lunedì 8 febbraio 2016

Del perché non amo il carnevale

Immagino in parte sia dovuto al mio carattere di merda.
Come si può non amare il Carnevale? No, dico: la festa della spensieratezza, dell'irriverenza, della libertà espressiva, l'occasione per tutti di tornare un po' bambini.
Sarà che la mia ostilità risale proprio ai tempi gioiosi della mia infanzia, quando l'imperativo di divertirsi era legato indissolubilmente al concetto di "maschera figa", ed io, puntualmente, finivo in un angolo a vergognarmi della mia.
Sì, non c'è niente da fare: quando uno nasce storto, storto rimane.
In me è presente il velenoso seme del non-divertimento. Credo che in fondo tutto si riduca ad una mia cronica incapacità di lasciarmi andare, di staccare la spina e fregarmene.
Un po' come alle feste universitarie, quegli enormi coacervi di gente sfatta che periodicamente si ritrovavano nel garage di casa nostra, lunghi after-hour che si concludevano nella tarda mattinata del giorno dopo, quando gli ultimi superstiti si riprendevano dal loro momentaneo stato di incoscienza etilico, raccattavano i boccioni residui di vino scadente coi loro fondi di vino scadente, le ultime lattine di birra dell'Eurospin, e finalmente si levavano dai coglioni.
Io c'ero, ero sempre lì, in fondo era casa mia, malgrado il ruolo di padrone di casa buontempone toccasse sempre al beduino. Io ero quella che puliva alla fine, che raccattava durante, che mediava coi carabinieri e coi vigili sul far dell'alba, quella che si prendeva l'onere della responsabilità. Per cui ero anche quella che non sbragava mai del tutto. Ero quella che in un marasma di gente dall'attività neuronale praticamente azzerata, doveva mantener vivo un barlume di lucidità.
Di quelle feste ho sempre prediletto in effetti il momento in cui si sbaraccava tutto.


E insomma, tornando al Carnevale.
Vi ho mai detto quanto io detesti il Carnevale?
No? Molto bene.
Così dopo aver frantumato le palle al mondo con la mia ostilità al Natale e compagnia bella, mi scaglierò contro il Carnevale.
Il Carnevale era per me bambina quel momento in cui puoi sognare in grande, in cui puoi giocare ad essere chi vuoi tu.
Il problema era poi conciliare le fantasie con la dura realtà.
Mai dimenticherò quell'anno in cui mia madre, dietro mia espressa richiesta di avere un costume da Arlecchino, mi confezionò con amore e santa pazienza un abito, come dire, sui generis, basato sul nobile criterio, ancora da divenire moda negli anni '80, del recupero e del riuso, cucendo insieme pecette della più disparata origine, forma e qualità.
Ne venne fuori un bizzarro non-so-cosa, che somigliava ben poco al classico vestito a rombi colorati che avevo visto sfoggiare agli altri bambini.
Il temuto giorno della festa alla scuola materna ebbi la terribile conferma dei miei timori.
- Da cosa ti sei vestita, piccola Suster?
- Io? Ehm... da Arlecchino.
- Ma Arlecchino non è così. Guarda: questo è il costume vero di Arlecchino!
Già: da che cazzo mi ero vestita io?

E comunque, onore e gloria ai miei, che tra lavoro e figli avevano ancora voglia e fantasia di sedersi alla Singer e mettersi a imbastire costumi improbabili.
Pensare che a me sarebbe bastato uno schifo di costume di nylon da fatina, come quelli in varie tonalità di rosa, che tutte le mie amichette ogni anno sfoggiavano, tra sbrilluccichii di ombretti glitterati e magiche bacchette. Un esercito di damine e principesse che se la batteva con l'altrettanto numeroso esercito di Spiderman e Zorro, perché, alla faccia del Carnevale e del suo mondo alla rovescia, gli stereotipi di genere alla scuola materna erano rigorosamente rispettati, anche di martedì grasso.
Io invece, osavo.
Ci fu la volta che volli vestirmi da lupo.
Lungi dal dissuadermi dall'insano intento, i miei si misero di buzzo buono a confezionarmi l'ambito costume.
Mio fratello ancora mi prende per il culo perché, a suo dire, non appena misi piede nei locali scolastici, fui apostrofata dalla maestra con tali parole:
- Oh, che bello! Ti sei vestita da pecorella! E guarda, hai anche la borsetta!
La borsetta in questione, era il muso cartonato del temibile lupo, che attaccato alla faccia con un elastico spillato, proprio non voleva starci.
Grazie, maestra: da quel momento in poi, la festa fu uno schifo.

E non parliamo di quella volta in cui arbitrariamente mi fu confezionato un bellissimo abito da contadinella. C'è da dire che era davvero grazioso, ma mio fratello, lui si era vestito da pirata, ed era di gran lunga più figo. Perché io dovevo essere una contadinella?

Col passare degli anni immagino che ai miei passò la fantasia di mettersi a cucire costumi per un numero sempre crescente di figli dalle pretese bislacche.
Alle elementari ricordo che una volta mi toccò di ereditare il costume da Regina di Cuori di mia cugina, sempre per distinguermi al meglio dalla selva di principesse rosa confetto, dopo di che, mi fu rifilato un orribile vestito blu da gatto, che mi pare dovetti usare per svariati anni, prima coi risvolti, poi senza, poi ridicolmente fuori misura, e fuori tono per una bambina di quarta elementare, le cui amichette già guardavano Non è la Rai e venivano vestite da streghette sexy o truccate da punk.

L'addio alle detestate feste in maschera fu per me più che gradito.
Il Carnevale per me ha cessato di esistere per un paio di decenni, malgrado gli sporadici inviti di amici dissennati:
- Dai, ci venite al Carnevale di Viareggio? E' beeeello!
No, grazie. Starmene in mezzo alla ressa al freddo di febbraio a veder sfilare carri grotteschi dovendo sopportare l'ilarità altrui mentre combatto con chi mi pesta i piedi e chi mi sgomita in faccia, e per giunta, pagando! Tsé.
Il Carnevale per me sta bene dove sta.

Almeno fino al giorno in cui poi ti tocca passare il testimone a tua figlia.
Si sa che da genitore, dovrai affrontare una serie di compromessi sociali in virtù del benessere psicofisico ed emotivo della prole.
Uno di questi è il cazzo di Carnevale.
- Da cosa vuoi vestirti, amore, a Carnevale?
La prima volta che osai chiederlo, Mimi mi sfoderò un formidabile "da nuvola bianca", che mi spiazzò. Perché sapevo che non avrei trovato costumi da "nuvola bianca" made in China già belli e pronti alla Coop, ma mi sarei dovuta spremere le meningi, googolare, sperimentare, reperire materiali e poi assemblarli, ben sapendo che ne sarebbe venuto fuori un troiaio.
Fu così che non ne feci niente. Del resto Mimi era piccola e la cosa finì lì.

Quando poi dal nido si passò alla materna, devo dire che apprezzai con sollievo la formula adottata dalla scuola, in cui ogni anno una festa a tema veniva proposta ai bimbi che il primo anno si vestirono tutti da pagliacci, e confezionarono i costumi in carta crespa e cartoncino a scuola stessa, esentando i genitori dall'ingrato compito.
Il secondo anno fu proposto un pigiama party, invitando i bimbi a presentarsi a scuola in pigiama.
Facile, democratico, originale.
Così mi chiedo come cazzo sia venuto in mente alle maestre quest'anno di proporre un'accidenti di festa a tema campestre.
Sin dalla scorsa settimana sulla porta di ingresso campeggiava minaccioso il seguente avviso: "martedì grasso i bambini e le bambine dovranno venire a scuola vestiti da contadini e contadinelle, usando materiali e stoffe di recupero".

Quindi non contente di imporci la maschera fai-da-te, ben sapendo che rottura di palle sia doversi mettere a prepararla, ci viene imposto pure il soggetto.
Vaffanculo: la mia perenne condanna è e sarà il costume di Carnevale da contadinella.
Ho sacrificato due ore della mia domenica pomeriggio, una tovaglia rotonda (gradito dono di mia madre, che ancora tenta di distogliermi dall'uso indiscriminato dell'incerata) che così ha forse trovato la sua ragion di esistere, tutta la fantasia che non pensavo di possedere e qualche decimo di diottria per imbastire un fantastico costume fai-da-te per mia figlia, che, pazienza, dovrà accontentarsi dei miei punti sbilenchi, dell'orlo sfilacciato cucito a rovescio e del curioso taglio della gonna, che da una parte pende e dall'altro non arriva, chissà per quale misteriosa risultante geometrica nota solo alle sarte.
Del resto sarà, credo in buona compagnia. Il diktat delle contadinelle eviterà almeno il morboso proliferare di Else regine dei ghiacci, e sfido che qualcuno sia riuscito a trovare l'abito campestre da Disney Store, nemmeno spendendo la cifra pazzesca che ho visto campeggiare accanto all'abito di ghiaccio della detta Elsa sul sito.
Quindi per quest'anno, me la sono sfangata, e magari un giorno vi mostrerò il risultato arrangiato del mio impegno profuso.
Ma siccome non era ancora abbastanza, stamani, preso atto che domani pomeriggio ci sarà una festa di Carnevale anche al nido di Rania, me ne esco con la pericolosa frase:
- Uh, che bello, amore: da cosa ti vuoi mascherare?
- Da elefante!
Fa lei. Dritta e sicura come un siluro.
E, beh, ho cercato a lungo, tra gli scaffali della Coop, ma di elefanti nemmeno l'ombra.
Poi dice che uno se le va a cercare.

Vi lascio con una chicca della mia infanzia: da cosa mi avevano vestita, stavolta, i miei fantasiosi genitori? Vediamo chi indovina.


13 commenti:

  1. Non so da cosa ti avevano vestita, ma eri bellissima.
    Io al contrario amo il carnevale, e amo cimentarmi nella creazione di pseudo costumi. Spero di evitarmi il più possibile l'acquisto dei costumi confezionati.
    Il primo anno è stato facile con il costume da cuoco, il secondo anno ho improvvisato un costume di Robin hood, che è stato riproposto quest'anno riveduto e corretto ed è venuto proprio bene, se non si guardano le cuciture troppo da vicino. L'anno prossimo i costumi saranno due, vedremo se sopravvivrò o dovrò cedere all'acquisto del nylon!!
    ilenia

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    1. Vi ammiro molto, voi crafter, soprattutto per la fiducia nelle vostre capacità manuali che vi spingono a mettervi continuamente alla prova. per quanto mi riguarda però è proprio una penitenza, e, che dire, viva il nylon e il made in China!
      (Il vestito della foto inizia per F--------)

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    2. farfalla allora :D
      No no che crafter e che creativa!! non sono proprio io. ho solo molta immaginazione ma poca capicità. anche se mi piacerebbe imparare

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  2. Sto piangendo dalle risate il mio collega mi ha appena chiesto che tipo di problema abbia??? dai io lo odio pure ieri ho messo da parte gli abiti e i miei figli "mamma ma non è ancora finito" ed io "si invece"....cattiva me

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    1. Le mie figlie mi incoraggiano molto, non so se siano serie o lo facciano per commiserazione ma ieri mentre sputavo sangue sulla tovaglia con ago e filo erano lì a fare il tifo: "Oh, mamma, sei proprio bravissima, lo sai! Non ho mai visto un vestito così bello!" E niente, sono cose che rinfrancano.

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  3. farfallina cmq il vestitino!!!giusto? o farfallina azzurra?

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    1. È farfalla. Ottimo spirito di osservazione (e di interpretazione)

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  4. ma come ti capisco! Non mi è mai piaciuto mascherarmi e nella mia vita l'ho fatto due volte.
    la prima volta avevo circa 7 anni e ODIAVO le damine e le fatine! Allora mia padre, siccome ero stata invitata ad una festa mi regalò uno splendido vestito da Robin Hood. Il vestito mi piaceva moltissimo, avevo anche un piccolo pugnale al fianco, ma alla festa devo essermi rotta le scatole in un modo pazzesco, gira ancora per casa della mamma una fotografia dove sono serissima e con il muso lungo. la seconda volta avevo 17 anni e mi feci un costume da coccinella.avevo 17 anni e ne dimostravo più o meno 14, ho rimosso tutta la serata, quindi anche lì devo essermi rotta le scatole.
    ho trasmesso tutto questo, più o meno inconsciamente(...ma mica tanto!) ai miei figli, che si saranno mascherati in vita loro si e no due volte ed ora anche Unai, che di anni ne ha tre, non ama molto doversi mascherare. Sai che anche lui, quest'anno alla materna, si è mascherato da lupo?Ho chiesto a Giulia se il vestito gli è piaciuto, ha risposto che avrebbe preferito vestirsi da cavallo!
    un abbraccio grande
    Emanuela
    PS. però lo scorso anno ho creato uno stupendo costume per Silvia, per quando fa i suoi spettacoli di bolle di sapone alle feste di bimbi o per strada.Siccome non so tenere l'ago in mano ( però so lavorare a maglia, qualcosa so fare...) è stato un gran lavoro di spillatrice e scotch. ha riscosso grande successo, il mio vestito da " fatina delle bolle!"

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    1. No vabbè ma sei fantastica! Costume da fatina delle bolle lo voglia anche io!

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  5. Eri chiaramente una farfalla amica del brucaliffo.

    Detto ciò io ritengo di rimanere imbattuta.
    Mia madre a 7 anni mi vestì da Gretel.
    Da GRETEL.

    Susibita

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    1. Ahahahahah! Grande nonna Oroscopo! Ora che la conosco anche di persona le tue storie su di lei per me acquistano un plus valore inestimabile ;-)

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  6. anche a me il Carnevale non piace molto.
    forse perchè per 5 anni mi hanno mascherata da pantera rosa.
    disegnandomi I baffi.
    un'altra cosa che detestavo era dovermi mascherare
    per poi uscire con sopra la giacca..........
    nessun senso.
    comunque in questa foto sei una farfalla
    mi pare molto chiaro.
    :-) Sabri

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    1. Anche io non comprendo sta cosa di stare per strada a febbraio con la giacca a vento e sotto il costume in acrilico (o quel che è). Motivo per cui anche aborro le sfilate dei carri viareggini.
      Ma ho capito che tanto lo spirito del Carnevale o ce l'hai o niente. Non si può imparare, non si può ragionare. Io non ce l'ho!

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