venerdì 27 marzo 2015

Gek Tessaro: canto i cavalier, l'armi, draghi e città.

Cosa vieta di dire la verità ridendo?
Lo scriveva Orazio, tanto e tanto tempo fa.
Cosa vieta di affrontare temi difficili con leggerezza?
E cosa vieta di fartici anche due risate, per una volta immaginando un finale alternativo delle vicende rispetto al copione noto propostoci dai manuali di Storia?
La Storia politica, si sa, parla soprattutto di guerre, delle loro cause e dei loro esiti, e dalla prospettiva storica esse sembrano, così, assolutamente sensate.
Eppure quando una guerra inizia sembra davvero difficile farsi una ragione del perché, di chi realmente può volere deliberatamente agire in maniera distruttiva contro altri esseri umani, a chi può giovare, chi la può desiderare se in essa la gente muore?
Mimi ha appena cominciato a porsi di queste domande, o forse ancora no, perché ancora non ne ha poste a me, che non avrei risposte soddisfacenti e rassicuranti sull'argomento; però ha iniziato a intuire che si tratta di un argomento gravido di angosce, quando capisci che può interessare anche te e le persone che ti sono care.
dato che il padre si trova attualmente in territorio non proprio pacifico, credo la cosa sia stata abbastanza naturale.
Comunque per ora abbiamo esorcizzato il mostro, o almeno tentato di farlo con questo libro, che è al momento tra i nostri favoriti serali (e seriali):




Titolo: La città e il drago

Autore: Gek Tessaro

Editore: Lapis

Età: Dai 3 anni







Ho scoperto Gek Tessaro da un po' e mi piace da matti.
Mi piace il suo universo immaginario, che mescola creature fantastiche a contesti pseudo-storici, l'assoluta plausibilità dell'inverosimile, la convivenza del leggendario col quotidiano; mi piace il suo modo di costruire mondi attraverso il lavoro manuale che si fa immagine, la materia manipolata, tagliuzzata, assemblata che si fa figura, e azione; mi incantano le sue costruzioni architettoniche, meticolosi e articolati capolavori di ingegneria civile o navale, dettagliate pur nella sintesi della stilizzazione, fiabesche come sanno essere solo quelle nate dalla fantasia dei bambini.
Mi piace la sua ironia squisita e mai pesante, ma sempre sorridente, con una stoccata sempre all'umanità, o a parte di essa, ad alcuni suoi illustri rappresentanti che ritroviamo anche nel nostro ordinario vissuto, e che rivediamo nei suoi personaggi, così caricaturali, ma così veri.
Amo il suo verseggiare, anch'esso articolato e mai banale, il suo continuo interagire con l'ascoltatore, la narrazione accurata e saporita, anch'essa ricca di dettagli e di passaggi meravigliosamente calzanti, e incalzanti, che letti ad alta voce poi, si gustano anche di più.

Insomma: mi piace. Mi piace tantissimo!
Leggerlo alle bimbe è davvero uno spasso, ed un esercizio appagante in tutti e di tutti i sensi.
Ma andiamo al sodo e vediamo di cosa si parla qui:




Abbiamo un drago enorme e spaventoso, ma tranquillo e mansueto; una bestia pacifica e paziente, costretta, suo malgrado, a tollerare l'invadenza di certi sguaiati e prepotenti vicini di casa.

Abbiamo un re iracondo e bellicoso, uno di quei tipi che conosciamo tutti, che hanno sempre voglia, chissà come poi, di rompere le palle al prossimo, perché altrimenti pare che la loro vita non trovi una ragion d'essere, e forse è proprio così.
Eccolo:

"Ecco la bestia ci sta provocando"
Dice il re, e lo dice gridando.
Il re è uno di quelli che non te la scampi, pure su tu ti fai allegramente i gran cavoli tuoi, pure se li ignori, come ti insegnavano a fare da piccola, loro troveranno il modo di vedere la provocazione:
Lui finge di esser buono
e questa è già un'offesa
Io credo che l'attacco
sia la miglior difesa
Ed eccolo che parte all'attacco: la tattica è quella del logoramento di nervi. Si porta l'altro all'esasperazione, aspettando il momento in cui quello, alla fine, si stuferà, reagirà, e ci offrirà finalmente l'occasione per menare le mani.
Niente meno: la città intera viene traslocata sulla montagna del drago.



Di fronte a tanta tracotanza, cosa farà il drago?
Voi dite si arrabbia, li ammazza, li uccide
li brucia col fuoco e poi se la ride?
Macché, non ha voglia, non ci pensa per niente
Vuol solo andar via tranquillamente
Insomma, com'è che alla fine si arriva a fare la guerra?
Possiamo dire che il povero drago, tollerante lo è stato fin troppo, ma agli uomini bastava un pretesto qualsiasi, e...


E già che si comincia facciamola durare
è facile iniziarla, più difficile cambiare
 

In effetti gli uomini da soli non ne sarebbero venuti fuori tanto presto, se l'intervento involontario del drago non avesse riportato finalmente la situazione allo status quo iniziale, solo a postazioni invertite, e con qualche tasta calda bruciacchiata in più, ché in fondo
Fa bene alla memoria essere un poco tostati.
Ma avranno davvero imparato la lezione?
L'autore sull'ultimo verso si rivela piuttosto pessimista sulla reale capacità umana di imparare dal proprio passato, e sembra voler alludere all'eterno reiterarsi storico di eventi sempre uguali a se stessi, alla necessità di designare un nemico di turno contro il quale poter essere uniti nella lotta, solo per poi ritrovarsi divisi e scornati:
Stanno buoni buonini nella loro città
tutto questo almeno fino a cinque minuti fa.
Certi passaggi, come dicevo, sono troppo gustosi per non  trascriverli qui, e vi assicuro che sull'uditorio fanno il loro bell'effetto, quando interpretati col giusto trasporto.
E io mi calo abbastanza.
Lo vorrei proporre ai bimbi del nido... Reggeranno? Mi auguro di sì, perché io mi diverto troppo.

Fantastiche le riviste di cavalieri e fanti schierate alla battaglia.
Eccezionale la scena dello scontro campale, che mi ricorda qualche celebre dipinto di battaglia quattrocentesco, che devo aver studiato durante i miei anni universitari (Paolo Uccello? Boh!); suppongo che l'autore debba averne studiati parecchi per arrivare a mettere in piedi una simile, grandiosa composizione.

Insomma: bel libro, divertente e serio, con una riflessione sulla natura umana non proprio scontata, e un messaggio forse anche rassicurante circa le sorti dell'umana specie, poiché il drago, colosso e potenza della Natura, non ha da faticar molto per spazzar via con un sol soffio i piccoli umani, riottosi sì, ma in fondo troppo poco consapevoli del proprio essere creature effimere.
Insomma: per quanto l'uomo si possa mettere d'impegno per autodistruggersi e distruggere tutto ciò che lo circonda, possiamo sperare che se la scampi semplicemente con qualche scottatura superficiale.
Almeno  nelle fiabe.


Il post partecipa a : I Venerdì del libro.

E qui, per chi volesse:

4 commenti:

  1. Piace molto anche a me Gek Tessaro e non conoscevo questo suo libro. Lo vado subito a cercare, penso che anche qui sarebbe molto apprezzato. La grafica è bellissima anche in altri libri, ma le immagini di questo con le città e le torri mi hanno rapita!

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    1. Oh, sì, Daria, sono incantevoli! :-)

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  2. Oh si... lo conosciamo! Ne ho parlato non molto tempo fa sul mio blog. Lo abbiamo conosciuto grazie ad un laboratorio di lettura in biblioteca ed è davvero molto accattivante.... Tessaro sa sempre come fare centro!

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    1. Letto il tuo post che mi ha dato qualche idea per improvvisare laboratori manuali casalinghi...

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