mercoledì 2 marzo 2016

Comunicazione di sistema dal Matrix

Illustrazione di Lucia Salemi

Tu te ne stai lì, al caldo circoscritto del tuo spazio vitale, cullata dallo sciabordio della vita che corre fuori, rassicurata dai rumori noti, che ti accompagnano fin dall'inizio di tutta questa storia, la tua; tu te ne stai lì rannicchiata, accoccolata, protetta e non sai.
Non sai quasi nulla di me, e non sai che so molte cose di te, molte più cose forse di quante tu stessa ne sappia.
Non sai che tra qualche mese tutto per te cambierà drasticamente, e non so se ti piacerà, non subito almeno.
Non sai che esiste un fuori, non sai forse nemmeno che il tuo mondo finora è limitato a un dentro, che per te è tutto (pillola blu o pillola rossa? Nessuno te lo chiederà, temo. Quando vedrai Matrix per la prima volta, capirai anche questo).
Non sai chi io sia, non mi hai mai visto, né mi immagini, né potresti farlo.
Ma conosci il battito del mio cuore e sai quando sono agitata, e quando sono calma, conosci una serie di suoni che conosco anch'io; saranno dei buoni punti di riferimento a tempo debito, quando tutto il tuo mondo sarà stravolto, e tu dovrai venir fuori dal tuo guscio.
Riconoscerai allora il timbro delle voci delle tue sorelle, e quello del gatto, che continua a urlare come un forsennato perché lo si faccia uscire, poi perché lo si faccia entrare, e non trova pace, in questa stagione che volge alla primavera.

Non sai cosa ti aspetta quando arriverai qui. Qui dove? Ecco, appunto.
Non sai quando, né dove, né perché, ma questo non saprei spiegartelo nemmeno io, dovrai trovarlo da sola, il tuo perché, a tempo debito.
Da parte mia io farò di tutto per mostrarti quello che ho imparato finora, quello che ho trovato di valido e di bello in questo viaggio, fin qua.
Non so se varrà anche per te; la vita è fatta in modo che al sovrapporsi di ogni generazioni il mondo, la società, la mentalità, abbiano fatto in tempo a cambiare quel tanto che basta da rendere a volte inutile quello che la generazione precedente ha imparato per quella successiva.
Ma qualcosa invece rimane invariato, qualcosa continua ad avere valore malgrado tutto, quindi, magari, qualche dritta te la do.
Non che tu sia obbligata ad assecondarmi, o a credermi sempre, però se lo fai all'inizio mi renderai la vita un pochino più semplice, e quindi, almeno in virtù del fatto che ti ho ospitato pazientemente per questi mesi, per favore, dammi retta.

Poi, tu ancora non lo sai, ma non sarai da sola.
Ancora non lo sai, ma c'è già chi ti aspetta qua fuori.
Non sai di avere ben due sorelle più grandi di te: da loro sì, imparerai molte più cose di quanto non immagini.
Da Mimi, per esempio, che è grande e bella e piena di idee, potrai imparare un sacco di parole, e canzoni, e storie; imparerai a fantasticare e ad inventare, a immaginare mondi e a fluttuare con la tua mente in universi lontani.
Imparerai la differenza tra le balene e i capidogli, che hanno un solo buco per respirare sul dorso, mentre le balene ne hanno due, e non hanno denti, mentre i capidogli sì.
Te lo racconterà, forse, e ti racconterà anche la storia di Moby Dick, la temibile balena bianca, che in realtà non era cattiva perché gli animali non lo sono mai, e vanno protetti anche quando sembrano grandi e minacciosi, perché in realtà sono fragili e indifesi.
Questo mi ha detto lei, l'altro giorno, di ritorno dalla gita al Museo della Grafica, dove ha visto la mostra sulle balene.
Tu non lo sai, ma quella è stata una giornata molto importante per lei; era così emozionata che la sera prima non riusciva nemmeno a dormire, e nemmeno tu a quanto pare (spero che cambierai queste abitudini notturne, hai ancora qualche mese di tempo per farlo, sei avvertita).
Tu te ne stavi al calduccio accoccolata e ignoravi beatamente anche che quella mattina sia stata una corsa contro il tempo, che pioveva che Dio la mandava da circa una settimana e che eravamo senza macchina, perché la batteria ci ha abbandonato, e che quindi ho dovuto portare le bimbe a scuola in bicicletta, sotto la pioggia, ansimando nella corsa perché tua sorella non perdesse la tanto attesa gita con la scuola che un altro po' rendevo l'anima al creatore e mi sono detta: in bici mai più.
Ed è stato allora che ho avuto sentore di te, che tu eri lì, con noi, presenza silenziosa ma effettiva, non solo in quanto ingombro uterino, ma in quanto entità viva e vera, e non sapevo se commuovermi o trovarlo buffo, darmi una gran manata sulla fronte e dirmi: "Eureka! Ma come ho fatto a non accorgermene prima!"

Non sai niente di tutto ciò e forse non ti importa, né ti importerà, un giorno, che so io, tra quindici o sedici anni, sapere quel che accadeva in una qualsiasi mattina di fine inverno di tanti anni fa, la cui data ti suonerà forse vetusta, perché ci importa sempre poco, a quell'età, di ciò che accadeva prima che noi esistessimo.
O forse dovrei dire: prima che venissimo al mondo, perché tu effettivamente esisti già, cosciente o no di quanto io e le tue sorelle abbiamo fatto quella mattina.
Tu avvertivi solo il mio affanno, e forse la mia irritazione, per il tempaccio, per l'auto rotta, per tuo padre che "quando serve non c'è mai", per Rania che ultimamente fa i capricci per la qualunque e si ricorda di fare colazione solo alle otto e mezza suonate, e io urlo sempre le stesse cose trite che mia madre urlava a me.
Mi spiace di urlare sempre, davvero, non piace nemmeno a me, ma l'autocontrollo mi costa di più, a volte.

Non sai cosa si agita continuamente nell'animo di una madre, o forse lo sai meglio di me, magari in maniera meno cerebrale di quanto non lo sappia io, che alterno crisi di esasperazione quotidiana a senso di colpa e frustrazione, che infilo rimproveri a cascata come faceva mia madre e mi mordo la lingua perché non voglio essere come lei, che due minuti dopo mi sdilinquisco in abbracci e "amore mio dolce" e sto lì a spiegare che anche mamma a volte perde la pazienza e dice e fa cose di cui non è fiera, e che probabilmente crescerò due figlie skizofreniche (magari anche tre).
Ecco, tu non farci caso.
Tu non lo sai, ma è durissima questa altalena di emozioni.
Perché poi è bellissimo averle lì, tutte e due, che mi abbracciano e mi dicono cose che uno prima pensava possibili solo nei film americani dove famiglie benestanti mettono a letto pargoli biondissimi baciandoli sulle labbra e dichiarandosi reciprocamente amore incondizionato.
E' bellissimo sapere che quell'amore incondizionato ora esiste realmente anche per te, senza alcuna finzione cinematografica, e che qualcuno è lì, disposto a dichiararti il suo amore senza pudori e senza autodifese.
Ed è questo forse che ripaga tutte quelle sfuriate, e quei drammi interiori, le lacerazioni e i conflitti, i sensi di colpa e gli scleri.

E di Rania che devo dirti?
E' lei che sbatacchia sul pancione chiamandoti "Shorellinaaa! Vieni! Ti shto ashpettando!"
Fa un gran casino, e ha un vocione squillante come la tromba dei bersaglieri; non ci riesce, lei, a parlare con tono di voce sommesso. Poi ci ha questo accento slavo che non saprei da chi ha ripreso e fa sganasciare, è buffa e consapevole di esserlo, è impunita e sa come ottenere le cose, e le ottiene; ci ha pure questi capelli fini fini e biondi biondi che le se arricciano in fondo a boccoli e che mi fanno impazzire, lo sguardo furbo e guanciotte morbide e rosee.
La riconoscerai quando la vedrai: è quella più tonda, bassina e chiara, che somiglia al personaggio di un Manga e fa casino per tre.
L'altra è più alta e bruna, con movenze eteree e principesche, ma guai a farla incazzare, stai molto attenta.
Ha anche un po' i modi da despota; la sorella la asseconda, finché può, ma a volte mi rendo conto che è davvero un po' pesante.
Beh, non è detto che sarà così anche per te. Staremo a vedere. Saprai prenderla? Speriamo.
Tu chissà a chi di loro somiglierai, o se sarai ancora diversa?
Di che colore avrai gli occhi e i capelli? Di che forma il naso? Cosa ti piacerà o non ti piacerà?
No so molto, come vedi, nemmeno io.
So a mala pena quali saranno i vestitini che ti metterò, perché li ho già usati per loro, e cercherò di recuperarli, anche se ancora non so dove li infilerò, ché la casa dove vivrai, almeno per questi primi anni, non è grandissima, e già ci stiamo stretti in quattro, ma quello che scoprirai è che non è poi così importante, che non sono queste le cose più importanti, anche se a volte sarai convinta del contrario.

Le cose davvero importanti sono pochissime, in realtà, ma anche queste le devi scoprire da sola.
Non so se questa vita che ti sto preparando ti riuscirà facile, se vedrai sempre il lato bello delle cose, o se invece faticherai a trovare il tuo posto, a sentirti a tuo agio, se cercherai te stessa in un altrove lontanissimo da me. Probabilmente accadrà, immagino, e forse te lo auguro, un po'.
Non ci resta che aspettare, e vedere.
Tu intanto stai lì, e non pensarci, fai come se non ti avessi detto niente, e non farci caso.
Passo e chiudo.


In allegato al post: una balena e un capidoglio. Dove si evince la sostanziale differenza tra le due specie di cetacei.



6 commenti:

  1. Ma allora è una femmina?!? E il nome? E quando arriva? Ti ho stressata a sufficienza? :) La balena e il capodoglio mi piacciono un sacco!!

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    1. Qui urge un'errata corrige: sono effettivamente due capidogli femmine (ho chiesto conferma all'artista). mea culpa.
      La balena è stata eseguita in un secondo tempo dietro espressa richiesta materna, ma mai finita di colorare.
      Lei dichiara che in effetti preferisce i capidogli (o capodogli che dir si voglia) perché liberano il mare dai calamari giganti (che schifo), mentre il plankton non ha mai fatto del male a nessuno.
      Per il sì e per il no, data momentanea fissazione, stavo meditando di procurarmi il bel libro malinconico di Benji Davies che segnalasti tempo fa (e ricordo anche un sunday review a tema balene).

      PS. Femmina, seconda metà di maggio, il nome è ancora in fase di delibera.

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  2. FEMMINUCCIA????

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    1. Eh, sì, non ci discostiamo dal terreno noto... :-)

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  3. intanto grazie perchè alla mia età ancora non avevo mai ricevuto una spiegazione accurata sulla differenza tra balena e capodoglio.
    e poi grazie perchè, leggendo la lettera meravigliosa che hai scritto e dedicato alla bimbetta che, per ora, nuota tranquilla nella tua pancia, mi hai fatto ricordare le mie due attese ( che hanno prodotto tre figli), i miei bimbi piccoli e silvia dai capelli biondi che si inanellavano sul fondo e mi guardava con i suoi occhioni azzurri e che non ha mai imparato a camminare, solo a correre. E Tommaso che costruiva giocattoli meravigliosi con le scatole delle scarpe e la carta di alluminio e che, ancora oggi che è un uomo, ricorda tutte le canzoncine che imparava all'asilo. E Giulia, ormai mamma, che inventava parole (...mamma guarda il cielo oggi com'è nuvicello!) e scriveva favole...ovviamente piene di principesse.
    Grazie per avermi fatto ricordare tutto questo e grazie per aver fatto entrare le tue bimbe, assieme alla loro mamma speciale, qua in casa mia.
    Emanuela

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    1. Emanuela, grazie a te per le tue condivisioni e per offrirmi sempre la tua prospettiva di ciò che racconto qui.
      Sono felice che siamo entrate in casa tua. :-)

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