giovedì 16 gennaio 2014

Il nostro 2013 in pics&links. Ovvero: l'ottima occasione per recuperare quello che speravate di esservi persi.

L'anno appena trascorso è stato strano.
Leggero e impalpabile, è scivolato via senza che nessuno ci facesse caso, lasciandomi anche poco tempo per fermarlo scrivendo troppo, ma significativo, importante, puntellato di nuove acquisizioni, prese di coscienza, crescita, momenti significativi, consolidamento di noi come famiglia.
Ho scoperto in me una forza che non credevo di possedere: la forza di sdrammatizzare, di affrontare, di andare avanti anche se ci sono stati passaggi faticosi, quando i rapporti a volte si complicano, la comunicazione diventa difficile, la rete delle relazioni si trasforma in un groviglio intricato di spini e rovi i cui è facile pungersi, graffiarsi...


martedì 14 gennaio 2014

M'Artedì. Alberto Savinio.


Alberto Savinio, Monumento marino ai miei genitori, 1950.

La settimana scorsa ho accolto il suggerimento di Polar Bear, e così eccomi qua con Alberto Savinio.
Apprezzo la scelta perché tra tutti gli artisti metafisici trovo sia il più ironico e dissacrante.

Ho trovato questo dipinto tardo: un ritratto dei suoi genitori, un ritratto che, fedele agli intenti della corrente metafisica, ha valore più simbolico che non affettivo o commemorativo.
Mi colpisce perché qui mancano gli elementi giocosi presenti in quasi tutte le opere dell'artista, che tende sempre a smorzare l'austerità e a buttare sul ridicolo molti temi classici della tradizione.
Invece qui mi sembra di avvertire come una tensione sotterranea, di coinvolgimento emotivo e di sacro, come tutto ciò che pertiene alla nostra infanzia, ancestrale, intoccabile, percorso da sottili conflitti inespressi.
Eppure, anche, la caricatura, il bozzetto, il grottesco.

lunedì 13 gennaio 2014

L'una e l'altra (un'apparente dualità).

Una funziona a carburazione lenta, dorme fino a tardi e si sveglia sempre di pessimo umore. Non vuole che si alzi subito la serranda, indugia a letto e a volte mugola che vorrebbe dormire ancora. Bisogna fare attenzione a come la si avvicina, altrimenti morde, e son dolori per le ore a seguire. Si procede cautamente, per tappe graduali, ed assecondando gli umori variabili e precari.
L'altra si sveglia all'alba, e appena sveglia è già a mille, inizia a vocalizzare e pigolare, cinguetta e gorgheggia, scalpita e freme per iniziare l'esplorazione del mondo intorno, distribuisce pernacchie e sputazzi, rimbalza e molleggia allegra su materassi e pance materne, annaspa tra le coperte finché non ti costringe ad alzarti, con lei. Ma non riesci mai ad arrabbiarti sul serio. Anche se non sono neppure le sei.

venerdì 10 gennaio 2014

Il lago dei cigni: Ciaikovskij in Bignami.

Come avevo accennato altrove, quest'anno la Befana è stata molto attesa, e colei che era attesa non ha disatteso alle aspettative in lei riposte, portandoci in volo un libro di cui Mimi si era innamorata in libreria, ma che la madre aveva di soppiatto ricollocato sullo scaffale in maniera truffaldina senza acquistarlo. Alto tradimento.
La delusione di lei una volta rincasate è stata tale e tanta, e il senso di colpa così bruciante, che ha poi dovuto per forza di cose rimediare.

E così è arrivato questo libro:

Titolo: Il lago dei cigni

Autore: Lesley Simms

Illustratore: Anna Luraschi

Editore: Usborne

Età: da 2 anni

Voto: 7 1/2


giovedì 9 gennaio 2014

Le cinéma. Storia di una prima volta.

Un'astinenza è stata interrotta. Un digiuno è stato sciolto. Non importa il come o il dove, l'importante è, ed è proprio il caso di dirlo, avere rotto il ghiaccio.
E non importa neppure che in mezzo a tutto quel ghiaccio io mi sia ampiamente rotta ben altro, in maniera metaforica, chiaro, trattandosi di attributi sessuali che di nascita non possiedo (un paradosso semantico dei nostri tempi, vedi te).
Comunque, l'importante, si diceva, è aver posto fine al lungo e doloroso esilio.
Un tempo portavo con scrupolosa metodicità quasi quotidiana, la mia pancia gravida a stazionare incastrata tra le poltrone malmesse di un piccolo cinema d'essai per durate di tempo variabili. La quasi totalità della mia cultura cinematografica la devo in effetti a quei nove mesi che precedettero la nascita di Mimi.
Poi l'orrendo baratro.

martedì 7 gennaio 2014

M'Artedì? Quasi dimenticavo!


Ray Caesar, Tea with me and he, 2013.

Allora, dov'eravamo rimasti?
Ah, già.
Ho saltato un appuntamento. Perdonatemi, del resto dubito che molti di voi che ancora mi leggete se ne saranno accorti. Ho tradito la rubrica prima ancora di cominciare. Il fatto è che ho avuto problemi a rintracciare le opere dell'artista segnalatomi da The Polite Polar Bear.
Che non sono ferratissima sugli artisti contemporanei l'avrete intuito.
Ecco il motivo che mi spinge oggi a riprendere in mano questa rubrica con un artista attualissimo, conosciuto dietro segnalazione di una mia cugina erudita, che sarebbe questo Ray Caesar, autore dell'opera di cui sopra.

domenica 5 gennaio 2014

Il bello delle feste (sì, sul serio).

Gennaio da che ne ho memoria è il mese che più mi sta sulle palle.
Infinito, lunghissimo, girgio e triste, freddo e noioso. Il lunedì dell'anno solare in pratica.
L'unica cosa di bello che ha, se proprio vogliamo giocare a fare gli ottimisti, è che una volta che ci sei arrivato non può fare a meno di passare, e poi tornerà solo tra altri 11 mesi.
Magra consolazione, visto che subito dopo ti attende febbraio, che forse è altrettanto tedioso, ma almeno ha la decenza di durare solo 28 giorni, 29 se proprio ti dice sfiga, ma comunque ti risparmia pur sempre quei 3-4 giorni di uggia che possono fare un po' la differenza, ed ecco: ti svegli ed ecco sei a marzo, e mentalmente lo associ già a uccellini che cinguettano e prati fioriti, e al profumo di mimosa che ti stordisce a ondate.
Ma torniamo a noi.

martedì 31 dicembre 2013

C'era una casa tanto carina.


Solo che questa aveva il soffitto, e anche la cucina.
Aveva anche un salotto grande e pieno di carabattole e oggetti per lo più di medio-cattivo gusto, decine di orologi di ogni tipo, un trambusto asincrono di tic-tac destabilizzante. E poi bambole di porcellana inquietanti con vestiti di pizzo e merletti, pupazzi di pezza, porcellane zoomorfe quasi su ogni singolo gradino della scala di pietra che portava al secondo piano. Non un centimetro quadrato libero.
Mimi quando ci è entrata per la prima volta è letteralmente impazzita.
Tutto voleva toccare e tutto la entusiasmava.

martedì 24 dicembre 2013

M' Artedì. Seconda puntata.

Marc Rothko, Subway (1930 ca.)

Benvenuti alla seconda puntata della fantastica rubrica del martedì, M' Artedì, appunto.
Questa settimana ringrazio che ci (ah ah ah!) ha proposto Marc Rothko, artista finora da me praticamente ignorato.

martedì 17 dicembre 2013

M' Artedì. (Nuova rubrica!)

Paul Signac, Man reading (1894).
L'idea è nata da un giochino che circola su FaceBook. Niente di troppo intellettuale insomma, tranquilli.
Il giochino recita così:
Questo è un gioco per mantenere viva l'arte. Clicca "mi piace" e io ti assegnerò un artista. Non importa se non conosci le sue opere, cerca su internet, scegli quella che ti piace di più e pubblicala su FB.
Il giochino mi ha preso la mano ed ho come al solito scassato le palle a molti miei contatti a oltranza. Perchè sono una che non conosce i limiti, né il famoso detto del gioco che è bello quando dura poco. Per me se è bello tanto vale portarlo allo sfinimento.

lunedì 16 dicembre 2013

Autunno radioso.

E' quello che si continua ad infilare a tradimento facendo breccia nella sfilza di giornate grigio-uniforme britannica, monocorde e sottoumorali.
E' l'autunno dorato. L'autunno luminoso. L'autunno acceso.
Fino all'ultimo giorno.


In questi casi, ecco cosa dovete fare, se le bambine non dormono nel primo pomeriggio come speravate di riuscire a far fare loro.

martedì 10 dicembre 2013

A casa di Emma.

In questi giorni abbiamo un tormentone: "Mamma, andiamo da Emma?"

Ogni mattina la mamma sveglia Mimi nel suo lettino: "Buon giorno vita mia, gioia mia, stellina di mamma!" "Mamma, andiamo da Emma?"

La mamma, non senza grande fatica e dispendio di energia, sfama, veste e incappotta una pupa e mezza, talvolta riesce pure e rinfilare a letto la piccola, addormentata a suon di tette, prima di uscire di casa, con 2 gradi e il ghiaccio sul sellino della bici e iniziare a pedalare verso la scuola con la grande seduta dietro, sul seggiolino. "Amore, hai freddo? Cuore di mamma, ce li hai i guantini? Arriva troppa aria?" (Domanda idiota, datosi che la bici non è provvista di finestrini da chiudere all'occorrenza). "Mamma, dove andiamo? Andiamo da Emma?"

martedì 3 dicembre 2013

Killing the day-after-man.

L'uomo del giorno dopo è previdente.
E' quello che si anticipa il lavoro, quello del "prima il dovere", quello del "non rimandare a domani".
Costui o costei (poiché usiamo qui il sostantivo "uomo" non come accezione di genere ma di specie: l'individuo homo, rappresentante della specie umana), egli, o ella, dunque, preferisce rinunciare al momentaneo piacere effimero in vista di una più efficiente pianificazione del suo tempo futuro. Perché si sa che c'è sempre un futuro, o almeno si dà per scontato che sia così.

L'uomo del giorno dopo non posticipa mai le pulizie di casa, non aspetta all'ultimo giorno per pagare le bollette, né per compilare la dichiarazione dei redditi, e non si sveglia due giorni prima la data di scadenza di un concorso per presentare la domanda, costringendosi a fare i salti mortali per procurarsi tutta la documentazione necessaria con maratone all'ultimo minuto da un ufficio all'altro.
La burocrazia non lo spaventa.

venerdì 29 novembre 2013

Sentori (sinistri) di Natale alle porte.

Un paio di settimane fa ho acquisito coscienza di una verità sconcertante: eravamo appena a metà novembre,e già un abete doverosamente addobbato sbrilluccicava nella vetrina del negozio di fiori sotto casa (una botique di lusso del mazzolino dal nome inverosimilmente scherzoso "Siamo al verde"). Ovvero: eravamo già in pieno periodo natalizio.
Orrore e sgomento.
Oddio, ho pensato, ora non potrò più navigare per i blog senza venire sommersa da idee per realizzare un perfetto calendario dell'avvento, e affini.
Mimi per conto suo ha iniziato a fantasticare e a vaneggiare entusiasta di montagne di principezze e di Babbo Natale che viene a trovarci a casa di nonna insieme a Cenerentola e non so che altro.
Io intanto prendevo mentalmente nota nell'intento di azzeccare qualche desiderio senza però dare nell'occhio, perché non fosse chiaro il diretto rapporto di dipendenza tra il desiderio dell'oggetto e l'ottenimento dello stesso. Non mi è mai piaciuta questa cosa di inculcare nei bambini l'idea di una lista dei regali da ricevere. Nessuna letterina a Babbo Natale, dicevo.

giovedì 21 novembre 2013

Lavoro di squadra.

Mimi innalza torri altissime. Rania le butta giù.
Mimi edifica fantasmagorici castelli pericolanti di architravi sospesi nel vuoto, sovraccarichi di cuspidi, ridondanti di guglie e trifore.
Rania li rade al suolo. E disperde i pezzi.
Mimi apparecchia luculliane colazioni sull'erba ipotetica del pavimento di piastrelle; dispone piatti, imbandisce tovaglie, distribuisce porzioni, allestisce coreografie di portate.
Rania agguanta e arraffa, porta tutto alla bocca, sbava e si sdraia nel bel mezzo del pic-nic, portando devastazione e carestia.
Mimi organizza raduni principeschi di personaggi di fiaba, inventa storie, mette in piedi dialoghi, promuove eventi, divulga proclami a tutte le fanciulle del regno.
Rania si presenta non invitata al ballo del re seminando il panico tra i presenti, rapisce Cenerentola e stende Biancaneve con un rovescio. Morti e feriti.

mercoledì 20 novembre 2013

Houston, per la verità ne avremmo quattro o cinque...

Houston, per prima cosa, ci sono le bimbe a casa. Cioè, la grande è a casa da circa una settimana, con sentenza... ehm... diagnosi di otite batterica e antibiotico due volte a dì più gocce auricolari. E pure la piccola, perché è più comodo, e si fa prima, che si ammalino a coppia; dalla varicella in poi, mi sa che d'ora in avanti funziona così.
Ma ne stiamo uscendo, Houston, non ti preoccupare, malgrado poi il codazzo di cacarella e disturbi gastrici vari dovuti al bibitone antibiotico. Comunque una faticaccia, Houston, tu sapessi.
C'è la piccola che si sveglia ogni giorno in un lasso di tempo compreso tra le cinque e le sette meno un quarto del mattino. No, dico, per lei arrivare alle sette è una macchia sulla sua immacolata reputazione di scassapalle ante-albam.
Ma ci stiamo abituando anche a questo, Houston. Del resto, siamo una squadra ben addestrata ed equipaggiata.

martedì 12 novembre 2013

La risposta esatta.

Mettiti il cuore in pace: per loro sbaglierai sempre.
Qualsiasi cosa tu faccia sbaglierai.
Sbaglierai sempre e comunque.

Sbaglierai, fidati. Sbaglierai, in un verso o nell'altro, ma sbaglierai.
Perché tormentarti, perché sprecare energie preziose nella ricerca estenuante della formula perfetta.

Sbaglierai. E punto.

Sbaglierai quando non presterai abbastanza attenzione ai bisogni di tuo figlio/a. I bambini vanno ascoltati, hai capito? Devi saperti mettere alla loro altezza, non carponi ma in punta di piedi, devi decifrare i loro bisogni. Se non ascolti quel che hanno da dirti non sarai mai in grado di fornire loro le risposte giuste. Sbaglierai. Se non hai già sbagliato. Ma sicuro che lo hai fatto.

domenica 10 novembre 2013

Vietato fare pipì in piedi.

- Mamma! Vieni a vedere la mia città!

- Oh! Che bella città, Mimi.

- Vedi? Ci ho messo anche il cartello stradale.

- Ehm... sì, vedo. Bene!

- Dice: "Vietato fare pipì in piedi".

sabato 2 novembre 2013

Memoria familiare.

In rete a volte nascono dialoghi. Frammentari, va bene, il più delle volte insulsi.
Però capita anche la volta che per caso ti imbatti in un momento di riflessione profonda di qualcuno e ti infili sulla sua lunghezza d'onda. E ti accorgi che quello che vorresti poter dire è assai più di quanto sia possibile e lecito postare su una bacheca altrui di Facebook.
E allora apri il blog e clicchi: nuovo post.
Poi fai un respirone e ti auguri che tutti continuino a dormire per almeno un'altra mezz'oretta, il tempo sufficiente per dire quanto ti preme, in questo giorno che nasce grigio e piovoso, e si tira dietro umori di melanconia e un fondo di inquietudine esistenziale.

Di fronte alla morte ho sempre assunto atteggiamenti di forte pudore.
Come molti della mia generazione non l'ho mai avuta in gran familiarità, e detestavo le rituali andate al cimitero, a "far visita" a gente morta che per lo più non avevo mai conosciuto.
Ancora oggi non vado volentieri a "trovare" mio padre al cimitero. Vuoi per la difficoltà logistica della cosa, vuoi perché il luogo dove il suo corpo giace, così spersonalizzato e lontano da ogni fermento di vita presente mi trasmette un senso di desolazione e smarrimento. Saperlo lì mi rattrista, e allo stesso tempo non sento la necessità di far visita a quel che resta di ciò che fu, un tempo, il suo corpo.