martedì 12 novembre 2013

La risposta esatta.

Mettiti il cuore in pace: per loro sbaglierai sempre.
Qualsiasi cosa tu faccia sbaglierai.
Sbaglierai sempre e comunque.

Sbaglierai, fidati. Sbaglierai, in un verso o nell'altro, ma sbaglierai.
Perché tormentarti, perché sprecare energie preziose nella ricerca estenuante della formula perfetta.

Sbaglierai. E punto.

Sbaglierai quando non presterai abbastanza attenzione ai bisogni di tuo figlio/a. I bambini vanno ascoltati, hai capito? Devi saperti mettere alla loro altezza, non carponi ma in punta di piedi, devi decifrare i loro bisogni. Se non ascolti quel che hanno da dirti non sarai mai in grado di fornire loro le risposte giuste. Sbaglierai. Se non hai già sbagliato. Ma sicuro che lo hai fatto.

domenica 10 novembre 2013

Vietato fare pipì in piedi.

- Mamma! Vieni a vedere la mia città!

- Oh! Che bella città, Mimi.

- Vedi? Ci ho messo anche il cartello stradale.

- Ehm... sì, vedo. Bene!

- Dice: "Vietato fare pipì in piedi".

sabato 2 novembre 2013

Memoria familiare.

In rete a volte nascono dialoghi. Frammentari, va bene, il più delle volte insulsi.
Però capita anche la volta che per caso ti imbatti in un momento di riflessione profonda di qualcuno e ti infili sulla sua lunghezza d'onda. E ti accorgi che quello che vorresti poter dire è assai più di quanto sia possibile e lecito postare su una bacheca altrui di Facebook.
E allora apri il blog e clicchi: nuovo post.
Poi fai un respirone e ti auguri che tutti continuino a dormire per almeno un'altra mezz'oretta, il tempo sufficiente per dire quanto ti preme, in questo giorno che nasce grigio e piovoso, e si tira dietro umori di melanconia e un fondo di inquietudine esistenziale.

Di fronte alla morte ho sempre assunto atteggiamenti di forte pudore.
Come molti della mia generazione non l'ho mai avuta in gran familiarità, e detestavo le rituali andate al cimitero, a "far visita" a gente morta che per lo più non avevo mai conosciuto.
Ancora oggi non vado volentieri a "trovare" mio padre al cimitero. Vuoi per la difficoltà logistica della cosa, vuoi perché il luogo dove il suo corpo giace, così spersonalizzato e lontano da ogni fermento di vita presente mi trasmette un senso di desolazione e smarrimento. Saperlo lì mi rattrista, e allo stesso tempo non sento la necessità di far visita a quel che resta di ciò che fu, un tempo, il suo corpo.

mercoledì 30 ottobre 2013

Prendi una mattina per caso.

Per esempio dopo aver lasciato la grande a scuola.
Che ne dici se ce ne andassimo a spasso, io e te?
La piccola fatina rise e dimenò il capo, farfugliò qualcosa come a dire sì.
Lei nel passeggino, veicolo pensato al solo scopo di passeggiare, io tappeti di foglie secche sotto i piedi, e marciapiedi (strutture pensate al solo scopo di marciare a piedi).
Passeggiamo dunque.
Ottobre alle ultime battute ci concede una giornata inaspettatamente luminosa e dorata, una di quelle giornate classicamente autunnali, di quell'autunno che disegnavi a scuola, nei cartelloni appesi alle pareti dell'aula, con tutte le foglie colorate appiccicate. Qualcosa del genere.
In sostanza è stato bello.
Io, lei, e l'autunno, così, senza motivi particolari.
Perché non capita quasi mai che dedichi del tempo esclusivo a lei, a me e a lei.

giovedì 24 ottobre 2013

Generatore automatico di immagini mentali.

Allora, premetto che in questo momento dovrei forse finire di dare l'impregnante alla libreria di Mimi, e poi carteggiarla, invece di mettermi a scrivere un post, che poi arriva l'amica, mollo a lei la piccola che dorme invece di abbandonarla da sola in macchina e sentirmi una madre degenere una volta di più, e corro a prendere la "glande". Dopo di che avrò esaurito il tempo libero giornaliero a mia disposizione.
Per cui considerate, o voi che leggete, come un immenso privilegio questo mio estremo sacrificio (ma chi te l'ha chiesto?).
Tra le tante cose che avevo in programma di scrivere da tempo e mai riesco per carenza di tempo e concentrazione, non ne scriverò manco una, ma mi consolo constatando che la mia personale capacità di valutare il livello di interesse di ciò che scrivo non corrisponde a quella del pubblico.

venerdì 18 ottobre 2013

La verità, tutta la verità e nient'altro.

Sono io, sì, sono proprio io quella stronza che ogni giorno parcheggia sulle strisce pedonali.
Eddai, qualche volta metto pure le quattro frecce, se mi ricordo, fosse fosse che decida di passarci un amico della municipale.
Se solo capissi come si imbocca la strada della scuola, non sarei costretta a lasciarla lì, all'angolo, sulle strisce, ogni maledetta mattina di pioggia. Ché io se no ci vado pure in bici a portare mia figlia a scuola, ma che posso farci se piove? E che quello è l'unico posto che trovo nelle vicinanze al mattino.
La prima volta che andai in macchina ho fatto per tre volte il giro dell'isolato incastrata tra sensi unici e orario di ingresso, alla fine mi sono detta: oh, qui non c'è modo di arrivare davanti alla scuola, tanto vale.

martedì 15 ottobre 2013

Haiku per contagio.

Son fiera di me:
affetta da contagio
ci sono anch'io...

1. Sbriciola pane
massaggiando gengive.
saranno denti?



sabato 12 ottobre 2013

Io mamma scassamaroni e l'ingresso alla materna.

Un'altra settimana è andata, e devo dire che, ragionando a freddo, decantate le prime impressioni "sull'onda emotiva", non sta andando malaccio. La scuola dico. Ve l'avevo preannunciato o no che ci sarei tornata? Scommetto che eravate in ansia a non saperne più niente.
Mimi ci prova tutte le mattine, a dire che quel giorno è stanca, o che preferisce tornare alla scuola vecchia (al nido), che per la materna non è ancora abbastanza grande, che si era sbagliata.
Poi però, giunti al venerdì ha esaurito tutti gli argomenti e si lascia condurre docile argomentando di compagni che hanno fatto questo e quello, e consapevole del fatto che all'indomani la scuola è chiusa, perché non manco di farglielo sapere, che venerdì è l'ultimo giorno di travaglio, e poi c'è il week end, e credo che sia importante, questo scandirle il tempo della settimana che va esaurendosi, perché l'aiuta a guardare le cose nella giusta prospettiva, anche se l'idea vera e propria del ciclo settimanale credo continui a sfuggirle.

martedì 8 ottobre 2013

Cronaca di un salvataggio.

Foto presa da qui

Ore 15:29. Usciamo di casa, io e la piccola fatina, per andare a prendere Mimi a scuola.
Il cielo è solcato da sporadiche nuvole a grappoli, ma sembra non minacciare pioggia; aleggia un'aria umida e pesante, stantia, palpabile che pare di essere ai tropici.
Ricevo messaggino di amica che recita: "Noi si pensava di andare al giardino verso le 4. Vi ci troviamo?"
Rispondo che sì. Approfittiamo finché possibile di queste belle giornate, ché abbiamo tutto l'inverno davanti per intristirci in casa!

venerdì 4 ottobre 2013

Insonne e inconcludente.

Ho appena cliccato sul pulsante "nuovo post", ed ecco, il panico mi assale.
Quando dormi quasi nulla la notte, accade che poi di giorno hai la testa come fosse piena di sabbia. Se la muovi ti sembra faccia il rumore che fa, per l'appunto, della sabbia dentro una maraca, e ti pesa come se fosse, proprio,  piena di sabbia. Percepisci i suoni come se tutto intorno fosse ovattato, e anche i contorni delle cose e i loro colori ti sembrano, così, un po' sbiaditi, un po' evanescenti.
E un pochino questo cielo lattiginoso ci mette del suo, ma non son qui a parlar del tempo.
Del resto non so precisamente a parlar di cosa sono qui.

In questi giorni ho scritto un sacco di post fighissimi, di cui sono strafiera.
Li ho scritti nella mia testa, quasi sempre mentre andavo ad accompagnare Mimi a scuola, in bici oppure a piedi, con il passeggino, lei sulla specie di pedanina che abbiamo scoperto atta a sostenere i 13 Kg di una treenne, e la piccola sulla seduta, piegata a panino, come dice Mimi, tutta in avanti a guardare il mondo venirle incontro e ad addentare la barra di gomma che fa da parapetto dello stesso.
Questo passeggino raccattato al cassonetto è davvero fenomenale, ha delle doti di cui non avrei sospettato.


mercoledì 25 settembre 2013

Liste. E altro.

Grembiule a quadretti rosso
Un sacchetto di stoffa con nome (dentro un cambio completo scarpe comprese)


C'è qualcosa nell'attesa di un inizio che mette sempre un leggero filo di...


Pennarelli a punta grossa.
Pastelli a cera.


Non saprei. Ansia? Trepidazione? Emozione? Impazienza? Agitazione? Commozione?
Tu stai lì che ripassi la lista delle cose da portare, e intanto ti accorgi che non hai pronta un'emerita ceppa di nulla. Il grembiule è da maschio, perché l'unico modello a quadretti rossi che era rimasto al supermercato era con i palloni da rugby, e la risma è sbagliata.

venerdì 20 settembre 2013

Morte dell'estate.

L'estate muore in un autunno bizzarro.
In un autunno dolcissimo, avrei detto qualche tempo fa, prima dell'arrivo di queste piogge melancuniose.
Ora ci regala giornata piene di una luce dorata che investe chiome ancora frondose dei grandi platani che svettano sopra i tetti della città, nell'orizzonte della nostra terrazza.
Tanta poesia in questa morte d'estate, come in tutti i canti del cigno.
Ma comunque ne abbiamo avuto abbastanza, dell'estate dico.

Proprio non capisco quei tizi che ancora se ne stanno in spiaggia a prendere il sole di settembre che ci mostrano insistentemente al telegiornale.
Basta, è ora di voltare pagina.
Qui più prosasticamente parlando, siamo tutte in spirito di nuovo inizio.

lunedì 16 settembre 2013

Soggetto altamente infuenzabile.

Il poste shop è luogo periglioso per chi osi inoltrarsi tra i suoi scaffali nell'attesa del proprio numero d'ordine.
Non credete di essere in salvo solo perché avete solo intenzione di fare un giretto tanto per ammazzare i tempi di attesa.
Non crediate che, giacché ci siete, darete anche un'occhiata per vedere se tra i dvd esposti c'è qualcosa che può interessarvi. Nemmeno se avete ben chiaro in mente quello che cercate, e siete determinati a prendere nel caso quello e solo quello, e nient'altro.

- Posso aiutarla?
- Beh, giacchè c'è, lo chiedo a lei: avete mica Il libro della jungla?
- Uhm... Il libro della jungla... Aspetti che guardo... (Se è per questo potevo fare anche da sola, grazie). No, non mi pare, no.
- Ok, grazie.
- Ma abbiamo Robin Hood! (Sì, lo vedo anche da me, grazie).
- Grazie, ma Robin Hood ce l'abbiamo già; cercavo proprio Il libro della jungla.
- Peter Pan?
- Ce l'ho.
- La spada nella roccia?
- Ce l'ho.
(Mi guarda con sguardo di sfida. Forse non mi crede? Come si permette??)

venerdì 13 settembre 2013

Prendi un week end per caso.

Ogni tanto bisogna fare così, che si piglia e si va.
Ché se no, rimanda che ti rimanda, poi arriva di nuovo l'inverno, e noi non siamo gente da montagna, proprio no, e preferiamo muoverci col caldo.
Il viaggio spaventa sempre un po', ma alletta e ammicca. Le pupe sono buone, il clima favorevole, la viabilità... lei, no: ci è ostile, ma il panorama ripaga.



martedì 10 settembre 2013

L'età scanzonata.

Arrivati, finalmente.
Lui spegne il motore, tira il freno a mano. Silenzio. Solo la radio continua a suonare vecchio rock anni '70.
Loro dietro schiantate di sonno, ognuna nel proprio seggiolino.
C'è stato un tempo in cui me ne sarei rimasta così per un tempo imprecisato.
Il relax di sapersi arrivati, la pigrizia di indugiare ancora in macchina, seduti ad ascoltare la musica, a motore spento, canticchiando o parlando d'altro o lasciando vagare la testa.
Invece ora lo sai cosa ti aspetta.
Incollarsi loro su per le scale, ansimando sotto il peso dei tre anni di lei, o dell'ovetto dannatissimo dell'altra, a seconda della ripartizione dei pesi tra i due genitori. Poi magari tornare giù per incollarsi il resto del bagaglio, le restanti due tre borsone compresa borsa frigo da 2 Kg a vuoto, circa 10 a pieno carico.

mercoledì 4 settembre 2013

Il Parco di Pinocchio a Collodi: dentro la fiaba.

Era da tempo che volevo farlo, non stavo nella pelle...
Ho approfittato della nostra vacanza Km 0 (eccheppalle! Guarda che abbiamo capito, eh! Brava, che vuoi che ti diciamo? Ok, ve bene, non lo dico più), per mettere in atto il mio ossessivo proposito...
Volete saperlo? E' stata una figata!
Cioè: è stata una favola, che è più appropriato. Anzi, meglio: una fiaba.



venerdì 30 agosto 2013

Come di domenica mattina.

Ogni tanto la perfezione pare affacciarsi alle tue giornate.
Niente di eclatante, nessuno squillo di tromba, nessun avvenimento epocale.
Solo la quotidianità, in un giorno normale che ti sembra d'esser di domenica mattina.
Una di quelle domeniche mattina della tua infanzia, quando il giorno è ancora nuovo e silenzioso, e per strada ti affacci e non vedi nessuno, o solo un cane o una vecchina o due, e il megafono dell'ombrellaio in lontananza.
Ora che l'estate preannuncia il suo canto del cigno e la mente si rischiara, i pensieri si rinfrescano, il cielo è sgombro, la luce è ancora quella dell'estate, ma si sta bene in casa e i vestiti non si attaccano alla pelle, e si sta bene fuori casa e puoi uscire a qualsiasi ora senza paura di far prendere un' insolazione alle bambine.

giovedì 29 agosto 2013

Vacanze a Km 0. Seconda parte.

Vista la calorosa accoglienza dei miei storici follower all'ultimo post, faccio un piccolo sforzo per aggiornare circa le nostre favolose vacanze a km 0. (Ma chi te l'ha chiesto? Giusto.)
Sul finire di questo mese il tempo rinfresca, e anche il mio cervello ricomincia a funzionare un po'. Suppongo si sia preso anche lui una discreta vacanza, vista la sua totale inefficienza delle settimane passate.
Ora mi pare ritemprato, e lavora febbrilmente a partorire idee di cose che vorrei scrivere qui. Il problema è che non gli tengo dietro, ma ci proviamo.

Dicevo che quest'anno ho scoperto le vacanze a Km 0, e non è andata male.
E' andata così.

venerdì 23 agosto 2013

Compendio di mezza estate (e pure un poco più).

Vista la mia prolungata e non preannunciata assenza da queste pagine, mi sento un po' in dovere di dare delle delucidazioni a qualche ipotetico aficionado, ma senza esagerare.
No, non ero in vacanza, ma sotto stretto placcaggio delle due pupe.
In apnea direi, e malgrado i miei reiterati propositi di fermarmi una mezz'oretta ad aggiornare il blog, non c'è stato verso.
Concessami solo due settimane a casa di mia madre, mentre il beduino "svernava", si fa per dire, il suo Ramadan in Libia.
E comunque grandi novità gente.
Far perdere le proprie tracce del resto nell'epoca del GPS è praticamente impossibile, e io non sono certo una nota criminale nazista per permettermi tale lusso.

venerdì 2 agosto 2013

Che rabbia! Leggiamoci su.

Tanto per continuare sul filone emozionale,dopo aver parlato profusamente dell'indole focosa di Mimi, mi sembra giusto riallacciarmi alle mie precedenti riflessioni proponendo due librini a tema.
Questi due:

Titolo: Che rabbia!

Autore: Xavier Deneux.

Editore: Tourbillon.

Età: 2 anni.

Titolo: Che rabbia!

Autore: Mireille d'Allancé.

Editore: Babalibri.

Età: 3 anni.





Il primo è un dono della nonna dello scorso anno, stesso periodo, infatti, mi pare, arrivò per il secondo compleanno di Mimi che noi eravamo in vacanza e lei andava sfoderando di giorno in giorno una serie di formidabili piazzate isteriche diurne e notturne, che devono aver lasciato il segno nella memoria di chi trascorse con noi tutta o parte di quella spossante vacanza.
Il secondo l'avevo acquistato io dopo aver letto qualche recensione positiva qua e là sul web e avergli dato un'occhiata in libreria, anche se poi ho preso on-line la versione in brossura, naturalmente più economica rispetto a quella rilegata, e sufficiente a mio parere in rapporto all'impatto del libro, che in fondo non è tra i nostri più gettonati.
Ma, a parte la scarsa fantasia dimostrata nella scelta del titolo dai due autori, quel che mi ha colpito è stato l'approccio molto simile nell'affrontare il problema, e poi il fatto stesso che esistessero due libri che si ponessero l'obiettivo di far riflettere i bambini su un loro stato d'animo tanto naturale quanto a volte al di fuori dal loro controllo, e in certi casi, soverchiante.

Il fatto è che prima di avere Mimi, non avevo mai pensato che la rabbia potesse rappresentare un argomento di discussione e riflessione, nè un elemento talmente presente nella vita di un bambino da dover addirittura diventare oggetto di strategie per affrontare il quale.
Poi è capitata questa figlia da mille litigi al giorno (in effetti il periodo in cui i due librini furono acquistati, tra i 18 mesi e i due anni, fu davvero di fuoco, e non passava giornata senza infiniti pianti e urla e nervi a pezzi), che di punto in bianco nel giro di pochi mesi mi si era trasformata nell'incredibile Hulk, e non è strano che sia io che mia madre, all'insaputa l'una dell'altra abbiamo avuto la stessa pensata, di prendere cioè in contropiede quella rabbia, attaccandola dal lato per il quale Mimi si mostrava più abbordabile e docile: la lettura.

Ora c'è da dire che, per quanto simili, i due libri si riferiscono secondo me a due età un poco diverse.
Il primo forse può essere adatto a bambini intorno ai due anni, ancora poco avvezzi a letture articolate su più livelli interpretativi, con una storia molto semplice, un testo ai limiti della didascalia.
Il secondo forse richiede una capacità di estrapolare dalla storia che appartiene ai bimbi già intorno ai tre anni, che iniziano inoltre ad essere in grado di ragionare sopra i loro comportamenti e in parte, se aiutati e guidati con pazienza dai genitori, anche a tentare di modificarli.
Noi ci stiamo lavorando da entrambe le parti, perché mi ritrovo molto spesso a pensare che le mie risposte alla sua rabbia finiscono troppe volte per approdare in atteggiamenti a loro volta violenti: urla, minacce, ricatti, lunghi rimproveri, umiliazioni verbali (quando fai così sei proprio piccola!), talvolta bruschi allontanamenti da me che la gettano nella disperazione più totale.
Non è facile, dunque, fronteggiare la rabbia nelle sue derivazioni più tenaci e recidive, non solo da parte dei bambini che la vivono dall'interno, ma neppure per un genitore che si trova nel difficile e duplice compito di fronteggiarla dall'esterno, offrendosi come punto di appoggio per il piccolo in balia dei propri impulsi distruttivi, e di gestire la propria, fornendo quindi un immediato esempio comportamentale su come dominarla e gestirla anche nelle situazioni più critiche.
Diciamo che da questo punto di vista i due libri possono costituire anche un riferimento per quel genitore che cerchi risposte positive da proporre nei momenti di crisi da furia infantile.

In questo senso i due libri offrono risposte simili ma differenti.
Nel primo libro due coniglietti Marco e Lisa giocano insieme, ma il crollo della torre che stavano costruendo fa infuriare Marco, che inizia a dare sfogo alla sua rabbia tirando calci a destra e a manca.
La crisi viene superata quando Lisa decide di allontanarsi un po' e di dedicarsi per conto suo ad un'altra attività, dalla quale ben presto anche Marco si lascerà coinvolgere, dimenticandosi semplicemente i motivi della sua precedente rabbia.
Nel secondo libro Roberto torna a casa di pessimo umore e dopo una serie di rispostacce viene mandato in camera sua dal papà. Qui la rabbia accumulata esplode finalmente e prende la forma di un rosso bestione che inizia a dar sfogo della propria forza distruttrice mettendo a soqquadro la stanza.
A un certo punto, allarmato dai danni che quel bestione stava combinando, è Roberto stesso a porre un freno alla "cosa", che viene cacciata dentro una scatola, permettendo così al bambino di rimediare ai guai combinati.

Il primo racconto, di una semplicità disarmante, credo si rivolga a bambini ancora piccoli, per i quali l'esplosione subitanea di rabbia può essere dettata da un episodio frustrante, nel gioco per esempio, che vanifica l'impegno profuso alla realizzazione di un certo obiettivo.
Conosco. Lo faceva anche Mimi quando era più piccola, ogni volta che le si proponeva un gioco che non era capace di utilizzare. Lo ha fatto a un anno con la mousebox, lo ha fatto fino a pochissimo tempo fa con le costruzioni da impilare. Lo faceva quando voleva ma non riusciva a infilarsi e sfilarsi da sola scarpe, giacca o altro. Le mancava la pazienza di imparare dai propri errori. Le saltava la mosca al naso e buttava tutto all'aria.
Ma poi con l'aumentare delle proprie capacità manuali anche questa fase è passata.
Devo dire che il suggerimento del libro di ignorare e passare ad altro, finchè il bambino non si distrae interessandosi ad una qualsiasi altra attività proposta indirettamente dal genitore non sempre funziona, ma può essere una strada.
Che il bambino parta invece da questa storia per lavorare sul proprio comportamento mi sembra poco auspicabile a livello pratico, ma forse utile come esemplificazione a posteriori di situazioni fin troppo note in cui rivedersi, e iniziare a capirsi.

La storia di Roberto è un pochino più complessa perché intanto la rabbia nasce da uno stato d'animo rancoroso che va in crescendo, e non da un singolo episodio, come è tipico di bambini che già iniziano a saper dominare i propri impulsi, ma poi "sbrocca" tutto insieme e si materializza in un essere al di fuori di lui. Non credo che questa metafora sia di facile comprensione per un bambino, neppure dell'età della mia (3 anni).
Infatti credo che il significato della storia lo abbia poco "afferrato" fino a poco tempo fa.
Poi di recente lo abbiamo ripreso in mano e ci abbiamo un po' ragionato sopra.
Le ho spiegato che a volte, quando uno è tanto arrabbiato, può fare delle cose proprio brutte, che non vorrebbe fare mai, come se ci fosse un mostrone dentro di lui/lei che le facesse al posto suo, e quel mostro noi lo chiamiamo "rabbia".
Come per Roberto anche a noi capita a volte di non essere in grado di fermarlo subito, ma appena riusciamo a farlo, dobbiamo sforzarci di rimandarlo nella scatola e ritornare sereni e sorridenti al vivere civile, prima che faccia troppi danni.
Capire, ha capito. Credo ci si sia identificata molto: "La mia labbia è nela. Quella di Lobelto è lossa" ha detto (e credetemi se vi dico che la sua è nera per davvero). Del resto è una bambina che riflette molto sui suoi comportamenti e ci ritorna sopra, ci ragiona a voce alta cercando risposte e capisce quando sbaglia.

E per quanto riguarda il "vai in camera tua e ritorna solo quando ti sarai calmata": ci ho provato e funziona abbastanza. Impedisce a me di trascendere, permette a lei di decidere da sola quando crede di essere in grado di affrontare di nuovo il mondo delle ordinarie relazioni umane, e insieme legittima entro certi limiti il suo stato emotivo. Succede a tutti di perdere il controllo, e va bene.
Del resto se la rabbia esiste, avrà pure una qualche utilità nell'economia della sopravvivenza della specie e dell'individuo. rappresenta forse un meccanismo di autodifesa del nostro amor proprio.
Il problema è solo non permetterle di impedirci del tutto di vivere, essere capaci di riporla "nella scatola" una volta dato sfogo alle nostre pulsioni distruttive. Capire che possiamo entro certi limiti dominarla, credo aiuti molto la considerazione di sé, e della propria autodeterminazione, senza inutili indugi sul come ci si deve comportare e sensi di colpa annessi e connessi.

In definitiva: due librini senza troppe pretese, che mi sento di consigliare a quei genitori che brancolino disperati tra le maglie degli scoppi d'ira non sempre giustificati, previsti o arginabili dei loro bambini che crescono, quando la rabbia è un ospite abituale e scomodo...

E dopo questo ennesimo pippone pedagogico, eccovi qui di seguito l'accattivante recensione tratta dalla libreria virtuale di Mimi. Enjoy yourself!

L'ira funesta cantami o diva. Ovvero: il ruggito del coniglio mutante.

Marco e Lisa, due simpatici coniglietti umanoidi, giocano in giardino: vogliono costruire una torre altissima, ma l'impresa non è facile come sembra... All'ennesimo crollo della sua grande opera, Marco perde il controllo dei suoi deboli nervi di roditore, tramutandosi in terribile coniglio mutante distruttore.
Lisa corre ai ripari: riuscirà a sedare la furia distruttrice del suo amichetto?
Conturbante epopea esistenziale, ispirata, come sembra, al celebre super eroe mutante noto come l'Incredibile Hulk,vittima di inarrestabili eccessi di verde bile. Ma il filone dell'eroe furioso affonda le sue radici ben più indietro nella storia della letteratura universale: dal divino Achille, al paladino Orlando, fino ad approdare alle più moderne nevrosi sociopatiche e omicide di Taxi Driver, la rabbia repressa è la vera protagonista di questo ameno libriccino, da considerarsi una sorta di psicodramma della violenza per i lettori più piccini.
(NB: oh, non è che dovete prendere sul serio tutte le idiozie che scrivo, eh!)

Suster per: i venerdì del libro.

Vedi anche le nostre precedenti recensioni su: Libri di pupa