giovedì 8 marzo 2012

Memorie libiche: donne memorabili.


L'avevo anticipato, me l'ero preparato, poi, per ragioni di organizzazione, di coerenza tematica, di eccessiva lunghezza dello scritto, ho sempre rimandato.

Ma ci tengo a non cestinare questi appunti, a parlare per esteso di almeno due figure che per me hanno significato un immediato terreno di confronto, con le quali ho instaurato forse rapporti e ho avuto modo di interagire in maniera più significativa, perché affini in età e ruolo. Trattasi delle mie bellissime, giovanissime cognate, belle donne libiche, ma soprattutto, belle persone, porte verso una cultura che in molti momenti mi è parsa inaccessibile.

Allora aspettavo di arrivare alla lettera P, sotto la voce "persone", ma 'fanculo ai programmi (attenzione a non usare questa espressione in un contesto cui sono presenti dei libici, perché si capisce: "fanculo" lo usano anche loro, degna eredità dei nostri coloni, e non si addice in bocca a una donna).
Invece lo pubblico oggi, 8 marzo, indovinate un po' perché? Parliamo di donne, ovviamente. Una finestra su un modo diverso di esserlo, concedetemi questo sbrodo. In Libia non si celebra la festa della donna, del resto: se non le omaggio io di questo ramoscello di mimosa virtuale, e a loro insaputa, chi lo farà?


Zenab.
Zenab sarebbe la mia cognatina, di appena 20 anni. Avrà pure vent'anni ma di fronte a lei mi trovo spesso nell'imbarazzo di non saper giustificare la mia incapacità nella maggior parte delle faccende che qui riguardano l'esser donna, dalla cucina all'henné, e di dover essere istruita a livello elementare, vista la mia più totale estraneità e indifferenza per tutto ciò che concerne la sfera delle consuetudini sociali (vedi chiacchiere tra donne in visita, scambi di vestiti, e l'arte di figurare come perfetta padrona di casa esternata nella impeccabile sequenza di vassoi di leccornie da somministrare agli ospiti di turno. In parole povere: due palle!)

Probabilmente questo mio senso di inadeguatezza di fronte a lei, pure tanto più giovane, ma più consapevole del proprio ruolo familiare e sociale, era solo una mia sensazione, che non credo fosse percepita come tale da lei, che anzi, nei miei confronti, ha sempre tenuto un contegno molto rispettoso e gentile, cosa che credo esser legata non solo alla mia maggiore età e al ruolo occupato in relazione ai rapporti familiari (in quanto moglie del fratello primogenito) e sociali (in quanto moglie e madre, mentre lei ancora studentessa e figlia) ma anche a un sincero affetto, per quanto immagino che sia rimasta più volte perplessa di fronte ad atteggiamenti e abitudini mie che forse potrà aver considerato come "stranezze" (come la mia mania di fare foto, o la scarsa attenzione per il mio abbigliamento, se non vogliamo dire trasandatezza).
Nel complesso quindi il nostro modo di rapportarci l'un l'altra si presentava quanto mai bizzarro, se di rapporto si può parlare dall'andamento dei nostri pazzeschi dialoghi.

Io nella fattispecie, lungi dal far mio quell'atteggiamento adulto che mi sarebbe consono, mi sentivo piuttosto sopraffatta dalla sua sensibile maturità, dalla sua limpidezza di sentimenti, dalla sua sollecitudine e dalla disponibilità silenziosa e amorevole, infine dalla sua imperturbabile pazienza.

Ma cesserò di parlare di me sforzandomi di accettare il fatto di non essere sempre riuscita a dare il meglio, messa alle lunghe nella continua necessità di adattarmi ad un mondo che non era il mio e a cui non ero avvezza.
Volevo invece finire di parlare di Zenab, che a vent'anni, a parte studiare, e aspirare a diventare presto insegnante, sposarsi e lasciare finalmente la casa d'origine, riesce a infilare nella sua giornata la preparazione di due pasti elaborati per un numero variabile dalle 5-6 alle 15-20 persone, la pulizia e l'ordine della casa e del bucato, la gestione di uno stuolo di fratellini vocianti e petulanti, l'assistenza ad una sorella ritardata, ancora più vociante e petulante e capace dei più tenaci capricci di un bimbo di due anni, la soddisfazione delle continue richieste di servizi da parte di: fratelli redivivi che pretendono l'apparecchiamento di pranzo e cena ad personam a qualsiasi ora si presentino, mamma esausta, moglie del padre scassamaroni e zie eventuali in visita.
No, cioè... io avrei mandato tutti in culo da un pezzo.
Ma mai una parola spazientita senti uscire dalla sua bocca, mai uno sbuffo, mai una rispostaccia.
Elargisce sorrisi, balocca i bimbi, trasporta vassoi apparecchiati con garbo e cura amorosi (qualcuno noterà la disposizione dei centrini e l'attenta ripartizione coreografica delle pietanze nel piatto?), deponendoli con attenzione e inchini davanti a chi di dovere, con movimenti lenti e flessuosi, molto, molto femminili, e non usa mai fretta nel far niente.

Del resto la fretta non ha ragione di risiedere qui, non è la bene accetta, non si pensa mai che non ci sia tempo per fare questo o quello. Il tempo basta a fare ciò che c'è da fare, e se avanza poco male: nemmeno la noia sembra attecchire. Al limite ci si improvvisa una pennica diurna.
Zenab comunque, raramente se ne concede, di questi riposi estemporanei.
Se ha tempo, si infila in cucina a preparare laboriosi ed elaborati manicaretti, dolci o salati, ma soprattutto dolci, dolci assai, che possono prenderla anche un intero pomeriggio di lavorazione, tanto non c'è fretta, ripeto, ogni cosa prende il suo tempo, il tempo che ci vuole a farla bene, e lei si muove sempre ondeggiando nei suoi abiti lunghi, senza impataccarsi le ampie maniche, quasi danzando.
Ho provato a starle dietro in una di queste preparazioni, ma, ahimè, non mi dura la pazienza di arrivare in fondo. Il più delle volte mi fermo alla fase uno: passare al setaccio la semola o la farina. Niente preparati Cameo per microonde!

Zenab era fidanzata con un ragazzo, che però è morto durante il recente conflitto. Non che questa cosa ce l'abbia detta apertamente nessuno. E' andata così: abbiamo ricevuto la visita di una signora, che diceva di esser passata per conoscere me, la sposa straniera  venuta da lontano.
Esasperata dal continuo avvicendarsi di queste infinite visite di donne curiose e desiderose di conoscermi, alle quali pur tuttavia non avevo gran ché da dire, mi rivolgo, con una certa stizza ad Hasuna: "Ancora? Ma chi è mo' questa?"
"Boh, che ne so io? Halodjubdjlnancdid? (Rivolgendosi a Zenab parla in arabo: ma chi è questa, scusa, cara sorella?)"
Lei risponde: la mamma di un amico di tuo fratello. E non aggiunge altro, ma si copre il viso, le trema la voce, e se ne va.
Per me questo episodio è stato come uno schiaffo in pieno viso. E non so perché lo scrivo qui, cosa voglio raccontare... la dignità del dolore? Il pudore silenzioso? La difficoltà estrema di comunicare certi sentimenti, la conflittualità di certe situazioni, lo strano senso di estraneità tra i membri di una stessa famiglia? Fate un po' voi.

Zenab finisce di rassettare la cucina e raccoglie i panni di tutti dal balcone, si porta un grosso libro in sala e lo apre sulle ginocchia, seduta sempre in terra, sui grandi cuscini addossati alla parete.
Ma ecco, arriva Ahmed con la cartella della scuola, la rovescia accanto a lei e si siede chiedendole di aiutarlo nei compiti. Lei non fa storie, mette da parte il suo libro e prende in mano quelli del fratellino.


Iman.

L’altra “cuniata” sarebbe la moglie del fratello di Hasuna, il terzo (Hassan, sempre una gran fantasia nello scegliere i nomi, questi arabi).
Iman è una ragazza spigliata e moderna. Dico moderna nel senso comunemente conferito al termine dal nostro comune sentire; a vederla, e malgrado il velo, appare sicura di sé, spiritosa e energica, e di maniere pratiche e spicce. Non sembra farsi troppi problemi sul come e sul quanto, sui però e sui “farò bene”, i vari “sarà meglio?” e i frequenti “e se poi” che assillano noi madri di qui, nel crescere la sua bambina di 7 mesi (oramai 9).
Lei del resto, la bambina, è il ritratto della tranquillità, sorridente e paciosa non sembra farsi cruccio dell’apparente noncuranza materna, e malgrado il putiferio che le si scatena intorno a ogni nuovo arrivo dell’orda di microzii under 10. Non sembra neppure risentire delle ore di musichine elettroniche sincopate sparate dalla TV perennemente accesa, dei ripetuti abbandoni su divani e materassi, involtolata come un bozzolo nella sua coperta di lana rossa; tutt’al più finisce per ribaltarsi faccia in giù emettendo flebili lamenti da sotto quella spessa rivestitura; con mia grande ma impotente apprensione, a parte ripetuti inviti a controllare, è stata mollata a dormire sul sedile posteriore dell’auto chiusa sotto il sole, sempre abbozzolata in quella sua consistente coltre, mentre i genitori se ne scorrazzavano dimentichi e beati sulla spiaggia e qui, vi assicuro, quando il sole batte batte, anche a gennaio.
Sempre con mio grande e silenzioso disappunto viene rimpinzata a ogni ora e senza logica alcuna dei più svariati alimenti, dal cus-cus in salsa di trippa ai dolcetti di mandorle e pistacchi, ma ciò che maggiormente la mia coscienza clinicizzata di brava madre occidentale si è sorpresa a disapprovare scuotendo mentalmente la testa è una pappina di latte in polvere per neonati scarsamente diluita in pochissima acqua, e quindi altamente concentrata, alla faccia dei misurini rasi che ricordo il pediatra mi ha sempre raccomandato di allungare in una quantità di acqua superiore di 30 cl alla dose indicata sulla confezione (a pensarci ora a volte si sfiora il ridicolo…)

Ma perché ora vi dico tutto ciò? No, non è per presentare il palese contrasto tra i diversi approcci alla primissima infanzia che si hanno qui e laggiù. Del resto sono talmente macroscopici che rimarrebbe poco da aggiungere, e infondo è normale che quando cresci circondata da fratellini e cuginetti più piccoli a cui in qualche modo devi star dietro, diventi madre a 23 anni e non a 37, e sai che sarà la prima di una lunga serie, sei un tantino più portata a ridimensionare le immani ansie che pungolano noi madri di piccoli extraterrestri, di cui improvvisamente accorgiamo di non sapere un bel ciufolo.

Ciò che però mi preme evidenziare è come da parte di nessuno, donna o uomo che sia, ho avvertito il minimo intento o azzardo di metter bocca nelle decisioni o nelle attitudini di Iman come madre, eccezion fatta per la sottoscritta, che, seppur tacitamente, si è scoperta in flagrante a scuotere ripetutamente la testa, atteggiamento a cui noi madri o non madri di qui siamo piuttosto avvezze e predisposte, che lo ammettiamo oppure no, quando notiamo altrui atteggiamenti materni che non condividiamo.
Ma in una società in cui i bambini, anche piccolissimi, non vengono cresciuti, accuditi e spupazzati dalla sola mamma, ma da una comunità familiare folta e allargata, ecco che la mamma viene alleggerita del grosso carico della responsabilità assoluta. Lei potrà tranquillamente mollare la pupa in braccio alla cognata ritardata, o alla sorveglianza di una bimba di sei anni, per andare a sbrigare sue faccende, o per distrarsi un poco a chiacchiera con altre donne in visita senza che a nessuno la cosa debba sembrare sconveniente. Il rapporto tra mamma e bambino non è forse così esclusivo e sigillato come siamo da sempre abituati a credere…

E non è che io condivida in tutto e per tutto questo modo di crescere i bambini "alla leggera", non sempre lo ritengo "il modo giusto", quello più sano e naturale, e spesso ho notato atteggiamenti dei grandi che una nostra Tata Lucia bollerebbe come assolutamente non-pedagogici.
E però... tutto ciò è forse solo spettro di un generale modus vivendi carico di ansie, aspettative, pressioni, stress. Quanta maggior spensieratezza nel vivere la maternità, quanta nel non giudicare chi lo fa in maniera differente da lei (mai una parola, sono sicura, sulle mie fissazioni, che certo dovevano apparir tali, su orari e alimentazione per la pupa), quanta nel non preoccuparsi del poter essere giudicati. Ma quand'è che abbiamo perso questa spontaneità?
Forse è vero: la loro disinvoltura nell'esser madri è agevolata dal fatto di dover essere madri e basta, ma forse anche da una generale disposizione a semplificarsi la vita.

Che fai, Iman, vieni con noi a fare un giro al mare?
Lei ci pensa un po', poi: ok, e molla la pupa alla suocera senz'altro aggiungere (laddove io avrei forse specificato che tra un'ora deve fare la pappa, e tra due ore prova a farle fare un riposino, e se non dorme prova a vedere se non avesse fatto la cacca...).

Sono rimasta molto ammirata da questa ragazza.
Ed ecco che usciamo, ci dirigiamo alla macchina, lei continua a scherzare e a scambiare parole incomprensibili con Hasuna, indicandogli i luoghi più piacevoli dove poter andare a guardare il mare, quando mi volto e... per poco non faccio un salto, ma i miei occhi devono aver tradito un qualche moto di sgomento, se non di spavento, forse si sono dilatati come quelli di chi ha improvvisamente una visione ultraterrena: lei si era tirata giù il velo e ora aveva la faccia completamente coperta da una stoffa nera.

Mai mi sarei aspettata di vederla in quella versione, nella versione (dal mio punto di vista) retrogada e sottomessa di una tradizione culturale bigotta e misogina. Lei per me era il prototipo della gioventù libica al femminile, colei che, giunta da Tripoli, avrebbe portato nell'austera famiglia del marito, una ventata di freschezza e novità dalla chiassosa e variegata capitale.
Ho dovuto aggiustare ancora una volta le coordinate delle mie convinzioni.
Iman quando esce di casa si copre il viso. Non è il marito a chiederglielo, non è la famiglia di origine, che comunque è lontana e non potrebbe sorprenderla a volto scoperto; non è la famiglia di lui, dove nessun'altra donna osserva quest'usanza.
Mi spiega che in pubblico non le piace mostrare il volto, che coprendolo così le sembra di tutelarsi e preservarsi da sguardi che non desidera, che non c'è motivo per cui dovrebbe desiderare che uomini esterni alla famiglia possano apprezzarne il viso, e magari esprimere degli apprezzamenti verbali a sua insaputa (e chissà che pensieri impuri! Aggiungo io).
Non capisco ma annuisco lo stesso.

Non le capisco del tutto, queste donne, ma posso accettare che portino avanti un loro sentire tanto lontano dal mio, e pur non incontrandoci, osservarle ammirata e stupita a breve distanza.



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20 commenti:

  1. Spero che qualche editore ti scopra, perché meriteresti un pubblico più ampio.
    Nei gesti di Zenab, eleganti ma senza posa, leggo "l'azione è nemica del pensiero". L'atteggiamento di Iman un po' lo invidio: da mamma ultratrentenne occidentale tendo a essere un po' troppo ansiosa...

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    1. Addirittura? Ma no, che editore! Mica ho sempre qualcosa da raccontare: quando avrò finito con la Libia che mi invento? ;)
      Bella la tua interpretazione del personaggio.
      Lo siamo tutte un po' più del necessario, ma del resto, è questo il nostro mondo.

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  2. Mi è proprio piaciuto tanto. Lo so Sus che ultimamente lo dico spesso, ma ti assicuro che non è piaggeria.
    In parte la curiosità di leggere attraverso i tuoi racconti mondi che non conosco, un po' perchè il modo in cui lo fai è leggero e senza pregiudizi, proprio perchè ammetti di averne. Questo pensiero è un po' laterale lo so, ma mi sono sorpresa più di una volta in questo ultimo periodo a sentire l'opprimente muro di gomma che alza chi dice di essere libero da preconcetti.
    Ammettere la diversità è una ricchezza e non il fare finat che ci dia fastidio.
    Dopo questo pippone che forse è chiaro solo a me, la figura di Zenab mi ha proprio commosso.

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    1. Piaggeria? E a che scopo dovresti? No, sono davvero felice che ti piacciano queste memorie libiche. Finora sono tra le cose che ho scritto con maggior impegno e sentire, qui sul blog, e mi fa piacere sapere che comunichino qualcosa anche a chi legge.
      Non preoccuparti: ho capito perfettamente ciò che intendi. In realtà credo sia impossibile non possedere in assoluto pregiudizi, ovvero: credo sia inevitabile averne. In qualsiasi senso: anche chi, in maniera estremamente opposta, tende a osannare e idealizzare culture diverse dalla propria (senza peraltro conoscerle veramente), credo si annidi il pericoloso pregiudizio del "buon selvaggio settecentesco". Niente è in assoluto totalmente buono o cattivo.
      La conoscenza di queste persone ha toccato profondamente anche a me, per questa loro umiltà di fondo, questo lasciarsi sempre da parte per mettere al primo posto le esigenze altrui, questo dignitoso portarsi dietro le amarezze della vita senza farle pesare al prossimo. Sì: è un altro mondo, nè migliore nè peggiore del nostro in assoluto,dipende dalla prospettiva adottata...

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  3. Questa volta volevo provare a scriverti qui, entro la breve distanza che sei riuscita a mettere fra chi ti legge e quei due diversissimi ritratti: così vivi, nei loro gesti, nei loro stili. Nella loro diversissima... leggerezza.

    E volevo ringraziarti di questa tappa restando vicina a quella "generale disposizione a semplificarsi la vita".
    Se la si può apprendere anche a 35 anni, faccio la mia valigia e mi trasferisco là.
    Grazie,
    Geppy

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    1. Che piacevole sorpresa trovarti qui!
      Lezioni di leggerezza. Mh, ne parlava anche Calvino! Ma sì, io credo che si possa apprendere a qualsiasi età, e non esiste una sola strada... anche il mondo del sognatore non è altro che una ricerca di leggerezza... (tu comprends!)

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  4. Ti lascio un salutino anche io. Ho divorato tutti i tuoi racconti del tuo viaggio con stupore, ammirazione, disapprovazione, .... Quante emozioni mi hai trasmesso! Claudia

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    1. Spero solo di non esser stata io ad avere suscitato quella disapprovazione! No, scherzi a parte: ben vengano tutte le emozioni. Essere riuscita a evocarle mi gratifica immensamente: grazie!

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    2. No, no SuSter! Non sei stata tu :-)
      Intendeveo la stessa "disapprovazione" che racconti tu. Quella che hai provato quando hai visto dare la pappina di latte alla bimba o hai visto tua cognata nascondersi sotto il velo nero. E' davvero difficile accettare queste cose e tutte le altre mille che hai raccontato negli altri post. Un modo di vivere troppo diverso dal nostro e quindi forse difficile da capire. Anche se sono convinta che alcune cose proprio non vadano bene, come la sottomissione della donna. Ma poi tu racconti che loro sono serene, allegre, tranquille e boh... mi confondi. E' davvero difficile non giudicare.

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    3. Guarda, io credo che la chiave per comprendere sia partire dal presupposto che le nostre lotte, ormai secolari, per la parità, le nostre rivendicazioni di dignità femminile siano indissolubilmente legate al percorso storico del nostro mondo, ché estrapolandole da qui e tentando di applicarle ad un contesto culturale diverso, e con un diverso passato alle spalle, si rischia di generare aberrazioni, o quanto meno incomprensione, come del resto è succede quando tenti di esportare qualsiasi conquista culturale laddove le trasformazioni sociali non hanno portato alla preparazione di un terreno adatto perchè germoglino. Allora forse il percorso da suggerire dovrebbe essere quello di partire dalle proprie radici, dalle proprie tradizioni, nella direzione di una maggior emancipazione e libertà dell'individuo, senza imporre modelli prestampati altrove, che in quanto tali non possono che essere percepiti come imposizioni estranee alla propria identità culturali, e in quanto tali pericolose...
      Quando sento al tg che una ragazza marocchina immigrata viene definita "integrata" nella nostra società e subito dopo viene portato a dimostrazione a questo il fatto che indossa minigonne e di notte lavora in un night ("proprio come molte delle nostre giovani") capisco che non ci siamo proprio: non è questo, non dovrebbe essere questo il metro di misura, non questo il messaggio che dovrebbe passare dai media, non solo per noi, ma anche per loro, per comprendere COSA poter prendere di buono dal nostro mondo.

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  5. Bellissima la tua risposta SuSter! Grazie infinite! Penso che tu abbia perfettamente ragione! Tra 50 o 100 anni sicuramente la situazione in Libia sarà diversa ma non per questo bisogna supporre che sarà simile alla realtà italiana o svizzera o tedesca... Stupendo l'esempio della ragazza marocchina integrata. Ti stimo, sei davvero una persona molto intelligente!

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    1. Oh, beh... così mi confondi eh!
      (no no, non sono un mostro di intelligenza, ma su alcuni argomenti mi ci arrovello a lungo, e cerco di sviscerare... sono elucubrosa!)

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  6. "qualcuno noterà la disposizione dei centrini e l'attenta ripartizione coreografica delle pietanze nel piatto?"
    Lei! :)
    E tu :)

    Se ci pensi a volte lo facciamo anche noi, quando prepariamo un te' alle amiche con dolcetti speciali e tiriamo fuori la tovaglia bella della nonna (ho riscoperto da poco questi piaceri, devo preoccuparmi?).

    Quello di tua cognata secondo me è un atteggiamento di equilibrio invidiabile: fare una cosa solo per se stessi, con gioia e bel garbo, anche solo per compiacimento personale, consapevoli della propria perizia e con l'ammirazione delle altre donne (codici prettamente femminili questi, i libri che leggo io ne sono pieni). Anche se, per quel che ho capito, in realtà non è proprio così, nel senso che è un obiettivo sociale preciso arrivare a questa grazie e competenza, come da noi avere bei voti a scuola o un bel lavoro e si rischia la riprovazione delle altre donne a non farlo bene. Tu dici che loro non giudicano, ma io credo di sì. Osservano e nulla sfugge ai loro occhi.

    E' interessante e condivisibile il tuo commento e scambio con Pollon, sarebbe bello che una donna perfettamente integrata qui diventasse un avvocato che p.e. torna in patria a difendere donne succubi, o un medico che assiste chi subisce mutilazioni genitali femminili e purtroppo accade ancora in molti Stati africani.


    Leggendo che lasciavano il bimbo in macchina al sole ho avuto un moto di apprensione e anche rabbia se devo essere onesta. La stessa che provo quando vedo un cagnolino in auto in estate (di bimbii in auto finiti male è purtroppo stata piena la cronaca lo scorso anno).

    Scusami ma io qui non riesco a fermarmi a "son società diverse, che diritto ho di criticare?" perchè si va oltre. Se lo facessero vicino a una spiaggia italiana, mi piazzerei di fianco all'auto e chiamerei i carabinieri.

    Un mio amico pediatra, molto più grande di noi, quando dicevo che lasciavo eSSe abbastanza libera di sperimentare (che non vuole dire altro che mi imponevo di NON esser il genitore medio apprensivo ma le lasciavo provare a gattonare sulle scale di casa, quelle interne, con me vicina ma non attaccata) mi ha ricordato con atteggiamento molto critico che noi NON apparteniamo a quelle culture in cui si hanno molti figli, quindi anche se uno cade da un dirupo mentre è libero di sperimentare pace... Ecco, nella sua critica - e che critica! - ho capito che però c'era un fondo di verità. Qui abbiamo pochi figli e in tarda età, lì tantissimi e necessariamente non si possono occupare di loro con tante attenzioni come noi, anche se volessero. E non è nella loro cultura farlo. Discorso lungo. Mi ha stupito molto leggere del latte artiificiale: mi aspettavo che allattassero e a lungo! Che peccato! Questa secondo me è da catalogare com aberrazione di modernità occidentali mal integrate.

    Le altre sono "solo" differenze tra culture e stili genitoriali, anche qui ce ne sono molte se vogliamo ben guardare tra mamme italiane. Salvo il caso in cui il focus è la sicurezza e il rispetto del bambino, sul comportamento della mamma io voluntamente evito un giudizio, semmai osservo.

    Nella differenza io vedo sempre ricchezza. Quando giro io conservo e faccio mio cosa mi piace. Molto! E torno sempre arricchita da questi "scambi culturali". Osservo, però, tutto e a volte sono ben contenta di non fare quel che non mi piace: alcune volte ho considerato che non è affatto male come siamo noi, mamma molto informate. Anzi...

    scusa so che è confuso ma oggi di meglio non riesco a scrivere e non so quando avrò ancora un momento tutto mio! :) ciao!

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  7. Diciamo allora che noi (madri informate, come dici tu) siamo piuttosto abituate ad osservare il comportamento materno con occhio clinico, se non giudice, perchè abbiamo tanto letto e spippolato in rete e su manuali, abbiamo tanto parlato con altre madri, e chi segue questo metodo chi quell'altro, che ne sappiamo forse più di quanto loro, con 5 figli per gamba non ne sapranno mai. E infatti è così, davvero (senza ironia, eh!)
    Non ho scritto quali siano tutte e quante le cose che non condivido del loro modo di allevare i figli, perchè non era quel che mi interessava, ma l'ho scritto,e credo di pensarla esattamente come te: quando si tratta della salute e della sicurezza dei bambini, una conoscenza messa a buon frutto vale assai più di qualsiasi libertà di sperimentare. A patto che non diventi ansia sterile e presenza asfissiante dei genitori, come spesso, troppo spesso, vedo in molte madri con cui ho contatti qui (al nido, ai giardini). e dopo questa esperienza laggiù questi episodi mi si fanno evidenti con assai più chiarezza e evidenza.
    Dici bene però che tanto qui come lì ci saranno situazioni e situazioni, per questo non parlavo di "le madri di laggiù" ma solamente dell'unico caso che ho avuto modo di osservare, quello di mia cognata, per quanto posso supporre che in linea di massima l'approccio alla prima infanzia dev'essere per forza di cosa più "easy".
    Dici bene anche che noi non possiamo pretendere che il nostro modo, attento e informato, di crescere i pupi venga osservato laggiù, dove le urgenze e le priorità sono completamente scombinate rispetto al nostro modo di vivere.
    Siamo passati anche noi attraverso ad un'eccessiva clinicizzazione della maternità ed ora si assiste ad un generale recupero della naturalità, dell'attenzione alle esigenze del bambino. Lì è ancora viva molto la tradizione, da un lato forte sicurezza a cui appellarsi in caso di dubbio, dall'altro fonte di superstizione e false credenza. E però sono già entrati da tempo elementi provenienti dalla moderna economia industriale di massa, e non esiste ancora una critica consapevole a questo sistema. Ecco: io disapprovo certo, quella pappina di latte iperproteica e ipervitaminica, ma il discorso sarebbe un tantino più vasto, sulla consapevolezza di un'alimentazione sana e bilanciata, e in fin dei conti, che fare? che facciano il loro percorso come anche qui è accaduto. Lo so che sembra un discorso superficiale, ma in fondo, anche senza conoscere il metodo Montessori, i bambini vengon su sereni vivaci, e quel che più conta, adatti a "quella" società in cui son cresciuti...

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  8. Sì, d'accordo su tutto. Grazie della risposta. E grazie per i tuoi racconti, sono proprio interessanti. ciao!

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  9. Meraviglioso anche l'intervento di Cì e la risposta. Sono contenta di conoscere due belle persone come siete voi due :-)

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  10. Donne! Ho letto con attenzione il post ed anche i commenti e ora arrivano le mie -puntualissime!!!?- considerazioni:
    innanzitutto credevo che in una casa dove convivono diverse donne, il lavoro fosse equamente ridistributito (e in un certo senso invidiavo questa situazione) ma mi tocca fare marcia indietro, almeno per quel che ho letto. E' probabile che le donne più anziane, con tutto sto andirivieni di ospiti (che mal sopporterei) debbano occuparsi delle P.R. Ritorna spontaneo il paragone coi racconti dei tempi delle nonne, quando, invecchiate precocemente dai tanti parti e dal lavoro, delegavano alle figlie maggiori i carichi di lavoro. Altro paragone si è fatto largo nei miei pensieri quando ho letto quel "dover essere madri e basta". Forse un pò come succedeva con la "nostra" quarantena, dove le madri se ne stavano a letto col pupo e non potevano neppure toccare l'acqua? Servite e riverite ... quaranta giorni di ferie (altrimenti inesistenti) per ogni gravidanza e dopo si tornava alle solite attività. Sarà per questo che facevano tanti figli? (Sto scherzando, ovviamente).
    Analizzando il fenomeno da un altro punto di vista si potrebbe affermare che (al di la della minigonna) nel numero di figli che gli stranieri hanno in Italia, si riscontrano primi passi di integrazione; stanno prendendo le nostre abitudini! Qui da noi noto non più di due figli per coppia.
    E ti ringrazio anche per avvicinarmi a queste donne (che pian piano stanno diventanto le uniche vicine di casa) e farmi capire certe loro abitudini. Una mattina, sono passata da una signora (consuocera???) e mi sono vista servire una colazione di tutto punto! Spero non si sia offesa, visto che ho accettato solo un bicchierino di the!
    E mi è piaciuto anche molto il commento di Cì, e quanto ci sarebbe da dire e da imparare ancora! grazie
    (perdona se sono un pò sconclusionata ma ho una rompi a fianco che interrompe ogni due per tre! Ed ha otto anni!!!)

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    1. Come vedi (se mai leggerai questa risposta), anche io rispondo con la dovuta calma... :)
      Il lavoro è equamente distribuito in casa? credo di sì, il fatto è che lo sbrigano solo in due (e ogni tanto aiuta la cognata), chè due sono le donne, a fronte di una gran quantità di uomini che in casa transitano senza apportare molto altro contributo se non la spesa e la cura delle bestie e della campagna. La famiglia del piano inferiore è autonoma e la seconda moglie svolge i suoi lavori di casa per conto proprio , aiutata immagino dalle figlie più grandi.
      E, no: non ho notato questa ripartizione tra lavori ordinari e lavori da PR, che, anzi, Zenab, svolgeva egregiamente, riprendendo lei, padrona di casa egregia e cuoca sopraffina, più volte la madre per alcune inadempienze.

      Riguardo al "dover essere madri e basta", non ricordo bene la mia intenzione nel parlarne, ma forse non mii riferivo tanto allo sgravio dei compiti domestici, quanto all'asssenza di incombenze sociali che invece noi qui ci portiamo dietro, il lavoro fuori casa, intanto, ma anche la nostra vita di prima, certo, più per nostra volontà che per imposizione sociale, perchè ci teniamo a rimaner pur sempre persone inserite nella società, oltre che madri di famiglia, anche se questo dover portare avanti la nostra vita su diversi piani, ci porta spesso sull'orlo dello sfinimento fisico e psichico!|(No, non sto rimpiangendo il loro modo di esser madri e basta. Sono anzi grata di vivere in un contesto sociale che mi permetta di essere anche altro, per quanto difficile possa essere)

      Riguardo infine al fatto che gli stranieri qui facciano meno figli... credo che sia un adeguamento, non tanto al nostro modo di vivere, quanto alla necessità di sopravvivere in un mondo che non rende certo facile la vita a chi vuole una famiglia numerosa... (a cominciare dalle nostre case, bilocali affittai a prezzo di uno stipendio mensile!)

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  11. Con i miei fedeli feed, raramente mi perdo delle risposte! (a meno che, mi decido a fare un pò di pulizia anche li)
    Sono rimasta indietro con la lettura del tuo viaggio (me ne rammarico ma non demordo). In tanti ti hanno consigliato di scriverne un libro ma ... hai mai pensato all'insegnamento?
    Mi piace il tuo modo di spiegare le cose...

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    1. OH! A me piacerebbe tantissimo insegnare!

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Che tu sia un lettore assiduo o un passante occasionale del web, ricevere un commento mi fa sempre piacere, purché inerente e garbato.
Grazie a chi avrà la pazienza e la gentilezza di lasciarmi un segno del suo passaggio.