martedì 12 gennaio 2016

E buon anno!


Come sempre puntualissima nell'aggiornare il blog in tempo reale, per questa volta risparmierò ai miei venticinque lettori, se pure ce ne fossero tanti, la riflessione retrospettiva sul mio anno appena trascorso.
Del resto sono stata talmente incostante nello scrivere quest'ultimo anno che mi sembra giusto chiuderla così, e voltare pagina.
Lascerò un piccolo spazio vitale giusto per i buoni propositi, e prima di tutto mi ripropongo la costanza, tanto per restare in tema, anche se questa promessa, mi sa, parte male, e lo dico inaugurando il nuovo anno in data 12 gennaio.
Ma buongiorno! E come vi sono andate le feste?
Le mie, mmmh. Grazie a Dio il Natale passa: non è poi tutto questo dramma, e tu ti riguardi indietro dicendoti che scema, che ti ci sei fatta tante paturnie, quando si avvicinava, e come ogni anno ti fai prendere dalla malinconia.
Un po' come la laurea, che ci perdi le notti, i giorni, la salute, poi in venti minuti è tutto fatto e tu dici: beh, tutto qui?
Niente di apocalittico: quasi un giorno come un altro, ma a casa di tua madre, con le tue figlie che scartano i pacchetti ancora con la meraviglia negli occhi, chissà poi ancora per quanto e quando per loro inizierà ad essere una sorta di farsa anche quella fede finora indiscussa nel fantomatico mittente dei doni in barba bianca.

Ed è subito anno nuovo, con tutto nuovo ancora da cominciare, e la luce che cerchi nelle giornate impercettibilmente più lunghe, e anche se la mattina ti svegli ancora col buio ti dici: vai, da ora in avanti è tutta discesa.

Le vacanze son faticose più nell'idea che uno se ne fa, più nelle aspettative che nei fatti.
Stai lì a prepararti le valigie con giorni di anticipo, con l'ansia da prestazione crescente manco dovessi sostenere il viaggio di iniziazione agli inferi. Stavolta me la gioco d'anticipo, ti dici. Chissà poi com'è che ti ritrovi comunque a raccattare spazzolini e caricabatterie la mattina della partenza, con le bimbe messe in stand-by davanti alla riproduzione random dei video di Masha e Orso, il loro ostruzionismo nel tirare fuori all'ultimo momento l'intero arsenale ludico mentre tu tenti insensatamente di lasciare casa relativamente ordinata, i loro personali bagagli bizzarri che invano tenti do convincerle a ridurre drasticamente, nella difficoltà di caricare in macchina (una Fiesta dal bagagliaio medio-piccolo), oltre alla mole normale dei bagagli per quattro, anche una considerevole mole di paccottiglia segretissima, occultata in misteriosi borsoni che poi verranno miseramente smembrati al momento perché impossibile farceli stare sani, e infilati alla rinfusa quale sotto il sedile, quale nei vari pertugi tra le valigie e le borse frigo.



Ma si sopravvive anche alla traversata della speranza, il pomeriggio della vigilia, e si approda finalmente per una convivenza momentanea, scomoda , ma tutto sommato confortante tra madri, fratelli, nonne, nipoti.
La mia famiglia che da sempre si è tenuta lontana da cenoni e pranzi di Natale sovrumani, si ritrova ora, che noi figli siamo tutti più o meno trentenni, a sostenere banchetti da quindici persone, ché siamo cresciuti di età, ma anche di numero, ci sono i nipoti e le famiglie collaterali, che insieme creano un clima di variopinta eterogeneità, ci si destreggia tra trionfi di antipasti, doppi primi e secondi, dolciumi assortiti e si termina col caffé che sono passate di molto le tre del pomeriggio.
I bambini sono in modalità casino post-prandiale già dall'avvento della lasagna, scivolati dalle loro sedie a sotto il tavolo e poi dissolti in un continuo va e vieni tra stanze e scale da cui proviene ogni tanto il richiamo e il lamento dei più piccoli che vengono esclusi o lasciati indietro dalle due grandi.
Si sa che ai bambini i pasti troppo lunghi non interessano.
Iniziano i giorni di pendolarismo dalla tavola della cucina al divano in salotto, i giorni da rintanati in casa a sperimentare i nuovo giochi in compagnia dei cuginetti, passando da un classico Disney all'altro, i giorni a pianificare incontri e visite (poche, per fortuna, quest'anno, e scelte), a spiaccicottare didò, a innalzare lego Duplo, ad assistere agonizzanti a surreali teatrini di burattini, a consumare avanzi, degli avanzi, degli avanzi.
Si passa dal caffé tardivo del dopopranzo all'immancabile tisana digestiva di metà pomeriggio, e vuoi non accompagnarci due biscotti allo zenzero? Una fettina di panettone? Un cioccolatino, un torrone, un pezzetto di dolce? C'è sempre posto per il di più, in quei giorni magici di coscienza latente.
E quando ormai ti sei quasi arresa a quel tran tran tutto sommato piacevole, di giorni sempre uguali e prevedibili, con tua madre che sgomita per sparecchiare la tavola e lavare i piatti prima di chiunque altro, con tua figlia che aspetta l'arrivo della cugina sin dal primo risveglio, con le passeggiate al giardinetto dietro casa a fare lo scivolo, con le bimbe che sciamano da un piano all'altro della casa della nonna, consentendoti insperati momenti di non-coesistenza a cui non sei abituata, ecco che è già ora di riprendere in mano le valigie.


Quest'anno non ci siamo concessi più di cinque giorni di permanenza da mia madre.
Il beduino aveva giust'appunto preso un impegno lavorativo da concludere per la fine dell'anno.
Ci vuole accortezza per certe cose: disoccupati tutto l'anno e a lavoro sotto le feste. Geniale, davvero.
Comunque sia siamo rientrati prima di impigrirci, e abituarci alla conca dei nostri corpi nei divani, allo scomodo dei letti a mezza piazza e della brandina pieghevole.
Abbiamo ricaricato la Fiesta con non meno del carico dell'andata, perché Babbo Natale, malgrado la crisi, è stato particolarmente munifico, al punto che Rania si è detta incapace di scartare tutti quei doni, e ha dovuto farlo a più riprese, abbiamo percorso all'inverso la strada nota e siamo rientrati in tempo per festeggiare un capodanno in casa con  qualche amico, stelline sulla terrazza e nanna a mezzanotte e mezza. Tutta vita.
La casa ci ha accolto con i suoi dieci gradi centigradi, la città con una serie di giorni di foschia e pioggia incessante, che dopo quelli soleggiati e luminosi della capitale mi hanno portato a riflettere seriamente sulle ironie abitative meteorologiche; i gatti, lasciati alle cure di una vicina di casa, ci sono sembrati più grassi di un par di chili.
Le feste sono andate. E' arrivata la tosse, il catarro, la febbre, la Befana con 39,7°C della piccola, le calze e i dolciumi, le paranoie materne, le chiamate in guardia medica, le visite domiciliari, il Nurofen e l'aerosol, la reclusione domestica, i risvegli notturni, l'esaurimento da malattia filiale.
I figli quando stanno male subiscono una retrocessione allo stadio neonatale; diventano lagnosi, insonni, piangono per tutto, vogliono stare sempre in braccio, non si capisce che vogliono, richiedono continue attenzioni e presenza. Fortuna che poi passa.

E si riparte. Oggi le ho a casa entrambe, causa sciopero del personale scolastico.
Attualmente, mentre spippetto al pc, stiamo guardando La carica dei 101.
Il beduino ha fatto qualche notte in un panificio, a 90 km da qui, poi non l'hanno più chiamato.
Attualmente trovasi in giro per l'Italia a procacciare affari per conto di un imprenditore libico che ha i modi arroganti di uno sceicco del Dubai. Cose da beduino.
Col mio impiego di tata part-time ho concluso: è rientrata la "tata di ruolo", che sostituivo. E vabbé.
Sono però stata contattata per una supplenza da una direttrice scolastica che mi chiedeva di confermare la mia disponibilità a ricoprire il ruolo, e che in seguito a mia risposta affermativa si è data latitante. Non credo che a questo punto si farà più viva, dal momento che la supplenza in questione sarebbe iniziata ieri.
Ma non mi scoraggio, eh.
Questo nuovo anno prevede per me almeno una novità importante, di cui prima o poi scriverò, non temete.
Il mio oroscopo mi dà sempre vincente, perciò mi aspetto grandi cose per questo 2016.
Io direi, intorno a maggio.
Vi ho incuriosito abbastanza? No?
Beh, ci ho provato. Speravo in un'impennata di pubblico.
Buon anno anche a voi, comunque!


4 commenti:

  1. Io vivo, come forse una grande maggioranza di persone, lo stesso clima natalizio, fatto di divani e pranzi da 15 persone, parenti stipati per giorni in casa etc. ma mi ci accomodo con molta gioia. Non sento la malinconia di quei giorni, anzi è proprio un'aria che respiro a pieni polmoni fatta di profumi stantii di zie e soffritti che ti svegliano alle 9 di mattina. Mi piace il tempo del Natale.
    Sono dispiaciuta però delle peripezie lavorative del tuo beduino e di te, non ti scoraggiare e non ti arrendere e prova e riprova!
    Quindi ci terrai sulle spine fino a maggio!??!

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    1. La mia avversione e il malessere emotivo che provo all'avvicinarsi del Natale sono di origine ignota. NOn so davvero spiegarmeli del tutto e li attribuisco al clima, alle contingenze astrologiche, all'assenza di luce, al consumismo che incalza a spendere e spandere, alla situazione economica mia che non mi consente comunbque anche voendo di spendere e spandere, ai rituali privi di sostanza, a tutto quello che non va in me e nella mia vita che a Natale almeno mi sembra doveroso che vada. Potrei tranquillamente sbattermene, in effetti, ed è ciò che sto provando a fare. da anni.
      Non vi terrò sulle spine, volevo solo creare la doverosa suspense. :-)

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  2. io giassò e taccio.
    tacqui.
    tacquerò.

    baci


    susibita

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    1. Mille grazie.
      Detesto quando qualcuno mi svela il finale (cit.)

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