venerdì 18 dicembre 2015

Libri: cercare se stessi

Qualche buona idea per i regali di natale di quest'anno?
E va bene, per questa volta vi accontento.
Era da tempo che avrei voluto parlare di questi due libri, che, giunti per vie traverse e forse non da subito apprezzati come si conviene, circolano già da un po' in casa nostra.
Ve ne parlo nello stesso post perché questi due libri illustrati hanno in comune la tematica di fondo: la ricerca di sé  e l'acquisizione della propria autoconsapevolezza, nell'unicità e nella specificità di ognuno.
Lo fanno apparentemente offrendo due punti di vista un po' diversi, forse divergenti: "io chi sono VERAMENTE?" O "io chi voglio essere? Chi voglio DIVENTARE?"
Il fatto è che, a ben guardare, la risposta univoca di cui si fanno portavoce le due storie, di personaggi in cerca di un'identità definita, è tutta nella rivendicazione della libertà di ognuno di essere ciò che è, nella maniera in cui meglio gli si adatta e passando attraverso le esperienze che gli permettono di conoscersi, accettarsi, piacersi.

Partiamo dal primo:



Titolo: Il pinguino verde, 2012

Autrice: Valentina Muzzi

Editore: Sinnos

Età: dai 2 anni





Non è stato amore a prima vista, con questo librettino, come dicevo.
Acquistato on line dopo aver letto qualche recensione positiva, ne apprezzai diversi aspetti.
Innanzitutto il prezzo, accessibilissimo (quindi, prendete nota: perfetto per fare un pensiero al figlio della vostra vicina, che è sempre tanto gentile e sicuramente vi riserverà anche quest'anno una confezione decorata a mano della sua ultima conserva di marmellata di fichi).
In tempo di regali e di spese abbondanti, ve la cavate con poco ed è senz'altro un regalo grazioso, e "pensato".
Al di là di ciò (e qui inizia il mio apprezzamento estetico, assolutamente soggettivo e personale) ammetto di avere un debole per il formato quadrato: pensavo addirittura di creare una tag apposita all'interno della mia rubrica di libri: "quadrati", ma vista la sporadicità con cui posto di libri, la vedo operazione abbastanza superflua. Il formato quadrato mi trasmette un'idea di democratico, sintetico e versatile, e inoltre lo trovo estremamente comodo da sfogliare.
All'epoca in cui acquistai questo libro (circa due anni fa) ero anche piuttosto favorevole ai piccoli formati, perché più semplici da maneggiare per le piccole mani della mia Mimi treenne, meno suscettibili a rotture, cadute, e ferimento di alluci di piedi scalzi in seguito a cadute rispetto ai grandi albi illustrati, che pagano la piacevolezza delle loro ampie illustrazioni con una certa rapidità di invecchiamento e facilità allo stropicciamento una volta messi nelle mani di piccoli lettori, e poiché sono dell'opinione che un libro debba poter essere messo in mano ai lettori cui si rivolge, apprezzo la manegevolezza e la resistenza come qualità dei libri per la prima infanzia.

Detto questo, la scelta del formato quadrato in questo caso è particolarmente azzeccata e abilmente sfruttata per lo sviluppo di illustrazioni a piena pagina, articolate nella continuità orizzontale della doppia facciata, dove si lascia libero campo all'estensione dello spazio, alla descrittività materica del piumone in patchwork sotto il quale si ranicchia il pinguino protagonista in apertura della storia, o alla varietà di abiti esposti nel negozio di abbigliamento dove si ferma a cercare il proprio look, così come allo spazio pieno dei libri ammonticchiati di piatto o di dorso nella sua casa tra i ghiacci, o al suggestivo paesaggio lagunare rischiarato dalla smorzata luce lunare dove sguazzano beate le rane.
Altre volte lo spazio rimane vuoto, a sottolineare uno stato emotivo di solitudine e isolamento, il momento di una epifania interiore e di superamento della crisi: la presa di coscienza del pinguino del proprio errore, l'abbaglio di poter essere altro da sé, consapevolezza che va acquisita scendendo in profonda comunione con se stessi, lontano dagli schiamazzi del mondo, prendendo le distanze dal confronto con quegli "altri" a cui vorremmo assomigliare, riconciliandoci con la parte di noi che abbiamo rinnegato.
A volte lo spazio vuoto sottolinea un'assenza, un abbandono, un ritorno, come quello lasciato dal pinguino alla guida del suo carretto, all'interno del quale stava riposto il suo sogno di affermazione nella diversità.
Insomma, la brava autrice e illustratrice Valentina Muzzi crea intorno al protagonista un universo spaziale che sottolinea visivamente i vari passaggi della storia, uno spazio circolare che poi torna su se stesso, perché è ai ghiacci che, con una diversa coscienza di sé, il nostro pinguino farà ritorno, una volta che avrà capito che "quello era il suo posto".

Devo dire che però la storia non mi ha conquistato sin da subito, e ora vi spiego il perché.
La vicenda prende le mosse da un pretesto alquanto bizzarro; il nostro pinguino, tanto sognatore quanto ambizioso, è un patito della lettura:
leggeva e leggeva e così capitò che una notte d'inverno si illuminò.
L'illuminazione gli venne dall'incontro con la fiabe del principe ranocchio (così almeno sembrerebbe, dato che si parla di una terra lontana di cui era principe una rana): fu quella la scintilla che, moderno Don Chisciotte, lo spinse ad abbandonare al sua ordinaria vita di pinguino tra i ghiacci e mettersi in viaggio per seguire il suo sogno.
L'equazione logica, piuttosto ingenua, svolta dal nostro pinguino insoddisfatto (ranocchio=principe), lo convince quindi che la via più facile per diventare qualcuno sia quella di diventare lui stesso una rana.
Si lascia tutto alle spalle, persino il suo vecchio abito nero, per scegliersi un vestito nuovo, più adatto ai suoi obiettivi, sgargiante e pieno di squame verdi: un fantastico costume da rana.
Abbandonare la propria pelle e voltare le spalle a quanto si è stati fino ad ora, per andare alla ricerca di un sé più somigliante alla nostra idea di noi stessi, è qualcosa che tutti più o meno viviamo in dati momenti della nostra vita, in particolar modo durante la crescita, quando cerchiamo disperatamente di capire chi mai noi siamo, quale abito ci calzi meglio di quello che altri hanno predisposto per noi sin dalla nascita.
Ma il pinguino della storia si troverà ben presto di fronte ad un'amara delusione: il suo incontro con le rane non è esattamente come se l'era immaginato, e lui finisce per rendersi ridicolo ai loro occhi.
Deciderà quindi di abbandonare i suoi infondati sogni di gloria e di ritornare lì da dove era partito, ma con indosso l'abito nuovo che si era comprato, per quanto
Un pinguino verde non si fosse mai visto, ma chi se ne importa?
E credo che in queste ultime battute si racchiuda tutto il succo della storia.

Dicevo che inizialmente qualcosa non mi tornava in questa vicenda: ma come? Qual era il messaggio? Che bisogna accettare di rimanere al proprio posto, ed evitare sin da subito di mettersi alla prova in contesti che non fanno per noi?
E come poteva trasporsi nell'esperienza di un bambino questo messaggio? Se sei grassoccio e maldestro non puoi aspirare certo di diventare campione olimpionico di atletica leggera?
Se sei stonato, lascia perdere sin da subito il canto: non è roba per te?
E storicamente quali conseguenze avrebbe avuto un simile atteggiamento  se messo in pratica, per esempio nella lotta per l'emancipazione femminile? Sull'abolizione della schiavitù? Sull'immobilismo sociale? Sulle discriminazioni razziali?
Ero perplessa, dunque, ma forse travisavo un po' quel messaggio, e lo caricavo di significati che esulavano la comprensione dei destinatari della lettura.

Riprendendo il libro in mano di recente (piace a entrambe le mie bimbe, e sta vivendo un secondo momento di gloria) ne ho una visione differente.
Effettivamente, il fatto è che il pinguino non abbandona il suo abito nuovo. Lui torna tra i suoi simili diverso, reso più ricco, forse, per quanto strambo possa sembrare, dalle esperienze vissute, e viene accettato malgrado tutto da chi si suppone lo ami, e lo accetti per quello che è, pur nelle sue stramberie, mentre così non è stato quando si era trattato di farsi accettare nella società delle rane, tra le quali sperava di raggiungere una posizione di alto prestigio (quante volte ci è capitato, di frequentare compagnie sbagliate, per poi accorgerci che non eravamo noi ad essere sbagliati, ma era forse quell'ambiente ad essere inadatto per noi?)
Forse allora il messaggio è: non dimenticare le tue radici, non rinnegare mai chi sei, la tua natura, in virtù di un abbaglio di ricchezza, di successo, di prestigio sociale o di gloria che poi, nei fatti, finisce per isolarti e svuotarti.
Valorizzare le proprie qualità non significa aspirare ad essere come qualcun altro. Accettarsi non significa rassegnarsi o abbassare le mire.
Tenere ben fissi i propri obiettivi è anche capire come puoi realizzarli tenendo conto di quel che sei, senza snaturarti.

La storia non ci racconta quale sarà il destino del nostro pinguino-ranocchio, se troverà il suo posto nella sua famiglia di origine e se smetterà di sognare felicità altrove rifugiandosi nelle sue letture.
E' chiaro però che deve aver capito che essere accettati dagli altri fingendosi qualcosa che non si è, anche qualora funzionasse non è un vero successo, e nella migliore delle ipotesi finirai per renderti ridicolo.
Il libro di fiabe è rimasto nel carretto; ora non gli serve più, perché ha capito realmente quale sia il suo posto: quello in cui sa di essere accettato e compreso.

Le immagini realizzate a collage e tecnica mista, mosse e stilizzate allo stesso tempo, raccontano un mondo semplificato ma quanto mai vario, essenziale ma non scarno, in cui i pochi elementi che lo compongono connotano efficacemente il passaggio da un ambiente ad un altro (i terreni accidentati della campagna, i giunchi palustri, e i pesciolini saltellanti del Polo Sud), rendendo plausibile e tangibile la distanza e la durata del viaggio pure se consumato appena  in un voltar di pagina.
Ho apprezzato i fondi grezzi, i colori ridotti a una gamma cromatica limitata, la scelta di toni smorzati e in generale la non rifinitezza degli ambienti esterni, sempre realizzati in profondità per sovrapposizione di piani orizzontali.
Per finire il testo in versi, dodecasillabi in rima baciata, ne fa una lettura veloce e cadenzata, sintetizzando i momenti narrativi in rapidi passaggi (due o massimo quattro versi per pagina), permettendo alla storia di consumarsi nel breve tempo di un aneddoto.
Ne rimane l'impressione di una favola breve, con tanto di morale finale, come nella più classica delle tradizioni, da Esopo a La Fontaine, pur senza un reale intento moralistico, e senza la spietatezza della favola classica: qui si lascia spazio alla redenzione dei propri errori, come in un racconto di formazione. E come nelle favole classiche, forse, la si può assaporare con un certo distacco emotivo, poiché non lascia spazio a una reale immedesimazione nel personaggio, che risulterebbe un po' forzata.

Per i bimbi a partire dai due anni di età, che iniziano il loro lungo cammino di scoperta del mondo esterno alla famiglia, delle relazioni e della socialità, e che iniziano a confrontarsi con un'alterità che li affascina, questo libro è fruibilissimo, leggero, piacevole, e rassicurante al tempo stesso, nell'immagine finale del ritorno e dell'accoglienza che sempre ci è garantita nel posto che è "il nostro".







E ora (scusate se mi sono dilungata, sarò più concisa, o almeno ci proverò), passiamo al secondo:



Titolo: Il coccodrillo che non amava l'acqua

Autrice: Gemma Merino

Editore: Valentina edizioni, 2014

ETà: dai 2 anni








Non ricordo bene come questo libro sia entrato in casa nostra, ma si tratta probabilmente di un mio acquisto a seguito di giro in libreria in cerca di regali di compleanno per la festa di qualche amichetto o amichetta di Mimi.
E devo dire che mi ha subito conquistata.
Difficile non lasciarsi coinvolgere dalle vicende di questo piccolo coccodrillo senza sentirsi toccati in prima persona da situazioni che quasi sicuramente ciascuno di noi si è trovato a sperimentare nel corso della propria vita.

Questo piccolo coccodrillo si sente inadeguato.
In quanto coccodrillo, e come tutti i suoi fratelli, tutti provetti nuotatori e tuffatori, anche lui dovrebbe sentirsi a proprio agio nell'elemento acquatico, ma il fatto è che non ama affatto l'acqua e non se la cava per niente col nuoto.

A differenza del pinguino dell'altra storia, il coccodrillo che non amava l'acqua non aspira a distinguersi nella massa dei suoi simili, no; al contrario, lui vorrebbe solamente sentirsi più simile agli altri, sentirsi più normale e poter vivere con gli altri esperienze condivise, condividere passioni e obiettivi, ma no: i suoi fratelli erano impegnati tutto il tempo con il corso di nuoto e a lui l'unica cosa che riusciva veramente era arrampicarsi sugli alberi, cosa che a nessuno dei suoi fratelli pareva interessare gran che.
Difficile in questi casi non arrivare a credere realmente di essere in qualche modo sbagliati.
Il povero coccodrillo ci perde le notti e i sonni, e arriva a decidere di investire tutti i suoi risparmi nell'acquisto di un inutile salvagente, che servirà solo a farlo sentire più incapace di quanto non fosse.

Ma fatto sta, la determinazione è tanta, e il coccodrillo si impone di vincere quella che tutti e lui stesso considerano ragionevolmente un blocco mentale, un ritardo forse nel regolare sviluppo psicomotorio di ogni coccodrillo che si rispetti, un deficit o un'anomalia inspiegabile, probabilmente dovuta a una qualche forma di mutazione genetica, o peggio, di malattia.
L'unica è tentare con la terapia d'urto, prendere coraggio a due zampe e... saltare da quel trampolino: e uno... e due,,, eeee...
Ma è a questo punto che avviene la svolta all'interno della vicenda.
Sembra il culmine della sconfitta, il sommo del ridicolo, il fondo più abietto della mortificazione individuale, ed è invece questo il momento in cui il coccodrillo scopre di non essere affatto un "normale" coccodrillo, ma di essere... molto di più!

La necessità di farci accettare dal gruppo, finendo quasi per "scomparire" a livello individuale è qualcosa che prima o poi incontreranno tutti. Ci vuole una gran consapevolezza di sé e dei propri punti di forza per imporsi al di sopra delle convenzioni e imporre la nostra diversità, intesa come peculiarità e non più come stranezza e motivo di emarginazione o scherno, e tale consapevolezza va acquisita a poco a poco, strada facendo, ed è spesso un percorso accidentato, non esente da cadute, frustrazioni, e dal dolore. Ma è necessario.

Se il coccodrillo non avesse lottato per farsi accettare, per "essere" gruppo, e stare "nel" gruppo, forse la sua soddisfazione alla fine nel poter finalmente dispiegare di fronte a tutti le proprie capacità al di fuori della norma non sarebbe stata altrettanto apprezzata, altrettanto guadagnata.
Forse l'isolamento cui l'avrebbe condotto una resa più rapida gli avrebbe impedito di vivere il suo successo finale come una vittoria collettiva, del gruppo, e si sarebbe ridotto ad una velenosa rivalsa sui "cattivi" che non l'avevano compreso sin da subito.
Ma lui, novello brutto anatroccolo, non abbandona la sua famiglia una volta dispiegate le ali da cigno, e in questo noto una seconda grande affinità con la storia del pinguino verde, che ritorna sì in seno alla società dei suoi simili, ma senza dismettere l'abito nuovo, frutto e testimone del suo percorso di crescita.

Le illustrazioni qui sono ammiccanti e bozzettistiche (la sensazione del segno tracciato rapidamente a china è data anche dalla linea irregolare, sbafata e sfumata in molti tratti) piene di ironia e di elementi esilaranti (fantastico il nuoto sincronizzato dei piccoli coccodrilli!), inoltre grande attenzione è riservata alle connotazioni espressive, che raccontano da sé la storia, a cui le didascalie scritte fanno da cornice quasi superflua: si guardino le differenti espressioni dei fratelli coccodrilli in coda sul trampolino, di sufficienza, impazienza, quando il nostro eroe non si decide a saltare giù, o le risatine di scherno che lo attendono all'uscita dalla piscina dopo il suo inglorioso tuffo.
Le immagini si susseguono in maniera molto narrativa, in una forma a volte ripetitiva, vignettistica, a sottolineare il susseguirsi di una serie di momenti, oppure a tutto campo, per dare l'idea di una situazione di lunga durata, di stallo, o a sottolineare un momento topico della narrazione (lo starnuto che segue il bagno in piscina sarà rivelatore a tutti che in quel coccodrillo c'è davvero qualcosa di insolito, e tutti ammutoliscono di colpo).

Un particolare che normalmente sfugge all'attenzione di un lettore adulto è il carattere maiuscolo scelto per entrambi i libri, scelta in questo caso che mi sembra legata all'analogia dell'illustrazione con quella del fumetto, che utilizza, appunto, il maiuscolo.
Questo aspetto, come faceva notare giustamente una blogger che seguo con grande passione, rende i due libri particolarmente adatti per un primo esercizio di lettura autonoma da parte di giovanissimi lettori desiderosi di mettersi alla prova.
Senza impegno, eh.

Libro, che, tra l'altro, ha vinto svariati premi, adatto ad un vasta gamma di età, da sfogliare in autonomia anche come libro muto da parte di bambine e bambini che facilmente si faranno coinvolgere dalle disavventure del piccolo coccodrillo, assai più immediate ed emotivamente vicine rispetto a quelle del Pinguino Verde, soprattutto per via dell'andamento narrativo più animato e mosso, ma anche per l'ambientazione più quotidiana.





Il post partecipa a : I Venerdì del libro.

Se vi sono piaciute queste presentazioni, a seguito potete trovare:


10 commenti:

  1. Molto interessante. Mi piace molto la prima recensione e il trovare una seconda chiave di lettura cercando di capire come mai un libro piaccia tanto ai piccoli, è capitato spesso anche a me.
    Ho letto in verticale perché devo scappare a scuola, ma stasera ti rileggo con calma.
    ps: io pure ho valutato la tag "quadrati", ma non ne trovato una corretta sintesi, comunque sia anche io li amo, non per niente il 10 x 10 era il formato preferito da Munari, sposato poi da Emme edizioni e tutti gli autori che amo di più.

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    1. Grazie Cì! Apprezzo molto il tuo parere.
      A volte penso che potrei scrivere infinite recensioni differenti dello stesso libro a seconda del momento in cui la scrivo (e per gli albi illustrati vale anche di più, visto che sono soggetti a continue "ri-letture" e ri-considerazioni).
      In effetti sono una che ha bisogno spesso di metabolizzare. E'stato così anche con Munari, ora che ci penso, a proposito.

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  2. Grazie davvero degli accurati suggerimenti, me li segno entrambi da leggere e far leggere visto che ancora mi mancano. Anche per noi nel tempo alcuni libri vengono ripresi e riletti in modo differente e vanno a coprire le mutate esigenze dei piccoli lettori. A presto!

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    1. Grazie a te per il "curati". Spero siano suggerimenti che aiuteranno qualcuno a trovare magari il regalo "azzeccato".

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  3. Cara Susanna, mi fai rivalutare libri che - devo dire - non mi avevano attirato! Vedi: leggere i pareri di chi stimi, apre proprio gli orizzonti.
    E questa idea del quadrato? Davvero ti ispira, devo farci un top ten :D
    Grazie!! (e non essere concisa, tu sei brava, sai scrivere, perché evi essere concisa?!?)

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    1. I tuoi gusti in fatto di illustrati sono molto più educati e raffinati dei miei.
      Di fondo tendo a dare seconde chances ai libri perché penso che un autore debba avere avuto una forte motivazione per arrivare a realizzarne uno, e anche quando quella volontà non mi appare subito manifesta cerco di comprendere quale essa sia.
      Detto questo mi lusinga il fatto che tu tenga in considerazione il mio parere in proposito.
      Sì per il formato quadrato ho un certo debole, che non saprei spiegare meglio, e per quanto riguarda la sintesi, è una qualità che mi piacerebbe apprendere e padroneggiare un po' di più. Nel web poi è fondamentale. Ma ognuno è quel che è, giusto?
      Grazie del tuo passaggio, e a presto!

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  4. Io sul tema avevo trovato carinissimo "Pezzettino", di Lionni.

    Grazie per i suggerimenti!

    Susibita

    p.s. alla fine IBS arrivato in tempo...fiuuuu.

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    1. Evviva evviva! Quest'anno avremo libri sotto l'abero! ;-)
      E' vero: tutti i libri di Lionni offrono fantastici spunti di riflessione sull'identità e sulla dignità di ciascuno nel suo essere sé. Dovrei rispolverarlo...

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  5. Che bel post!!! Oggi ti sei proprio superata! Grazie per aver condiviso con noi le tue considerazioni... non conosco nessuno dei libri che proponi ma ora ho una gran curiosità addosso... li debbo cercare.

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    1. Davvero? Grazie! Mi fa sempre piacere sapere di esser stata di ispirazione a qualcuno. A presto! 😃

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