martedì 26 gennaio 2016

Appunti quotidiani.


Il gelo dei giorni passati ci ha portato un nuovo ciclo di malanni: siamo stati mali a turno, tutti quanti.
Rania, che continua a produrre quantitativi importanti di muco di tutti i colori, ha smesso di fare l'aerosol unicamente per esasperazione materna e ha il naso screpolato a sangue a furia di sfregamenti di fazzoletti.
Il beduino è stato letteralmente steso dall'influenza rantolante nel letto per la durata di tre giorni netti, incosciente del mondo circostante come solo un uomo sa fare. Un pomeriggio gli ho lasciato le bimbe per andare a una riunione, con l'accorgimento di lasciare cena pronta e il DVD di Pinocchio inserito. Sono ritornata di gran carriera intorno alle otto e ti trovo Mimi arrampicata sul lavandino intenta a tirar fuori piatti per apparecchiare la tavola per la cena, Pinocchio in stand by sul menù dei titoli, Rania vagante per la terrazza che mi cercava, lui sempre nel letto, sempre rantolante, sempre totalmente incurante delle proprie responsabilità paterne.
Va be'.


Io comunque, tanto per fare polemica, la mia influenza me la son fatta a spizzichi e bocconi in piedi, raccattando bambine all'uscita della scuola, disseminando fazzoletti urbi et orbi, spremendo chili di arance e mandarini per poi ingurgitare spremute ipervitaminiche e andando in overdose da vitamina C, raccattando giochini in giro, leggendo librini malgrado la raucedine e il raschio in gola, buttandomi di quando in quando sul letto per recuperare le forze, sedando litigi, sbroccando saltuariamente, rimpiangendo il nubilato, mollando la figlia grande a casa di amichette per pomeriggi gioco da cui mi tornava masticando un linguaggio fashionist cui non ero in grado di replicare, in generale puntando al minimo indispensabile alla sopravvivenza, mentre inaspettatamente le mie figlie davano prova di una indipendenza e autonomia, nei giochi, nella loro gestione del tempo, e delle controversie, che mai avrei sperato.
E' molto gratificante sapere di poter essere meno presente senza che ciò le mandi in crisi.
E' molto consolante constatare che a un certo punto si cresce.

Comunque al momento siamo di nuovo sole, il padre trovandosi sempre in giro per lavoro per un'altra settimana.
Da tempo ho imparato ad apprezzare i vantaggi di questa condizione e della gestione familiare a solo, almeno nei brevi periodi, malgrado alcuni chiari impedimenti legati alla mia non raggiunta ubiquità, quando si tratta di dover far fronte a concomitanti impegni differenti. Il succo è che se hai qualcuno, magari l'altro genitore, a cui poter lasciare le bimbe un paio d'ore quando la tua presenza è necessaria altrove, la vita ti si fa di gran lunga più semplice.
E questo forse è uno dei principali motivi per cui vale la pena essere una coppia.
Ma rimando le mie considerazioni e rivendicazioni di orgoglio femminile ad altra sede e luogo (il mio prossimo convegno dal titolo: A cosa cazzo servono gli uomini. Perdonate ma ultimamente mi sento piuttosto in collera con il genere maschile. Ma tanto non credo di avere molti lettori maschi, vero?).

Tornando alle mie due giuovani donne e alla nostra vita a tre (idillica solo nella finzione narrativa, perché poi ogni giorno si porta dietro sempre gli stessi urlacci, sfuriate, menate e sensi di colpa), passato il maltempo, passati i malanni, passati i malumori, al primo raggio di sole e aria tiepida abbiamo osato l'aria aperta.
Immediatamente fuori casa nostra, percorso il breve tratto di lunghezza della nostra via a fondo chiuso, e attraversato lo stradone principale, trovansi in giardinetti pubblici dove ogni anno, da un paio d'anni a questa parte, sono solita organizzare la festicciola di compleanno di Mimi.
E' per me una sorta di luogo della decompressione domestica: un rettangolo di parchetto con uno scivolo e quattro altalene, più alcuni attrezzi per il fitness che diventano all'occorrenza strumenti ludici per le bimbe, un vialetto ciclabile che ci gira intorno, una pineta e svariati metri quadri di prato, ove la gente va in genere a far cacare i cani.
Nella bella stagione c'è anche un discreto numero di infanti con relativi accompagnatori, che frequentano il posto, ma non è questo il momento.
Infatti siamo solo noi tre, e qualche corridore solitario, a popolare i giardini, nella luce declinante del pomeriggio, che si riflette sugli archi in pietra dell'antico acquedotto, che costeggia il nostro parchetto. E'una luce malinconica e rassicurante, un paesaggio che si è fatto ormai domestico. Di fatti considero da tempo questo spazio verde, accanto allo stradone trafficato, come una depandance di casa nostra. Poter uscire dalle quattro mura domestiche e potersi confrontare con un fuori per me è indispensabile.
Sono questi i momenti in cui riesco a dedicarmi completamente a loro, senza la scusa delle altre cose da fare, che vengono sempre prima dei loro richiami al gioco.

Mimi si spinge sull'altalena cantando, inventando a braccio, testo e melodia: non voglio cappelli, non voglio la giacca, non mi interessano i gioielli, voglio solo essere libera.
Canta mentre si spinge.
Mi viene da sorridere di fronte a una tale rivendicazione di anticonformismo e ribellione (chissà quanto devo averle rotto le scatole coi miei discorsi sui modelli femminili propinati dalla tv e sulla necessità di non farcene influenzare).
Rania dice di volersi spingere da sola.
-E' presto- penso, mentre le spiego cosa deve fare per riuscirci.
Gambe avanti, gambe indietro.
Lo spiegavano anche a me, come muovere le gambe, ma non mi è mai servito.
Finché il tuo corpo non capisce come muoversi, non c'è nulla da fare.
Invece lei è determinata: vuole imparare, e tanto lo vuole che ora guardo la mia "piccola" spingersi, sa sola, sull'altalena dei "grandi".
- Mamma, guarrrrda! Da shola!
Fa lei, che ultimamente si sta mettendo di grande impegno a pronunciare correttamente tutte le consonanti impure, facendole vibrare a lungo tra lingua e palato.
Due anni e dieci mesi. Allo stesso modo, esattamente due anni fa, all'età di dieci mesi, si metteva in testa di voler imparare a camminare. E camminava.
Quando decidi che è il momento tu lo fai e basta.

Mimi raccoglie foglie e mi mostra le "lanceolate" e le "sinuose", distinguendole in base alla forma, come le hanno insegnato a scuola.
Dalla loro prospettiva il mondo deve sembrare tutta una conquista, in salita sì, ma a portata di mano.
Mi stupisco sempre e mi emoziono di fronte alle manifestazioni delle loro differenti personalità, dei loro peculiarissimi modi di essere bambine, persone, individui.
Fino a poco tempo fa Rania era solo la piccola cicciottella che parlava il suo incomprensibile linguaggio di gutturali. Ora  si esibisce in sonori "Non voglio!" senza possibilità di replica, che mi spiazzano.

Mi guardo la pancia che sporge dal cappotto-mantella, allacciato come ho potuto.
E tu?
Chissà come sarai. Chissà chi sarai.
Ti aspetto.

 

11 commenti:

  1. che belle le tue bimbe felici mi hai commossa...........ce la farai!!!!!!!!!!!!!

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  2. Come sarà?
    Come la mamma, come le sorelle.
    Sarà come vorrà, con modelli meravigliosi da imitare, criticare ,copiare.
    Sarà come te.
    Grande.
    Con amkre e commozione
    Emanuela

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    1. Come me no, dai!
      XP
      Sarà splendidamente diversa, Mimi auguro.
      Grazie Emanuela
      Un caro saluto

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  3. leggo ora e non posso fare a meno di mandarti un abbraccio virtuale; ad una coraggiosa da parte di una coraggiosa (di figli ne ho avuti ben 4)

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    1. Più che coraggiosa mi ritengo una fatalista: sia di me quel che sarà!

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    2. Più che coraggiosa mi ritengo una fatalista: sia di me quel che sarà!

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  4. La condizione di madre-single (quando sporadica e che io condivido con te, dal momento che mio marito torna a notte fatta!) ha i suoi vantaggi soprattutto per quanto riguarda il pensiero. Credo sia dovuto al fatto che non avendo adulti a cui rivolgersi, si parla con se stessi.
    Chissà come sarà!

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  5. Devo ammettere che però da quando sono madre (single o no) al pensiero a volte manca un po 'il silenzio nel quale potersi srotolare liberamente. Sta imparando a farlo anche tra gli schiamazzi, ma ogni tanto ne avverto un po 'la nostalgia, di quel silenzio, di quel certo tipo di solitudine...
    Solo momenti. Al pensiero ho imparato a preferire lo stare assieme, il crescere con. :-)

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  6. Devo ammettere che però da quando sono madre (single o no) al pensiero a volte manca un po 'il silenzio nel quale potersi srotolare liberamente. Sta imparando a farlo anche tra gli schiamazzi, ma ogni tanto ne avverto un po 'la nostalgia, di quel silenzio, di quel certo tipo di solitudine...
    Solo momenti. Al pensiero ho imparato a preferire lo stare assieme, il crescere con. :-)

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