giovedì 26 giugno 2014
Incontri alieni.
Ieri pomeriggio ai giardini ho avuto un flash... (- Sicura che si scriva così? - Sì, certo. Flash, che si legge "flesc" - Non è che poi ci fai fare figuracce eh. - No, ma se insisti controllo. Ecco, vedi: "flesh" con la E significa "carne", ma io mica ci ho avuto una carne. Ho avuto un flash! - Ah, ok. Se lo dici tu sto zitta, guarda. -Ecco, brava, e fai bene.)
mercoledì 25 giugno 2014
Primo bilancio (pessimista e sfiduciato)
Malgrado gli ottimi propositi sto trascurando molto questo povero neonato e incolpevole blog.
Sto trascurando un po' troppe cose ultimamente.
I giorni si susseguono ai giorni e poi le settimane alle settimane.
Passano i pensieri e se non li acchiappi si disfano come volute inconsistenti di fumo.
Non è che non vorrei scrivere, al contrario, continuamente mi ripropongo di annotare pensieri che mi nascono così, dal susseguirsi dei giorni e dei momenti, pensieri profondissimi e quieti, pensieri stupidi e rumorosi, pensieri brevi, quasi massime di vita, pensieri che quando cominciano a dipanarsi non finiscono più e prendono vie traverse, rimbalzando di neurone in neurone, rotoloni Regina delle cellule cerebrali.
Sto trascurando un po' troppe cose ultimamente.
I giorni si susseguono ai giorni e poi le settimane alle settimane.
Passano i pensieri e se non li acchiappi si disfano come volute inconsistenti di fumo.
Non è che non vorrei scrivere, al contrario, continuamente mi ripropongo di annotare pensieri che mi nascono così, dal susseguirsi dei giorni e dei momenti, pensieri profondissimi e quieti, pensieri stupidi e rumorosi, pensieri brevi, quasi massime di vita, pensieri che quando cominciano a dipanarsi non finiscono più e prendono vie traverse, rimbalzando di neurone in neurone, rotoloni Regina delle cellule cerebrali.
sabato 14 giugno 2014
Aggiornamento di stato.
Stato civile: è complicato.
Il social network più popolare di sempre ha sdoganato questa definizione da schiaffoni,e io me ne approprio.
Datosi che ho nominato questo blog "Ho sposato un beduino" si dà il caso che in qualche modo alla fine una bizzarra concatenazione di cause-effetti abbian fatto di me una donna sposata, la qual cosa del resto non mi turba più di quanto non lo faccia ogni mattina svegliarmi con un paio di piedi taglia 25 piantati nelle costole e un altro paio più piccini che mi prendono a tallonate sugli zigomi.
Conservo di me una percezione ancora molto single, ma devo aver mosso a mia insaputa alcuni passi che mi han reso persona assai lontana da quello stato spensierato e gaio.
Il social network più popolare di sempre ha sdoganato questa definizione da schiaffoni,e io me ne approprio.
Datosi che ho nominato questo blog "Ho sposato un beduino" si dà il caso che in qualche modo alla fine una bizzarra concatenazione di cause-effetti abbian fatto di me una donna sposata, la qual cosa del resto non mi turba più di quanto non lo faccia ogni mattina svegliarmi con un paio di piedi taglia 25 piantati nelle costole e un altro paio più piccini che mi prendono a tallonate sugli zigomi.
Conservo di me una percezione ancora molto single, ma devo aver mosso a mia insaputa alcuni passi che mi han reso persona assai lontana da quello stato spensierato e gaio.
giovedì 12 giugno 2014
Incipit glorioso.
Un piccolo passo per l'uomo...
Ecco. Forse ora mi è un poco più chiaro cosa dev'esser stato per Armstrong e compagni (Neil, non Louis: vai alla pagina di wikipedia per disambiguazione) metter piede per la prima volta su quel suolo mai contaminato prima da orma di piede umano.
Nessuna traccia, nessuna direzione, nessun termine di riferimento, nessun niente di niente per poter dire: "Ecco, qui è dove..."
Qui è il nulla. Qui è l'origine. Qui è tutto ancora da fare.
Tanto è vero che dopo quella famosa passeggiata, il grande passo dell'Umanità, non mi pare che della luna se ne sia fatto poi molto.
Niente coltivazioni in serra, niente coloni pionieri, niente autostrade, niente gite di ricchi rampolli in moon-boots, niente parchi a tema.
Uno spreco totale.
Tutto inutile.
Ecco. Forse ora mi è un poco più chiaro cosa dev'esser stato per Armstrong e compagni (Neil, non Louis: vai alla pagina di wikipedia per disambiguazione) metter piede per la prima volta su quel suolo mai contaminato prima da orma di piede umano.
Nessuna traccia, nessuna direzione, nessun termine di riferimento, nessun niente di niente per poter dire: "Ecco, qui è dove..."
Qui è il nulla. Qui è l'origine. Qui è tutto ancora da fare.
Tanto è vero che dopo quella famosa passeggiata, il grande passo dell'Umanità, non mi pare che della luna se ne sia fatto poi molto.
Niente coltivazioni in serra, niente coloni pionieri, niente autostrade, niente gite di ricchi rampolli in moon-boots, niente parchi a tema.
Uno spreco totale.
Tutto inutile.
domenica 13 aprile 2014
Margherite.
Siamo state molto occupate, di recente.
Abbiamo viaggiato, molti chilometri di strada lasciandoci dietro la città nota, gli amici di scuola, le giornate di routine consolidata e rassicurante.
Siamo arrivate nella città delle origini, cose da sistemare, appuntamenti da fissare e faccende da sbrigare, nonne zii e cugini, una casa che non è la nostra, un prato appena fuori dal cancello, che dichiara primavera aperta, primavera imperiosa e ruggente.
Sono loro, le messaggere, le portavoci, profetesse di un felice annuncio.
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domenica 30 marzo 2014
Cose che non saprei se avessi avuto figli maschi.
- I nomi delle fatine amiche di Trilli.
- Quanto costano i collant per bambina.
- Del prepotente ritorno editoriale delle storie di principesse in tutte le salse.
- Fare la treccia.
- La sterminata varietà di specie floreali che popola il mio quotidiano, o che può popolare il margine di un marciapiede cittadino.
- La trama de Il lago dei cigni.
mercoledì 26 marzo 2014
Conflitti interiori.
C'è una me che quando esce di casa la mattina, con una pupa a mo' di koala sul fianco e un'altra attaccata al braccio che si ferma a ogni gradino per costringerla ad ammirare i fiori bianchi del susino, c'è una me che maledice quelle dannate scale, e desidererebbe tanto abitare in una casa normale, in un condominio, magari, con atrio e tutto il resto, e ascensore, e magari anche pagare la pulizia delle scale, al limite, ma poter lasciare il passeggino nell'androne, invece che nella rimessina del sottoscala a portata di muffe e pioggia.
C'è una me che quando cammina per strada a volte sbircia nei giardini altrui, indugia sulle facciate delle villette bifamiliari, immagina vite al di là delle finestre con le serrande abbassate, protette da grate e sbarre che lasciano intuire un'urgenza di privacy legittima e motivata probabilmente dal possesso di beni sudati in anni di onesto e integerrimo lavoro ben retribuito, contributi pagati, contratti sicuri, entrate adeguiate al proprio tenore di vita.
C'è una me che quando cammina per strada a volte sbircia nei giardini altrui, indugia sulle facciate delle villette bifamiliari, immagina vite al di là delle finestre con le serrande abbassate, protette da grate e sbarre che lasciano intuire un'urgenza di privacy legittima e motivata probabilmente dal possesso di beni sudati in anni di onesto e integerrimo lavoro ben retribuito, contributi pagati, contratti sicuri, entrate adeguiate al proprio tenore di vita.
lunedì 24 marzo 2014
La mia Primavera.
Inaspettatamente, il freddo è tornato, a tradimento, e così le nuvole, la pioggia, il vento, l'uggia e un po' di malinconia.
Primavera ufficiale, e io, ormai, la associo a te.
A te che sei arrivata assieme a lei, un anno fa, ed è già passato un anno...
E già passato un anno, e io, come al solito, mi sento un po' inebetita, un po' commossa, un po' agitata all'idea, e non so spiegarmelo proprio del tutto, questo mio stato d'animo, ma un pochino ci ero preparata, perché ricordo che già una volta è stato così.
Primavera ufficiale, e io, ormai, la associo a te.
A te che sei arrivata assieme a lei, un anno fa, ed è già passato un anno...
E già passato un anno, e io, come al solito, mi sento un po' inebetita, un po' commossa, un po' agitata all'idea, e non so spiegarmelo proprio del tutto, questo mio stato d'animo, ma un pochino ci ero preparata, perché ricordo che già una volta è stato così.
venerdì 21 marzo 2014
Libri e malintesi. Il potenziale dell'equivoco.
Tra i libri presi in biblioteca questo mese per Mimi, ce n'è uno che a lei è piaciuto particolarmente, cosa che mi ha spinto a rinnovare il prestito per un altro mese, anche perché non ho proprio avuto il tempo di "esplorare" nuove proposte, in questi giorni.
Eccolo:
Titolo: Mr Peek e i malintesi allo zoo
Autore: Kevin Waldron
Editore: Campanila
Età di lettura: 4-5 anni
Voto: 7 1/2
Eccolo:
Titolo: Mr Peek e i malintesi allo zoo
Autore: Kevin Waldron
Editore: Campanila
Età di lettura: 4-5 anni
Voto: 7 1/2
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giovedì 13 marzo 2014
A chi non piacciono le principezze?
| Foto di gruppo. |
Sì, lo so che vi ho già scassato abbastanza i cabasisi con questa storia delle principesse.
Figuratevi io che ci convivo ogni santissimo giorno.
Pensavo fosse "solo una fase", pensavo di riuscire, prima o poi, a saturarla, a sviarla, a distrarla, pensavo.
No, non è che io sia contraria alle principessa a priori, sia chiaro.
E' solo che... che due palle!
mercoledì 12 marzo 2014
Panni stesi: storia di un'ossessione.
| Panni stesi in Libia |
Quando ce ne accorgiamo, e la cosa si fa consapevole, invece che troncarla lì, come magari sarebbe il caso di fare, per non finire come quegli americani mangiatori di carta igienica e gommapiuma su cui hanno fatto addirittura un programma, la prima reazione è quella di portarla fino in fondo, l'ossessione.
C'è per esempio quella mia amica che collezionava maiali... Non ho mai saputo che fine abbia fatto fare a quel suo arsenale suino.
Per farla breve la mia ossessione, o una delle, sono i panni stesi.
Non sono una cleptomane specializzata in biancheria altrui, mi limito a rubarne l'immagine.
lunedì 10 marzo 2014
Domande a una commessa.
Anche Suster ogni tanto indulge alla debolezza dello shopping, questo Suster deve ammetterlo.
Anche Suster ogni tanto ha bisogno di vestirsi con indumenti che non superino la somma delle età delle sue figlie, e che immancabilmente non corrispondono più alla taglia che lei attualmente calza (perché, questo Suster deve rivelarvelo) oggi Suster è decisamente più slim di quanto non fosse 4 o 5 anni fa, oppure semplicemente sono i vestiti ad esser diventati più larghi, misteri della fibra di cotone.
A questo proposito ci sono cose che Suster non riuscirà mai a spiegarsi da sola, e per le quali ha sempre desiderato un giorno poter avere a disposizione una commessa di abbigliamento a cui spiattellare in faccia tutti i suoi amletici dubbi, e sentirsi per una volta rispondere la verità definitiva sull'argomento.
Chissà se mi sarà un giorno concesso di penetrare quei misteri occulti del customer-counselling che solo a pochi/e eletti/e è dato di conoscere.
venerdì 7 marzo 2014
Poesie di parole e immagini.
Rimango sempre incantata e stupita dal modo in cui i bambini riescano a recepire in maniera più che intuitiva, direi quasi istintuale, la poesia, e anzi a farne un loro naturale e innato codice espressivo, e per contro rimango sempre affascinata dalla capacità della poesia di comunicare loro in maniera tanto immediata e naturale, senza bisogno del tramite esplicativo di un adulto che interpreti per loro immagini e metafore, e ne disveli significati. In fondo è attraverso immagini e metafore che loro accolgono e si spiegano il mondo nel loro processo di acquisizione della realtà.
I bambini sono capaci di poesia, la creano ogni giorno e quindi niente di più naturale che la comprendano e siano capaci di penetrarne il senso senza intermediari.
La poesia è in fondo una capacità bambina, che normalmente negli adulti si affievolisce, o nel peggiore dei casi, si spegne, o si perde.
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mercoledì 5 marzo 2014
Asparagus. La vera storia di un'angiosperma monocotiledone.
Dice il saggio: nella vita l'importante è lasciare sempre aperta la porta a nuove esperienze, ché per imparare qualcosa di nuovo non è mai tardi.
Prendete me, per esempio: fino a qualche anno fa non avevo mai comprato né cucinato degli asparagi.
Poi ho scoperto che potevo imparare a farli, e l'ho fatto, in un sacco di varianti.
Però non sapevo ancora che razza di pianta fosse l'asparago, anche se sapevo declinarne il nome al singolare, né dove crescesse né come si presentasse a un ipotetico cercatore di asparagi che andasse per campi a farne scorta.
Detto tra noi non immaginavo neppure che si potesse andare a raccoglierli per campi, o se, magari, non bisognasse coltivarli nell'orto, come, per esempio, i pomodori o le melanzane.
Insomma, sono queste aberrazioni dei tempi in cui viviamo, in cui cresci accompagnando tua madre al supermercato, e alla fine ti convinci che il cibo venga da lì, dal supermercato, dove a seconda dei reparti cresce di tutto, verdura, frutta, carne, pesce, panificati...
lunedì 3 marzo 2014
Pisa maremmonti*.
* (Da non confondersi con:"Pissa maremmonti": tipica richiesta di un turista nordeuropeo intenzionato a violentare un'incolpevole pizza con l'orrido mix di vongole e funghi. N. d. R.)
Una delle cose che, l'avrò ripetuto fino alla nausea, perdonatemi, mi piace di più di questa città, è il fatto che, naturalisticamente, offra tanto, e tanta varietà. Di paesaggi, di altitudini, di colori e profumi, e tutto senza doverti spingere troppo lontano, così anche chi non è proprio abituato, come noi, a pianificare e programmare gite e passeggiate fuori porta, può permettersi il lusso dell'improvvisare.
E questo è tanto più vero quanto capitano stagioni bizzarre e imprevedibili come questo scorcio d'inverno, quando ti pronosticano tre giorni di pioggia ininterrotta, e invece ti accoglie la giornata più tersa e luminosa che mai ti saresti aspettato.
E allora non hai che da scegliere: mare, o monti?
Sono lì, li vedi dalla terrazza di casa, dietro i tetti delle case, fanno capolino ammiccanti e così nitidi da sembrarti ancor più vicini. Allora tu non hai che da prendere e andare.
Sì, va bene, dopo aver fatto mangiare la piccola, e vestito la grande, e infilato una dozzina di oggetti potenzialmente utili in borsa.
Alla fine vi muovete sempre molto più tardi di quanto vorreste, ma l'importante è che si vada.
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martedì 25 febbraio 2014
Abbastanza vecchia.
Andare a prendere Mimi a scuola con la piccola nel passeggino, in una giornata di inatteso bel tempo, e, tanto per cambiare, essermi dimenticata il cellulare a casa, mi ha fatto una strana impressione.
Ritornavamo in tre, a passo di bambina, fermandoci di continuo a raccogliere fiori da cespugli e marciapiedi, stupendoci per i disegni delle nuvole e salutando la gru del cantiere, e nemmeno una foto da poter scattare col telefono da condividere con qualche ignoto di passaggio, nemmeno una sbirciata per vedere se mi fosse arrivato un messaggio da qualche amica per organizzare il pomeriggio, neppure una chiamata non risposta.
Eppure non ritengo di essere una tipa particolarmente telefonica e neppure particolarmente "social", possibile che davvero avvertissi tale senso di mancanza?
Mi è parso anche che infinitamente più concentrate sul presente e rilassate dovessero essere le giornate di una qualsiasi donna della mia età che andasse a recuperare la figlia di tre anni alla materna una trentina di anni fa, diciamo pure quando alla materna ci andavo io.
Quando tutto ciò era ben lungi dall'esistere o dall'essere anche solo immaginato in un qualche film su un futuro futuribile.
La cosa mi ha fatto sentire sufficientemente vecchia.
Ritornavamo in tre, a passo di bambina, fermandoci di continuo a raccogliere fiori da cespugli e marciapiedi, stupendoci per i disegni delle nuvole e salutando la gru del cantiere, e nemmeno una foto da poter scattare col telefono da condividere con qualche ignoto di passaggio, nemmeno una sbirciata per vedere se mi fosse arrivato un messaggio da qualche amica per organizzare il pomeriggio, neppure una chiamata non risposta.
Eppure non ritengo di essere una tipa particolarmente telefonica e neppure particolarmente "social", possibile che davvero avvertissi tale senso di mancanza?
Mi è parso anche che infinitamente più concentrate sul presente e rilassate dovessero essere le giornate di una qualsiasi donna della mia età che andasse a recuperare la figlia di tre anni alla materna una trentina di anni fa, diciamo pure quando alla materna ci andavo io.
Quando tutto ciò era ben lungi dall'esistere o dall'essere anche solo immaginato in un qualche film su un futuro futuribile.
La cosa mi ha fatto sentire sufficientemente vecchia.
lunedì 24 febbraio 2014
Quel ca@@@ di riposino pomeridiano.
Eccoci lì, ancora e ancora e ancora, come tutti i pomeriggi.
L'ora del sonnellino della piccola, che non è un'ora precisa per la verità, ma che si colloca approssimativamente nel primo pomeriggio dopo pranzo.
A far dormire la grande ci ho ormai rinunciato.
Lei si è emancipata gradualmente da questa dipendenza, apparentemente tanto comoda per una madre, agli effetti distruttiva.
I nostri menage a trois prevedevano una prima fase in cui la piccola veniva prima sedata a suon di tetta (non è che la tramortivo dandogliela sulla testa, è lei che quotidianamente tramortisce me prosciugando ogni mia linfa vitale avendo mantenuto l'abitudine della poppata della buonanotte, conciliatrice di sonno e risucchiatrice di energie materne), e una seconda di "placcaggio stretto" o di corpo a corpo con la grande, in cui la mamma stringeva la figlia treenne in un abbraccio a tenaglia, di fatto impegnando con lei una lotta all'ultimo sangue, una morsa da boa constrictor che impegnava gambe e braccia e che alla fine non lasciava altro scampo alla vittima designata se non la resa, accompagnandola in un dolcissimo sonno coatto.
L'ora del sonnellino della piccola, che non è un'ora precisa per la verità, ma che si colloca approssimativamente nel primo pomeriggio dopo pranzo.
A far dormire la grande ci ho ormai rinunciato.
Lei si è emancipata gradualmente da questa dipendenza, apparentemente tanto comoda per una madre, agli effetti distruttiva.
I nostri menage a trois prevedevano una prima fase in cui la piccola veniva prima sedata a suon di tetta (non è che la tramortivo dandogliela sulla testa, è lei che quotidianamente tramortisce me prosciugando ogni mia linfa vitale avendo mantenuto l'abitudine della poppata della buonanotte, conciliatrice di sonno e risucchiatrice di energie materne), e una seconda di "placcaggio stretto" o di corpo a corpo con la grande, in cui la mamma stringeva la figlia treenne in un abbraccio a tenaglia, di fatto impegnando con lei una lotta all'ultimo sangue, una morsa da boa constrictor che impegnava gambe e braccia e che alla fine non lasciava altro scampo alla vittima designata se non la resa, accompagnandola in un dolcissimo sonno coatto.
venerdì 21 febbraio 2014
Di libri, mostri e paure.
Dopo una retata in biblioteca, siamo praticamente sommerse da letture che ultimamente stentiamo a "consumare". La piccola fatina ha un approccio alla lettura, o piuttosto all'oggetto-libro, che scoraggia ogni altro componente della famiglia a tentare in sua presenza qualsiasi pacifica interazione uomo-libro, e ogni nostro (mio e di Mimi) tentativo in tal senso si è spesso trasformato in una lotta all'ultimo sangue per preservare l'integrità dei libri coinvolti e la fruibilità delle storie dall'inizio alla fine.
Quindi la povera primogenita aspetta invano il momento in cui la sorella viene messa a letto per presentare la sua pila di arretrati con tanto di interessi alle mie dovute letture serali, ma si trova immancabilmente davanti una non ben intendente mamma-zombie a cui si impastano le parole in bocca alla prima pagina prima di sprofondare in un osceno sonno bavoso, a cui provvidenziali ali di copertine rigide cartonate fanno da pietoso velo.
Intanto si avvicina il termine per la restituzione dei prestiti, quindi ne approfitto per segnalare qui, dell'ultima vagonata di libri, quelli che ritengo degni di menzione, se ci riesco e un po' per volta.
Iniziamo:
Titolo: Il mostro del sonno.
Autore: Maria Vago
Illustratore: Anna Laura Cantone
Editore: Edizioni Arka
Età di lettura: 4-5 anni
Voto: 8
Quindi la povera primogenita aspetta invano il momento in cui la sorella viene messa a letto per presentare la sua pila di arretrati con tanto di interessi alle mie dovute letture serali, ma si trova immancabilmente davanti una non ben intendente mamma-zombie a cui si impastano le parole in bocca alla prima pagina prima di sprofondare in un osceno sonno bavoso, a cui provvidenziali ali di copertine rigide cartonate fanno da pietoso velo.
Intanto si avvicina il termine per la restituzione dei prestiti, quindi ne approfitto per segnalare qui, dell'ultima vagonata di libri, quelli che ritengo degni di menzione, se ci riesco e un po' per volta.
Iniziamo:
Titolo: Il mostro del sonno.
Autore: Maria Vago
Illustratore: Anna Laura Cantone
Editore: Edizioni Arka
Età di lettura: 4-5 anni
Voto: 8
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giovedì 20 febbraio 2014
...E mentre lei dorme, noi... (suggerimenti utilissimi per svernare in casa con due bimbe)
Mi sento sempre un po' in soggezione a fare la parte di quella che dispensa suggerimenti sul web.
Comunque lo faccio, senza esagerare, ma mi capita, talvolta, di farlo. E volete proprio sapere il perché?
Perché a volte, anzi, più che a volte, cose che potrebbero suonare scontate non lo sono affatto. A volte le soluzioni più semplici per risolverti un pomeriggio o una mattina in casa, con una bambina piccola che ti dorme ancora quelle due volte al giorno, e una grande che qualcosa, poraccia, dovrà pur fare, le soluzioni più semplici, dico, sono quelle che si rivelano più azzeccate, e indolori, e che alla fine ti lasciano soddisfatta e convintissima di aver svolto un perfetto lavoro pedagogico, e lasciano lei soddisfatta e convintissima di aver svolto un perfetto lavoro di precisione e abilità. Sono quelle furbate che alla fine non ti costano niente, e lasciano tutti più felici, accrescendo a dismisura i livelli di autostima individuale all'interno del nucleo familiare.
Un pochino ci vuole che qualcuno ti dia la pista, ché se no capace che da sola non ci arriverai mai, se non hai mai letto la Montessori e nessun altro manuale ad hoc, e però vanti una discreta dimestichezza con un certo numero di blog scritti da persone come te, che ti dimostrano come a volte sprechiamo tante energie a fare e a combattere con loro che ci "impediscono" di fare, quando basterebbe, tanto semplicemente "lasciarli fare", offrire loro il beneficio del cimento, e tamponare il tamponabile, che al limite si risolve con una passata di straccio e via.
Detto questo, ecco due utilissimi suggerimenti su come intrattenere la figlia grande quando la piccola dorme, e tu, magari, nel frattempo ti attrezzi la cena, o il pranzo, o ti guardi tutti i contenuti speciali in inglese de La bella addormentata senza che lei ti assilli con cose tipo "Mamma, lo vedi che non si capisce cosa dicono, spegni! Mamma, è noioso questo Waldisne."
venerdì 14 febbraio 2014
Quando lei dorme.
Quando lei dorme la casa finalmente tace.
I gatti si stiracchiano in una macchia di sole sotto la finestra, il frigo ronza e niente più.
Quando lei dorme il pavimento è un campo di battaglia da cui raccogliere mori e feriti. Si ricompone un puzzle lasciato incautamente da una sorella maggiore che ora è a scuola, si infilano nello scaffale una decina di libri cartonati sparsi qua e là, si spazzano via brandelli minuscoli di scottex mezzi ciancicati, e anche i pippoli della pianta grassa in terrazza, prima che il padre scopra lo scempio scellerato.
Quando lei dorme una parte di te dice "No, lascia stare! Prendi piuttosto il libro che hai iniziato qualche giorno fa e vatti a sedere sul primo gradino, finché dura questo bel solicello, ché tanto la casa resta qui buona buona e aspetta che tu la riordini, solo per poi poter essere nuovamente rovesciata su se stessa", l'altra parte di te risponde: "Senz'altro, farò come tu saggiamente suggerisci, dò solo un colpo di scopa. E poi lasciami finire di sciacquare questi due piatti rimasti dal pranzo, e finché dura questo bel solicello, permettimi di stendere questi quattro pannetti che ho lasciato nel lavandino da lavare ieri sera." Lo sai che faresti bene ad ascoltarla, ma ogni volta ci ricaschi, perché quando lei dorme, non si sa come ti convinci che debba durare in eterno.
I gatti si stiracchiano in una macchia di sole sotto la finestra, il frigo ronza e niente più.
Quando lei dorme il pavimento è un campo di battaglia da cui raccogliere mori e feriti. Si ricompone un puzzle lasciato incautamente da una sorella maggiore che ora è a scuola, si infilano nello scaffale una decina di libri cartonati sparsi qua e là, si spazzano via brandelli minuscoli di scottex mezzi ciancicati, e anche i pippoli della pianta grassa in terrazza, prima che il padre scopra lo scempio scellerato.
Quando lei dorme una parte di te dice "No, lascia stare! Prendi piuttosto il libro che hai iniziato qualche giorno fa e vatti a sedere sul primo gradino, finché dura questo bel solicello, ché tanto la casa resta qui buona buona e aspetta che tu la riordini, solo per poi poter essere nuovamente rovesciata su se stessa", l'altra parte di te risponde: "Senz'altro, farò come tu saggiamente suggerisci, dò solo un colpo di scopa. E poi lasciami finire di sciacquare questi due piatti rimasti dal pranzo, e finché dura questo bel solicello, permettimi di stendere questi quattro pannetti che ho lasciato nel lavandino da lavare ieri sera." Lo sai che faresti bene ad ascoltarla, ma ogni volta ci ricaschi, perché quando lei dorme, non si sa come ti convinci che debba durare in eterno.
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