venerdì 4 novembre 2011

Andamento lento.

Assaporo i ritmi pausati della mia vita provinciale dopo una settimana da infarto passata ad esaurirmi per le strade della Capitale, nonché mia città natale, ma insomma, ci sarà pure un motivo per cui undici anni fa me ne sono scappat ho sentito il desiderio di ampliare i miei orizzonti e tentare la sorte altrove.

Oh, poveri, poveri, davvero infelici cittadini della caotica, rumorosa, alluvionata metropoli, martoriata da black block e centri commerciali dalle mostruosi proporzioni, imbottigliati nel traffico, aggrappati ai vostri volanti rabbiosi ad inveire contro l'umanità tutta, condannati ad impiegare un tempo base di tre quarti d'ora solo per spostarvi da un quartiere a quello limitrofo, a girare come trenini Lima alla ricerca infruttuosa di un buco dove lasciare l'auto, e infine rassegnati all'evidenza di doverla mollare proprio lì, in terza fila a ridosso dell'incrocio, per un terzo col muso sulle strisce pedonali e per un quarto di culo sul passo carrabile.


Sì, dico a voi: non me ne vogliate. Io non son fatta per tutto ciò: impazzisco, entro in fibrillazione assai prima di trovarmici, solo all'idea dell'eventualità di trovarmici, sento montarmi l'ansia in gola dallo stomaco al pensiero di sbagliare uscita sulla tangenziale e ritrovarmi in chissà quale dedalo di straduzze residenziali periferiche, a tornare sempre sui miei passi, e per la paura di perdermi, mi perderò, per l'ansia di sbagliare manovra, la sbaglierò, per il timore di fare tardi, impiegherò un'ora in più a ripetere più e più volte sempre lo stesso percorso, mentre da destra e da manca mi strombazzano i cortesi automobilisti che, qualsiasi boiata facciano, perché qui vige l'anarchia stradale più totale, sbraiteranno le loro ragioni e i tuoi torti dalla fessura del finestrino appositamente abbassato per poterti schiacciare sotto il peso della loro arroganza.
E vedrai che le probabilità di generare un impatto sia pur lieve ma rognoso tra la tua vettura e quella di un pischello incazzoso che sosterrà di essere assicuratore e figlio di carrozziere sono assai più alte di quanto l'umana ragionevolezza possa consentire.

Ma io sono qui, ora, cullata dall'accento altalenante di altre genti, dallo sciabordio di un altro fiume, dallo scorrere di altri ritmi.

Ci coccoliamo al risveglio, porto lei nel lettone per gustarmi ancora qualche manciata di minuti di dormiveglia, mentre lei gioca alla "nanna", afferra il naso del babbo ronfante che tanto continuerà a ronfare fino almeno a quando noi usciremo di casa (non siamo di quelle femmine che vogliono a tutti i costi cambiare gli uomini, noi. Gli vogliamo bene lo stesso!)

Percorriamo le strade della città sulle note delle nostre sigle sceme, tra il fruscio delle foglie secche sotto le ruote della bici. Il sole di novembre ci bacia. Avere il cielo sopra la testa, l'aria sulla faccia, la strada sotto i piedi. Godere dei colori dell'autunno.

Lascio lei al nido, che piange sempre , ma poco. Mi aggiro leggera per il Corso, a piedi. I passanti sono ancora pochi, a quest'ora del mattino. Un anziano suonatore di violino siede su un piccolo sgabello in mezzo alla via. Peccato non ci sia lei a sentirlo suonare.

E' strano girovagare senza la pupa. Constatare che quindici minuti son stati sufficienti ad espletare le mie commissioni. La fila in comune per la consegna del censimento. Buon giorno e arrivederci. Evitare i venditori scassapalle della Mondadori (posso farti una domanda? Ultimo libro letto?) e quelli di Africa Insieme coi loro libri assurdi su ricette improponibili e leggende inquietanti del Senegal, di cui già ho piena casa.

Medito sull'eventualità di utilizzare parte del mio tempo girando negozi e vetrine.
La mattinata è infinita avanti a me. Posso fare un sacco di cose, con calma, con tutta la calma che posso.
Constatare che pure il negozietto ove un tempo accattavo vestitini di mezza stagione a 4 euro, ora esige un cospicuo sacrificio delle mie finanze a suon di ventisette, e pensare che in fondo non mi serve niente di urgente.
Ritrovarmi fuori posto nel bijoux shop che in passato mi vedeva rifornirmi di orecchini pendenti di ogni foggia.
Accorgermi che il luogo in cui in tempi remoti mi maceravo nell'impossibilità economica di attingere contributi per il mio guardaroba sembra esporre articoli più adatti a una squinzia diciassettenne che a una giovine madre sulla trentina.
Chiedermi se sono io che ho cambiato gusti nel frattempo, o il comune senso estetico corrente.
Vagliare l'ipotesi di immolare i miei 7, 90 euro contanti nell'acquisto di un mascara in offerta.
Decidere che non ne vale la pena.
Apprezzare la mia immagine riflessa in vetrina inaspettatamente di mio gusto.
Sorprendermi a fare pensieri da donna e ricacciarli nel fondo dell'insondabile e dell'indicibile.
Constatare che girare scosciata in vestitino di lana fantasia e pantacollant turchesi oggi detti più comunemente leggins fa scomparire a un tratto dal lessico delle commesse il "lei" e la "signora", e ritornare alla ribalta il "ciao, posso aiutarti?"
Smetterla di gingillarmi e capire che tanto non fa per me lo shopping.

Passare a trovare un'amica se mai, chiacchierare di fronte a un caffè e un biscotto, rifiutando caffè e biscotto, ma poi accettando il biscotto.
Cercare per pupa la mantellina impermeabile e gli stivali da pioggia.
Ammettere a me stessa che il tunnel del baby shopping lungi dall'essere indice di incondizionata dedizione materna è solo l'ultimo approdo del narcisistico autocompiacimento consumista, ma chiudere un occhio e, sì, prenderle anche quel fantastico ombrellino con le fragole...

Rendermi conto che non ho con me il telefono, porca zozza! Che mi sia caduto per strada?
Tornare verso casa perdendomi nel contrasto cromatico piombo e oro, muovendo l'occhio tra cielo e terra, quando dovrei tenerli fissi al suolo, a scrutare tra il fogliame se per caso ci fosse il mio cellulare.
Pensare con una certa emozione a un appuntamento inatteso.

E in tutto questo ho ancora un sacco di tempo davanti, gioia delle gioie!
Mi perdo nell'andamento lento dei miei movimenti e nell'indugiare dei miei pensieri, sopraffatta da tutto questo improvviso giallo a cumuli, ne raccolgo un po', per regalarne anche a chi mi segue.

Ah! Ho giocato un Superenalotto. Credo che vincerò: la mia vita potrebbe cambiare tra poco, credo.
Pensavo che duecentomila mi sarebbero bastati, ma fatte alcune considerazioni, il casale rustico che acquisterò per il mio B&B avrà bisogno di ristrutturazioni serie quasi sicuramente. Se proprio devo vincere, meglio stare tranquilli: facciamo cinquecentomila. Non di più che poi mi monto la testa.
E se invece non vinco va bene uguale. In fondo non mi dispiace la mia vita anche così. E sai che palle combattere con calcinacci e traslochi?










12 commenti:

  1. Suster in stato di grazia. mi piace!

    RispondiElimina
  2. ..e io che per natale avevo visto un bellissimo ombrellino a ranocchia con tanto di occhi sporgenti per pupa e ho rinunciato a quelle carinissime caloscie rosa a pois violetti causa mancanza di dinero nel borsellino! Meglio così almeno avrò la soddisfazione di non regalare nulla colei che anzichè salutarmi prima della partenza mi ha scacciata agitando la mano per allontanarmi al suon di "nooo, nooo"

    RispondiElimina
  3. Cara SuSter, non so davvero dove cominciare per farmi perdonare!!! Ho riconctrollato i commenti al give away e c'eri anche tu.. Evidentemente nel copiare l'elenco mi sei sfuggita... @__@ Mi dispiace da morire!!! Al prossimo give away ti conteggio due volte! Promesso

    RispondiElimina
  4. Ma allora sei tornata? Bellissima Roma, città da andare a visitare, da andare per qualche giorno di vacanza....ma vivere no....io adoro la tranquillità della nostra Toscana...che belle le foto, anche una nostra amica comune le ha messe simili!!!buon fine settimana!

    RispondiElimina
  5. grazie SuSter! che bel post! anche io giovedì mattina da sola, in incognito nella mia cittadina. Strane sensazioni..

    RispondiElimina
  6. Stato di grazia, sì. Ogni tanto bisogna ricordarsi di apprezzare momenti come questi.

    Amichetta, le galosce non glie le ho comprate, e infondo credo che sarebbero state abbastanza inutili, come del resto l'ombrello (non è che ce ne andiamo a scorrazzare sotto il diluvio), mentre la mantella ci serviva proprio, nel caso in cui ci sorprendesse il nubifragio in bici verso il nido: non potevo procrastinare più. tu però tieni il dinero nel borsellino, che io ci ho speso solo 3 euro, ragion per cui mi sono permessa il lusso dell'acquisto.

    @emily: no problem, davvero. Son cose che capitano. Stai tranquilla. Vincere non è così importante, e in fondo credo di non aver vinto neppure col superenalotto. Credevo di aver fatto 3, ma poi mi sono accorta che era un misero e infruttuoso 2+1.

    @Malù: tornata sì. A vivere lì ho perso l'abitudine. Le distanze sono enormi. Mi si è fermata la macchina a chilometri da casa, e ci ho guadagnato in palpitazioni e capelli bianchi. Credo che le foto della nostra amica comune mi abbiano ispirato non poco, ora che ci penso, ma le sue sono 10mila volte più poetiche e suggestive!

    melablù: strano vero? un salto nella pre-maternità dove però ti accorgi di non essere più quella che eri... destabilizzante!

    RispondiElimina
  7. Mi rotolo nel tuo stato di grazia :-)
    Oggi ho passeggiato sola soletta anch'io.

    RispondiElimina
  8. Bello questo post, bello leggerti così serena e "leggera" :-)
    A volte dimentichiamo che un mood nasce da piccole cose, anche ripescare da un armadio cose di tanti anni prima e provare a rientrare nei panni di vite precedenti, con molta ironia ovviamente. Anche io e proprio in un viaggio, ho sperimentato che l'abito fa il monaco, almeno per le commesse ;-) (viva le mini e viva i colori!) Ho fatto scelte diverse e questi sprazzi di libertà mi mancano, ma, anzi MA ...rimedierò!
    ciao!

    RispondiElimina
  9. Oggi sono andata a fare la spesa al supermercato da sola: altro che stato di grazia, pura libidine!
    Buonanotte Suster!

    RispondiElimina
  10. Vedo che le passeggiatrici solitarie sono in rapido aumento (passeggiatrici? Ma una volta non era sinonimo di bagasc...) e me ne felicito! :-)
    Sono contenta che siate riuscite a prendere una pausa. Ogni tanto ce vo'.

    Cì: dai unisciti a noi: è beeeeeelloooo! ;-)

    RispondiElimina
  11. PS. Io sto già un pezzo avanti. Sono nella fase "aperitivo in solitaria quando la pupa dorme". che tristezza!

    RispondiElimina
  12. e come ti capisco!!! io ci sto ancora in mezzo, a quel condensato di nervosismo e frustrazioni che è Roma...
    e tu mi fai venire tanta tanta voglia di venir via (non che non ci pensi ogni minuto di ognuna delle 3 ore quotidiane passate a smadonnare in tangenziale!!!)
    Mi piace il tuo spazio: mi ci fermo!!!

    Azzurra

    economistapercaso.blogspot.com

    RispondiElimina

Che tu sia un lettore assiduo o un passante occasionale del web, ricevere un commento mi fa sempre piacere, purché inerente e garbato.
Grazie a chi avrà la pazienza e la gentilezza di lasciarmi un segno del suo passaggio.