martedì 10 maggio 2011

Roba da gatti: par condicio

Per fortuna che quando è nata la pupa ci hanno regalato due diversi seggiolini per l'auto...

Così nessuno dice che si fanno trattamenti di favore!

Vi comunico che da oggi ha inizio la mia nuova fantastica rubrica settimanale, che avrà luogo il martedì: Roba da Gatti!
Chiunque volesse partecipare può farlo, se no non fa niente!
Il suggerimento me l'ha dato Sfollicolatamente.
Vediamo come evolve la cosa. Ce la farà Suster a tenere fede ad uno e un solo proposito preso, per quanto idiota esso possa essere?

Intanto colgo l'occasione per rendervi partecipi (lo so che non vedevate l'ora) di alcune profondissime meditazioni sui rapporti uomo-felino.

1. Panzumen domenica, mentre tentavo da più di un'ora di mettere a letto la pupa (pare che lei si accorga quando ho più urgenza di liberarmi di lei perché mi preme dedicarmi ad altre faccende, e faccia di proposito a NON dormire), ha osato emettere un Miao di troppo sul più bello, rendendo vani tutti gli sforzi da me fino ad allora elargiti. Gli ho mollato un calcio e l'ho buttato fuori.
Mi hanno poi raccontato che in terrazza, ove si raccoglieva un manipolo di amici invitati per cena quella sera, ha tentato disperatamente di ottenere attenzioni e considerazione da tutti, montando a turno sulle ginocchia dei vari convitati, i quali puntualmente lo rifiutavano, finché un non ben identificato ospite non gli ha urlato uno SQUEEEK in faccia, terrorizzandolo quasi a morte.
Il povero Panzumen negletto ed emarginato, è scappato via giù per le scale di casa, appiattendosi tutto raso terra, sparendo nel buio notturno e non ha osato ripresentarsi fino alla mattina successiva, quando Hasuna lo è andato a ripescare ancora spaventato e tremante sotto un mucchio di robaccia accatastata giù in strada, e ancora non ne voleva sapere di rimanere in casa, tanto quello SQUEEEK lo aveva turbato.
Ho dovuto chiudere tutte le finestre per evitare che scappasse di nuovo e per tutta la giornata è rimasto mogio mogio nascosto sotto il letto.
Perchè vi dico tutto questo. Ecco: uno sottovaluta troppo spesso gli effetti di propri atti che per chi li compie possono essere magari divertenti e simpatici. Ma forse bisognerebbe porsi prima la domanda se il destinatario di questo nostro motteggio è in grado di recepire e comprendere la logica dello scherzo, perchè altrimenti lo scherzo diventa una bastardata da sadici.
Io non sopporto chi si prende gioco degli animali, e dei bambini, perché è un gioco sporco, non mi fa ridere e denota mancanza di tatto e capacità di interpretare una differente sensibilità.
Ok, la sto facendo troppo lunga. In fondo era solo uno SQUEEEK urlato in faccia a un gatto troppo fifone. Ma se fossi stata presente io vedi come mi sarei incazzata. Insomma, se non li difendo io i miei gatti, chi lo farà?
In più mi son sentita un tantino in colpa per aver maltrattato io per prima Panzumen e averlo indotto a cercar consolazione presso chi gli ha solo procurato uno shock emotivo notevole!

 2. Zorro stamani si è beccato un pugno in testa.
Stessa penosa situazione: mi metto di buona lena a tentare di far dormire la pupa, prendendo l'accorgimento di lasciare aperta la porta di camera, onde evitare che qualche gatto, per farsela aprire, ci si metta dietro a miagolare, svegliandomi lei sul più bello.
Cosa fa Zorro? Finisce di ripulirsi la ciotola della pappa, poi entra in camera, mentre io mi accingevo a deporre il mio dolce fardello nel suo lettino, si avvicina alla finestra che dà sul balcone e lancia un super MIAO-MIAO. La pupa sobbalza. Apre gli occhi. Immediata la mia reazione.
Ma allora, ma allora sei stronzo proprio! Ma allora lo fai proprio apposta! No, perché se volevi uscire fuori, potevi farlo dalla portafinestra della cucina, anch'essa lasciata oculatamente aperta prima di iniziare la lunga e faticosa procedura della nanna.
Solo dopo ho capito di aver commesso una grave ingiustizia.
Da quando la pupa gattona, i poveri gatti si vedono continuamente mutare di posto a ciotole e cassetta.
E secondo voi perché?
Soprattutto la cassetta della sabbia esercita su di lei un'attrazione quasi magnetica. Quindi, a seconda dei casi, cassetta fuori in terrazza, cassetta in corridoio, cassetta in cima al davanzale. Ieri l'avevo sistemata sopra il tavolo in terrazza. Quindi Zorro, andando per cercarla, e spinto dal bisogno impellente di liberarsi le viscere, non la trova.
No, dico: immaginatevi voi che stress psicologico se ogni volta che vi viene fame, o dovete fare pipì, scoprite che qualcuno ha cambiato di posto al frigorifero o al water. Credo che debba essere un poco frustrante.
E così lui è venuto in camera a chiedermi di aprirgli la porta dell'altro terrazzo per poter espletare i suoi bisogni nell'altra cassetta, che teniamo lì. E io gli ho mollato un pugno in testa!

Quindi: i genitori non dovrebbero dimenticare le esigenze dei figli maggiori con l'arrivo di un piccolo. Lo stesso vale per i gatti.
Poi: i gatti, come i figli, vanno ascoltati, cioè, bisogna cercare di capire ciò che vogliono comunicarci, bisogna prestare loro attenzione, ecco.
Che profonde riflessioni, alle 23:30 di questo martedì, che la pupa è finalmente capitolata e Hasuna irreperibile, io mi sento un po' stonata, e come sempre capita in questi casi scrivo troppo.

Sui diritti di gatti e bambini. E l'ho intitolato "Par condicio".

Ricapitolando: non prendere in giro il tuo gatto o lui potrebbe avere un infarto o perdere il senno e finire ad abbaiare per strada sgranocchiando ossibuchi;

Non cambiare posto alla lettiera del tuo gatto, ma se proprio devi, ricordati poi di rimetterla al suo posto, altrimenti non lamentarti se lui poi ti farà trovare una bella cagata sul divano nuovo.

sabato 7 maggio 2011

Caducità delle cose (e delle opinioni)

Qualche tempo fa ho tirato fuori un paio di scarpe che da circa tre anni ristagnava nella sua scatola, dopo esser stato indossato, forse, due volte.
Le avevo comprate in occasione del matrimonio di un'amica, che per me se no comprare scarpe è un'eventualità rarissima. Visto che non sono proprio il tipo che per uscire la sera si mette in tiro, e tanto meno il pomeriggio o la mattina, ecco, una via di mezzo tra le mia ciavattacce fricchettone e un paio di scarpe da donna "decenti", anche se non proprio da cerimonia, carine, comode soprattutto, che potrò mettere anche dopo, magari.
E invece, chi le ha messe più?
Beh, malgrado l'utilizzo quasi nullo, quando vado a tirarle fuori dalla scatola (quest'anno sono un po' a corto di scarpe estive, meglio dar fondo a tutte le mie risorse), ecco come le ho trovate:


 Non so che dire: la similpelle si è scrostata, manco ci avessi scalato il K2.
Vedi che accade a comprare scarpe da 15 €?
Ma soprattutto: che senso ha riempirsi casa di roba che non uso, destinata a finire nella spazzatura? Perché è lì che sono finite, per direttissima, dopo aver recuperato il grazioso fiorellino, che però credo che butterò, non sapendo come riutilizzarlo, e perché il materiale è davvero pessimo.

Del resto: è la stessa fine fatta dal matrimonio per cui furono acquistate... A puttane dopo poco più di due anni. E allora, che senso ha: le partecipazioni, gli invitati, il pranzo con sei portate sul lago a Castel Gandolfo, la cerimonia in chiesa, il prete barbuto che sembrava Fra' Tuck, il "finché morte non ci separi", l'abito (bianco, per carità), la lista di nozze e i regali (mi costò caro, quel matrimonio! per forza poi ho dovuto risparmiare sulle scarpe), il lancio del bouquet, così, tanto per fare un po' Holliwood, le foto... valanghe di foto, interi book fotografici, ore spese ad aspettare l'arrivo degli sposi che "sono impegnati col fotografo", per rendere immortale una giornata che poi, tempo due anni o poco più, non sai cosa daresti per depennare dalla tua memoria? Non io, ovviamente, che al massimo ci ho guadagnato un po' di pesantezza di stomaco il giorno dopo, abboffata come mi ero al bouffet (che sia chiama così apposta in fondo), mentre si aspettava l'arrivo degli sposi impegnati col fotografo per iniziare finalmente... a mangiare!

E vabbé che ci ho una sorta di allergia ai matrimoni, e in generale per tutte quelle cerimonie che richiedono un tempo di permanenza ad una tavola imbandita di pietanze per più di due ore, ma non è di questo che volevo parlare.
Riflettevo invece sul fatto che la gente prende decisioni e impegni, fa promesse che dovrebbero vincolare "per tutta la vita", quando in realtà non siamo nemmeno padroni di stabilire se domani avremo voglia di mangiare carne oppure pesce, di strafogarci o di digiunare (sempre per restare in tema di cibo).
Non voglio giudicare le scelte personali altrui, mi domando solo se siamo realmente padroni come crediamo di prendere impegni per il nostro futuro.
Io ammiro in un certo senso chi ha la lucidità e una consapevolezza di sé e di ciò che vuole tale da portarlo a pronunciare il fatidico sì: vi stimo, fratelli e sorelle, ma...
Com'è che tutta questa convinzione e consapevolezza viene magicamente meno nel volger di qualche anno, soppiantata dall'altrettanto lucida e incrollabile nuova consapevolezza che non aspetteremo che arrivi Morte a separarci?

Le scarpe si consumano con l'usura, alcune si autodistruggono come i messaggi dell'ispettore Gadget, senza nemmeno passare per l'usura.
Così forse funziona anche per i matrimoni? Alcuni resistono al vento e alla bufera fischiante, e pur rappezzati in più punti, bisogna che vadano. Altri si logorano con una sfiancante, usurante consuetudine di coppia, altri ancora "PUF"! Svaniscono in poco tempo come non fossero mai esistiti. Sono l'equivalente delle ballerine in similpelle della Suster, per capirci.

Non metto in dubbio le serie intenzioni di chi compie il grande passo, convinto davvero di poter prendere una decisione che duri per tutta la durata della sua esistenza. Magari uno lì per lì ci crede pure. Ma allora come hai fatto a maturare una fiducia così incrollabile in qualcosa che invece, dopo poco si è rivelato essere un clamoroso errore? Su quali basi hai costruito questa convinzione?

E' perchè, miei cari, le cose cambiano, le scarpe si rompono, le persone non sono sempre le stesse, le esperienze ci mutano profondamente, le abitudini si avvicendano, e tutto scorre, diceva Eraclito più di due millenni e mezzo fa. Niente di nuovo Suster. Diccene un'altra.
E va bene, vi dico questa. Io non mi sento di fare una promessa che vincoli non solo me, ma anche un'infinità di altre persone. E quelle persone sono le me future, che non posso sapere sin da ora cosa desidereranno, cosa penseranno, tanto meno cosa proveranno.
Prometto di amarti e rispettarti.
Ma come si può, permettetemi, promettere di "amare" qualcuno? Se a un certo punto non ti amo più, non ti amo più e basta, promessa o non promessa. Non scherziamo.
Anche l'amore si logora, evolve, o si volge altrove.
Anche tu, come me, sei soggetto alla legge del tutto scorre: chi mi dice che come sarai domani mi piacerai sempre?
L'amore va oltre, mi dite. Ma caspiterina: parlamm' e 'un ce capimm'?
Io ti posso assicurarti che ti amo in questo istante, in questo preciso convergere delle cose e delle condizioni intorno a me, a condizione che le condizioni rimangano tali. Quando mi accorgerò di non amarti più, come posso costringermi ad amarti?
Vi dirò di più: non solo io non sono sicura di come sarò, cosa vorrò, cosa sentirò etc etc, domani, ma non sono sicura nemmeno dell'oggi!
Non sono sicura né di quello che so (so di non sapere, quanto meno), né di ciò che penso, né tanto meno di ciò che sento. Sono sicura di non essere sicura, per dirne una mia. Un giorno è nella polvere, un altro è sull'altare.
Ti amo? Boh!
Sono disposta a stare con te, per adesso, vediamo come va. Dite che è, nell'ordine: immaturità? Sommo egoismo? Paura di mettersi in gioco? Rifiuto della responsabilità?
Ma chi lo dice che non possiamo continuare così per tutta la vita, magari, senza farci promesse che non è in nostro potere mantenere? Perché condannarsi a una vita di infelicità accanto a una persona che ci si accorge di non amare più, magari solo perché siamo cambiati. Troppo.
Che senso ha una promessa che forse un giorno ci costerà fatica e frustrazione costringerci a mantenere?
Prometto solennemente di non mangiare questa torta, anche se dovessi morire di fame qui stesso. Lo dico ora, che ho appena finito di pranzare e solo l'idea di un cucchiaino di panna montata e marzapane mi nausea (continuo con le metafore mangerecce, eh!). Domani o dopodomani, con i crampi della fame e la dispensa inspiegabilmente vuota, mi chiederò perché lasciare quella panna montata a irrancidire. Non ha senso.
Non tutte le promesse si mantengono. Quelle che si mantengono, a volte, è solo perché non si è verificata nessuna eventualità che abbia impedito l'adempimento della stessa.

No, scusatemi, ma tutta questa storia non fa per me. Io sto bene anche così.
Non sento il bisogno di ricevere da qualcuno la solenne promessa che mi amerà per tutta la vita, nella salute e nella malattia (ma come fai a saperlo?). Sono grata per la sua scelta di amarmi così, come sono ora, e continuo a oscillare tra: "Amore, guarda che bella stellina è nata dalla nostra unione" e "Ma vaffanculo, finiscila di fare lo stronzo, tanto mica ci stai te in piedi tutta la notte con questa rompipalle che non dorme, e ti lamenti pure! Padre di merda che sei!"
Ecco, non saprei se si può chiamare "ammore" quando tireresti volentieri il collo all'altra persona se solo fosse una gallina (e desideri fortemente che si trasformi magicamente in gallina per potergli tirare il collo senza conseguenze penali per te).

Ma giacché si parla di caducità di tutto, vi mostrerò la fine che hanno fatto i miei quindicennali occhiali da vista:

Made in Pupa, ovviamente.
Non l'avevo presa male, questa rottura all'inizio... non prima di rendermi conto di quanto indispensabile fosse per me questo accessorio, che proprio in quanto tale, non può certo nel mio caso definirsi accessorio.
Ecco: scrivo al computer indossando le lenti a contatto, vado a dormire con il mal di testa che si irradia dai bulbi oculari al resto del cranio. Provo a indossarli anche con una sola stanghetta e dopo mezz'ora di lettura devastante smetto col mal di mare.
Senza non ci vedo una ceppa, ed è il caso che questa constatazione mi faccia prendere atto anche di un'altra importante verità: ha avuto inizio inesorabilmente il mio declino fisico. Pur non trovandomi ancora nel mezzo del cammin di mia vita, dantescamente inteso, la genitorialità ha accelerato in maniera esponenziale questo processo, e mi ritrovo davanti allo specchio a strappare due fili argentati che vedo spuntare come erbacce dalla mia chioma leonina, con grande disappunto.
Beh, che c'è? Che è: non lo sapevi che prima o poi ci saresti arrivata anche te? Cos'è, credevi di essere immune?
Non mi ero resa nemmeno conto di essere diventata adulta, ma va bene, per carità. Anche alzarmi dal letto con la schiena a pezzi e scovare sulle mie caviglie violacee venuzze emergenti. C'est la vie!
La vecchiaia non fa che confermare la legge di cui sopra. Caducità.
Sebbene pare che tutti i conservanti da noi ingurgitati nel corso della vita conservino intatte le nostre salme nelle tombe, non preservano, ahinoi, la funzionalità della materia di cui siamo fatti. Che se no vagonate di merendine ogni giorno!

Tornando ai miei occhiali: era ora che ne comprassi un altro paio. Certo questo, economicamente parlando, non era proprio il momento adatto a una tale presa di coscienza, ma il fatto che io li avessi comprati assieme a mio padre, anni e anni fa, ne faceva un feticcio pesante da sbolognare, malgrado la ragnatela di graffi sulle lenti mi impedisse una visuale perfettamente nitida (all'ombra), me la impedisse completamente al sole.
Perché mai sentiamo l'esigenza di conservare ossessivamente gli oggetti che colleghiamo a un particolare episodio/persona/periodo? Forse che con la loro presenza quegli oggetti ci rendono quella persona più vicina, o più vivido il ricordo del tempo andato, rinnovano in noi l'emozione di quei momenti? Un oggetto non è sempre e solo un oggetto? Un ricordo non rimane comunque un bel ricordo, anche senza la materialità dell'oggetto che lo rappresenta?
Il passato ci sfugge e tentiamo di portarne con noi un pezzettino, il futuro ci spaventa e ci illudiamo di poterlo imbrigliare con promesse... e il presente? Il presente è un attimo e presto scompare.
Niente di originale, tutto già detto... cogli l'attimo...carpe diem...

Il presente è nella multiforme varietà di coloro che ci sono intorno. E' un magma confuso in cui orientarci non è facile... Alla luce di un passato, in vista di un futuro, con le scarpe giuste e gli occhiali buoni, per chi, come me, non ci vede troppo bene.

giovedì 5 maggio 2011

Una stagione: la primavera #5

I colori della primavera
CELESTE


Adoro il colore dei cieli in questa stagione.
Non potrei vivere senza vedere il cielo per tanto tempo.
I cieli in primavera sembrano dipinti da un artista barocco...
Amo il cielo, e il blu, in tutte le sue declinazioni e sfumature.
E' libertà, è luce, è orizzonti, è spazio, è infinito, è ciò che avvolge e delimita, ma non limita.
E' guardare verso l'alto e perdere per un po' i contatti con ciò che è terreno, e grave, e materiale.
E' spaziare con la mente oltre.
Da piccola sognavo di poter volare, per poter raggiungere tutte le more più grosse e mature, che notoriamente si trovano sempre in alto, in mezzo ai rovi più inaccessibili, inafferrabili da terra.
E' ancora presto per le more!

Questo post partecipa alla rubrica "Una stagione: la primavera" di Kosenrufu Mama.

(Vedi anche su questo blog: Una stagione: la primavera #1 

mercoledì 4 maggio 2011

Accomodamenti e propositi esauditi

Sicuramente vi starete chiedendo come è andata a finire la storia del lettino per la pupa. Ma io lo so, che da giorni non facevate altro che chiedervelo!
Siccome immagino che starete anche mordendovi le mani per non aver saputo il seguito del resoconto della nostra settimana con la zia Gunchina in visita, perché mi sono fermata a lunedì, provvedo subito. Prenderò i proverbiali due piccioni con questa fava qua, da non intendersi male.

Dunque, riepiloghiamo: martedì scorso sono venuti a farci visita sorella Gunchina e Flavio (Cfr. Nel favoloso mondo di Suster).

Mercoledì.
Siccome avevo un sacco di cose lasciate a metà, che se no non le facevo mai, ho pensato bene di metterli al lavoro. Cosa si credono questi, di venire qui e mettersi in panciolle (ebbene sì: ho usato il termine "panciolle"... da quanti secoli era che non lo sentivate? Da quando è morto il vostro bisnonno ultra centenario?) a prendere il sole sulla nostra fantastica terrazza? Manco per idea.
Ecco, venite, su, che ho qualcosa da farvi fare.
E così, in mezzo pomeriggio di gattonamenti in terrazza, ecco a voi:
Il lettino della pupa!!! 
(finalmente montato, paracolpato, e con pupa inside)

 Però, ce ne abbiamo messo di tempo!
E il paracolpi alla fine mi è costato quasi quanto il lettino, ma... c'è l'orso be-be! Vuoi mettere con un tristissimo paracolpi a quadrettini rosa e bianchi del Carrefour che costava la bellezza di 35 € in meno? (Non sto scherzando!) E però c'è da dire che c'era anche il piumoncino in coordinato, e che poi il beige si sa, che sta bene su tutto, di qualsiasi colore sia la famosa "cameretta", problema che stava molto a cuore alla commessa di Pre---al (niente pubblicità: mi stanno sulle palle! Ne parlavo qui).
Dunque, tornando a noi:
  • montare il lettino per pupa.
Farò prima a depennare tutte le voci che a redigere la mia lista.
Meglio così.

E insomma, la volete vedere questa famosa "cameretta"?
No?
Va be', io ve la mostro lo stesso.

Ecco a voi:
Il lettino in situ!!!
 Certo che però mi sorge spontanea una domanda: ma che caspita glie ne fregava alla commessa del negozio di che colore era la cameretta? Non è un pochino come farsi i sacrosanti cavolacci miei? Un po' sì, dato che la cameretta della pupa coincideva con il nostro intimissimo talamo nuziale.
Diciamo che io dovrei imparare a non rimanere sgomenta di fronte a certe domande, di pura formalità, e imparare anche a rispondere in maniera semplice e diretta: "La cameretta è bianca", poiché che penso che in questi casi si intenda il colore dei muri, che nel nostro specifico, bianchi sono, se si eccettua qualche macchia di muffa nero-verde qua e là, negli angoli, malgrado le abbondanti mani di candeggina e poi di vernice date meno di un anno fa.

Ed ecco Zorro che prende possesso del nuovo letto:

 Credo sia stato di suo gradimento. COSA? Il gatto dorme nel lettino della bimba? Direte voi...
Ma Poverozzorro! (Tanto per far arrabbiare coloro che parteggiano per Panzumen): per far spazio al lettino abbiamo dovuto far fuori il divano (Uff, che noiosi! Sì: avevamo un divano in camera. Qualcosa in contrario?), che è stato esiliato in terrazza, e Panzumen ne ha preso subito possesso. Questioni territoriali tra gatti. Lasciamo stare.
Comunque per la verità, non è questa la cameretta della pupa. Questo è solo un angolo della nostra, che dalla scorsa settimana subaffittiamo ufficialmente a lei, che prima era solo un'ospite passeggera, poichè sostava ancora nella carrozzina, come se presto se ne fosse dovuta andare da un'altra parte.
La vera cameretta della pupa attualmente si trova in condizioni piuttosto penose:

 Ecco qua, la stanza più gloriosa della nostra leggendaria casa:
Lo sgabuzzino!
Se queste mura potessero parlare probabilmente ci insulterebbero in tutte le lingue possibili, e credo che ne conoscano diverse, di lingue, considerato che questi 4 metri quadrati scarsi di camera hanno ospitato, da quando noi siamo entrati in questa casa, un discreto ventaglio di nazionalità, chi più chi meno, chi solo per una notte, chi ci è rimasto più di un anno...
E ora è diventata la camera della pupa. Almeno di nome.
Peccato che ancora debba essere "rifinito", e nel frattempo ospita la-roba-che-non-sappiamo-dove-altro-mettere, che periodicamente viene accuratamente selezionata e ridotta di quantità, gran parte essendo costituita da cianfrusaglie inutili, ma che puntualmente tende a tornare alle dimensioni e quantità originarie, perché si riproduce, non ho capito ancora bene se per meiosi o riproduzione sessuata (nel qual caso dovrei cercare di non mettere vicini borsoni e valige, scatole e scatoloni, ciarpame e robaccia).
Ma comunque, dal momento che i nostri ospiti si sono fermati per ben tre giorni, ecco come ho sfruttato la coincidenza della loro visita con le necessità del povero sgabuzzino.

Giovedì.
Ecco a voi:
Le mensole!


Solo chi mi conosce può capire quale conquista sia stata l'aver finalmente montato queste mensole, operazione che mi trascino da circa 10 mesi, ma che finalmente è andata in porto.
Se devo essere sincera, l'incidente intercorso alla mensola in camera nostra (che a proposito, ho colto l'occasione per farmi rimontare a dovere, sempre da quel sant'uomo di Flavio, perché se aspetto il Beduino sto fresca), mi aveva fatto desistere dal proposito di cimentarmi anche qui, dove abitualmente cambio la pupa, poiché sovrastano esattamente il fasciatoio...
Ogni tanto rinsavisco come madre.

Quindi posso depennare anche:
  • montare le mensole in camera di pupa.

E ora... Scccccccccccccccccccccccccc!
Il meritato riposo:

Chiedo perdono per la foto che è leggermente sfuocata, perché non potevo permettermi di utilizzare il flash, rischiando il risveglio della pupa furiosa. Il cuscino esplica una funzione contenitiva, poiché lo spazio del lettino è risultato per lei eccessivo, abituata com'era la minuscolo spazio vitale del suo loculo neonatale.
Buona notte. Fate piano!

PS.
Una volta una mia cara amica, riferendosi al blog, mi ha detto: "Si vede proprio che non hai niente da fare!"
Ecco: vorrei rispondere a quanti, tra i miei conoscenti e no, si staranno chiedendo: "Ma tu non hai niente di meglio da fare che perdere tempo scrivendo minchiate come questa?"
Bene, la resbosta, come direbbe il beduino, è: NO! Non ho niente di meglio da fare.
Se no lo farei.

martedì 3 maggio 2011

Tanti auguri a te

Tanti auguri a te che hai avuto il coraggio di rifarlo per altre quattro volte...


Tanti auguri a te che non hai mai festeggiato la festa della mamma perchè sei nata ai primi di maggio, ed era comunque la tua festa.


Tanti auguri a te che ora con due nipotine sei già arrivata al livello successivo.


Tanti auguri Mamma!
(Tanti auguri a te!)

domenica 1 maggio 2011

A proposito di primo maggio...

Il caldo e il sole, la data e la ricorrenza, mi portano a pensare e a ricordare.
A ricordare quando potevo considerare questa festa a tutti gli effetti una festa anche mia.
Quando aspettavamo che arrivasse per organizzare un'altra delle nostre celebri scampagnate; quando si faceva il conteggio di quanti saremmo stati, e poi immancabilmente eravamo sempre dieci volte tanto il numero pronosticato, eppure il cibo e il vino avanzavano lo stesso.
Quando ci ritrovavamo per l'ennesima giornata da passare liberi da pensieri, fermi nell'ora e adesso, eppure il tempo a nostra disposizione non era poi tanto.
Quando mi sentivo davvero legittimamente e meritatamente in vacanza, malgrado in realtà fossi sempre l'unica che doveva invece sempre scappare a metà giornata per tornare a lavoro.
Me ne fossi goduto uno intero, di quei primi maggio!
Eppure me li godevo, davvero.
E poi lasciavo tutti alle sei e mezzo per tornare ai miei piatti, alle mie tagliate, ai miei gnocchetti al tartufo di San Gimignano, ai miei "Sparkling or still water?", mentre loro continuavano a oltranza a suonare, e ballare, e gozzovigliare, e bivaccare fino a mezzanotte e oltre, eppure: quanti ce ne saranno stati in mezzo a quel marasma di lavoratori veri?
Ironia della sorte. Niente tregua per il lavoratore: il giorno a lui dedicato si presta ad offrir sollazzo a chi anche abitualmente ha poco da lavorare. E però io lasciavo a loro, ai miei amici sollazzoni e spensierati, l'incombenza noiosa del pulire tutto, smontare e radunare, malgrado la pesantezza dell'alcool e del mangiare, malgrado la stanchezza di una festa troppo lunga, malgrado le orticarie che tutti alla fine si ritrovavano.

E così oggi, da disoccupata, non mi sento molto in diritto di festeggiare. La CGIL mi ha fatto persino la tessera con su scritto: sindacato dei disoccupati, e alla COOP risulto socia sotto la dicitura "casalinga".
Per fortuna è domenica, una pigra domenica di sole, e noi ce ne andiamo al mare lo stesso, appena la pupa si sveglia. Hasuna si è tolto dai piedi perché, entusiasta come un bambino, prepara gli strumenti per la pesca. Come al solito butterà a mare 15 € di sarde per tornarsene con una mezza insolazione.
Il tempo cambia le cose e le abitudini, fa mutare le situazioni e allontanare le persone.
Ma a me piace ripensare a quelle feste dei lavoratori, passate a non pensare.

A mangiare come bestie alla faccia dell'immagine filiforme della donna moderna, pure se pesavo 5 chili in più di ora...

Ascoltare Hasuna che suonava la darbuka e non perdeva occasione per fare il buffone...


Sorbirsi le confidenze alcooliche del cuore infranto di turno...


Lanciarsi in forsennate danze tribali malgrado la mia cronica allergia al ballo e a qualsiasi forma di esercizio motorio che richiedesse armonia dei movimenti...


E poi soprattutto, tornare bambina e giocare...



Quello fu l'anno in cui imparai a muovermi con le bolas... certo: avevo ancora molto da migliorare.
- Ma come fai a fare questo passaggio? Io mi incarto sempre!
- Non saprei spiegartelo. Devi provare. Provare, provare, provare, provare, provare... E alla fine riesci.
Lo feci, ed era vero!

L'anno successivo ero decisamente più brava:


Avevo capelli e chili in meno, ma mi vestivo sempre allo stesso modo! (Che vergogna: indosso sempre gli stessi vestiti da anni! Ma secondo voi mi piacciono le righe?)
E mi piaceva fare sempre le stesse cose.
E... miracolo! Mi muovevo! Il tronco che era in me andava in pausa per la festa dei lavoratori, e io finalmente ero libera di abbracciare l'aria con il mio corpo, senza sentirmi un tricheco ubriaco.
Quelle appendici fluttuanti delle mie mani compivano la trasformazione.

Ancora non so ballare, ma almeno ho imparato a muovermi, e a star bene col mio corpo.

Quindi per me Primo maggio è come dire: io e le bolas.

Nell'attesa di deporre il marsupio e ricominciare a muovermi più leggera, auguro a tutti i lavoratori, oberati dal peso di se stessi e di una vita che non sembra più fatta a misura d'uomo, di riscoprire in questo giorno, la propria leggerezza.

Buon Primo maggio!

sabato 30 aprile 2011

Io non sono portata per i resoconti

Abbiamo avuto una settimana intensa e faticosa, ed ora, come accade nella Bibbia, passiamo un sonnolento sabato di riposo.
La mamma con l'affezionata tendinite e una nuova inaspettata graditissima visita: la cervicale. Così impara ad andare in giro in bicicletta con la magliettina a mezze maniche e niente giacca, come una giovincella che ormai già più non è, con quei capelli tagliati corti sul collo a salire come Creamy. E impara anche a lavarseli alle 11 di sera, i capelli, che poi le rimangono umidi tutta la notte malgrado il fon.
La figlia spossata dai ripetuti sonnellini saltati o abbreviati per cause di forza maggiore, trapani o giri in bici con mamma per commissioni che siano, o visite di zii, o riadattamenti logistici della modalità del sonno.
Zorro con la Miaoite acutizzata e Panzumen abbacchiato nella cesta di vimini in terrazza, nel senso che pare proprio un abbacchio, pronto per l'arrosto con patate.

E comunque soddisfatte di aver portato a termine molti dei nostri obiettivi.
Andiamo per ordine:

Lunedì.
La nostra festa della Liberazione è stata così: come da tradizione gita fuori porta in visita a vecchi amici, cibo, relax, e un po' di passeggiata, malgrado il tempo non promettesse nulla di buono.

Però è stata l'occasione per sperimentare la pittoresca fascia porta-bebé, che è stato anche il primo regalo ricevuto come mamma, un numero imprecisato di mesi fa.
Ricordo la sera che ricevetti il dono, con le lacrime strozzate in gola, mentre facevo le prove con l'ingombro della pancia e l'enorme elefante di peluche a sostituire il nascituro ancora senza identità. I primi tentativi di imbragarci dentro una recalcitrante pupa di due mesi, mi fecero desistere da ulteriori sperimentazioni.
Stavolta però non è andata malaccio:




Certo la tecnica va affinata: la pupa rimaneva sempre con il culo culetto sederino di fuori e iniziava, dopo qualche galoppata con tanto di schiocco di lingua e nitriti materni, a sprofondare sempre più nel buco formato tra i lembi della fascia (e vi risparmio la sequenza di foto in cui, in due, tentiamo disperatamente di annodarla).

Inerpicati sul Monte Serra...

...abbiamo sofferto un pochino il freddo, soprattutto un certo padre tamarramente in canottiera...


...e poi... E poi l'abbiamo visto, lassù, tra le montagne!

Ma sì! Era proprio lui!

 
Il Dalai Lama!


Qualcuno aveva lasciato un messaggio per noi, lassù... lo riuscite a leggere?


 Vedi un po' dove bisogna andare a finire per trovare le risposte giuste.


Dovendo scegliere tra il mettere a fuoco le rocce o il fantastico quartetto di improbabili montanari, ho optato per la prima, così nessuno potrà lagnarsi per violazione di privacy e utilizzo illecito della propria immagine.

Direi che ce ne ho messo di tempo per pubblicare le foto di Pasquetta (manco dovessi portarle a sviluppare!)
Di questo passo a Natale avrò finito il resoconto settimanale.
Non mi arrendo.
E voi ricordatevi il messaggio del Dalai Lama, lassù, tra le montagne di Calci:
Abbiate fede!

(La mia intenzione iniziale era di redigere il resoconto dell'intera settimana, ma già mi sono stancata, e poi nel frattempo si è svegliata la pupa, l'ho cambiata, abbiamo fatto il bagnetto coi tuffi, lotta greco-romana per rivestirla e ora, dopo innumerevoli riletture sempre della stesso libretto, l'ho infilata nel seggiolone in attesa della pappa: sono proprio una pessima blogger!)

PS.
Queste io e lei nella giornata di oggi.

Bella l'idea di rimettere il divano in terrazza!
Meno bella l'idea di rimettere il potus in terrazza...


mercoledì 27 aprile 2011

Chi la ferma più

Per la serie La vita degli oggetti
ecco a voi:
Storia di una scatola di cartone che riuscì a fare molta strada.

La pupa l'altra sera ha scovato in un angolo sotto al tavolo della cucina, la scatola del fantastico tritatutto...
...abbandonata e in disuso, e ha deciso che quella scatola poteva diventare molto di più di una semplice scatola...
... Per esempio...



 Un deambulatore!!!

Non vorreste tutti per i vostri bambini un oggetto così? Versatile, confortevole, pratico ed economico: il deambulatore è quello che ogni bambino desidera!
Mamme, affrettatevi: è disponibile solo in edizione limitata.

 Non ha bisogno di ampi spazi di manovra...

 ... ed è facilissimo da parcheggiare.

Il deambulatore è il migliore e il più sicuro mezzo di trasporto per i vostri figli!




(Raccomandato da Quattroruote)

Scusate l'intrusione pubblicitaria, ma ogni tanto fa comodo anche avere qualche sponsor che ti finanzia! Spero che capirete.

La pupa è scomparsa dietro il muro del corridoio e non se ne hanno da allora più notizie.
Se qualcuno di voi la vedesse girare con una scatola, è pregato di contattarmi.
(Vista così però casa nostra sembra grandissima!)

La pupa sta spostando ogni giorno più in là i propri orizzonti motori...

E siamo appena all'inizio, temo!