lunedì 7 luglio 2014

Come un velier tra i flutti.

Estate. Scuola chiusa. Eventi di socialità e mondanità a livello genitoriale, quali festicciole di compleanno mi hanno portato a reiterare più volte conversazioni di circostanza sul più e sul meno, ma principalmente per sommi capi intorno alla mia attuale vita.
Si chiacchera, si staziona con un bicchiere di plastica in mano pieno o mezzo pieno di Fanta o di succo di frutta alla pesca,  privo dei fastidiosissimi pippoli di quello alla pera, ci si confronta, ci si conosce, o si fa finta di essere interessati a quello che gli altri hanno da dire o da raccontare, si evitano preferibilmente e possibilmente i resoconti di torte di nozze e sale parto cambiando strategicamente drappello di appartenenza e migrando verso drappello misto maschile (appurato che qui non si parlava di partite di calcio).



- Ah, e quindi tu da quant'è che vivi qui?
- Dall'università.
- Hai studiato qui? Lavori qui?
- Non esattamente.
- Tuo marito lavora qui?
- Diciamo di sì. Più o meno. Fino a poco tempo fa.
- ?
- Ora lavora un po' fuori.
- Ah. Ma avete casa qui?
- S... sì, ma siamo in affitto.
- I parenti di lui stanno qui?
- ...

Ogni tanto mi capita di provare un senso di straniamento dalla mia vita difficile da spiegare.
Come se da un giorno all'altro io l'avessi persa di vista e lei se ne fosse andata per i cazzi suoi senza dirmi niente, e ora che mi fermo a darle un'occhiata la guardo come se la vedessi per la prima volta, e non mi ci raccapezzo mica tanto. Mi vien da chiedermi se sia proprio la mia o se magari io non l'abbia confusa con quella di qualcun altro. Che ne so, tipo scambiate nella culla.
Vivo in una piccola città che campa di poche cose: del suo passato, di un turismo di massa settoriale e localizzato principalmente intorno all'area di un'unica piazza, di un'Università di fama che continua a formare giovani che non troveranno di che vivere grazie a lei, di poche altre cose, ma con un'economia stantia e una mentalità da borgo provinciale. E' una città in cui è praticamente impossibile trovare lavoro, in cui gli affitti sono cari a dispetto delle ridotte dimensioni e della delocalizzazione, in cui è diffuso un certo livello di benessere tra i nativi ben al di sopra del mio, condizione che mi fa sentire qui perennemente fuori contesto.

Non è la città in cui sono nata e non è la città in cui sono cresciuta. Da quella città sono scappata all'età di 19 anni. Quando me ne chiedono, stupiti, il motivo, non so mai che rispondere, e in tanti anni ho sempre dato risposte differenti a seconda dell'estro del momento.
In realtà non lo so nemmeno io cosa cercavo, nè cosa volevo, andando via dal luogo che era casa mia, il luogo dove ero nata e cresciuta, non lo so neanche io bene cos'è che non andasse in me, intorno a me e dentro di me.
In questa città in cui vivo non ho una casa di proprietà. Vivo in affitto in quella che fu la mia casa da studente, pago l'affitto ogni mese e non ho mai i soldi per sistemarla come vorrei o come dovrei, e poi in fondo perchè, visto che non è neanche casa mia. E così via per anni.
In questa città non ho familiari, non ho nonne che mi possano tenere le bimbe, non ho zii e zie; i miei fratelli vivono tutti altrove, anche mia madre, e non parliamo dei miei suoceri e cognati.
In questa città ho studiato ma non ho trovato lavoro.
In questa città non ha più lavoro neanche il beduino. Aveva un'attività, ma è stato costretto a venderla l'anno scorso, perché non ce la faceva più. Troppe tasse, troppa perdita, troppe spese.
Non ho niente che mi leghi particolarmente a questa città.
Ora non ho più nemmeno il mio compagno.

Ho i miei anni passati, e la prospettiva di quelli futuri.
Ho i sogni mai realizzati. Ho la prospettiva di costruirmi la vita in un luogo che tutto sommato sento mio.
Ho la mia vita, qualsiasi cosa ciò voglia significare.

Quando ero piccola la notte del 28 giugno, mia madre ci faceva fare la barca di San Pietro.
Si colava l'albume di un uovo all'interno di una bottiglia piena d'acqua,e si aspettava.
Nella teoria l'albume avrebbe dovuto strutturarsi durante la notte nella forma di una specie di veliero, con vele, alberi e banderuole sventolanti.
Nella pratica al mattino ritrovavo l'albume appallottolato in un grumo informe sulla superficie dell'acqua.
Non somigliava affatto ad un veliero, nemmeno con un grande sforzo di immaginazione.
Mai.

La vita non è mai qualcosa di dato una volta per tutte, almeno non finché sei viva. E' una cosa che si muove ed evolve, è una cosa che costruisci giorno per giorno, è un percorso che non sai ancora dove ti porterà, in base alle scelte che farai.
Ho sempre creduto che dando tempo al tempo pian piano avrei capito che forma essa stesse prendendo, che non dovevo far latro che assecondarla, che la struttura sottesa alla sua natura colloidale avrebbe a poco a poco rivelato la complessa architettura di un meraviglioso veliero.
Invece ora mi sa che se aspetti troppo, fiduciosa, con il tuo albume nella bottiglia, rischi che al mattino invece di trovare il tuo bel veliero infiocchettato di paramenti e pennacchi, ti ritrovi con un grumo filamentoso e informe che ormai è salito in superficie, e non puoi farci più niente.



14 commenti:

  1. I pippoli del succo alla pera sono ciò che lo rende speciale e unico.
    E poi vuoi mettere il succo alla pera con il latte freddo?
    E poi anche i pippolini del gelato al cocco sono unici.
    Viva i pippolini!

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    1. Noooo! Io odio i pippoli della pera!!! E li combatterò fino alla morte (la mia, per idedia). I pippoli del cocco sono diversi, morbidini e piacevoli, quelli della pera scricchiolano sotto i denti e fanno venire i brividi. Bleah!

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  2. Ho letto il tuo post e i commenti a quelli precedenti.
    E' vero, rispetto a Pisa and Love questo blog risulta molto più intimo e introspettivo. Da ciò che leggo riesco a capire perchè hai voluto cambiare indirizzo (fra l'altro grazie per avermi avvisato, non eri certo tenuta a farlo).
    Penso che dal tuo blog precedente traspariva una figura di mamma positiva e, seppur non spensierata, sempre solare, che però dal momento in cui è avvenuto questo cambiamento così forte nella vostra vita ha cominciato a risultarti indigesta e pesante da sostenere, non tanto per te, ma più che altro per le persone che ti leggevano e che forse si aspettavano sempre il lieto fine dalle tue parole.
    Un pò come the show must go on...sorridi sempre anche se dentro stai piangendo.
    Io ti apprezzavo prima e ti apprezzo adesso con i tuoi sfoghi e la rabbia che fai uscire. Immagino che se non ricevi più tanti commenti come prima è perché chi ti legge porta rispetto per quello che stai provando e forse scrivere delle parole leggere ti fa sentire inadeguato e incapace di aiutarti. Ma non sei certo sola. Io ti seguo come se fossi una mia amica (sappi che sono parecchio selvatica e non dò confidenza a tutti) per farti capire che il tuo essere suscita simpatia e affetto, che siano i tuoi pensieri divertenti e sereni come anche amari e negativi.
    Mi piange il cuore leggere queste tue parole, e non posso far altro che dirti che anch’io in due momenti particolari nella mia vita vedevo il futuro come un grande pozzo nero (in tutti i sensi) ma ho tenuto duro e ho fatto bene. E questo lo auguro anche a te. Sei una bella persona.
    Il primo pensiero che mi sale alla mente sarebbe quello di trasferirti nella tua città natia dove avresti almeno un aiuto materiale e morale. Ma questo è quello che farei io. E tu sei tu.
    Non prendere queste mie parole come un compatimento perché non lo è. Hai le palle d’acciaio, perdonami il termine, e non ne hai bisogno. Ma sentivo che dovevo scriverti. Ti sento vicina. Un abbraccio.

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    1. Beh... che commento impegnativo! Ti ringrazio per l'alta considerazione e per il "Bela persona". :-)
      Credo di essere una persona abbastanza normale in realtà, non particolarmente forte, con le sue altalene emotive, un po' come tutti.
      Non è che volessi dare a questo blog un'impostazione volutamente antitetica rispetto al vecchio, vorrei che fosse chiaro.
      Mi spiace se quel che traspare è un'immagine di me o della mia vita negativa. non posso far finta che sia un periodo "facile"della mia vita, ma continuo ad essere consapevole del molto che ho. Se al momento quello che trasmetto sono messaggi negativi un po' mi dispiace, ma mi auguro che non sarà sempre così. Però mettermi a postare fiori e gite fuori porta adesso non ne ho voglia perchè magari mi urge altro, e credo che questa libertà sia fondamentale nello scrivere.
      Grazie per il tuo apprezzamento comunque.
      L'idea di trasferirmi nella mia città natale al momento non mi è di conforto. Non mi trovo bene lì, ne sono venuta via perchè davvero, non mi ci ritrovavo. L'ipotesi è stata già sfiorata qualche tempo fa e me n'è venuta una grande angoscia, superata nel momento in cui la questione è stata archiviata come non necessaria.

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    2. Pienamente d'accordo con te sul fatto della libertà, era ciò che intendevo. Il bello del tuo scrivere è che è spontaneo e diretto e se il tuo umore in questo momento è giustamente pò sottotono sarebbe fuori luogo aspettarsi un post fiocchi e fiocchetti...hai ragione ad apprezzare quello che hai, l'hai espresso perfettamente. Le tue figlie sono una meraviglia :-) non so se mi sono espressa bene ma mio figlio mi sta urlando nell'orecchio sinistro e la concentrazione vacilla:-) ciao! Giorgia

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  3. Condivido quanto scritto da Giorgia, parola per parola.
    Ieri svuotando una libreria ho trovato il tuo calendario, che finito l'anno avevo conservato, come tutte le cose belle che mi sono arrivate negli anni.
    Ti abbraccio

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    1. Ah ah ah! Che bello. E che onore! :-)

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  4. Ciao, la tua tempra non e' di ricotta, anzi! Stai riuscendo a crescere due bimbe in una situazione che e' diventata difficile. Anche io come Giorgia ti suggerirei di capire se il posto dove sei ora e' adatto a questa nuova te. Potrebbe essere il momento di un ritorno alle origini, agli affetti della tua gioventu', di aria nuova anche se 'vecchia'....di nonni e zii vicini x le bimbe e x te...dopo anni in cui hai dato tutto e ti sei retta con le tue sole forze farsi coccolare dai propri affetti potrebbe servire, x trovare nuova linfa, nuova energia, nuove opportunita'. dalle tue parole non mi sembra piu' di percepire quell'amore per Pisa che ti legava fino a un anno fa. Un affitto qui e' un affitto anche da un'altra parte....x le bimbe sei ancora tu il loro mondo, dove sei tu loro saranno felici...e se inoltre avranno anche nonni e zii vicini scopriranno anche tanto altro. Un grande abbraccio!!!

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    1. Grazie..vedremo... non è che la cosa mi entusiasmi. Sì sembrerebbe la cosa più sensata in effetti.
      Con questa città c'è sempre stato amore-odio. Sono forse una perenne insoddisfatta. :-\

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    2. se non e' il tuo luogo delle origini puo' essere un altro...magari piu' metropolitano come Firenze con qualche opportunita' di lavoro in piu'...o un luogo piu' vicino alle tue origini, che ti permetta con il pullman o il treno di raggiungere gli affetti senza dover vivere prettamente quei posti sempre. La maremma no? ;) x la serie il mondo e' tuo basta trovare le onde energetiche giuste che ti riportino serenita'...un cambio di aria puo' essere utile. Pensa al tuo lugo ideale...fai una lista di caratteristiche e poi un po di studio geografico e via all'avventura. e poi noi che ti seguiamo siamo sparse un po in tutta Italia e troverai qualche dritta da qualcuno. non credo che ti possa definire perennemente insoddisfatta...non ti sei mai "lagnata" fino ad ora. Ora hai un periodo duro da affrontare e un po di sfogo e' umanamente giusto averlo...forse sei in cerca sempre di spunti nuovi, un'anima un po inquieta che ha bisogno di una svolta, un futuro nuovo, visi nuovi da conoscere, scrollarsi un po e ritrovare l'entusiasmo affievolito da questo periodo di incognite e tristezze, un po di leggerezza nonostante tutto

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  5. Non riesco a lasciare i commenti ! O forse sì perché, sono troppo imbranata !! Felice di leggerti e di averti ritrovata ! Un abbraccio Sabri

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  6. Due cose diverse:
    1. Se ricevi pochi commenti è anche perché hai settato poche possibilità. Bisogno per forza essere iscritti a qualche gruppo, non esistono più le opzioni "anonimo" e "nome-sito web". Non so se è volontario, da parte tua, ma limita parecchio
    2. Concordo con chi ha sottolineato la svolta intimista del blog nuovo. Anche il titolo sottolinea la mancanza e l'assenza. E l'importanza del partner. Prima c'era più "mondo" dentro. Oggi c'è questo pensiero dominante

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    1. Grazie. beh, che dire. Non sapevo di questa cosa dei commenti. Ora provo a modificarla. Non sono una grande "spippolatrice" di roba qui, come si dice... nerd?
      Comunque molti mi dicono questa cosa che non riescono a commentare. Non so che farci, ma mi dispiace.
      In realtà non ho mai ricevuto molti commenti neanche sul vecchio blog, mi son sempre mantenuta sui 3, 4, quindi non è che la cosa mi turbi eh, vorrei precisarlo Anche perchè qui ho aperto da poco e finora non avevo reso pubblica la cosa.
      2. Eh, sì, per ora è questo che riesco a scrivere. Non posso farci molto. L'alternativa è non scrivere. Mi rendo conto che a molti possa non interessare, e allora pazienza. Non è che uno mi deve seguire per forza...

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    2. Hai risolto, ora ci sono anche le altre possibilità. Grazie.

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