venerdì 8 aprile 2016

Ottimista e fiduciosa (ma è fiducia malriposta)


E comunque di fondo, rimango un'inguaribile ottimista.
Dimostrazione ne è la fiducia incondizionata che continuo a nutrire verso il genere umano, quando dimentico le chiavi inserite nel quadro della macchina e i finestrini completamente abbassati nel parcheggio del supermercato (a parte il fatto che le portiere sono sempre aperte perché se chiudo a chiave poi mi tocca entrare dal bagagliaio come spiegai tempo fa).
E questo malgrado le mie recenti disavventure per cui ancora non ho rimpiazzato la vecchia reflex e ancora oggi, dopo mesi dal fattaccio, mi ritrovo a dover richiedere il duplicati della tessera di smaltimento dei rifiuti persa assieme al mio portafogli.

Dimostrazione ne è anche il fatto che non ho pronta sotto il letto la valigia dell'ospedale, si sa mai ce ne fosse bisogno, malgrado il momento si appropinqui, ed io non sono affatto sicura che stavolta arriviamo fino in fondo.
Dimostrazione ne è anche la fiducia che continuo a nutrire verso le mie capacità di ripresa e adattamento, quando è chiaro che inizio a non funzionare più tanto bene, e recupero a stento, e mi adatto con difficoltà, perché il corpo pesa, e la panza tira, e le bimbe pretendono, e chiamano, e non concedono, e mia madre continua a chiedermi se mi sono organizzata "per quei giorni", perifrasi che usavano un tempo anche le pubblicità degli assorbenti femminili per indicare le mestruazioni, ma no, lei non si riferisce a quelli, quando indaga con fare grave e fronte corrucciata, del se e del "come", e io farfuglio che, sì, insomma, in qualche modo faremo, e i conoscenti, per strada, continuano a dirmi "Se hai bisogno non farti problemi a chiamarmi" e "Ancora non avete scelto il nome?" e "Ormai ci siamo eh?".
E io: "No, no, manca ancora più di un mese!" come dire un'eternità.

Ma stavolta non funziona tanto, questo fatalismo che ho insito in me, questa fiducia nel tempo che rimane, sempre, sufficiente per fare tutto, perché, davvero, sento le forze venirmi meno, e il tempo sfuggirmi di mano, e i programmi, se pure ce ne fossero stati, andare a puttane.
Il beduino, col suo inconfondibile senso di ciò che è conveniente e opportuno fare al momento in cui occorre, ha avuto imprescindibili affari da sbrigare in terra libica, ed io, dopo parentesi pasquale da mia madre, invero zeppa di sfighe che vi racconterei ma un'altra volta magari, qui a gestire una panza quasi a termine e due bambine, di cui una lagnosa sotto antibiotico, a casa dal nido ormai da tre settimane nette.
Fiduciosa ho intrapreso un viaggio di ritorno in treno che mi ha stroncato.
Fiduciosa ho spedito tramite cognata il grosso del bagaglio per corriere, ma ancora non ho avuto la forza di disfare quella valigia, che mi guarda storto ogni volta che ci incespico passandoci accanto, la mattina.
Fiduciosa e falsamente spensierata acquisto gerani per il terrazzo, compro fioriere, travaso gerbere, mi carico sacchi di torba su per le scale, fiduciosa nel Ferrograd che mi infonde energia e mi restituisce fiato.
Fiduciosa e incurante parlo col padrone di casa, che con un tempismo sempre all'altezza, mi chiede se può venire a passare l'antimuffa sulle pareti la prossima settimana. Sì, certo, sgombro tutto, non preoccuparti. Che sarà qualche scaffale di libri. Scosto i mobili? Ok, sarà fatto, tranquillo.
Fiduciosa chiamo il servizio di rimozione ingombranti per portar via quel relitto di divano orrendo che il beduino ci ha piazzato in terrazza, e che dopo due inverni agli agenti atmosferici si è praticamente biodegradato sotto i nostri occhi. Ah, ma devo portarlo in strada? Ok, sarà fatto, non si preoccupi.

Fiduciosa rimango alzata fino a tardi a scrivere amenità perché altri che per lo più non ho mai visto possano essere al corrente dei fatti miei, perché ero sveglia e non dormivo, perché le bimbe, perché il tempo non basta mai, perché farlo non guasta, perché mi piace e mi fa sentire viva, perché mi fa sentire. Anche se domani accuserò tutto, oh se accuserò, e dicevano che sarebbero arrivati i temporali sull'alta Toscana costiera fino a domenica, così ho la scusa per non fare la lavatrice, che proprio non ne ho voglia, e meglio andarci oggi ai giardini, bimbe, ché poi per il week end siamo confinate in casa.
Invece per oggi niente temporali, ma gli inopinati 28 gradi degli ultimi giorni mi hanno annientato, ed io fluttuo in una bolla di non-pensiero, incontro persone per strada che mi guardano e io non le guardo, mi salutano e io non le riconosco, mi parlano e io non capisco proprio tutto, ma dico di sì e sorrido, e poi dopo metto insieme i pezzi e dò la colpa agli ormoni, e anche se trasporto torba e trapianto gerani, non ho ancora disfatto la valigia e ci inciampo tutte le mattine, ed ho bustoni di vestitini di taglie e stagioni assortite da sistemare, che mi arrivano da più pulpiti e a più riprese e non ce la faccio, perché mi pare di aver finito ieri di sistemare quelli invernali, ed ecco qua: 28 gradi e glicine fiorito agli angoli delle vie, con quel suo violetto-indaco-glicine che ti strappa sempre un sorriso ebete e ti fa dire sempre: "Guardate, bimbe! Il glicine fiorito!" perché tanto rimango sempre un'inguaribile romantica, ottimista e romantica.

Non si spiegherebbe se no perché io arrivi perennemente sul filo del ritardo per qualsiasi cosa.
Non si spiegherebbe perché non abbia ancora messo da parte le tutine taglia 0 per l'ospedale, e, anzi, non abbia uno straccio di guardaroba neonatale ad asciugare sui fili del bucato, dopo l'ennesimo inutile lavaggio al passaggio di testimone.
E forte del mio ottimismo mi schianterò, felice, inebetita dal caldo improvviso, aspettando temporali primaverili che non sembrano arrivare sul serio.
Trascorro giornate con una bimba noiosa sotto antibiotico, che ha sonno, ha fame, "facciamo un po' di nanna, mamma?", ha sete, vuole il latte col succo mischiati, vuole il farro col mais e poi scarta tutto il farro e mangia il mais, vuole stare in braccio, è pesante, è lagnosa, è deliziosa, ha compiuto tre anni da poco, ha male al'orecchio, pretende che le stia vicino quando dorme, mi tiene in ostaggio la mano e si sveglia subito appena mi alzo, cerca il mio neo per sentirsi ancorata a terra e vi trova sicurezza. A volte basta un neo.

E quindi niente, sto qua, sono quella che la mattina vedete trafficare nel cofano dell'auto, prima di portare sua figlia a scuola, quella grande, che domani ha la gita al museo (ancora museo, mamma? basta musei! Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato anche questo momento).
La macchina perde i pezzi, e l'ultimo uscito di scena è stato il fusibile della ventola, boh, vai a saperlo, al ché il beduino mi ha spiegato come collegarla direttamente alla batteria, "altrimenti il motore si funde, cabito? Berò poi quando scendi staccala, se no si scarica la batteria, cabito?" Sì, certo, comodissimo direi. E c'è sempre qualcuno che si ferma e mi chiede: "Tutto bene, signora?" Per rispetto alla mia panza credo, e io dico sì, certo, e chiudo con mossa decisa il cofano, voltando i tacchi con aria di chi sa quel che fa, tzé.
Perché sono piena di fiducia, che se mai dovessi rimanere ferma per strada, col motore fuso o mandare in corto i cavi della batteria dell'auto, pazienza, vorrà dire che sarà giunto il momento di cambiarla, e magari ci prendiamo una cinque porte ché non dovrò più sollevare la leva mancante del sedile col manico rotto della spazzola.

15 commenti:

  1. Bhè, ammiro la tua fiducia. Io non credo ce la farei in una situazione così. Chiedere aiuto a qualcuno?

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    1. Mah, è quello che va ripetendomi mia madre. Sì sì, poi vedremo. Per ora non saprei cosa chiedere a chi. Comunque il beduino torna, eh. Per quel che può servire... :-P

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  2. gran bella roba gli ormoni, devono essere loro.
    E' bello sentirti contenta e fiduciosa, però mi raccomando non strapazzarti.
    Divano e torba lasciala per il ritorno del beduino.
    Tu limitati a stendere le tutine in terrazza, poi una bella sdraio e goditi il glicine in fiore.
    Se non piove.

    Bacissimi.

    Susibita

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    1. Non ho tutine da spendere. Devo ancora rimettere insieme il guardaroba. Ho dato via tutto la scorsa estate. Troppa fiducia nel destino. Sigh!

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  3. Beh direi che l'ottimismo ci vuole per forza altrimenti a volte non ci si alzerebbe nemmeno dal letto! Stamani mio marito ha avuto un problema con la macchina abbastanza serio, io devo andare dal dentista urgentemente, la lavatrice parte a suon di calci ben assestati, ho tre bambini a cui urge fare il cambio stagione e le scarpe!!!!stamattina con molto ottimismo ho aperto il conto in banca..............e l'ho richiuso tipo subito!!!!e poi mi son detta "dai, basta che stiamo tutti bene!" sono ottimista no?

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    1. Giusto! Io di fondo credo di esserlo, ma temo che il mio ottimismo sia in realtà un mix di pigrizia e incoscienza, perché poi, quando arriviamo al dunque e non ho pronto un cazzo entro in crisi di brutto. Sono una dannata cicala impunita ed impenitente e la mia scala di priorità è completamente sfasata.
      Insomma, i gerani in terrazza sì, il cambio stagione e la valigia possono attendere ( così come le vestaglie da ospedale e i pannoloni da anziana incontinente. Che fretta c'è?)
      Però se non fossi così credo che vivrei malissimo la mia vita, che è di una precarietà estrema. O forse se non fossi così la mia vita sarebbe un'altra. Ma insomma, da qualche parte sarò pur contenta così, se no sarei cambiata, no?

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  4. ecco appunto viviamo alla giornata che è meglio!

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  5. ti servono vestiti mignon?
    se puo' aiutarti faccio un mega pacco e spedisco
    dimmi solo di si

    Sabri

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    1. PS già lavati e piegati e riposti per bene

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    2. Ma grazie!
      Sto rimediando alla mia incuria e pigrizia, e ho già racimolato qualcosa chiedendo in giro.
      Credo di riuscire a raccogliere un discreto guardaroba per far fronte alle esigenze dei primi mesi.
      Nel caso ti faccio un fischio. Grazie davvero, sei carinissima! <3

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    3. se tu dovessi accettare direi io un immenso grazie
      a te che mi liberi il box
      ah ah ah
      un abbraccio

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  6. Certo che da qualche parte sei contenta, in quella che definisci estrema precarietà. Che poi, di fondo, sei così ben strutturata che mandi avanti ogni cosa è lo fai pure bene!
    Un abbraccio
    Emanuela

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    1. I tuoi commenti mi lusingano sempre!
      Ben strutturata? Può darsi. In questo caso è merito della mia famiglia di origine. In fondo quel che sorregge tutto è la struttura portante. Per le rifiniture invece, c'è sempre tempo. ;-)

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  7. Ho iniziato a leggerti poco dopo la nascita della mia bambina,la terza dopo due maschi ancora piccoli. Leggevo di te, delle tue nottate da sola con le bambine nel lettone, senza l'aiuto del tuo compagno lontano e sentivo che quello che scrivevi mi aiutava a sostenere una situazione che mi faceva soffrire perché intorno non avevo, a parte mio marito che si occupava dei fratellini, l'appoggio degli altri, della mia famiglia in particolare. Probabilmente era proprio il tuo ottimismo e la tua fiducia che coglievo come un invito a resistere, al sostenere la delusione che nessuno si preoccupasse di lasciarmi il tempo di riprendermi, di sollevarmi dalla fatica di gestire tre bambini piccolissimi per tutto il giorno. La fatica credo di capirla tutta e anche il bisogno di credere che ci sarà ancora tempo per fare e decidere con calma. Un abbraccio

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    1. Ho una gran paura, in realtà, di trovarmi poi in una situazione analoga a qualla che descrivi.
      ho purtroppo buona memoria per la fatica che comportano i primi tempi di gestione di una neonata (e per primi tempi, intendo, forse, i primi due anni? ARGH!) e intorno una serie di persone (non ultima mia madre) che continuano a dirmi: "Ma sicura che ce la fai? Guarda che non ce la fai. Non ce la puoi fare da sola" Il che non è molto incoraggiante, ma forse mi sprona a dimostrare invece, che io ce la faccio, io ce la faccio sempre. Sono una testardaccia e adoro le sfide, soprattutto con me stessa. L'unica cosa che temo è di arrivare già stanchissima in partenza a questa sfida, perché davvero, sento che le forze e le energie mi hanno in parte abbandonato, e la stanchezza è diventata mia compagna perpetua. Speriamo bene! :-/

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