mercoledì 23 dicembre 2015

Bambina nel tempo


- Mamma ti ricordi quando sei uscita e mi hai lasciato tutta sola per un sacco di tempo?
- Ma quando, Mimi?
- Quando sei uscita da sola con Rania. E hai detto che tornavi subito invece sei stata via tantissimo.
- Ah, quando sono andata a fare la spesa sabato mattina e tu ti eri appena alzata! Ma dai. Sono tornata appena ho finito di fare tutto. Tu stavi guardando Tom e Jerry... Non avrai aspettato tanto.
- Sì. Ho guardato Tom e Jerry e ho pianto tantissimo, perché tu non tornavi più.
- Ma su! Sono stata via solo un'oretta, non farla tragica, Mimi!
- Mamma, tu lo dovresti sapere che per una bimba come me che piange sola senza la mamma un'oretta è tantissimo! Non è come per voi umani.

Io mi scompiscio a volte.


Mi scompiscio interiormente. Perché se lo facessi sul serio, ad alta voce, lei se la prenderebbe, e poi capace che si correggerebbe.
Perché a me piace un casino che lei continui a usare certi termini in vece di altri, con risultati comici inenarrabili.
Per Mimi, che considera "umani" solo gli adulti, sembra pensata apposta la celebre frase "Ho visto cose che voi umani..." lei che ha questa percezione così epica di tutto ciò che le accade, e che lo narra con enfasi.
E mi chiede se ho preso le bustine dei My little pony alla "ridicola".
Lei l'altro giorno, dice, ha avuto la sua prima crisi "di dentità".
Già, proprio così. Ed io, da prava mamma minchiona (non brava: proprio prava), l'ho scritto subito sulla mia bacheca FB e ci ho preso un sacco di pollicioni. Come resistere.
Lei ha perso il suo primo dente da latte, evento a cui ne sono susseguiti altri non meno rilevanti, quali la suddetta crisi di dentità nel dover masticare con un dente in meno, e l'arrivo nottetempo di una non altrimenti identificata Topina Natalia, che, cosa eccezionale per un roditore, padroneggia discretamente lo stampato maiuscolo e la grammatica italiana, avendocelo dimostrato a mezzo di missiva, ove spiegava come in cambio di quel primo dente caduto, che si è portata dietro, lasciava non una, ma ben due monete, e ringraziava anche per il pezzo di parmigiano con cui aveva potuto collaudare all'istante il nuovo acquisto.

A volte mi chiedo a che pro ci cacciamo, noi umani, in queste strettoie esistenziali, che ci costringono a portare avanti per tempi indefiniti farse grottesche dove i nostri scarti odontoiatrici finiscono nelle bocche di intere famiglie di simpatici ratti e folletti di cui non si è ben chiarita la natura entrano ed escono da casa nostra a riempire ogni notte il sacchetto preposto a scandire il nostro calendario avventizio, che con grande alzata di ingegno non riempio a inizio mese una volta per tutte, ma mi trascino dietro per giorni l'angoscia di dovermi ricordare ogni mattina di infilarci qualcosa all'ultimo minuto, a volte ricorrendo all'espediente più vecchio del cosmo per distogliere l'attenzione della mattiniera Rania "guarda lì, guarda lì... oh, hai visto che bello?" mentre due schifose caramelle al limone reduci dalla Befana del 2014 finiscono nel sacchetto numero 22...
Il tempo dell'Avvento è perfetta esplicazione del mio rapporto col tempo: sembra sempre così lungo, all'inizio, e invece ti trova sempre impreparata alla scadenza, come quando si facevano i temi in classe e io mi cincischiavo la prima ora e mezzo a scegliere la traccia, per poi finire di copiare la bozza in bella a velocità stenografica nel tempo sincopato tra il suono della campanella di uscita e l'istante in cui l'insegnante mi sfilava, esasperata, il foglio da sotto la penna.

Ma il tempo che "per noi umani" non è mai sufficiente alla realizzazione dei nostri oscuri propositi, per loro bambine è praticamente un macigno inamovibile, nel ripetersi quasi indistinguibile delle routine giornaliere.
Mamma, ma quando arriva questo Natale! E' tantissimo che lo aspettiamo!
Mimi ha un'impazienza candida che ancora la contraddistingue come rappresentante a pieni diritti del mondo dei non-umani.
Lei che come prima figlia è stata tostissima, perché ho dovuto imparare a capirla, ponendomi in ascolto, cercando la reazione giusta alle sue, che vedevo ingiustificate.
Era così difficile riuscire ad ascoltare i suoi messaggi, tendendo l'orecchio sotto l'onda sferzante delle sue urla.
Sarà per questo che ha imparato tanto presto a parlare? Per una necessità di comunicare e spiegare quel suo mondo così "carico"?
O per capirsi meglio lei stessa?
Lei che sente fortissimo le cose, ed è per questo che arriva ad afferrarne il senso profondo prima ancora che qualcuno possa esporgliene la teoria.
Prima ancora di capire che il tempo è qualcosa di multiforme e volatile, qualcosa di soggettivo e altamente variabile da persona a persona, e che se ne possono avere percezioni differentissime, lei l'ha sperimentato su se stessa. L'ha sentito così forte che quel tempo dilatato è diventato infinito: il tempo che sembra fermo nell'attesa, come quello di una bimba che piange senza la sua mamma.

Il tempo che passa in un volo, da quando all'età di sette mesi, mise fuori, con grandi patimenti di tutti, quel primo incisivo inferiore, fino a quando, senza nemmeno che ce ne accorgessimo, quello stesso dente podista, ha abbandonato per primo la bocca della mia bambina.
Lei che saltella per la stanza brandendo la dimostrazione tangibile del suo essere ufficialmente diventata grande, senza star troppo a pensare a quanti traguardi ancora la distanzino dal'ingresso effettivo nel mondo "di noi umani", ma pienamente calata nel qui e ora, come unica assoluta realtà effettiva.
Lei che sente così forte che a volte non riesce a parlare, ma strepita e li digrigna, quei denti, che tu non puoi che dire "Mi sembri una pazza isterica. Vuoi parlare, invece di urlare?", ma non ci sono parole adatte a tradurre quelle emozioni sue, invasive, brucianti, soverchianti.
E poi la sera ripensa alle sue sfuriate e piange nel letto e dice che lei vorrebbe controllarsi, ma c'è una rabbia grande grande che "si impossessa di me", così dice, e il tuo cuore di madre si sfracella, in un papocchio di molecole sanguinolente, perché la vedi tutto sommato così piccola, a fare i conti con emozioni tanto grandi, in una lotta in cui non puoi partecipare, se non dal di fuori.

Lei però sta crescendo, e mai come ora mi rendo conto di quanto sia vera, questa cosa del tempo, che inganna, che sembra infinito e invece é il battito d'ali di un colibrì, perché ieri mettevi il tuo primo dente, e urlavi anche allora, e strepitavi, senza motivo, pensavo io, prima di scoprirne il responsabile, e piangere dentro per non averti capita, l'ennesima volta, e oggi invece quello stesso dente me lo mostri con orgoglio, nella tua mano: l'hai perso mentre mangiavi il parmigiano.
C'è voluto il tempo per impararsi, il tempo per studiarci e conoscerci. Ci vuole il tempo per imparare a porsi in ascolto.
C'è stato il tempo dell'impazienza, ma quando cammina, ma quando parla, e poi il tempo della nostalgia, ogni volta che dovevo archiviare un nuovo scatolone di vestitini passati di taglia.
In questo perpetuarsi insensato di spinte contrapposte all'andare a allo stare, io ho imparato ad assumermi il ruolo di quella a cui era affidato il compito di guidarti, nel tempo, perché non ti smarrisca, ogni volta che ti lasci dietro una te passata, una te più piccola a cui non corrispondi più, quando guardi le foto di appena un anno fa e ti riferisci a quel tempo con "quando ero piccola", perché ora sei grande, ma tra un anno ripenserai alla te di ora e la troverai piccola, inspiegabilmente piccola.
Mi fa impazzire pensare che la vostra vita si racchiuda nel giro di una manciata d'anni, e che la vostra memoria non sia in grado di spingersi più indietro di ciò che accadeva forse due o tre anni or sono, e mi chiedo se vi chiedete mai: ma prima?

Mi sono già dimenticata cosa significhi guardare all'immensità del tempo dall'esiguità di pochi anni di vita, che sono tutto ciò che sai della vita, senza sentirne un po' le vertigini, perché io le sento, se ripenso a quella manciata di anni fa, prima del primo dente, prima della prima ecografia, quando presi realmente coscienza dell'esistenza di qualcuno altro da me, così indissolubilmente legato a me, al mio poi.
Quel tempo "prima" è un tempo in cui anch'io ero altro.
Era un'epoca irreale e lontana alla mia coscienza almeno quanto lo è per te l'estate scorsa sul lago coi cugini, o quel periodo remotissimo quando "babbo era in Libia e non tornava più"; sì, sei mesi fa diciamo.

Rimarrei ancora qui a contemplarti, immensa nella pienezza dei tuoi cinque anni, se questo non fosse il tempo che non ho; il tempo delle valigie, e dei regali, il tempo delle giornate brevi e delle partenze imminenti.
Il tempo dei "Buone feste!" urlati per strada in bicicletta ai conoscenti di passaggio.
Il tempo che "Si avvisano i signori genitori che il giorno 23 dicembre si esce entro le 13:30"
E' il tempo rubato alle faccende di casa e alla mia attenzione, che richiami continuamente alla puntata in corso della Squadra della giungla, che vorresti seguissi con te, invece di strimpellare al pc.
E' il tempo dell'ultima lezione di danza questo pomeriggio, dei saluti alle amichette, ché ci rivediamo a gennaio; il tempo che dobbiamo andare a dormire presto, perché domani si parte.
Tempo di lasciarci indietro e andare avanti, come sempre, poi voltarci indietro ogni tanto, e stupirci di come eravamo, e di come è passato in fretta e di dove sono finiti, tutti questi anni, passandoci sotto il naso impuniti?
Quando ti guarderò "umana" e mi stupirò che una volta sei stata una bambina?

 

2 commenti:

  1. Com'è speciale! Proprio come la sua mamma!
    Auguri di un sereno natale con i tuoi affetti più cari e la pace nel cuore.
    Nadia (una tua ammiratrice virtuale).

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  2. Ciao e grazie Nadia; spero che anche tu abbia trascorso un sereno Natale (e feste annesse e connesse) in compagnia dei tuoi cari. A presto!

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