domenica 1 maggio 2016

Tra due fuochi. E mezzo.

Malgrado l'assenteismo dal blog, siamo sempre qui, quella più piccola dentro la pancia, le due più grandi fuori a tormentarmi, il beduino che va e viene, io che altaleno secondo il tempo e gli umori e, forse, gli ormoni, secondo la curva energetica del mio bioritmo, che ultimamente è pericolosamente instabile.

Rania è una bambina solare, gioiosa, divertente, piena di energie; è fantastica e simpaticissima, ti riempie le giornate, ma mi mangia il cervello, e, cazzarola, non sta mai zitta.
Ha un volume di voce costante a 120 decibel , mi chiama 830 volte al giorno, mi martella di "perchèèè?", con un accento grave sulla "è" apertissima che spesso non attendono risposta, e se la ottengono la dribblano o la ignorano e si ripropongono all'infinito; mi sfinisce di "Mamma!" di "Ti ricordi quando ero piccola che", di "Ho fame!", di "facciamo qualcosha!", di "Ho un'idea: facciamo che" e francamente ho quasi sempre voglia di sbolognarla.
Certo poi il senso di colpa va a mille, perché, come ho detto, è tenera, adorabile, affettuosa.

Mimi è una bambina molto sensibile e ricettiva, ha attenzioni e delicatezze che mi lasciano sempre col cuore gonfio di gratitudine e grondante rimorso per tutte le volte che calpesto senza tatto quella sua sensibilità così difficile da manipolare, da non urtare, mai ferire. Però ci sono giorni che la prenderei per i piedi e la lancerei lontanissimo da me perché mi annienta, con i suoi sfoghi, i suoi malumori repentini, i suoi isterismi, le sue indisponenze, ché per come la prendi la prendi non va mai bene, e più cerchi la via della conciliazione più lei sceglie la provocazione e rilancia in atteggiamenti stizzosi o fastidiosi.

Rania si becca i miei rimproveri esasperati e abbassa lo sguardo, fa il labbruccio tremulo, la faccia contrita, si fa uscire due lacrimoni, poi arriva ad abbracciarmi e mi scioglie in un misto di rammarico e rabbia svaporata; la rabbia svapora e il senso di inadeguatezza mi attanaglia, mentre voci malevole mi sussurrano nel cervello che sono una pessima madre.
Mimi viene ripresa e alza lo sguardo, mi fissa negli occhi, fiammeggia nello sguardo, mi sfida verbalmente, ribatte e controbatte e non perde palla pur di avere l'ultima parola, ripetendo frasi fatte udite chissà dove a proposito e a sproposito. Sfida, provoca, scimmiotta, risponde tono su tono, parola su parola.

Rania mi cerca e mi martella finché non ottiene la mia attenzione, parla sopra le mie parole, interrompe le mie telefonate e le mie conversazioni (quando mai ci fossero) con altri adulti imponendo i suoi argomenti, sovrastando la mia voce con la sua da ombrellaia, mi segue come un'ombra per casa mentre faccio cose e mi innervosisco perché me la ritrovo sempre tra i piedi.
Mimi richiama la mia attenzione con rabbia, urlandomi dall'altra stanza, perché vada da lei a svolgere compiti che potrebbe fare da sola tranquillamente, si innervosisce per le risposte negative, tira fuori urlacci con la sorella, minacce, ricatti senza senso ("E allora io non ti invito alla mia festa" oppure "allora io vado a vivere dalla signora Mimma").

Rania gioca a fare la bebé, mi chiede di stare "in biacchio" come quando era (più) piccola, vuol sedersi accanto a me a tavola, mi chiede di imboccarla, e francamente alla fine cedo, perché, come dicevo, martella e non molla.
Mimi si sente esclusa dal nostro rapporto e mi dice: "Mamma, mi sento esclusa dal rapporto di te e Rani", io le dico che non ne ha motivo e le spiego che una mamma vuole bene a tutte le sue bimbe allo stesso modo, che ogni rapporto ha dell'esclusivo, che ogni persona può essere unica agli occhi dell'altro, che Rania è solo più piccola e vuole più attenzioni, ma non mi convinco nemmeno da sola, e lo so che non la rassicuro per niente. Mimi mi chiede se può stare in braccio anche lei e io le dico quasi sempre: "Mimi, su, ché sei grande!", litiga su chi deve stare vicino a me a tavola, scambia i piatti mentre non guardo, mi sposta la sedia perché io non sieda vicino alla sorella, dice che non ha fame e non mangia.

Rania gioca da sola, passa da una cosa all'altra, chiacchiera all'infinito, si amministra il tempo in piena tranquillità, e se si annoia mi viene a cercare, o va a cercare la sorella; non si turba se deve imporre la propria presenza, non si scoraggia se riceve dei no, dei "dopo", dei "ora non posso", non si fa problemi ad inserirsi nelle attività altrui.
Mimi disegna molto, mi prepara sorprese nella più totale solitudine, si rabbuia se non viene cercata o considerata, diventa noiosa e molesta pur di provocare una reazione, per quanto negativa possa essere.

Rania chiede: "Mimi, possho giocare con tè?"
Mimi risponde: "No!"

Rania dice: "Facciamo la pace?"
Mimi risponde: "No!"

Rania dice: "Mamma, Mimi non mi fa cciocare!"
Mimi urla: "NON E' VERO! Dici le bugie!"

Rania è lamentosa, Mimi è polemica.
Rania è esplosiva, Mimi è implosiva.
Rania invade gli spazi altrui, abbraccia con tutto il corpo, mette in palio baci e carezze al "sottomanodipapà", mi dice: "Mamma, shei bellisshima, tu". Ha un'affettività diretta e plateale.
Mimi ha un'affettività tortuosa e simbolica. Mi disegna dichiarazioni d'amore in forma di minilibri illustrati a cera che sono un'apoteosi di rosa e lilla, cuori e arcobaleni. Mi chiede di lasciarle un oggetto "che le ricordi me" quando io esco lasciandola a casa, mi chiede di tornare subito e mi piazza scenate madre se invece torno troppo tardi.

Mimi è rancorosa e permalosa, e non ne fa passare liscia mezza.
Rinfaccia torti subiti reali o presunti, e si fa pregare per il perdono accordato.
Rania in genere è accomodante, risolve sbrigativamente le liti e le controversie con un "E va bèène", si capisce che attribuisce loro il peso effimero di una perturbazione primaverile.

Io mi sento emotivamente esausta. Consumata tanto dai baci e dagli abbracci dell'una, quanto dalle recriminazioni e dalle sfuriate dell'altra. Soffocata dal troppo affetto, controllata nei miei spostamenti, senza tregua nella gestione del mio tempo.
Mi chiedo se effettivamente non esista un limite di capienza emotiva per ognuno, e la mia mi pare sia completa.
E' una fatica enorme essere il principale punto riferimento e collisione di queste due energie contrapposte e pensare al contempo di dovermi fare anche in tre.
Non comprendo quando qualcuno mi dice che essere referenti di tante attenzioni sia gratificante, che essere tutto per qualcuno che dipende così tanto dalla tua presenza e dalla tua attenzione sia una grande soddisfazione.
Credo che sarei molto più tranquilla e serena se le mie figlie fossero più affettivamente indipendenti da me.
Ma so anche che passerà, che, forse rimpiangerò, che forse non capirò, passato questo momento, il mio stato attuale di assedio, la mia insofferenza.
E vorrei riuscire a tranquillizzare, ad essere presente, a sdrammatizzare, invece mi esaurisco.

Cucino malvolentieri due pasti al giorno, mi lascio andare a sbotti serali distribuendo urlacci.
Dico: "Ora mamma si è rotta le palle! Fuori dai piedi! Lasciatemi in pace per almeno mezz'ora"
mi chiudo in camera come una sedicenne e piango in silenzio finché non arriva una di loro a chiedermi affetto e offrirmi consolazione e conciliazione.
A volte ci addormentiamo tutte e tre nel lettone, tra gli abbracci concilianti del dopo tempesta.
Siccome è facile farlo, dò la colpa ai soliti ormoni e cerco di non pensarci.
Ritaglio tempo per me nelle giornate intense dei giorni feriali, sposto quadri, ripulisco angoli di casa, svuoto cassetti e scaffali, riciclo e regalo, faccio spazio almeno fuori.
Lo spazio interno è ancor più congestionato, ma so per certo che lo spazio lì dentro si farà.
Ho finora pensato che la mia "piccola" avrebbe risentito più della grande del nuovo arrivo prossimo alle porte, che avrei dovuto renderle dolce questo passaggio, rassicurarla, non farla sentire abbandonata.
Alla prova dei fatti mi accorgo che la mia "grande", per quanto sembri grande da tanti punti di vista, mi sta chiedendo disperatamente il riconoscimento legittimo dei suoi 5 anni e mezzo di età. Mi dice che anche lei è piccola, che ha ancora bisogna di me, dei giochi, di consolazione, di gesti piccoli di attenzione ormai superflui, ora che è tanto autonoma da potersi bastare quasi sempre, di vedere conclusa una sua sfuriata ingiustificata con un abbraccio indulgente e comprensivo.
Dovrò lavorarci.

Maggio è entrato prorompente, con un cielo bisbetico di nuvoloni alternati a un sole prepotente.
Maggio è arrivato, per me, gravido di attesa, maturo per il cambiamento, ancora una volta, una nuova primavera.
Maggio è entrato di domenica, sacrificando la festa del Lavoro al giorno del Signore, fondendoli in un'unica, ordinaria giornata casalinga di lavatrici stese in terrazza e bambine che mi inseguono brandendo My Little Pony mentre io dico che giocherò con loro appena finisco di stendere, appena finisco i piatti, appena finisco di cucinare...
Mi trascino faticosa queste riflessioni da una settimana.
Butto giù e pubblico.
Buon primo maggio.

Mariana Ruiz Johnson,: La mamma.


13 commenti:

  1. il tuo post mi ha toccato. ho due figli, maschi, piu' grandi (11 e 7) che ricordano, nel carattere e nell'ordine, le tue. ho anche una terza, duenne, che e' stata sofferta piu' dal primo che dal secondo, proprio come dici tu... mi hai fatto riflettere e sono certa che rileggero' spesso il tuo post (e pensare che io odio pisa, credevo fossimo agli antipodi!)

    anna

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    1. 'Ccidenti agli astii territoriali. Vorrei precisare che io a Pisa ci vivo solo, però.
      Le uniche pisane in famiglia per ora sono le mie figlie!

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    2. ehh, anch'io ci ho solo vissuto ma ne sono fuggita! invece a te sembra piaccia, e' questo che mi fa pensare, ma come e' possibile?!
      anna

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    3. Mah... diciamo che per un concorso di cause mi ci sono adattata.
      L'abitudine ha fatto il resto. Mi piace però il fatto che sia vivibile e a misura d' persona.
      Mi piace poterci girare in bicicletta e poter incontrare gente per strada senza doverti per forza dare appuntamento. Mi piace avere il mare a venti minuti di macchina e essere fuori città in dieci. Può bastare? :-)

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  2. Anche a me hai ricordato i miei figli di quegli anni ... ora le cose sono un po' cambiate! La grande è diventata meno polemica e meno pressante, ma si dimentica di lavarsi; il solare mezzano, in compenso, si è rabbuiato ... la terza ...la terza (mi piacerebbe dirti "vedrai!!!") si è fatta un po' su da sola, approfittando di una madre rassegnata al fatto che vada in giro scalza e a molto altro.

    ps: non riesci a sederti in mezzo alle due? ... qui abbiamo i turni, a mezzodì siedo in un posto, alla sera in una altro e (almeno per questo) non si litiga più, evvaiiii ! Ah, anche per il bacio della buonanotte ci siamo organizzati in base al giorno ;)

    Vi voglio bene :)

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    1. Ecco, appunto, la terza mi preoccupa.
      Ma essendo io terza figlia mi vien da dire che in effetti ci sappiam tirar su da sole.
      Le scarpe ai piedi non sono così importanti per me.

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    2. Ps. Non riesco: brigano di soppiatto per spostarmi solo di fianco a una o all'altra. Il senso del possesso (che fu prealessandrino)...

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  3. Ti capisco appieno nel senso di inadeguatezza e tutto il resto, non ho la soluzione perché anche io sto cercando di migliorarmi nella distribuzione delle attenzioni e nel considerare il grande come un bambino di quasi quattro anni.
    Ti auguro tanta pazienza e felicità

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    1. Grazie! :-)
      Per il momento sto cercando di non fissarmici troppo e di accettare di non essere proprio perfetta. POi si può sempre migliorare, ma in questo momento mi mancano letteralmente le forze per fare appello a qualsivoglia pazienza e forza d'animo.

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  4. vi voglio un sacco di bene
    mi piacete sempre di piu'
    e vedrai che la terza pupa
    crescerà praticamente da sola
    :-) un abbraccio enorme
    Sabri

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    1. Grazie! Così mi fate piangere... sniff sniff... (lacrimuccia)

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  5. Da me secondo e terza sono arrivati assieme... A 7 minuti di distanza, Giulia aveva tre anni e nove mesi e ancora mi chiedo come abbiamo fatto......c'è stato anche un trasloco e mille altre vicissitudini.
    La difficoltà è stata soprattutto riuscire a trovare un pochino di tempo per ognuno di loro singolarmente....
    Ma ci si riesce, te lo garantisco.... Anzi , te lo prometto!
    Un abbraccio
    Emanuela

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    1. Mamma che delirio! Eh, sono momenti in cui sembra mancarti proprio l'aria, e ti chiedi spesso come ne verrai fuori.
      Immagino però che poi se ne venga fuori, e quanto ti guardi indietro, finisci per non ricordarteli più.
      Noi da piccoli eravamo in 5, ma spalmati in 15 anni. Non che penso sia stato più facile per questo, eppure quando mia madre parlava della fatica di crescer figli, non l'ho mai presa tanto sul serio. dal mio punto di vista sembrava la cosa più naturale del mondo.

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