mercoledì 13 agosto 2014

La casa tra gli oleandri: il luogo sospeso nel tempo.

Sempre in ritardo lo scritto sulla vita, come è inevitabile che sia, per quanto ti dispiaccia sempre un po', ché vorresti poter fermare e raccontare quelle sensazioni fugaci, quelle impressioni dell'attimo, le luci sul mare al mattino, i colori dell'acqua e quelli delle rocce, l'annuvolarsi improvviso del cielo, e quell'isola che ti si staglia davanti al mattino come al crepuscolo, la linea dell'orizzonte dall'alto della collina dove sorge la casa tra gli oleandri, che ha ospitato le nostre vacanze marittime per due settimane, quell'isola farsi ai nostri occhi diversa nelle diverse ore del giorno e della sera, al mattino come al crepuscolo farsi cupa o stagliarsi nitida sul nostro orizzonte quando il cielo si faceva terso, e l'aria sottile.
Allora la vedevi acquistare profondità e tridimensionalità, e non c'è niente da fare, puoi scattare tutte le foto che vuoi, non riuscirai a riprodurla, quella tridimensionalità, che svelava all'improvviso la sua natura di proiezione ottica, di inganno prospettico, smascherando la finzione di quella tartaruga che tutte noi vedevamo in lei, Tavolara, vista dalla nostra terrazza.






Passa l'attimo e passano le impressioni e finisce la vacanza.
Raccontare a posteriori i luoghi è diverso e più distaccato, ridigerite le impressioni, attutiti gli stati d'animo, come avvolte da un velo di memoria passata le immagini, e tu vai raccogliendo i pensieri di quei giorni e le note salienti cercando di ricondurle a un filo, a una logica coerente, e allora ecco lo scrivere rivalersi sul vivere, a modo suo, rimanipolandolo e plasmandolo a suo uso e consumo, per una sua esigenza intrinseca di linearità, che riduce necessariamente l'universo multiforme e sincronico delle cose vissute, sentite e pensate, percezione ed emozione, ad una sequenza di fotogrammi, o di parole, o di ricordi.
Scorri le foto di una vacanza per riavvolgere quel nastro e rimettere in ordine i tuoi pensieri, ma invece l'immagine richiama a valanga quei tuoi pensieri e tu da capo ti ritrovi nell'imbarazzo di non saper raccontare.




Ecco il giardino a gradoni dei giochi di Mimi, lei Trilli, io Peter, il rifugio segreto imboscato nel rosmarino, l'invisibile e onnipresente Capitan Uncino, tra il gironzolarci intorno dei gatti.
Scrutare i movimenti del cielo per indovinare il momento giusto di un'andata in spiaggia.

La guerra fredda con il signore panzone per la detenzione giornaliera della caletta, asciugamani abbandonati sugli scogli più o meno inutili, secchielli abbandonati sulla sabbia umida del tutto accessori, perché l'essenziale, il grande protagonista era sempre lui, il mare.
I riflessi della luce del sole sul fondale, guizzare di banchi di pesci a pelo d'acqua, vele sullo sfondo, la coreografia del golfo che ci chiudeva la visuale come quinte di teatro, i sonni infiniti della piccola nell'ombra della macchia mediterranea, avvolta come un bozzolo posato sugli scogli, sonni sciabordati di risacca e cicalecci.




L'attesa dei cuginetti, gli esilaranti videomessaggi scambiati nell'attesa del loro arrivo, la strada tutta curve per Arzachena, gli occhi delle bimbe di fronte alla meraviglia di quel loro primo spettacolo di strada, spettatrici silenziose e attentissime fino a tardi, nel buio, sedute sul lastricato del porto a seguire danze funamboliche di personaggi di fiaba e spettacolari ingressi di macchine rocambolesche.

I crepuscoli dalla terrazza, sulle colline attorno alla casa tra gli oleandri, macchiate di olivi e mirto, nel sottofondo continuo dello scampanare di pecore al pascolo, e qualche lontano BAAA, che faceva ridere la piccola.






Il senso di sospensione di trovarsi in un luogo fuori dal mondo, un luogo che pare esistere solo nel breve intervallo dell'estate, prima di risprofondare nell'oblio e nell'attesa, nella solitudine dell'abbandono in cui immagino quelle villette di vacanza arrampicate sul crinale della collina, affacciate su quel pezzo di mare dove in mezzo troneggia Tavolara, come una grossa tartaruga, ma questo è un inganno prospettico che ormai abbiamo sgamato.





Villette e residence con le loro terrazze e logge, aperte come occhi ciechi della collina, vuoti contenitori di attesa per la maggior parte dell'anno, un certo qual senso di malinconia e di vanità a guardarle in questa prospettiva. Giusto io posso andare a scavare nei retroscena dello svago e della serenità vacanziera, con le mie analisi impietose del paesaggio, così aspro e agreste, nel suo scampanar di greggi, così in contrasto coi lettini da spiaggia e le villette.

Sono stata ingiusta, in passato, con questo posto, nel mio sentirlo così costruito e posticcio, nella mia ostinata ricerca di luoghi "veri", nel mio rifiuto del sollazzo e del relax su misura, dei giorni stiracchiati tra ozi e ozi, tintarelle e sciocchi shopping per turisti, nel mio disprezzo per il volgo vacanziero, trasferito in massa dal "continente" per venire a cercare la bellezza di un mare incontaminato litigandosi il posto in spiaggia con il vicino di ombrellone, e levatacce per trovare parcheggio nel raggio di due chilometri.

Sono stata miope e parziale, perché vedevo solo un rovescio della medaglia, perché non ammettevo la possibilità che un paesaggio per altri versi tanto avaro di concessioni al di più, potesse essere generoso e concessivo nei confronti di ospiti tanto invadenti e chiassosi come questa orda di coloni stagionali, tollerante e benevolo sulle velleità di comodo divertimento a basso impegno in termini di conoscenza, di interesse per il territorio, per la sua storia, per il suo passato.
Rimane la sua specificità di luogo sospeso.
A queste colline arse dal sole, alle loro macchie di ginepro e mirto poco importa che le si ignori per la restante parte dell'anno.
Nel loro silenzioso e umile stiracchiarsi verso l'interno dalla costa affollata, fanno da contraltare alla vita caotica delle spiagge, testimoniando a chi voglia conceder loro la parola, la persistenza di un mondo autonomo, lontano dal nostro anni luce, eppure tanto a portata di mano, che puoi sentirne ancora i belati, dalle terrazze delle villette sul crinale della collina di fronte a Tavolara.

8 commenti:

  1. Che posto meraviglioso...già dalla prima foto mi ha ispirato pace...era da un po' che non passavo di qua e vedere la piccola già così grande mi ha fatto effetto. Pare ieri che leggevo i tuoi post sulla sua attesa. E Mimi, stupenda come lo era già da piccolina, e tu, Stuper stupenda come sempre con le tue parole che arrivano diritte al cuore...ora, sono tornata...per restare!!! Un bacio grosso

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    1. Grazie Fabrizia, ggrazie di essere tornata e delle tue parole.
      In realtà negli ultimi tempi ho aggiornato poco, non sono stata molto solerte nel riferire cronaca della crescita della piccola, ma lei è cresciuta lo stesso, proprio non me lo spiego! ;-)
      Fantastico il neologismo coniato per me "Stuper", che è un po' come dire una stupida-super... Ah, non era intenzionale? Peccato... :-D

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    2. Stupida tastiera...scrivo veloce e non rileggo...notato no??? ;-)

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    3. E' per sbaglio che sono nate le invenzioni più geniali...

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  2. Bellissimo post, sembrava di essere con voi!

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    1. Ecco perchè tutta quella calca laggiù in spiaggia!

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  3. Tavolara è spettacolare.
    Anche per noi è stata l'estate di Peter Pan :)
    Un abbraccio

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    1. A pensarci, non la vedo male come Isola-che-non-c'è.
      ;-)

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