nata il termine di 40 settimane nette, non un giorno di più, non uno di meno, e forse forse qualcosa mi diceva che la cosa poteva anche accadere, quel giorno.
mercoledì 19 novembre 2014
Nostalgia del presente.
Il vecchio blog però l'ho lasciato ancora on line, e accessibile.
Non so che ne farò.
Sono un'inguaribile sentimentale in fondo.
Quando riapro quella pagina per avere accesso rapido ai miei vecchi contatti, mi prende un vago senso di malinconia. Non credo sia dovuta al blog.
L'ultimo post che pubblicai lì era una sfilza di fotografie primaverili scattate alle bimbe, più piccole di 8 mesi, che soprattutto all'età di Rania è tanta roba.
E guardando quelle foto, leggendo quelle parole, mi arriva la percezione di giorni sereni, felici, allegri, di una persona consapevole e soddisfatta del proprio tesoro, e ben piazzata nel tempo, nel giro eterno delle stagioni e poi degli anni, del volgere delle età della vita, delle generazioni infine che si susseguono.
lunedì 17 novembre 2014
Il viaggio ti salverà da questa palude dell'anima.
Ci sono giorni, ci sono periodi, che l'umor nero prende il sopravvento, e tu rimani prigioniera dei tuoi pensieri ossessivi, claustrofobici. Ti svegli con loro, ti accompagnano per l'intera giornata.
Non è che tu non veda il bello e il buono nella tua vita, non è che tu non sia grata per ciò che hai e ciò che hai ricevuto, non è che non ti basti.
Non è che vuoi di più. Non è niente di tutto ciò, è l'assenza di prospettive, il sentirti in trappola, l'insoddisfazione di te, il chiederti continuamente: "Potevo fare di più? Ho usato al meglio la mia vita? Il mio tempo finora?" E rifiutare di risponderti, perché la risposta è avvilente.
E' il tarlo subdolo dei potrei, avrei potuto, avrei dovuto, dei rimpianti che riempiono le fosse.
In mezzo, mischiata, c'è la paura, tacita, nascosta, perché guardarla in faccia ti fa ancora più paura, e allora eviti di farlo, la allontani, scacci quel pensiero.
La paura del domani, la paura di non trovare più strade percorribili, di non corrispondere alle aspettative, tue o di chi ti ama, di dover un giorno giustificarti di fronte a tua figlia, o alle tue figlie per ciò che non sei stata in grado di garantire loro, per aver chiuso vie di fuga anche a loro, per non aver saputo offrire orizzonti più vasti, e limpidi.
Non è che tu non veda il bello e il buono nella tua vita, non è che tu non sia grata per ciò che hai e ciò che hai ricevuto, non è che non ti basti.
Non è che vuoi di più. Non è niente di tutto ciò, è l'assenza di prospettive, il sentirti in trappola, l'insoddisfazione di te, il chiederti continuamente: "Potevo fare di più? Ho usato al meglio la mia vita? Il mio tempo finora?" E rifiutare di risponderti, perché la risposta è avvilente.
E' il tarlo subdolo dei potrei, avrei potuto, avrei dovuto, dei rimpianti che riempiono le fosse.
In mezzo, mischiata, c'è la paura, tacita, nascosta, perché guardarla in faccia ti fa ancora più paura, e allora eviti di farlo, la allontani, scacci quel pensiero.
La paura del domani, la paura di non trovare più strade percorribili, di non corrispondere alle aspettative, tue o di chi ti ama, di dover un giorno giustificarti di fronte a tua figlia, o alle tue figlie per ciò che non sei stata in grado di garantire loro, per aver chiuso vie di fuga anche a loro, per non aver saputo offrire orizzonti più vasti, e limpidi.
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