martedì 24 novembre 2015

Poesia del quotidiano


I disegni di Mimi sono fantasie caleidoscopiche: figure allungate e fluttuanti, con lunghe vesti ondulate a fasciare gambe infinite, abiti drappeggiati di ghirigori, arabescati e arricchiti di decorazioni mai troppo ridondanti: fiocchi e pizzi, cuori e farfalle; trecce  lunghissime o svolazzanti ciocche di capelli a riempire tutto lo spazio intorno come un'aureola dorata.
I disegni di Mimi sono una tavolozza di colori sapientemente scelti e accostati, una continua sperimentazione e contaminazione di tecniche, dal glitter allo scotch colorato, dal collage misto al frottage alla cera gocciolata.

I disegni di Rania per ora sono tentativi di tracciare volti umani, grandi cerchi irregolari all'interno dei quali prova a inserire con enorme difficoltà connotati incerti. Si demoralizza presto perché il risultato spesso non corrisponde alle intenzioni e mi chiede di farlo io.
Mimi ha una grande fiducia in sé e nelle sue capacità, e non emette quasi mai un giudizio negativo sulle sue creazioni, anche sulle più bislacche.

A Rania piace molto colorare, al momento. Colora disegni finiti con attenta precisione; ha enorme cura di non lasciare il benché minimo spazio bianco, a costo, a volte, di fare il buco nel foglio, per l'insistenza del pennarello, ma della scelta del colore si cura poco. Lo sceglie una volta, all'inizio, e ci va di monocromo. Ha eseguito una gran quantità di "pricciresse" in total green, poi il suo periodo verde si è esaurito, ed è passata al rosso, al blu, non disdegnando il marrone. La varietà cromatica le interessa poco, direi anzi che non è contemplata.
Riempe campiture con la dovizia di un'ingegnera.
Mimi traccia linee curve come se sognasse.
A volte mi sembra di doverla afferrare per una caviglia perché non se ne svolazzi via, nell'etere della sua immaginazione.
Non si accontenta di inventare storie e di farsene raccontare, lei inventa il reale, così come dovrebbe essere. Immagina realtà plausibili e si aspetta che si verifichino. Quando ciò non accade sono cazzi amari, e con questo aspetto della sua personalità non siamo ancora venute a patti.

Rania difende il suo dalle ingerenze a volte invasive della sorella.
Anche lei possiede un suo mondo fantastico, ma rimane ben confinato entro la sfera riconoscibile del gioco.
La sento chiaccherare da sola mentre sono in altre faccende affaccendata, fa le vocette stridule e intavola conversazioni di questa natura:
"- Ciao apichetta!
- Ciao! Agnamo a fare una passheggiata?"
Questa sua autonomia di intrattenimento, assieme alla sua noncuranza circa l'uso di determinate consonanti, è una delle cose che mi ha sempre divertito, affascinato e riempito di gratitudine.

Mimi è cresciuta tanto e spesso si cala nel ruolo della sorella maggiore anche nei confronti di altri bambini più piccoli. E' mediamente alta e ha un fisichetto atletico, muscoloso, si arrampica, non teme l'altezza, cammina volentieri, a lungo, si sente a proprio agio nella natura, ama la montagna, apprezza le sfide, scala rocce e si muove agevolmente tra gli scogli del mare. Ma quando si atteggia a ballerina ha la grazia di un bonobo e fa scompisciare dalle risate. Mentalmente, per non offenderla, mi scompiscio.

Rania è elastica, flessibile, ha cosce che ti viene ancora voglia di strizzare, fa inchini e giravolte con movenze di danza esilaranti, e ha una spiccata predisposizione per i numeri circensi.
Fa smorfie e moine, si prende in giro volentieri, e si arrabbia solo quando si interrompono i suoi giochi.
Ha un'insistenza tenace e ruffiana nel chiedere le cose, una tenacia capace di sfiancare qualsiasi resistenza materna.

Mimi è permalosa, fragile nella difesa costante del suo io, dell'immagine iperbolica che ha di sé, disarmata di fronte al ridicolo. E' che il mondo spesso non è in sintonia con lei, non la può capire.
Mimi dice di non credere in Dio, ma ha affrontato a muso duro la sua amica che metteva in dubbio l'esistenza delle fate, con una convinzione da integralista. Rimando la conversazione  a "quando sarà più grande", spiegandole che comunque la si pensi, occorre pur sempre rispettare i credo altrui, per quanto non li si condivida e non ci convincano, e le raccomando di guardarsi dal discutere la cosa con il padre, per il momento, ché non sono argomenti alla nostra portata, e però mi chiedo quanto del mio agnosticismo malcelato abbia influito sulla sua posizione in merito.
Ma poi mi chiedo anche: e sui miei dubbi escatologici, che ricordo sin dalla più tenera età, chi mai dovrebbe aver influito?

Dicevo che malgrado i dubbi in fatto di fede Mimi è fermamente convinta dell'esistenza della magia nel mondo, e tutto quanto con essa correlato, dalle Winx a Babbo Natale, e malgrado il suo scetticismo in fatto di religione una volta mi ha detto di aver visto un insettino che "creava tanti piccoli insettini dentro i buchini di una roccia" e ha esclamato in una sorta di illuminazione mistica: "Ma allora questo è Dio!" prova del fatto che avverte nel creato una qualche scintilla di divino di cui cerca l'origine.
Rania non si pone ancora di questi dilemmi, ma mentre andiamo a scuola in bicicletta mi chiede il nome di tutte le piante che incrociamo. Di alcune non conosco e ne rimane molto delusa.
A volte penso che sia lo spirito  razionale del gruppo, ma poi chissà.

Mimi smania per imparare a leggere perché dice che ha un sacco di libri da scrivere, e ha paura di dimenticarseli. Una volta le ho chiesto scioccamente se da grande volesse diventare una scrittrice.
Mi ha risposto molto seccata che lei era già una scrittrice e che da grande -me lo aveva già detto un milione di volte- voleva diventare una sirena.
Mimi nel mio immaginario di mamma è la poetessa del gruppo, quella che sta di qua solo con un piede, e con l'altro, chissà, sempre dietro alle sue fantasticherie, sempre un po' nel suo mondo, e mi chiedo se sarà sempre così, se il crescere spegnerà in lei questa scintilla, se il mondo reale la richiamerà a sé, o se sarà perennemente in fuga da esso, mai completamente in sintonia, mai completamente capita. Mi chiedo se quella sua sensibilità e fantasia che le riconosco sarà realmente il dono e il fardello della sua vita, la sua forza e la sua debolezza, la sua grandezza e la sua stranezza agli occhi degli altri.

Rania ha un grande successo sociale. Al nido, mi dicono le tate, è attesa e richiesta come una sorta di piccola diva, o leader. Sarà, ma non ci va più molto volentieri da quest'anno, quando si è ritrovata ad essere la maggiore in mezzo a un esercito di marmocchi gattonatori di dodici mesi. Mi dice che si annoia e lo capisco, fa un sacco di storie per entrare e dice di avere "la mammonite". Poi però quando al pomeriggio la riprendo esclama sempre entusiasta: "Mamma, lo shai? Mi shono divettita tattisshimo!"
Lei è così, non contiene mai la gioia e l'apprezzamento, li esprime sempre con grande trasporto e schiettezza.

Quest'anno le bimbe le porto a danza una volta a settimana, il mercoledì. E' una sorta di laboratorio gestuale espressivo psicomotorio dove entrambe si divertono tantissimo. Un gruppetto di otto bimbe di cui Mimi è la maggiore, Rania la più piccina, trattandosi di bambine dai 3 ai 6 anni di età.
Loro pretendono ogni volta di indossare il loro "tutù" sopra i leggins (due gonnelle di tulle che ho comprato in saldo questa estate da Piazzaitalia) e partono convintissime di balzelli e piroette.
Credo che se non fosse stato per l'influenza della sorella, Rania non si sarebbe filata di striscio ballerine, tutù e pricciresse, lei più che da danza, è una da circo, mi diceva la sua attuale insegnante di danza, che poi sarebbe anche la sua tata del nido, persona di grande sensibilità e acume.
Ma può darsi anche che mi sbagli, chiusa come sono nei miei schemi mentali, e che anche in una personalità così piccola ci sia spazio per il lezioso e lo spericolato, il fisico e l'etereo.

Lo scorso fine settimana le ho portate a un laboratorio manuale in piazza.
Rania si è rifiutata di accodarsi a i piccoli a fare travasi con la sabbia, ha impugnato pennello e stucco e si è preparata la sua mattonella di mosaico. Ha lavorato con attenzione e impegno per più di un'ora, realizzando un manufatto che niente aveva da invidiare a quello dei bimbi più grandi.
Mimi ha intavolato una cooperazione con un gruppo di bimbe ivi presenti con cui ha sperimentato tecniche abbastanza rovinose, con risultati discutibili, ma non per questo era meno soddisfatta del proprio risultato.

Io non mi stanco di osservarle e annotare mentalmente le loro piccole differenze di approccio alla vita; continuo a chiedermi che genere di persone diventeranno, e tutto sommato mi rendo conto che non hanno bisogno di diventare, giacché sono già se stesse.
Scatto istantanee dei loro momenti e passo i miei week end a riempirne album, con l'emozione di chi stia vedendo innalzarsi davanti ai suoi occhi la sua grande opera, dopo averci a lungo lavorato su, progettato, sudato, e domandatosi se stava procedendo nel modo giusto.
Ma il fatto è che loro non sono la mia grande opera, e che si stanno costruendo da sole, mentre io sono solo la spettatrice d'onore di questo spettacolo che ho contirbuito ad allestire, ma in minima parte.
Vedo solo ora quanta poesia ci sia nella nostra infanzia. Il problema è che quando ci sei dentro non ne sei consapevole, perché dai per scontato che quella poesia sia la vita stessa.
Invece poi passa, e tu l'hai persa per sempre.
Il privilegio è quello di poterla rivivere nell'infanzia di qualcun altro; è allora che la vedi per la prima volta, e che ti scopri continuamente commossa per la vita, per la sua forza, per la sua unicità, per la sua varietà, per la sua potenza creativa e inarrestabile.

 




3 commenti:

  1. È veramente poesia del quotidiano, grazie!

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  2. ma io e te andiamo a bracceto con 'sti post di poesia del quotidiano?
    sono assolutamente in linea con quanto scrivi, soprattutto sulla dolce-amara conclusione.


    Susibita

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    Risposte
    1. Non volevo essere amara. E' che sono paurosamente incline alla commozione in questo periodo, e da qualche parte dovrò pur sfogarla!
      Sì poi arrivano i giorni in cui è tutto un urlare, tutto è solo difficile e vedi solo la fatica, ma ci sono momenti in cui vedo solo la poesia. (L'equilibrio emotivo non mi è dato -sigh-)

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